Ancora sull’informazione in Sardegna: semplificando semplificando la storia diventa una barzelletta

19 novembre 2011 08:382 commentiViews: 5

sonno31111Ieri sono stato ripreso da autorevoli e stimati giornalisti per il post sulla dis-informazione in Sardegna. Mi hanno contestato i toni duri, addirittura da insulto. Io, se ho offeso, chiedo scusa, ma non ho capito in che cosa avrei offeso qualcuno, specie se si confronta ciò che ho scritto con la facile ironia e i giudizi sprezzanti e generalizzati diffusi dai giornali sardi in questi mesi sul ceto politico. Io credo di essere stato, ieri, molto più misurato di quanto lo sono stati loro nei mesi trascorsi. Tuttavia, starò più attento, peserò meglio le parole e i concetti. Ma, ……   Stamane, sabato, ho letto i giornali. C’è, ovviamente, la ripresa del tema Equitalia. Ebbene, anche oggi nessuno parla delle misure immediatamente applicabili alla crisi in atto, approvate dal Consiglio (moratoria dei crediti della Regione, controgaranzie per raddoppiare il periodo di rateizzazione, fondo per liberare le ipoteche delle imprese ancora in attività ma bloccate dalle ipoteche di Equitalia). Tutti parlano della modifica dell’art. 9 dello Statuto, che è una cosa di là da venire (non troppo, giacché si farà con la riforma dello Statuto e noi la riforma la faremo presto), ma che comunque non cambia di una virgola le procedure della riscossione. A tal punto è irrazionale il giubilo per l’unanimità sulla modifica dell’art.9 che oggi l’intera Sardegna viene riportata con i piedi per terra dalle dichiarazioni del direttore di Equitalia, Gianluigi Giuliano, che ricorda, per l’appunto, che se anche fosse la Regione a riscuotere, dovrebbe farlo secondo le regole applicate da Equitalia.
Gli inutilmente giubilanti, allora, potrebbero dire che la Regione potrebbe però sospendere la riscossione coattiva. Certo, ed è esattamente ciò che può fare da subito con i suoi crediti e che il Consiglio ha deciso di fare avantieri, ma di cui nessuno parla.
Gli stimati colleghigiornalisti da cui accetto le critiche perché sono persone per bene, ieri mi hanno detto che anch’io dovrei sapere che alle 21 di sera i giornali sono nella condizione di dover chiudere in fretta le pagine, per cui dipendono moltissimo dalle agenzie, le quali a sua volta giocano su rapidità e sintesi ecc. ecc. Ok, poniamo che le cose stiano così. Poi passa un giorno, un giornalista che si rispetti legge le carte già dalla mattina, fa un giro di telefonate, si fa un’idea, elabora un diagramma delle proposte approvate e di conseguenza informa. Invece no. Anche a un giorno di distanza il giornalista ripete il messaggio semplificato del giorno precedente.
Ecco, il problema è questo: il costume semplificatorio dell’informazione. Io non lo condivido e solo con un blog, niente di più, cerco di combatterlo (io non ho più relazioni con l’Unione Sarda perché mi sono opposto e mi oppongo all’acquisto degli immobili dell’editore; non esco più a Videolina per gli stessi motivi; danno conto di ciò che faccio la Nuova e Rai 3 con cui mantengo un bellissimo rapporto dialettico, a volte aspro; Sardegna Quotidiano, che ho aiutato a nascere, ha quasi paura di citarmi,  ha un’idea editoriale tutta sua che io non capisco e alla quale non concorro in alcun modo) . Però vorrei aggiungere una cosa.
Quando vado in giro, sia nel Nuorese che nel Cagliaritano, vengo fermato, la gente mi chiede conto, anche aspramente, di quello che faccio. Io sono andato al termine della seduta del Consiglio a scambiare due chiacchiere con i membri del Comitato, non per convincere nessuno, ma per svolgere il mio compito di uomo eletto per decidere anche per gli altri, e dunque ci sono andato per spiegare le mie scelte e le mie proposte. Nessuno dei presenti ragionevolmente vota per me né per il mio partito. Ed è stato un confronto civile, serio, teso. Ieri, a Macomer, ho passato la giornata a subire questi scrutini per me settimanali che ritengo giusti e dovuti.
Ora però, i giornalisti devono essere consapevoli che gli scrutini su di me (come su tutti gli altri uomini politici) sono mediati dalle loro informazioni. Posso contestare le informazioni date con superficialità e fretta e non corrette il giorno dopo, informazioni che incidono sullo scrutinio del mio operato? Si può contestare una carta stampata che ormai non aggiunge nulla a quello che si sa già dalla sera prima, perché rinuncia a dare quelle notizie precise e scrupolose di cui la gente ha bisogno in questo mondo di slogan? Posso contestare l’informazione che fa di tutta un erba un fascio? Posso contestare i cronisti che si amalgamano a tal punto col sistema politico da assumerne tutti i difetti, i tic, le saturazioni e le diffidenze, fino a raccontare la realtà non con occhi differenti (che sanno distinguere chi lavora e chi no, chi ha proposte e chi no, chi si fa i fatti suoi e chi no) ma con gli stessi occhi dei protagonisti, scelti a seconda di un fatto di pelle, di provenienza, di affinità ecc.?
Io accetto critiche e non sono un sostenitore degli aspetti reattivi del mio carattere per cui mi impegno a correggere ciò che devo correggere, ma i giornalisti non possono autoassolversi sempre, non possono essere giudici mai sottoposti a giudizio (e a proposito di giudici, prima o poi rompo gli indugi e parlo della magistratura sarda che anche in queste ore ha dato splendidi esempi di feroce frettolosità impunita), non possono guidare gli scrutini sugli altri e mai sottoporsi a giudizio essi stessi. La vita democratica è dialettica. La vita culturale è intelligenza. La vita civile è dignitosa se fondata sulla verità (quella piccola che ognuno può capire).

2 Commenti

  • A proposito di informazione. Solo in qualche giornale è uscita la notizia della reale portata della riunione degli stati maggiori della pro loco, che si sono ritrovati a Oliena, a su Cologone, per un pranzo luculliano di petroniana memoria. In un prelibatezze, i dirigenti delle pro loco hanno protestato all’unisono contro la mancanza di fondi che non le permette di essere operative. Costo del convegno: 100.000 Euro provenienti da un contributo regionale.
    Le proteste sono state tante: contro le Province, che si dimenticano o non hanno tempo per pagare le Pro loco che continuano a indebitarsi, questo secondo gli organizzatori. Pare che alcuni volontari Pro loco si sono visti pure pignorare la casa perché hanno lavorato gratis per il proprio paese
    Ci sono state polemiche contro le Provincie e gli enti locali, e c’è stata quasi un’ invocazione all’assessore al turismo, ben più di manica larga, affinchè si riprenda le competenze, e destini i fondi direttamente, senza passare per I Comuni e le Provincie.
    Sarebbe opportuno che qualcuno ci chiarisse quanto è costato il soggiorno a Su Cologone, chi ha pagato il pernottamento ed i pasti ( circa 170 euro a persona), e quale è il regime fiscale e la trasparenza dei bilanci delle Proloco.
    Di questi tempi di crisi, non sarebbe stato meglio vedersi in un posto più sobrio, e più semplice, magari un pinnetu? E per la regione: non sarà ora di smetterla di sparpagliare i soldi pubblici e occuparsi di investimenti seri? La cuccagna è finita per tutti. Lo vogliamo capire?

  • Corrado Putzu

    On. Maninchedda le vorrei chiedere se possibile come vorreste modificare l’art.9 e in sintesi che effetti avrebbe rispetto all’attuale sistema fiscale. Grazie.

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