Annunci Tv, spese elettorali, rivolte inutili e qualche bastardata (Avvertenza: è più difficile postare commenti. Spiegazioni in calce all’articolo)

11 gennaio 2013 08:096 commentiViews: 49

Gli scopamici del 51%
Ma guardate la coincidenza! Bersani in Tv dice che l’Italia merita che chi vince abbia il 51% dei seggi e governi come se ne avesse il 49%. Sembra di sentire De Gasperi e la sua consapevolezza dell’impossibilità di governare l’Italia col 51%. “Ma intanto – dice Bersani – date a me il 51%, poi io farò in modo di comportarmi educatamente come se non lo avessi”. Credibile? Bersani è in campagna elettorale il più democristiano dei leader degli ultimi anni, come è il miglior allievo delle Frattocchie nel governo dei processi reali. Come un buon parroco, ha la faccia buona, il tono ammiccante e rassicurante, le grandi visioni del mondo, i buoni sentimenti per i poveri ecc. ecc., ma appena ti metti nelle sue mani, ha il pugno di ferro, ha il suo cerchio magico di amici, ha l’antica concezione della superiorità del partito rispetto allo Stato, ha la solita visione provinciale della politica internazionale che già aveva afflitto D’Alema, non è nessuno – ma proprio nessuno – nei mercati finanziari. Insomma, è un distillato italico, magari barricato, ma sempre italico. Ciò che più conta, però, è che, come aveva fatto Veltroni, cominci a dire che il voto serve non se interpreta politiche, ma solo se decide il 51% dei seggi. Questa è la roulette russa che Bersani promette all’elettore: nel tamburo della pistola ci sono solo due pallottole: o spari (e ti spari) o rinunci, ti opponi e fai resistenza sui monti. Il più bel ragionamento bulgaro in salsa moderna che io abbia mai sentito.
Più o meno alla stessa ora, Berlusconi faceva cabaret con la spalla di Santoro su un’altra rete e ripeteva che o si vota per Pdl o Pd oppure l’Italia sarà ingovernabile. Berlusconi è quello che ci ha rubato i fondi Fas, ci ha negato le compartecipazioni erariali, ci ha fatto pagare con soldi nostri la Sassari-Olbia, ha consentito la fiscalità di vantaggio a Trentino, Val d’Aosta e Friuli e l’ha negata a noi, ci ha preso per il culo con l’Alcoa, ha favorito il gas russo contro il gas algerino, ha favorito lo scempio della Tirrenia, ha favorito il disastro dell’Alitalia. Insomma, lui e le cavallette d’antica memoria sono in qualche modo parenti. Anche lui lavora a dire che esistono solo due scelte o il Pd o il Pdl. Secondo la migliore tradizione italica, gli avversari si fanno campagna elettorale reciprocamente; sono l’uno per l’altro come lo scopamico di una mia collega: ogni tanto, una botta e via: fanno a turno per chi sta sopra.
Il bagno di sangue di una campagna elettorale solitaria. Qualche suggerimento organizzativo
È per questo motivo che non si è mai fatta una vera legge sul conflitto di interessi in Italia. O meglio, la migliore, senza tema di smentita, l’ho scritta io (o meglio, l’hanno scritta i funzionari del Consiglio regionale, io l’ho difesa) ed è nella legge elettorale che il Consiglio non approverà mai perché è troppo faticosa da capire.
Si ripete con il duo Bersani-Berlusconi il film che io ho già visto cinque anni fa, quando fui convinto a credere ingenuamente che fosse possibile far vivere in campagna elettorale una proposta diversa dal duopolio dell’antagonismo conformista. Lo dico per quanti con apprezzabile entusiasmo vogliono presentare liste.
Alla Camera non si elegge senza il 4% dei voti calcolato su base nazionale o senza il 2% se si è in coalizione. Al Senato serve l’8% da soli; in coalizione invece si potrebbe eleggere (ne riparliamo). Andare da soli significa dunque prendere almeno o il il 2%, o il 4% o l’8%: è impossibile e da ieri per i prossimi trenta giorni, le televisioni, i giornali, i candidati dei partiti maggiori, le radio ecc. ripeteranno all’inverosimile la solfa del voto utile. Per chi è candidato capolista fuori dai due schieramenti sarà un’angoscia fatta di rabbia per i pochi spazi televisivi, di frustrazione per l’abbondanza di mezzi che gli altri metteranno in campo, per l’oblio dei candidati locali a favore della sola faccia dei leader nazionali, per l’oblio dei temi territoriali a favore dei soli grandi temi italiani ecc. ecc. In più ci saranno le spese, spesso inutili ma onerose, per fare manifesti e fac-simili, per noleggiare una macchina e fare 40.000 chilometri in un mese, per noleggiare le sale per fare qualche incontro: un bagno di sangue. Totale: non meno di 35-40.000 euro. Tuttavia, se proprio si deve fare, io la farei così.
Prima di tutto comporrei le liste in base al radicamento territoriale dei gruppi che vi aderiscono, perché spero che non si facciano liste di soli sardisti. In secondo luogo, penserei da subito una campagna fuori dalle televisioni e dai giornali (onerosa e sostanzialmente inutile, perché per essere efficace deve essere replicata per molti giorni). Utilizzerei molto simboli e immagini già disponibili da vecchie campagne elettorali (i cavalli sardisti mi sembrano ottimi, hanno girato poco e funzionano; o ancora, la ragazza col simbolo disegnato sulla faccia). Si deve puntare a distribuire quattro volantini, uno ogni fine settimana, in ogni paese, in piazza o fuori dalle chiese, piuttosto che spedire lettere. I volantini devono intercettare il voto di rivolta per l’espropriazione della libertà di scelta. Infine è indispensabile scegliere capilista noti e spendibili politicamente, capaci di attrarre gli scontenti degli altri schieramenti. Mentre imperverserà la campagna elettorale, il Partito deve essere dinamico e ‘produrre’ altre notizie, soprattutto notizie che attestino le relazioni, i rapporti, la costruzione di alleanze, in modo da rafforzare la campagna dei candidati. Ogni militante dovrà concorrere con cinque nomi a costruire una diffusa mailing list. E tante altre cose che si vedranno giorno per giorno.

Meglio il bagno di sangue o la prospettiva?
Io continuo a pensare che le persone libere non entrino in uno stadio dove la partita è truccata, ma sono solo a pensarla in questo modo. Tuttavia penso che piuttosto che presentare liste di testimonianza servirebbe di più portare a sintesi politica l’esperienza frustrante che i sardi militanti nei partiti italiani hanno fatto in questa settimana. Faccio l’elenco: il Pd romano impedisce, senza spiegazioni, a Gianvalerio Sanna di partecipare alle primarie;  il Pd romano fa le liste e penalizza chi ha partecipato alle primarie e le ha vinte; il Pd romano fa pagare le decime elettorali al Pd sardo e impone due nomi estranei al sistema politico sardo; Monti se ne catafotte allegramente di tutto e di tutti e fa da solo la lista al Senato; il Pdl sardo non ha né identità né sovranità: decide il Cavaliere, punto; Ingroia fa il sovrano e decide le candidature in base ai curricula, come fa il Mc Donald! Domanda: ma è così impossibile che questa esperienza umiliante non porti tutti gli scontenti a scrivere cinque righe in cui si impegnano da oggi a costruire per domani insieme a noi un grande partito sardo, un partito della Sardegna che sia impossibile scippare di rappresentanza e sovranità? Pensate solo a questo: se questo partito sardo esistesse  nelle dimensioni che io auspico, oggi avrebbe in mano il futuro dell’Italia perché eleggerebbe almeno 5 senatori (poco meno di quanti immagina di eleggerne Monti in tutta Italia), entrerebbe al governo e condizionerebbe la politica italiana. Invece i cinque senatori di chi vincerà oggi, coi sardi subordinati, entreranno nel cumulo dei senatori gestiti da uno dei due sovrani elettorali e non avranno peso. Io credo sia più importante aprire la stagione di una nuova grande alleanza piuttosto che ribellarsi in modo inutile, ma, come è noto, sono solo.
Bastardate
Oggi i giornali non riportano un retroscena politico di grande rilevanza. Nei giorni scorsi, ci sono stati importanti contatti tra il Psd’az e il Pd, in vista di un possibile apparentamento della lista del Psd’az col Pd. Colloqui telefonici frequenti, speranze, tensioni, insomma, la ripresa di un dialogo interrotto. Va riconosciuto che nel Pd ci sono persone autorevoli che credono nell’importanza di questo dialogo e lo si è visto ieri notte, come dirò. Fatto è che viene comunicato al Psd’az che le tensioni generate dalla composizione delle liste impediscono al Pd di porre la questione dei rapporti col Psd’az all’ordine del giorno. Contestualmente si conferma la volontà di mantenere vivo e aperto il confronto e il dialogo. Io vedo in questo atteggiamento il bicchiere mezzo pieno, Giacomo lo vede mezzo vuoto, ma insieme teniamo botta e andiamo avanti. Poi ieri sera ascolto in diretta attraverso il telefonino il segretario Silvio Lai dire in Direzione regionale del Pd che c’era da decidere dell’apparentamento chiesto dai Rossomori, mentre altri apparentamenti erano già stati declinati. Neanche una parola su di noi sardisti. Ora, io penso che i Rossomori avessero tutto il diritto di chiedere e ottenere un apparentamento, ma non capisco perché tacere alla Direzione, che ne era peraltro perfettamente a conoscenza, della proposta sardista.  Poi ho capito tutto. A sostenere la causa dei Rossomori si schierano Renato Soru e Tore Cherchi. La Direzione vota e boccia l’apparentamento. Penso che il Pd, nella situazione data, avrebbe fatto un’ottima cosa a far apparentare entrambi: non rischiava nulla e apriva una bella pagina di innovazione politica. Pazienza. Tuttavia è sempre più chiaro che ancora c’è chi fa politica animato da sentimenti oltranzisti, da prossimità e distanze personali, da calcoli di annichilimento di chiunque possa competere con le sue ambizioni, da incapacità di visione di squadra, da difficoltà a pensarsi qualche volta come ‘secondo’ e non sempre come ‘primo’, ad essere indulgente all’inverosimile con se stesso e peggio di un Torquemada con gli altri. Tuttavia, la risposta è stata già data: io non mi faccio appiattire sulla Destra cialtrona italiana dalla callida finanza di sinistra, continuerò a dialogare con l’area riformista e democratica della sinistra sardo-italiana (sperando di renderla sempre meno dipendente da Roma) e continuerò a costruire i presupposti perché mie figlie abbiano a poter votare un giorno per candidati scelti dai sardi, per un partito della Sardegna, per un governo riformista e democratico della Sardegna, libero da mediocri, da corrotti, da furboni, da emiri, da parassiti di partito, da schematici burocrati.

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6 Commenti

  • Bella fine abbiamo fatto nel Ps?DaZ
    Partecipiamo alle elezioni in beata solitudine, anzi no! Con il quinto Moro di Andrea Prato.
    Ragazzi, Io me ne sto a Casa.
    Voi andate pure, io la mia faccia stavolta non cè la metto.
    Saluti

  • Quinto moro

    Condivido ciò che scrive Maestrale.

  • Sono d’accordo con Maestrale. Perfettamente.
    Saluti

  • I fatti della politica si ripetono puntualmente , il guaio è che vi sono memorie corte o meglio volutamente si dimenticano i fatti passati. Per il PD il sardismo è sempre stato un intoppo verso la presa del potere.La storia della politica regionale ci ricorda quanto PCI, PDS e ore il PD abbiano sempre cercato di controllare e di ridurre ai minimi termini il PSDAZ o il sardismo osteggiandolo in tutte le maniere perche gli ha sempre creato problemi eletorali perchè il sarduismo rappresenta la sola vera sinistra riformista sarda. La segreteria regionale del PD ha negato ai Rosso Mori l’apparentamento per il pericolo di un’eventuale elezione di un Senatore , questa è la vera ragione, perchè avrebbe sotratto a loro un eletto e questo la dice lunga sul rispetto verso questo movimento che è loro alleato ormai da anni. Altro che diritto di tribuna, altro che condivisione degli ideali della sardismo! Non c’è da meravigliarsi quindi se abbiano ignorato volutamente il PSDAZ, anzi fa parte della loro logica politica. Ciò che non riesco a capire è perchè si insista a trovare un qualsiasi tipo di rapporto con loro, per fare che cosa?, forse per arrivare all’indipendenza? La loro ideologia è contraria alle istanze sardiste, lisciarono il pelo ai sardisti quando c’era in gioco il teorema di Feltrinelli , Sardegna la Cuba del Mediterraneo, ma quei tempi sono passati e l’ortodossia ideologica ora va rispettata.Il voto contrario alla mozione sul referendum per l’Indipendenza è stato espresso per coerenza ideologica e pesa come un macigno sui futuri rapporti. Perchè insistere su una strada chiusa in partenza, ogni canale è strumentale ed è solo finalizzato a far perdere tempo o a interessi personali. Non vi sono bicchieri mezzo vuoti o mezzo pieni, con loro vi sono solo bicchieri vuoti. La politica del PSDAZ e del mondo sardista non può percorrere strade senza uscita, il tempo è scaduto! Il popolo sardo non ha più la pazienza di aspettare i giochi di palazzo.

  • Antonello M

    Faccio riferimento al tema dell’argomento postato, di cui pare inconfutabile che abbia avuto origine dalla visione della TV e dal potere incontrastato del telecomando. Ribadisco quello che sostengo da tempo, non riuscirei ad immaginarmi mai un futuro Stato Sovrano Sardo privo di una sana Televisione di servizio pubblico. Lo affermo con il massimo dello spirito costruttivo. Non sono un detrattore ne un sottrattore delle eccellenti idee altrui, cerco di essere il piu realista e convintamente possibilista. Guardare le Tv di regime e le sue trasmissioni trash-politiche, per poi commentarle a pochi intimi mi sembra poca roba( la fionda contro il blindato). Mettere 10 20 50 euro per una TV e diventarne socio/tesserato, ed impegnarmi anima e corpo in un progetto di eccezionale e rara inclusività rivolto a Centinaia di migliaia di Sardi che aderirebbero senza batter ciglio non mi sembra cosa da contestare. Un’iniziativa tangibile proiettata all’affermazione della Verità che ci darebbe quell’entusiasmo che probabilmente politicamente nella nostra terra nessuno ha mai vissuto. L’unica cosa inclusiva che galoppa nella nostra società e la DEPPRESSIONE, manifestata negli occhi di tanti fratelli disperati. In giro fervono tanti elaborati indipendentisti, tantissimi dei quali di pregevolissima fattura ( di cui questo blog e un produttore virtuosissimo e quindi punto di riferimento), ma non intravedo la luce della sospirata SINTESI. Alternativa, sorbirci in milioni, la televisione di regime per poi commentare a pochi intimi le gesta dei soliti falsi/attori che a turno si esibiscono in confronti/scontri, da massacro della povera sacca scrotale. Sono nauseato di tutto questo, ragion per cui penso di essere leggitimato a desiderare o pretendere una televisione tutta nostra per poter fare il trapasso, dalla menzogna imperante, alla sovrapposizione del principio della Verità. Scovare e sputtanare pubblicamente quei topi di fogna che in queste torbide acque da decenni ci sguazzano e con chi gli ostacola, ancora, purtroppo, riescono a sgusciare via troppo agevolmente. Gli altri strumenti in mano sono utili ma ancora inefficaci. La Tv degli altri la somministro sempre in dosi pediatriche, purtroppo prendiamo atto che non siamo stati ancora in grado di sviluppare alternative.

  • La politica è il potere dell’uomo sull’uomo. Andare a cercare in essa slanci di generosità, di solidarietà, di riconoscenza è come arrabatarsi a dimostrare che oggi 11 gennaio è invece il giorno di ferragosto. In politica per interloquire non da sudditi servono i numeri, consapevoli del fatto (inoppugnabile) che 10 è posto più in alto di 9. Le volontà, come gli ordini del giorno, non si negano a nessuno.
    Non a caso l’esempio parte dalle due cifre.

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