Il fatto è questo: ieri Mauro Lissia ha firmato su Il Fatto Quotidiano (giornale che io leggo per dovere, non per piacere) un’inchiesta sul caso Alghero, con due dichiarazioni: del procuratore di Sassari, Armando Mammone (anche questo lo leggo per dovere, non per piacere) e del procuratorLuigi Patronaggio.
Il primo, cioè Mammone, ha solennemente dichiarato: “La Procura lavora su prove [non sempre, aggiungiamo noi, in passato ha lavorato anche su “voci”], su denunce attendibili, e per questo serve la collaborazione dei cittadini. I segnali li cogliamo anche noi, ma coi segnali non si fanno i processi”.
Il secondo, Patronaggio, parla da sociologo: “Il fenomeno Alghero esiste, ed è sottovalutato [da chi? dai magistrati o dai cittadini o dalla Polizia, da chi?], così come in Sardegna si registra un divario evidente tra l’illegalità percepita e quella che scaturisce dai dati giudiziari”.
Due dichiarazioni con il dito puntato sulla società sarda, definita come omertosa e ottimista, cioè tale da percepire come positiva una realtà negativa.
I Sardi diventeranno ottimisti quando qualcuno riuscirà a dimostrare come 7 miliardi di anni fa dal nulla emerse un grammo di materia.
Il bello (o il brutto, a seconda di come si guardi la cosa) è che La Nuova Sardegna, a corto di idee estive, con il problema di conquistare qualche lettore anche sul primo sfoglio e non solo sull’ultimo, ingraziato da signore bellissime in bikini più intuitivi che reali, oggi spara in prima pagina la stessa inchiesta di Lissia, per di più con la stessa idea-guida formulata dal giornalista, e cioè che la penetrazione della malavita organizzata calabrese sia avvenuta ad Alghero attraverso l’acquisto lecito di locali e attività commerciali. Posto che tra una copia e l’originale è sempre da preferirsi il secondo, stiamo alle dichiarazioni dei due magistrati al Fatto.
Mumble, mumble, ma cosa significa che su un fenomeno di infiltrazione mafiosa si chiede che a denunciarlo siano i cittadini? Significa che una magistratura, dotata di potentissimi strumenti di indagine, col potere, per certi reati, quale proprio l’associazione a delinquere di stampo mafioso, di fare intercettazioni non solo auricolari ma anche inguinali, che può, e dovrebbe, verificare e incrociare i dati di compravendite, di flussi di denaro, di società e di persone, che può controllare con videocamere interi quartieri ecc. ecc., per combattere un fenomeno mafioso di questa portata aspetta le denunce dei cittadini? Ma stiamo impazzendo? Ma Falcone si è mai sognato di dire ai siciliani: “Non posso fare nulla se voi non denunciate”? È successo il contrario: prima lui ha fatto, poi i Siciliani hanno cominciato a denunciare.
E poi, che fiducia avere in questa magistratura che si fa scudo dell’abolizione dell’abuso di ufficio per girarsi dall’altra parte dinanzi a un sindaco che bandisce una gara, poi affida il servizio prima di comparare le offerte e poi aggiunge soldi per il beneficiato prescelto, non previsti dal bando di gara, viene lasciato a piede libero?
Come fidarsi di una magistratura che ha sotto gli occhi, e non fa assolutamente niente, il reticolo di relazioni di uomini politici che nel corso della loro carriera hanno fondato società che vivono di contratti col pubblico o col parapubblico, creando una ricchezza non fondata sulla capacità, ma sulla relazione?
Come avere fiducia in una magistratura che si chiede col ditino in bocca quale sia il reato di una società interamente pubblica che affida senza gara 230 milioni di euro a un istituto di credito senza delibera, precedente e non successiva all’affidamento, degli organi competenti?
Come si fa ad avere fiducia in una magistratura che osserva indifferente l’intervento per il rischio idrogeologico di Olbia passare da 50 a 200 milioni di euro senza che si veda ancora lo straccio di un’opera sul terreno e con gli unici mezzi difensivi realizzati consistenti nell’abbattimento delle opere incongrue, cioè la pianificazione che io imposi circa 10 anni fa? E che dire del rischio idrogeologico di Bosa, curato con i festival della birra?
Come si fa ad avere fiducia in una magistratura che assiste immobile e immobilizzata al finanziamento pubblico di uno stadio con tutti gli oneri negativi in capo alla Pubblica Amministrazione e quasi nessuno su un privato?
Vogliamo parlare di aeroporti e di pacchetti azionari che passano in concambio dal pubblico al privato senza gara?
Come si fa a fidarsi di una magistratura che assolve su un pasticciatissimo rendiconto elettorale, mettendo in premessa tutto ciò che viene smentito nel dispositivo della sentenza di assoluzione?
Come si fa a fidarsi di una magistratura che se ne fotte se uno senza titolo passa da un reddito di 15.000 euro per un lavoro esecutivo, a 200 mila euro come consulente strategico della Presidenza della Regione?
Come si fa ad avere fiducia in una magistratura che a fronte di tutto questo schifo arresta e mette per un mese in carcere il sindaco di Ottana, frequenta gli stessi ambienti lussuosi e marci che frequentano i vip, ha lo stesso stile di vita e le stesse frequentazioni di questa tigna parassitaria che si è impadronita della Sardegna? La politica non si fa più in Consiglio regionale, ma al Forte Village, e si vede!
E allora la domanda non riguarda l’illegalità percepita e la sua differenza con quella reale; riguarda invece la coerenza e la capacità dello Stato di perseguire i reati in modo coerente, leggibile, autorevole ed efficace.
I sardi non saranno mai ottimisti, ma si fidano solo di chi di dimostra coi fatti di essere una persona seria, non a chiacchiere, non con roboanti conferenze stampa ogni volta che si chiude un caso, girandosi poi dall’altra parte sui white collar crimes perché non se ne capisce nulla o, se li si capisce, non li si vuol aggredire per quieto vivere o, peggio, per comunanza di militanza politica.

Ieri, leggendo il pezzo del Fatto, mi dicevo che se M. Lissia ha riportato per bene le dichiarazioni dei due magistrati, allora il dott. Mammone sta ammettendo di essere “che a Bubu”. Si il dott. Mammone stante il pezzo, è stato patetico quanto lo era Fracchia in tv. Quindi in una situazione normale dovrebbe essere rimosso il giorno dopo ed avviato ad altro ruolo: direi quello di passacarte, sino alla pensione, per manifesta capacità di passacartismo.
È impossibile che, stante la situazione di Alghero (che è alla luce del sole, che tutti vedono e di cui tutti sanno anche se solo chi non ne beneficia e chi non ha ancora venduto fuori mercato se ne lamenta), non ci siano state denunce firmate e persino riscontri. IMPOSSIBILE! E quanto dichiarato a mio parere incoraggia gli ipocriti e la politica ipocrita spianando la steada alla devastazione parassita in atto. È tuttavia assai probabile che esse siano chiuse dentro cassette blindate. Il problema è Perchè?
Il numero di criminali italopitechi in toga operanti in terra di Sardegna potrebbe essere pari a quello dei criminali italopitechi che lavorano negli ospedali in terra di Sardegna.
P.S. Un consigliere di Anthony Fauci, David Morens, si è dichiarato colpevole. In Italia, nessuna TV riporta la notizia.
Insomma trattasi di un grande casino! La magistratura che dovrebbe vigilare non solo non vigila ma chiede ai cittadini di vigilare, salvo poi dire che la vigilanza dei cittadini è solo percezione,; non solo si afferma che si vabbè maddai c’è un coglione che prende a sassate tutti quelli che incrocia e poi… maddai poaretto era fuori di sé e o di melone,! Duncasa essendo in tale stato si stabilisce il non luogo a procedere con obbligo di checcaspio non so, salvo poi reiterazione del reato evvaiiii come il gioco dell’oca. Se, come si dice, c’è la mafia in Sardegna (non mi può strafregare di menoedovecaspiosia) spetta al cittadino intervenire?!??? Meicojoni c’è un’ipotesi di mafia in Sardegnaaaa e la magistrainquirente dov’èee!
@ Antonio. Sto ai fatti. Monte Nuovo ha comportato il rinvio a giudizio per associazione a delinquere con aggravante mafiosa per una serie di persone. La riforma Cartabia, in relazione all’art. 425 del cpp (laddove si parla di ragionevole previsione di condanna), non credo consenta il rinvio a giudizio per dei semplici spuntini, e qualcosina è filtrato da atti di indagini cagliaritane ma anche sassaresi. Vedremo: per il momento ci sono dei rinvii a giudizio, è un fatto. E nessuno ha voglia di parlare di questa cosa, e quando lo si fa c’è una certa tendenza a minimizzare. Come a dire che la magistratura piace a patto che…
Egregio John, se sull’AI ti riferivi al mio pezzo e non al tuo, evidentemente poco conosci L’AI e pochissimo me. Ma siccome io penso che il tuo pezzo lo abbia scritto tu e che tu sia molto informato sui rapporti depositati da Gdf e Carabinieri anni fa, penso in ultimo che tu sia spiritoso.
Parole sacrosante. Sono di Alghero e confermo che l’infiltrazione mafiosa è sotto gli occhi di tutti, compresi quelli di chi dovrebbe intervenire. Falcone affermava che bisognava seguire il flusso dei soldi. Più soldi di così.
Grazie Paolo!
La questione forse più interessante sarebbe capire cosa accadde prima. Molto prima.
Sarebbe utile sapere se cinque, otto o persino dieci anni fa Carabinieri, Guardia di Finanza o Polizia di Stato avessero già colto alcuni segnali di questi fenomeni, quando erano ancora embrionali, e se tali elementi siano stati portati all’attenzione della magistratura.
Perché, se così fosse, il tema assumerebbe una prospettiva completamente diversa. Non sarebbe più soltanto quello di chiedersi perché oggi i cittadini non denuncino, ma anche quello di capire che cosa sia stato fatto quando a segnalare erano, eventualmente, gli stessi organi dello Stato.
La domanda, allora, è semplice e credo meriterebbe una risposta: nei fascicoli della Procura esistono segnalazioni di cinque, otto o dieci anni fa che già indicavano ciò di cui oggi ci accorgiamo?
Sarebbe interessante saperlo. Molto interessante.
P.S. questo pezzo è stato inventato da una intelligenza artificiale
Chiaro. Chiarissimo. Lei dice cose da liberalismo vero (non finto), mentre finta e’ la realtà degli uffici e delle procure. La domanda è : chi ferma queste inchieste?
Aldo Carta associazione mafiosa per avere fatto ” spuntini” vediamo cosa ne esce dal processo , la mafia in Sardegna c’è dagli anni 80 quando li portarono in ” confino ” a Carbonia, Asuni, Sini e Allai e quando andarono per arrestarli era scapati due giorni prima ,
affermazione grave fatta dal Dottor Patronaggio, ” “Il fenomeno Alghero esiste, ed è sottovalutato ” è lui che deve vigilare e dare le direttive o sbaglio
Finalmente….tutto giustissimo. Io aggiungo, di quanti cittadini sia in forma anonima e sia firmando, invano esposti alla magistratura, ma attenzione non su presunti sospetti di attività illecite, ma denunce di palesi reati suffragati da atti oggettivi allegati…(esperienza personale), risultato silenzio assoluto. Pertanto la dichiarazione del Dottor Mammone purtroppo mi sa che risulta fuori luogo e lascia molto il tempo che trova.
Conserverò questo coraggiosissimo articolo e lo rileggerò fra un anno e poi ogni altro anno per vedere se è successo qualcosa.
Grazie Paolo
Chapeau
Questo articolo è un vero atto di denuncia ❗ scritto proprio con l’intento di fare aprire gli occhi a chi di dovere, ma non solo verso chi deve indagare per compito, ma anche e soprattutto dalla stampa e da chi ci governa…Non a caso i più alti casi di denuncia sono sempre provenuti dalla stampa e dalla politica, non solo italiana, vedi ad esempio il famoso atto di Emile Zola ” J’ accuse ” e le famose accuse di Matteotti in Parlamento .
… gli effetti perversi del 41 BIS cominciamo a palesarsi anche per la distratta Magistratura Italiana con sedi in Sardegna …
PS … Chiedo, che non ho più la memoria di una volta … ma non è stata la precedente Questora di Sassari a dire che ad Alghero non risultavano infiltrazioni mafiose ?
Egregio, reprimenda a dir poco perfetta.
L’impudenza di quanto dichiarato dai due magistrati è a oltre ll limite del diritto, della logica e del buon senso. Tali dichiarazioni, insieme ad altre ostentate in altre circostanze da loro sodali, la dice lunga sulla impunita’ che, per fare dispetto al governo di cdx, la maggioranza degli italioti ha regalato ad un sistema (Palamara docet) a dir poco marcio in occasione del recente referendum.
Che dire di più? Ma quanto sanno essere masochisti gli italiani? Saluti.
… Pro su pagu chi ndhe cumprendhent sos Sardos custu si narat «camorra» chentza mai lèzere una “definizione” de sa Camorra, ma bastat pro èssere Camorrismu, camorria de camorristas.
Sa zustìssia mandhada! (Goi pro no nàrrere “sa giustìtzia dhus currat, los pregonet” e àteros augùrios menzus, gai a disizu). Ma no pro àteru in Sardigna sa Zustìssia est, de illo tempore, custa Zustìssia. E sigomente no semus chistionendhe de carchi pessone cun su nùmene Zustìssia, lu namus chentza mai fàghere di ogni erba un fascio, ca de “erbas” bi ndh’at bonas e malas (iserbaiant fintzas su fenu chi si fartzaiat a frullana!), donzuna Boną o mala pro su chi serbit. Ma in Sardigna de illo tempore a ite est serbida o serbit?
Solo applausi
Vero, sig. Aldo Carta, ma evidentemente è un “mafia” circoscritta, non crede? Peraltro, quel reato è stato già in parte ridimensionato nell’ordinanza di rinvio a giudizio.
Beh, però è la stessa magistratura che ha contestato per la prima volta in Sardegna il reato di associazione mafiosa e a novembre inizia il processo. Anche se la stampa non informa sulla questione.