Anche i giornalisti migliori sbagliano. Con un Post Scriptum

9 maggio 2011 21:2512 commentiViews: 38

105Scrive Giacomo Mameli nel suo Blog:
Cagliari 9 maggio 2011 – Uno stanziamento di 900 mila euro in tre anni “a favore delle cooperative di giornalisti disoccupati o in cassa integrazione e/o mobilità” è stato approvato dalla commissione del Consiglio regionale durante la discussione sul collegato alla finanziaria con 300 mila euro spalmati fra il 2011 e il 2013. Sostenitore dell’iniziativa, fra tutti, il consigliere di Rifondazione comunista Luciano Uras. Questo il testo integrale inserito all’articolo 27 quinquies. “Nel rispetto del regolamento (CE) n1998/2006 della Commissione del 15 dicembre 2006 relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del Trattato degli aiuti de minimis, è autorizzata, a favore delle cooperative editrici costituite da giornalisti disoccupati o che si trovino in cassa integrazione e/o in mobilità, per la produzione di quotidiani, la spesa complessiva di euro 900.000, in ragione di euro 300.000 per ciascuno degli anni dal 2011 al 2013 per gli interventi di cui all’articolo 19, comma 1, lettere b), c), d) ed f), della legge regionale 3 luglio 1998, n. 22 (Interventi a favore dell’editoria) (UPB S03.02.003)”. L’iniziativa ha fatto pensare alla pubblicazione di un nuovo quotidiano che verrebbe stampato a Macomer ed edito a Cagliari da una cooperativa di giornalisti disoccupati dell’ex gruppo Epolis e al quale sarebbe interessato anche l’industriale Paolo Clivati che ha interessi nella Sardegna centrale e ha buoni rapporti col presidente della commissione Bilancio e Programmazione Paolo Maninchedda. Questa ipotesi è stata in parte smentita in ambienti sindacali dell’Associazione della stampa dove si sostiene che “l’iniziativa è utile e necessaria ed è solo a favore e a sostegno di giornalisti disoccupati”.

Di tutto ciò che scrive Mameli è vero che, a fronte di una esplicita richiesta dell’Associazione della Stampa sarda, è stato approvato l’emendamento citato, il quale non fa altro che aprire ai cassintegrati , disoccupati e persone in mobilità del mondo dell’informazione le possibilità di autoimpiego che altre leggi garantiscono agli espulsi da altri settori dell’industria.
Io sto facendo a Macomer un giornale free che esce ogni sabato, me lo pago interamente e viene stampato a Ghilarza. È formato da un solo foglio. L’editore è Federico Castori, che di mestiere fa il frigorista e non è una cooperativa, per quanto sia grande e grosso.
Ho provveduto a registrare la testata di Sardegna e Libertà perché ne vorrei fare una rivista mensile che mi pagherò integralmente, come mia abitudine.
Io ho buoni rapporti col dott. Clivati come tutti i politici nuoresi che hanno difeso Ottana. Gli chiesi tempo fa di verificare la possibilità di fare un’offerta per il gruppo E Polis perché temevo la chiusura della tipografia di Macomer e perché sollecitato da alcuni giornalisti che temevano di perdere il posto di lavoro, come puntualmente poi è accaduto. La fece, verificò i conti del gruppo Rigotti, ne fu atterrito e si ritirò e da quel che risulta agli atti della Regione, continua ad investire ad Ottana solo nel suo settore, l’energia e non l’editoria. Ciò che non mi piace dell’articolo e che trovo molto poco professionale è che si lasci intendere che io avrei sostenuto la proposta dell’associazione della stampa per favorire un imprenditore e non i disoccupati. Io ho firmato tutte le leggi in questa legislatura per il riutilizzo e la riqualificazione dei cassintegrati. Ne vado orgoglioso e coerentemente ho firmato e sostenuto anche questa. Per altro la norma impedisce l’accesso ai benefici a chi non si trovi nella condizione di disoccupato, cassintegrato o in mobilità. Quindi non può essere utilizzata dagli imprenditori. Inoltre è assolutamente inutile nell’anno in corso per la nascita di un nuovo quotidiano, perché neccessita di un bando, sul tipo di quello fatto per Tossilo, per i pastori e per gli altri interventi regolati dalla disciplina del de minimis. Insomma, tutto fondato sul nulla e nessun apprezzamento per una norma che, nelle intenzioni del presidente dell’Associazione della Stampa Sarda mirerebbe a favorire un pluralismo dell’infomazione attraverso la nascita di microtestate di quartiere o di paese o di ambiente, animate da persone senza lavoro che siano capaci di autoimpiegarsi.  Tutto qui. Ma si sa, dalle insinuazioni non ci si può difendere.

P.S. A notte fonda Mameli scrive: “Ndr: grazie per gli aggettivi esagerati, basta essere cronisti, riportare umilmente le notizie che spesso si tende a coprire di cenere. Esternare qualche dubbio con tanti se e tanti ma non è un’offesa da cui difendersi. Microtestate di quartiere o di paese? Tra queste c’è anche Nuoro Today? Così si occuperà degli organici alla Asl di Nuoro.(g.m.)”
Primo: qual è la notizia da riportare con tanti se e tanti ma? L’emendamento approvato? Oppure l’illazione che dietro l’emendamento ci sarebbe un interesse diretto di un amico di un politico? Quanto a Nuoro Today: non ne so niente, ma proprio niente. Quanto agli organici della Asl di Nuoro: sarei felice che qualcuno se ne occupasse.  Né io né altri abbiamo niente da nascondere. Quando me ne sono occupato, l’ho fatto con atti pubblici, chiedendo e ottenendo il dimezzamento degli interinali, la pubblicazione e lo svolgimento dei bandi di concorso ecc. ecc. Ma anche questa degli organici, in perfetto stile siciliano, è un’insinuazione che non onora una brillante carriera, evidentemente in declino.

12 Commenti

  • Caro Paolo, la parola sospetto tra me e te non può e non deve esistere… sappiamo entrambi come va il mondo e spesso ne condividiamo, analizzandolo politicamente, gioie e dolori. Spero di chiarire a voce cosa intendevo sottolineare con questo mio intervento. A presto, Luigi.

  • Paolo Maninchedda

    Per Enrico. Infatti il de minimis aiuta soltanto lo start up, come è giusto che sia. I bandi sono fatti più o meno tutti allos tesso modo e sono un ottimo strumento per non subordinare nessuno alla compiacenza del potere. Sul fatto che i pettegolezzi siano comunque notizie, beh, ognuno la pensi come meglio crede, ma questa è la filosofia della calunnia attenuata. A ognuno la sua.

  • A proposito di giornalisti, ringrazio Marco Zucchetti de Il Giornale per aver fatto copia e incolla con una nostra traduzione del pensiero di Brian Tylor (BBC Scotland) pubblicata da SANATZIONE.EU sull’articolo della vittoria dell’SNP. Ma al suo posto non avrei scritto la cantonata che i liberal-nazionalismi vogliono strappare la bandiera Europea, così come avrei evitato di parlare di “agorafobia continentale” datosi che tali movimenti ritengono la sovranità (entro l’Unione Europea) il metodo attraverso il quale aggirare l’intermediazione di istituzioni centrali che, non di rado, amministrano male le singole peculiarità economiche e identitarie di tali comunità. Informarsi sulle dinamiche sociali e politiche che contraddistinguono questi fenomeni mi pare un lavoro che dovrebbe precedere quello di dare valutazioni sommarie ed erronee su realtà che evidentemente non si conoscono bene.

  • Rimane il fatto che se si ritiene che il ruolo della stampa deve essere quello di “guardiano” osservatore-critico-indipendente rispetto al potere, di cui con tutta la relatività di una scala alquanto ridotta, anche la politica e le istituzioni regionali sono espressione, allora la prospettiva che ci siano organi di stampa locali interamente o quasi dipendenti da sovvenzioni regionali dovrebbe porre qualche interrogativo. Mi chiedo inoltre come in questo campo possano essere strutturati dei bandi, in base a quali criteri oggettivi possano ammettere al contributo una proposta di testata invece che un’altra nel caso in cui non vi sia la possibilità di accontentare tutti i richiedenti. E soprattutto se da queste erogazioni possano effettivamente imprese editoriali capaci di andare avanti da sole in un futuro prossimo, o se le stesse non possano finire in un modo o nell’altro per restare permanentemente a carico del bilancio regionale (de minimis perpetuis?). Dubbi del genere possono trovare spazio o sono manifestazione di feroce cinismo verso le difficoltà della professione giornalistica?
    Su Mameli solo un’altra considerazione. Va notato che ha usato cautele lessicali come “L’iniziativa ha fatto pensare”..”l’ipotesi è stata smentita..” io prima di leggerlo non sapevo niente dei fatti riportati che in sè son veri. Poi c’è un rapporto tra due fatti che viene chiaramente descritto come ipotetico, è una “voce” riportata come tale e che ha suscitato la smentita dell’interessato. L’effetto di questo botta-risposta è che io come lettore non sono stato preso per i fondelli so più cose di prima sul comportamento di chi ricopre una carica pubblica: non è male come risultato. Se i pettegolezzi sono riportati come tali, sono anch’essi informazione se portano ad approfondimenti del tema. Forse anche l’ispida reazione dell’On. Maninchedda è un salutare sintomo di una dialettica fisiologica che manca tra potere e giornalisti compiacenti.

    Passo e chiudo, ovviamente grato per il quarto d’ora di celebrità così democraticamente concesso..

  • Caru Paule non b’at rimediu, ke sun jai in campagna elettorale. E tue keres sortire custa zente? Est bastau a “riabilitare” a Soru ki cumente canes a s’ossu si ghetan. Ke colen sos canes de isterzu, ma si ponen fintzas a Mameli a orulare, tando keret narrer ki sun timende abberu. Non ti pessamentes de custos corvos, sun canes sutta mesa, abituados a sa proenda, ista puru sicuru ki si custa proposta l’aeret fatta unu de sa manca italiota l’avian tzoccadu sas manos puru. Cosas ki capitan in colonia.
    Salude e libertade

  • Ma con chi ce l’ ha Mameli? Con Maninchedda o con i giornalisti disoccupati? O è preoccupato per qualche amico editore che potrebbe perdere spazio in futuro? Bah… è difficile capire.
    Ma non è che anche lui frequenta “il nido di corvi” di quel di Nuoro? Il tempo aiuterà a capire.

  • Paolo Maninchedda

    Caro Luigi, ma di che parli? La disciplina del de minimis per l’autoimpiego è molto trasparente. Cosa c’entrano i politici? E’ un bando pubblico come tanti altri. Come in tutti i bandi ci saranno spese ammissibili e non ammissibili, ci sono massimali e controlli. Sicuramente è più trasparente accedere a un bando che non ricevere la pubblicità istituzionale per grazia come avviene oggi. Non capisco il secondo comma. Di quali telecomandi parli? Ti vorrei ricordare che la norma è proposta dall’Assostampa, né più né meno come la Triplice ha proposto provvedimenti per altri lavoratori ammessi agli ammortizzatori sociali. Ma cosa avete in testa? Una montagna di sospetti? Su che cosa e su chi?

  • Ciao Paolo, davvero ritenete che la strada che avete immaginato di seguire sia la migliore? può un professionista dell’informazione stare nel libro paga dei politici?

    per non parlare (ogni riferimento a internet non è casuale… ) delle nuove forme di comunicazione che fanno diventare precedenti esperienze editoriali quantomeno discutibili per le norme che ne limitano/definiscono i contorni?

    oppure siamo alla ricerca di una soluzione tampone utile per teleguidare le prossime campagne elettorali?

    Scusa la franchezza…

    ps. mi dai un tuo parere sull’ODG istituito nel 1925 da un signore non propriamente noto per essere raccomandabile…

  • Paolo Maninchedda

    Celebre Enrico, Mameli ha scritto che l’emendamento nasce in vista di un giornale che io vorrei favorire e dietro il quale ci sarebbe un imprenditore mio amico. Questo è lo sbaglio, non certo pubblicare un emendamento che è pubblico per definizione. Ancora, è sbagliato addebitarmi surretiziamente interessi su un giornale a Nuoro di cui non so niente. La verità è che in Sardegna si vive di pettegolezzi e fantasmi. Quanto al politico che vi procura la pagnotta, non sono certo andato in giro a pavoneggiarmi di un provvedimento richiesto dal sindacato dei giornalisti. L’ironia che riservi, poi, nelle ultime righe ai cassintegrati giornalisti la dice lunga sulla tua capacità di implicarti nelle difficoltà altrui.

  • Non mi è piaciuto molto questo post. Mameli ha scritto una cosa falsa? No. Forse le illazioni o congetture sono nella testa di chi legge, se l’interessato se ne preoccupa intervenga a precisare ma non mi sembra che si sia smentito il FATTO riportato. Quello che mette a disagio comunque è che si declama coram populo lo “sbaglio” del giornalista nel momento stesso in cui si rivendica l’adozione della misura con cui si salvano i suoi colleghi dalla disoccupazione. A prescindere dal merito, l’effetto finale sembra un “non ve la prendete, ingrati, con il politico che vi sta procurando la pagnotta”. Non mi sembra la premessa migliore per l’indipendenza e obiettività che ci si augura debbano caratterizzare anche le testate prodotte dalle future cooperative di giornalisti “cassintegrati”..

  • Il “brillante” curriculum del Dr. Mameli comprende un biennio di addetto stampa del Ministro degli Esteri. Non ha indicato il nome del Ministro ed allora, mosso da curiosità, ho scoperto che il Ministro degli Esteri Italiano negli anni 1991/92 era il socialista Gianni De Michelis. Per completezza di informazione.

  • F.Birocchi

    Caro Paolo, come sai, l’Associazione della stampa sarda, preoccupata per la dimensione senza precedenti del fenomeno della disoccupazione e della precarietà fra i giornalisti, ha chiesto alla Commissione da te presieduta un incremento della dotazione della legge sull’editoria regionale nell’ambito delle politiche attive del lavoro. Abbiamo chiesto, in altre parole, in modo trasparente ed onesto, risorse pubbliche per creare nuovi posti di lavoro per i giornalisti e per la crescita del pluralismo dell’informazione nella nostra isola. Mi pare che la Commissione abbia accolto la richiesta e di questo il sindacato dei giornalisti non può che essere grato, nella speranza che il Consiglio regionale ratifichi la norma e che quindi colleghi disoccupati possano realizzare idee e iniziative autonome. Per evitare equivoci, a me pare che il regime “de minimis” previsto dal provvedimento escluda a priori il sostegno decisivo ad eventuali iniziative editoriali delle dimensioni di quella recentemente dichiarata fallita dal Tribunale di Cagliari. In ogni caso la legge sull’editoria contiene tutte le garanzie per la verifica pubblica della destinazione delle risorse disponibili. Spero tanto che anche i più dubbiosi se ne convincano. Buon lavoro, Francesco Birocchi, presidente dell’Associazione della stampa sarda

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