Aiutatemi a far capire la gravità del momento

7 agosto 2011 08:3624 commentiViews: 22

aiutoNon so più cosa fare per far capire in quale situazione drammatica si trova la Sardegna. L’ultimo occasione in cui ho registrato la distanza tra la preoccupazione che vivo per il futuro e la leggerezza di alcuni miei interlocutori è stata la formazione della Giunta. Era un’occasione insperata di fare un governo istituzionale-nazionale, d’intesa con i sindacati e le opposizioni, con l’obbiettivo dichiarato di proteggere la Sardegna dalla crisi dello stato italiano. I Sardi a settembre, cioè domani, dovranno predisporre una finanziaria con un miliardo circa in meno di entrate vere, oltre, sempre in meno, a quelle ‘legali’, previste dall’art.8 e non liquidate dallo Stato. Poiché lo stato liquidava, nell’anno solare, circa 4 miliardi di euro, e noi incassavamo circa 1,3 miliardi da intrioti nostri, è ragionevole che il prossimo bilancio vero sia di poco più di 4 miliardi con conguagli (su cui è sempre bene essere prudenti) nell’anno successivo.
Ora ci sarà chi dirà che tanto col patto di stabilità non potevamo spendere e che quindi il taglio non si sentirà. Non è vero. Il primo taglio, inevitabile, sarà sulla ‘competenza’, cioè sulle somme stanziate nel bilancio di previsione e ciò comporterà il dimagrimento di alcune politiche. Quali? Scenderanno gli stanziamenti per la 162? O quelli per i cantieri comunali e per il contrasto alla povertà, quelli, per capirci che hanno portato in aumento gli indicatori per l’occupazione delal sardegna rispetto alle altre regioni del Sud? Oppure le somme per gli accordi di programma delle aree di crisi? Oppure le somme stanziate per l’integrazione del reddito dei cassintegrati? Oppure le somme stanziate ai Comuni? Oppure le somme stanziate e stanziabili per il risanamento del sistema Abbanoa (sarà interessante vedere come si possono trovare i 150 milioni che mancano)? Oppure le somme per il de minimis in agricoltura? Oppure le somme per il turismo? Oppure le somme per la rete viaria?
La cosa più giusta e naturale sarebbe non diminuire niente di tutto questo e tagliare, invece, la spesa corrente, a cominciare, ma l’Ufficio di Presidenza del Consiglio è già molto avanti in questo lavoro, dalle nostre indennità. Ma per tagliare la spesa corrente senza oneri a carico delle politiche sociali occorrono assessori responsabili che conoscano la macchina regionale più della burocrazia regionale, che dimostrino e pratichino una autorevolezza che induca la macchina burocratica a seguirli con fiducia come si segue un comandante capace. Perché non si tratta di sforbiciare qua e là, ma di tagliare per almeno il 20-25% il valore della spesa corrente e di portare la sanità sotto i 3 miliardi di euro di costo complessivo. Si tratta dunque di ricavare dalla spesa corrente e dalla sanità quei 600-700 milioni di euro che consentano di mettere in sicurezza: famiglie, lavoro e imprese. E’ un’impresa titanica, che richiede una politica di bilancio dotata di ampi consensi, politici e sociali; una sanità con una guida competente, attenta, scrupolosa, capace di controllare il millimetro; una serie di riforme istituzionali che cambino radicalmente il volto della regione, dall’assetto del suo governo al rapporto con gli enti locali; una riforma politica che veda i partiti tradizionali avizzirsi per generare una grande forza sarda posta a difesa della Sardegna dalla crisi dell’Italia.
Dinanzi a questi scenari, si è fatta la scelta di non coinvolgere le opposizioni e le parti sociali nella formazione della nuova Giunta, come invece stanno cercando di fare tutti i governi europei per ottenere la massima coesione. Il risultato sarà che i sacrifici non saranno condivisi e la politica di contrasto al governo italiano e di rilancio dell’economia sarda sarà debolissima; il risultato è che il muro della Sardegna contro la crisi dell’Italia è diventato un muretto di parte, con mille crepe che lo attraversano e con un cemento di piccole convenienze e di piccoli equilibri cagliaritani che alla prima ondata non mancherà di svelare la sua debolezza. Si è fatta una giunta illogica, perché se alcuni non hanno dato il meglio di sé in alcuni assessorati non li si sposta in altri nei quali, ragionevolmente, hanno da spendere non solo l’inefficienza acclarata dallo spostamento ma anche il normale tempo dell’apprendistato; si è fatta la Giunta dell’apprendistato nei settori strategici, dove invece serve competenza, velocità di decisione, capacità di contrasto col governo nazionale.
Io sono angosciato. Attendo che il mio partito maturi le sue scelte. Nel frattempo continuo a ritenere giusta la strada del non cedere al qualunquismo, del costruire una rete di dialogo che superi i giochi di parte tra maggioranza e opposizione. Parlo con Gianvalerio Sanna; parlo con Renato Soru (a dispetto di chi ci vorrebbe ostili quali non siamo); parlo con Luciano Uras (e molto); parlo con Franziscu Sedda (faremo qualcosa insieme); parlo con Claudia Lombardo, con Pierpaolo Vargiu, con Giulio Steri (che è quello che ha trovato la strada per uscire dal dramma agricolo della 44 e nessun giornale gliene ha dato merito), con Roberto Capelli (e molto); con Alessandra Zedda, con Nanni Campus. Parlo e spero di costruire una rete di persone impegnate, seriamente in campo a difendere la sardegna al di là delle inutili e spesso ridicole appertenenze. Io spero in una politica nazioanle sarda.

24 Commenti

  • Franco Sardi

    Presidente carissimo, non sei solo in questa angoscia e in questo sforzo. Per la mia piccola parte, sto cercando di riflettere e di ipotizzare soluzioni, certo non ai problemi di peso massimo, ma per ciò cui non mi posso sottrarre.
    Ancor più della crisi finanziaria, in questi giorni mi stanno angosciando le vicende britanniche. Perché, qualche mese fa, avevo riposto grosse speranze (illusioni?) sull’ipotesi “big society”, cioé su un percorso di risposta/uscita dalla crisi, che passi soprattutto per sussidiarietà e solidarietà. Mi dicevo, in un momento in cui non si può più ricorrere al “deficit spending” (che mi sembra continui ad informare di sé il sostrato culturale di buona parte del nostro personale politico), Cameron sta provando a supplire alla difficoltà economica con un richiamo alle capacità della società (anche, perché no, agli “animal spirits” del capitalismo): non possiamo più pretendere tutto dallo Stato (mutatis mutandis da Mamma Regione), quindi rimbocchiamoci le maniche per riprendere il percorso smarrito da qualche decennio della costruzione collettiva di un sistema sociale che funzioni. Così pensavo, durante la campagna elettorale per il sindaco a Cagliari: vorrei votare un candidato che non prometta ciò che non potrà fare, ma uno che mi/ci dica “mettiamoci insieme per…/mi prendo la responsabilità di fare con voi questo…/aiutiamoci a capire le priorità…”. Poi è successo quel che è successo a Londra e dintorni. Ma lo sconforto non prevale e provo a fare un paio di provocazioni.
    Si può uscire dalla crisi, dallo stallo, dall’angoscia? Azzardiamo.
    Tu proponi, anche nel post di oggi su Villagrande, tagli decisi alla spesa regionale, ti rispondo, si può, ma infrangendo tabù.
    Innanzitutto ridare credibilità del proponente/decisore. Allora sai meglio di me cosa può fare il Consiglio, permettimi di segnalare quanto sarebbe apprezzata la pubblicazione del bilancio sul sito istituzionale (puoi verificare come lo facciano altre Regioni) o un’immediata riforma del sistema del vitalizio in direzione del sistema previdenziale dei singoli consiglieri o i risparmi per il funzionamento che potrebbero derivare da un’organizzazione dei tempi della politica rispettosa dei tempi della vita.
    Poi vengono altri tabù: può il costo del lavoro pubblico essere indifferente all’andamento dell’economia, mentre nel privato si perde il lavoro? Si possono snellire macchina e macchinario regionale? Eppure le nostre ultime norme in materia sono di segno assai contrario.
    Quali sono le spese di investimento che generano più infrastrutture reali, con maggior tasso di occupazione? Si può attivare una politica negoziale e di concertazione con la sola finalità di abbattere i tempi di realizzazione di quelle opere su cui sono state “concentrate” risorse? Per segare alla base costi impropri di intermediazione di varia natura, quali incentivi al sistema produttivo si possono immediatamente sostituire con leve fiscali, logistiche e organizzative? In quali comparti produttivi? Per quali categorie produttive?
    Penso che tu abbia molte e valide risposte e permettimi di contarci.
    Buone e meritate vacanze!

  • Cio’ che ho letto, postato da Enrico, che ringrazio, mi fa maledettamente male.
    Nemmeno nella pubblica amministrazione le regole sono uguali per tutti.
    In un Comune un C3 prende 1265 euro netti al mese.
    Quanto prende al netto mensile un regionale C3? E quanto un D1?
    Questa è una politica da furbetti.
    Che schifo.
    MMC

  • si parla di tagli e dimezzamenti di risorse. ma il problema è anche un uso più oculato delle risorse. Ad Alghero 180.000 mila euro sono andati a finanziare una sflilata di moda. A Nuoro una trentina di alpini sono costati alla regione una cifra analoga. A Oliena una cifra analoga andra a finanziare gli eventi promossi dal centro commerciale naturale. In tempi di crisi e vacche magre le risorse vanno indirizzate su opere e investimenti strutturali, non in feste e spot pubblicitari.

  • caro on.le Maninchedda, accetti la mia premessa che sostengo, e non da ora, questa maggioranza con Ugo Cappellacci presidente quindi anche gli alleati come il Psd’Az al governo della regione sarda. reputo che il partito sardo doveva essere ed anche apparire il vero pilastro dell’allenaza; mentre ogni tanto “insorgo”(tra me e me oppure col mio blog) quando anche l’Udc sardo agisce alla buttiglione oppure alla follini o, se vogliamo insistere alla tabacci contro il “premierino” isolano. così come suscitano disappunto le prese di posizione, i soliti mal di pancia dell’esponente del Psd’Az Sanna, che p. es. sul Piano Casa, fa il granata, il briguglio o il bocchino in salsa sarda, tanto per smarcarsi dal presidente. e ingenerare discredito sull’azione del governo del centrodestra-sardista e liberale. p.es. sul Piano Casa, che non è piano cemento, è strumento rivoluzionario in grado di sprigionare nuove energie economiche che va attuato con coraggio, con le avvertenze come i medicinali: evitare dosi elevate, oltre quelle prescritte in legge. questo tanto per capirci, che non sono rappresentante di alcun cementificio e neppure un cementificatore del territorio, ma una persona che ha conoscenza che con i vincoli assoluti e su tutto, muore una società. con la cultura del vincolo si redime, come ha fatto soru, e non si governa una regione e neppure un comune. figurarsi una “Nazione”! ma torniamo alla sua angosciata domanda: “aiutatemi a capire”. noi non riusciamo a capire lei che dichiara: “Era un’occasione insperata di fare un governo istituzionale-nazionale, d’intesa con i sindacati e le opposizioni, con l’obbiettivo dichiarato di proteggere la Sardegna dalla crisi dello stato italiano”. con tutta franchezza le rispondo che io non accetto tutta questa angoscia e rimango stupito del suo “disorientamento” politico. “occasione insperata”? diciamo che si era creata una situazione grottesca che il giudice decide, in barba al deliberato popolare, come e con chi dev’essere fatto un esecutivo. ci hanno (i giudici) risparmiato di indicare il colore delle “quote”. cosa c’entrano i sindacati e l’opposizione nel formulare un assetto di governo? ma stiamo scherzando? lasci perdere il corteggiamento a sindacati e opposizione che non porta bene alla maggioranza che la vogliono in ginocchio. facciano delle proposte che non siano quelle di richiedere sin dal primo giorno della legislatura le dimissioni di cappellaci. Si rialzi; stia con la schiena dritta in punto di politica e ricordi che lei fa parte della maggioranza voluta dal Popolo Sovrano e non dagli amici sindacalisti o dall’opposizione, come deliberato dal popolo. lei, per il senso di rispetto dell’alleanza, della parola data non può equivocare lasciandosi tentare dagli ammiccamenti molesti. ieri l’ho persino difesa da un esponente di sinistra che l’ha definita “traditore” perchè ha fatto la giusta scelta di evitare una cordata con renato soru. lei dev’essere fiero di avere evitato una catastrofe annunciata, e di far parte della maggioranza, e stabilire i rapporti anche personali in consiglio, basati si sul corretto dinamismo personale ma sulla chiarezza dei ruoli. se lei si dimentica di stare in maggioranza, glielo ricordiamo noi; ascolti tutti, sindacati compresi, ma sempre, come detto, nella limpidezza dei ruoli, ed agisca. questo impone la democrazia; che chi viene eletto all’opposizione deve fare l’oppositore; chi viene eletto in maggioranza deve ascoltare, ma soprattutto agire. i piagnistei non fanno per una democrazia che sa scegliere i suoi leader e le alleanze per governare e non tirare a campare.
    mario nanni

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    02-02-03 DETERMINAZIONE N.P. 21441/532 DEL 04/08/2011
    ______________
    Oggetto: Art. 7, comma 3, Legge regionale 19 gennaio 2011, n. 1 – Inquadramento in
    categoria D.
    VISTA la L.R. 7 gennaio 1977, n. 1, recante norme sull’organizzazione della Regione e
    sulle competenze della Giunta, del Presidente e degli Assessori;
    VISTA la L.R. 13 novembre 1998, n. 31, concernente “Disciplina del personale
    regionale e dell’organizzazione degli Uffici della Regione”;
    VISTO il Contratto Collettivo Regionale di Lavoro per il personale dipendente
    dell’Amministrazione, Enti, Istituti, Agenzie e Aziende regionali, parte
    economica 2008/2009, firmato in data 18.02.2010;
    VISTA la legge regionale 19 gennaio 2011, n. 1 concernente “Disposizioni per la
    formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria
    2011)”, ed in particolare l’art. 7, comma 3, che dispone che “i dipendenti laureati
    dell’Amministrazione regionale attualmente inquadrati nella categoria C al terzo
    livello retributivo e assunti con concorsi pubblici e i dipendenti regionali di
    categoria C, assunti con concorso pubblico, che hanno superato le selezioni
    interne svolte entro il 31 dicembre 2006 per il passaggio alla categoria
    superiore, aventi almeno trenta mesi di anzianità di servizio nella predetta
    categoria C, sono inquadrati nella categoria D al primo livello retributivo con
    decorrenza dal 1° gennaio 2011”;
    VISTA inoltre, la legge regionale 30 giugno 2011, n. 12 ed in particolare l’art. 20,
    comma 3, il quale inserisce, dopo il comma 3 dell’art. 7 della L.R. n.1/2011, il
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    comma 3 bis che dispone che “il personale di cui al comma 3 partecipa a un
    corso-concorso di formazione professionale, da concludersi con una prova sulle
    materie oggetto del corso, il mancato superamento della quale comporta il venir
    meno della qualifica attribuita; entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della
    presente legge, sono stabiliti contenuto e modalità di svolgimento dei corsiconcorso”;
    VISTO il ricorso alla Corte Costituzionale proposto dal Presidente del Consiglio dei
    Ministri avverso l’art. 7, comma 3, della Legge regionale 19 gennaio 2011, n. 1
    (pubblicato nel BURAS n. 3 del 29 gennaio 2011);
    ATTESO che il suddetto ricorso andrà in trattazione il prossimo 13 dicembre 2011;
    VISTO inoltre, il Decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante “Disposizioni urgenti per la
    stabilizzazione finanziaria”, ed in particolare l’art. 16, comma 8 che dispone che
    “i provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni
    di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
    165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle
    derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo
    determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posti in essere in base
    a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l’illegittimità
    costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione
    preesistente a far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte
    Costituzionale. Ferma l’eventuale applicazione dell’articolo 2126 del codice
    civile in relazione alle prestazioni eseguite, il dirigente competente procede
    obbligatoriamente e senza indugio a comunicare agli interessati gli effetti
    della predetta sentenza sul relativo rapporto di lavoro e sul correlato
    trattamento economico e al ritiro degli atti nulli”.
    RITENUTO d’intesa con la Direzione generale, di non poter sospendere l’iter procedurale in
    questione in attesa delle decisioni della Corte Costituzionale, in quanto si
    comprimerebbero i diritti soggettivi che tale norma pone in capo ai destinatari e,
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    pertanto, di dover procedere all’attuazione dell’art. 7, comma 3, della legge
    regionale 19 gennaio 2011, n. 1, con riserva di successivi provvedimenti
    conseguenti all’eventuale pronuncia di incostituzionalità da parte della Corte
    Costituzionale o al mancato superamento della prova del citato corso-concorso;
    PRESO ATTO quindi di dover procedere all’inquadramento in categoria D dei dipendenti
    dell’Amministrazione regionale specificati nelle tabelle A e B, allegate alla
    presente determinazione per farne parte integrante, che risultano in possesso
    rispettivamente dei seguenti requisiti:
    A) a1) sono dipendenti in servizio nell’Amministrazione regionale al 29
    gennaio 2011 e inquadrati nella categoria C al terzo livello retributivo;
    a2) sono in possesso del diploma di laurea conseguita in data anteriore al
    29 gennaio 2011;
    a3) sono stati assunti presso l’Amministrazione regionale con concorsi
    pubblici;
    B) b1) sono dipendenti in servizio nell’Amministrazione regionale al 29
    gennaio 2011 e inquadrati nella categoria C, aventi almeno trenta
    mesi di anzianità di servizio nella categoria C alla predetta data;
    b2) sono stati assunti presso l’Amministrazione regionale con concorsi
    pubblici;
    b3) hanno superato la selezione interna per titoli ed esami per l’accesso al
    livello economico iniziale della categoria D dell’Amministrazione
    regionale (decreti assessoriali nn. 592/P del 17.06.2003, 1136/P del
    23.9.2004 e 1297/P del 4.11.2004, 74/P del 25 gennaio 2005 e 140/P
    del 16 febbraio 2005) conclusisi entro il 31 dicembre 2006;
    VISTA la determinazione del direttore del Servizio concorsi, assunzioni e mobilità della
    direzione generale di organizzazione e metodo e del personale 11 luglio 2005,
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    n. 624/P, con la quale viene approvata la graduatoria relativa alla selezione
    interna per titoli ed esami per l’accesso al livello economico iniziale della
    categoria D dell’Amministrazione regionale e rettificata con successiva
    determinazione del citato direttore del Servizio 2 settembre 2005, n. 913/P;
    CONSIDERATO che tali inquadramenti devono avvenire senza modifiche alla dotazione
    organica complessiva definita dalla Giunta Regionale, con l’aumento della
    dotazione nella categoria D e l’eguale corrispondente riduzione della categoria
    C sino all’importo massimo di complessivi euro 60.000, annui a carico delle
    UPB S01.02.001 – UPB S01.02.002;
    DETERMINA
    ART. 1 I dipendenti dell’Amministrazione regionale specificati nelle tabelle A e B,
    composte entrambe da n. 2 pagine, allegate alla presente determinazione per
    farne parte integrante, con decorrenza giuridica 1° gennaio 2011 e decorrenza
    economica dalla data del presente provvedimento sono inquadrati nella
    categoria D, livello retributivo 1, con le mansioni ascrivibili alla predetta
    categoria previste dal vigente contratto collettivo regionale di lavoro, con
    riserva di ogni successiva determinazione conseguente al mancato
    superamento della prova del corso-concorso previsto dalla L.R. del 30 giugno
    2011, n. 12 o alla pronuncia di incostituzionalità della norma di cui all’art. 7,
    comma 3 della L.R. n. 1/2011.
    ART. 2 Dalla data del presente provvedimento ai predetti dipendenti compete la
    retribuzione fissa mensile prevista dall’art. 3, tab. B del vigente contratto
    collettivo di lavoro per la categoria D, livello 1, per 14 mensilità, al lordo delle
    ritenute erariali e sociali ai sensi di legge, determinata in € 2.110,00, oltre
    all’indennità di vacanza contrattuale ove spettante.
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    Restano confermate le altre condizioni del rapporto di lavoro attualmente in
    atto, ivi compresa la retribuzione individuale di anzianità in godimento, nonché,
    in attesa della ridefinizione della dotazione organica e dei relativi contingenti, la
    sede di servizio e le eventuali discipline del rapporto di lavoro a tempo parziale.
    ART. 3 I suddetti dipendenti dovranno partecipare all’apposito corso-concorso previsto
    dall’art 20, comma 3 della L.R. del 30 giugno 2011 n. 12, il mancato
    superamento del quale comporterà il venir meno della qualifica attribuita.
    ART. 4 La spesa grava sull’U.P.B. S01.02.001 – capitolo SC01.0128 del bilancio
    regionale per l’anno 2011, a valere sull’impegno n. 3110000235 del 15 febbraio
    2011 assunto ai sensi dell’art. 1 della L.R. n. 14/2010 – Codice SIOPE 10201 –
    co.ge. 1211.
    ART. 5 La presente determinazione è trasmessa alla direzione generale della
    Ragioneria generale per la sua esecuzione, al Servizio Organizzazione e
    formazione ed al Servizio Reclutamento e mobilità della direzione generale del
    personale per gli adempimenti di competenza ed è comunicata all’Assessore
    degli affari generali, personale e riforma della Regione e al direttore generale
    dell’organizzazione e del personale.
    Il Direttore del Servizio
    Daniela Virdis

    Tutto giusto quello che Lei scrive. Poi però nel concreto grazie alle leggi approvate dal Consiglio Regionale in questa legislatura si adottano degli atti amministrativi come quello sopra riportato.
    In sostanza con un paio di righe scitte in una legge tante persone passano, senza concorso da un livello di inquadramento ad un altro. Si tratta di dipendenti assunti nella categoria C con concorso, che cioè hanno fatto un concorso in cui si sono confrontati con diplomati, che magicamente passano in categoria D dove normalmente (ma in Sardegna – nello Stato Sardo – non vi è niente di normale) si accede per concorso tra soggetti che abbiano conseguito il diploma di laurea. Gli altri sono invece coloro che vengono ripescati da una graduatoria chiusa oramai da anni di un concorso interno sempre per il passaggio dalla categoria C alla categoria D ma che con le due righe di cui sopra oggi vengono inquadrati in categoria D.
    Allora ripeto tutto giusto quello che Lei scrive ma sinceramente a fronte di cose del genere, poco credibile. Come si può credere ad un contenimento della spesa se voi stessi questa spesa corrente la fate aumentare con leggi di questo tenore? Come si può credere allo sbandierato principio della meritocrazia se in barba a tutte le regole promuovete sul campo una parte di dipendenti a discapito degli altri? Come si può credere alla inefficienza della pubblica amministrazione se questa è composta per la maggior parte di persone che fanno carriera in questa maniera, grazie ai vari politici di turno? Come si può credere alle promesse e come si può ancora sperare? Cerchi di spiegarmelo Onorevole ma non con i soliti discorsi sulle emergenze e sul fatto che si è cercato di porre rimedio a situazioni del passato, perchè queste sistuazioni le state creando voi. Provi veramente a farmi capire dove sia la logica di tutto questo, quale sia l’interesse pubblico perseguito con norme di questo tenore, quale sia il bene per la Sardegna e per i suoi abitanti. Io non capisco.
    Saluti

  • Leggo sull’Unione di oggi in cronaca dell’Ogliastra del dibattito previsto per domani dal titolo “la politica delle alleanze, per vincere, per governare”.
    Bindi chiuderà il dibattito… previsti interventi di Renato Soru, Giacomo Sanna… Paolo Maninchedda…
    Mi domando: Il Partito Sardo ha già scaricato Cappellacci e si sta preparando al futuro prossimo?

  • Vogliamo uscire dalla demagogia che sulla Sanità pubblica sarda ci accompagna, ormai, dal 1978? Coraggio, allora.

    1) unifichiamo le Azienda Sanitarie sarde, ottenendo la cancellazione delle numerose gestioni politiche attuali e l’immediato accentramento sia della gestione del Personale che degli Acquisti;

    2) chiamiamo a gestire l’Azienda unica dei Tecnici di provata capacità, escludendo, tra questi, i Medici meglio destinabili alla cura dei Pazienti che alla gestione aziendale;

    3) chiamiamo tutti i Tecnici della nuova gestione per Concorso Pubblico severo e trasparente, dal quale escudere tutti coloro che hanno già gestito USL o Aziende sanitarie sarde finora.

    Sono sicuro che non solo ridurremo notevolmente la spesa ( addirittura fino ad esempio nazionale) ma arriveremo a togliere anche i famigerati “ticket”!

    Già….e il coraggio politico e la volontà di “sputare l’osso” sanitario? Beh…senza coraggio non si fa nessuna rivoluzione e rimarrà la demagogia di sempre
    Un saluto

  • Appurato che il black hole del bilancio è la sanità, considerato che la salute è un valore indissolubile dalla dignità della persona e che, quindi, non se ne può fare a meno, giusti anche i tagli e le razionalizzazioni della spesa, non viene in mente a qualcuno che gran parte della spesa sanitaria è il risultato di una pessima, se non inesistente, prevenzione? Gli ospedali ed i pronto soccorso più frequentati ed intasati sono i traumatologici per via degli incidenti stradali frutto della febbre della settimana intera. Morti, feriti gravi, infortunati che diventano disabili a vita con costi spaventosi per l’intera società. Reparti di medicina intasati da persone ammalatesi, spesso per carenze relazionali, di varie tossicità (alcol e droga regnano indisturbati mentre lo stato lucra sui tabagisti); anziani soli diventati lungodegenti perchè abbandonati dalla sorte e dalle famiglie. Se questo è il campo nel quale è necessario intervenire sarebbe opportuno che il nuovo esecutivo prendesse un più seriamente le politiche sociali per tentare di prevenire le cause di una società che sta somatizzando il proprio malessere.

  • Amalia Collu

    Caro Paolo, condivido pienamente le tue preoccupazioni e soprattutto non e facile far capire ai sardi che la strada da te indicata per uscire da questa situazione è sicuramente la più percorribile, come possiamo dare il nostro contributo? Cosa fa il nostro partito?

  • Antonello Podda

    Il ragionamento di Paolo Maninchedda sul bilancio regionale è noto e non nuovo. Lo condivido abbastanza, anche sulle cifre. Risparmi di quella natura sulla spesa corrente sono certamente difficili ma non impossibili. Piuttosto dobbiamo considerare che sono necessari se non proprio indispensabili. Siccome la parte rilevante della spesa la realizza la sanità, mi sembra corretto che lì si debbano raggiungere le maggiori economie. Come?
    a mio parere in diversi modi e ne citerò solo alcuni, quelli – magari – da cui io partirei se fossi un assessore alla sanità, anche in apprendistato:
    1) riforma sanitaria con istituzione di un unico centro d’acquisto di beni e servizi per importi superiori a 100.000,00 euro; sono convinto che si possano realizzare economie per molte decine di milioni di euro accorpando gli acquisti omogenei;
    2)riforma sanitaria con istituzione di un unico centro di reclutamento del personale sanitario, amministrativo e tecnico. Anche qui risparmi notevoli, soprattutto perchè, con graduatorie “lunghe” si potrebbero definitivamente tagliare i contratti con le società di lavoro interinale, fonte di aggravio di spesa e clientelismo.
    3)taglio ai servizi di vigilanza con guardia armata di ogni struttura sanitaria; solo da questo capitolo il risparmio sarebbe a 6 zeri;
    4)riforma della struttura ospedaliera, con trasformazione dei piccoli ospedali in pronto soccorso avanzati;
    5)introduzione di una seria incompatibilità tra impiego pubblico e libera professione; molta spesa sanitaria è indotta dagli ambulatori privati dei medici ospedalieri;
    6)introduzione del farmaco monouso per la terapia ospedaliera;
    7)monitoraggio della spesa farmaceutica territoriale con controlli a campione sulla corrispondenza tra patologie e farmaci prescritti;

    Fatte queste proposte, chiedo a Paolo e attraverso lui agli altri consiglieri e assessori regionali: siete in grado di “sopportare” il peso di queste e altre riforme necessarie?
    Personalmente me ne frego delle vostre indennità; sono consapevole che anche azzerandole il problema sarebbe ben lungi dalla risoluzione. Occorre più coraggio a scontentare qualche elettore che a togliersi 1.000 euro di stipendio.
    Salvo poche eccezioni, io credo che l’attuale classe politica (ivi compresi alcuni di quelli con cui Maninchedda parla) non siano in grado di sposare alcune vera politica di rigore finanziario.
    Mi piacerebbe essere smentito, ma credo che non sarà così. Occorrerebbe un movimento politico sociale che oggi non s’intravede; senza offesa ma il Psd’Az è ben lungi dal rappresentare questa istanza di nuovo buon autogoverno, e degli altri partiti è meglio non parlare.
    Ci sono singole personalità sparse un pò quì un pò là? Non basta, perchè nessuno sembra in grado di contaminare positivamente il proprio gruppo politico e non ha il coraggio di lasciarlo per iniziare una nuova strada.
    Per questo sono sfiduciato, ma comunque pronto ad un ravvedimento operoso, se dovesse finalmente servire.

  • Paolo Maninchedda

    Per Piero: posto che io sono per eliminare i vitalizi, vorrei far notare che il Consiglio regionale nella scorsa legislatura, unico in Italia, li ha dimezzati.

  • Enea Dessi

    Caro Paolo, io credo che in molti non percepiscono la gravissima situazione in cui il sistema Italia e con esso la Sardegna si stanno incanalando. Io continuo a pensare che i mercati non perdonano e l’utilizzo della leva del debito per ostacolare le difficoltà strutturali e non congiunturali portano inevitabilmente al fallimento. C’e l’urgentissimo bisogno in Sardegna di una nuova leva di giovani imprenditori pronti al rischio e al sacrificio e per fare questo è indispensabile un taglio deciso all’assistenzialismo e alle partite dove al debito si aggiunge altro debito. Sono contento che con Franciscu vuoi fare delle cose. Tutto quel gruppo merita attenzione e sostegno. Un caro saluto Enea

  • Francesco Carta

    Grazie per la risposta condivisibile e per parte mia condivisa.
    Il vero problema caro onorevole sono i Sardi, diciamo che siamo noi stessi, nei periodi di crisi l’uomo e’ meno libero nelle scelte. Se poi ci si raffronta alla nostra realta, lei credo lo sappia bene perche mi risulta che a differenza degli altri suoi colleghi consiglieri sia uno dei pochi che frequenta la Povera gente che ha difficolta’ a campare.
    Il problema vero sta proprio qui. La povera gente!!
    Coloro che per una semplice speranza di collocare il figlio ti accendono un mutuo sul voto. Coloro che poco leggono i giornali, forse pure per il fatto che un euro e venti al giorno gli fa comodo. Coloro che poco sanno usare la rete. Coloro che credono più’ alle fandonie di Fortunato Ladu che alle sue verita’. Coloro, haime! Che votano..
    Certe volte, anzi spesso, a chi gli fa’ l’ultimo favore.
    Mon mi dilungo su cose che presumo lei ben conosce.
    Il sunto e’ solo uno: seppur la sua tesi e’ praticamente perfetta, purtoppo ritengo, da semplice cittadino sardo, che sia allo stato dei fatti, inattuabile.
    Non per la sua bonta ma per il semplice fatto che la Sardegna non e’ pronta a questo tipo di rivoluzione.
    Magari tra venti anni.. Tutti diremo Maninchedda aveva ragione.. Un saluto

  • Piero Atzori

    Il problema non mi pare sia quello di far capire ai nostri politici la gravità del momento. Il problema è invece che, se non l’hanno voluta ancora capire, sono da mandare al macero, senza distinzione di colore, o bandiera. Io osservo solo che mentre si parla, fra l’altro, di bloccare le pensioni di anzianità, la massa degli amministratori lotta per differire ogni utile azione di contenimento dei costi della politica. In particolare quella di cancellazione della pensione per soli due anni di occupazione di scranni regionali o parlamentari.

  • Paolo Maninchedda

    Caro Fleeting (ma perché questi nomignoli? che tristezza…), io non sono confederato con nessuno. Forse ha ragione Marcello Fois a dire che per quella che lui chiama la mia fluidità e che io penso sia una cultura antidogmatica e politicamente relativistica non c’è spazio in questa Sardegna. Io sono per la fratellanza non per la complicità; io sono per lo stato sardo, non per le burocrazie e le lobbies parassitarie; io sono libertario non per l’egemonia delle coscienze. C’è spazio per questo? Forse no.

  • Bandeirante

    Dovrei scrivere il perché stiamo scivolando in un abisso e la nostra impossibilità di trovare soluzioni semplici e condivise sul piano del buon senso. Almeno tu ci hai provato con un grande sforzo intellettuale ed in termini personali. Se non ha funzionato con un  coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali tentiamo quantomeno di coinvolgere tutte le forze sociali e quelle del pensiero economico sociale della Sardegna, almeno questo lo possiamo fare… per il resto quando aprono i mercati vedrai…
    sempre fortza paris

  • “AUTONOMIA A SA MINUIA”
    In Regione “paret chi sian po serrare buteca”. L’idea dell’Autonomia, a su puntu chi semus, non si bendet prus ne a s’ingrussa ne a sa minuia. Dopo sessant’anni si è provato a tintegiarla a nuovo, ma est istettiu tott’e badas. L’idea dell’Autonomia è scaduta, la gente non la prende neanchè in considerazione. I partiti, per come stanno andando le cose di Sardegna, e pensando che il prossimo anno si faranno le elezioni. Sos partidos si sun postos a brigare ghettandesila dae pal’in coddu. Ma dae sas brigas no essit una proposta, un’idea noba. Si vede che ai partiti, tutti, l’Autonomia va bene cosi, “coment’est oje e sa pelea est solu po sos botos de sas eleziones de ocannu chi benit. Qualcuno, come Lei, chirca de sich’iscosire, nande chi non podet prus SOSTENERE una Giunta di governo chi no at fattu nudda si non mandare su PRESIDENTE a dentes die a Roma a dimandare sa lemusina. Troppo semplice! È tutto un teatro e ognuno fa la sua parte che gli hanno dato a Roma. I partiti, tutti nessuno escluso, dovranno prima o poi convincersi che per uscire dsalla crisi e dalla DIPENDENZA occorrono chiavi istituzionali idonee, norme istituzionali rinnovate. Bisogna dotarsi di una nuova ” CARTA DELL’AUTOGOVERNO”
    C’è bisogno:
    – di una cultura nazionale sarda, della creazione di un sistema sardo di istruzione scolastica e universitaria, di una ricerca scientifica che non dipenda da centrali esterne;
    – di una attività internazionale della Sardegna per uscire dalla semiclandestinità rappresentata dall’art.lo 52 dello statuto;
    – di una diversa capacità di incidere nei rapporti e nell’organizzazione del lavoro associato e autonomo;
    – di un più marcato autogoverno della Nazione Sarda, nei diversi livelli istituzionali, con un sistema capillare di autogoverno/autogestione delle singole comunità, di ricerca di forme istituzionali nuove che nascono e vivano “dentro” le comunità locali, affinche il cittadino non deve partecipare, ma governare tando est sardismu!). E cosi tante altre cose da dire. Mi sa spiegare perchè non si parla più di assemblea costituente?
    La Regione è la grande mediatrice che invece di decolinizzare la Sardegna ha fatto da cinghia di trasmissione all’ultima forma di colonialismo: l’industria assistenziale.
    Ma come può un partito dell’indipendenza non avere schifo della proposta di legge sul Golf? Se la situazione economica peggiorerà nei campi da golf si faranno orti per poter mangiare! altro che turismo dei ricchi!
    Caro onorevole i sardi sono divisi perchè vivono situazioni sociali diverse: ci sono i ricchi (sardi) ed i poveri (sardi); chi vive la disoccupazione (sardi), chi vive l’immigrazione (sardi) altri sardi No!
    per stasera può bastare, ma Lei continui la denuncia per questa politica-potere di conservazione.
    “Rimane solo una cosa: staccare la spina e ricominciare. Solo cosi i Sardi capiranno che quelle cose che leggono sul sito sono cose vere e profonde e non solo Parole.”
    salude

  • Onorevole, naturalmente su questa specifica vicenda non sei il solo ad essere angosciato, e volendo in qualche modo rievocare Martin Heidegger, il remake della giunta regionale, un’altra volta “ci mette di fronte al nulla”.

    La questione la si può anche liquidare in due battute, dal momento che le cose, secondo alcuni, sono sempre andate così. Le giunte si realizzano da sempre con una logica prigioniera dei propri calcoli, delle proprie convenienze politiche, e certamente non tengono conto delle necessarie “competenze” nella gestione del bene comune.
    Nel senso che se, esemplificando, il problema è riformare il sistema sanitario regionale, meglio affidarsi all’unico politico giornalista presente in giunta…

    Caro, Onorevole, l’angoscia vera è saperti “confederato” in quell’orda di incapaci, inadeguati che compongono l’attuale governo regionale.
    Questo veramente non ti rende giustizia.

    Un caro saluto

  • Sos mazzones coi canos non sono compagni di viaggio affidabili. Pensano e fanno l’esatto contrario di quello che dicono, tendono agguati in ogni dove. Gli interlocutori non sono gli oligarchi campioni di trasformismo ma i cittadini. Per costruire quel consenso che manca al PSD’Az e che oggi porta a esclamare: purtroppo siamo solo in cinque! Abbiamo proposto ma non è passato e così via enumerando. Il nodo è tutto qui. Che sia un governo di centrodestra o di centrosinistra la musica non cambia la dipendenza. Entrambi etero-diretti, ieri, oggi, domani.
    Bisogna costruire un fatto politico dal basso capace di provocare un reale cambiamento. Questo è il ruolo ed il compito del PSD’Az. Altro ha il sapore di una ammucchiata opportunistica per fottere ancora una volta la Sardegna.
    I problemi nostri non sono alla portata nè di questa, né di altra giunta concordataria. Entrambe emetterebbero assegni a vuoto. Bisogna fare fondi, come? La sanità è una idrovora senza controllo per un servizio scadente. Bisogna usare la scure in specie negli appalti,di tutto. Questo è solo un esempio. Dalla Presidenza della commissione bilancio si apprezzano meglio i rivoli in uscita a danno della collettività.
    Ecco, perchè non fare un seminario con tema: bilancio regionale, ma in dettaglio, all’insegna della trasparenza.
    Controlli, so che lo farà, On. Maninchedda, se i fondi Fas sono stati liberati solo sulla carta (del CIPE). E poi che dire delle promesse del nuovo art. 8 dello Statuto, delle gravose contropartite scaricate da subito sul bilancio etc… Meglio interrompere per non alimentare la gastrite.

  • Giuseppe Bellu

    Volevo rispondere a Francesco Carta.
    A mio modesto parere il problema è proprio dato dal fatto che molti ancora ragionano così, per schieramenti contrapposti. Io sto qua e se tu eri la sei “il nemico”, se vuoi passare dalla mia parte ti guardo con sospetto. Non sono tempi per continuare a ragionare con queste logiche, e spero e credo che la tempesta in arrivo le spazzerà via (le logiche). Ho sempre apprezzato il modo di porsi dell’On. Maninchedda, che vuole costruire, è impegnato a lavorare per la Sardegna, a prescindere da Dx e Sx, da tatticismi, da questa giunta (con la g minuscola) di massoneria e braghetta (leggasi assessori messi lì perche amanti o ex amanti di tizio e caio, cose note ai più).
    Smettiamo di essere ognuno da una parte della propria barricata, l’interesse dei sardi è uno solo, contrapposto a quello di PD e PDL.
    FORTZA PARIS

  • Troppo pessimismo. Ci sono infatti ambienti politici e forze sociali che si rendono conto della gravità della situazione e collaborano tra loro per raggiungere il principale obiettivo: 20 nuovi campi da golf. Se si legifera subito, i primi impianti potranno essere pronti tra alcuni anni ed intercettare, come spiega Franco Meloni su LA NUOVA di oggi, una quota consistente di pensionati norvegesi e svedesi che si riverseranno in Sardegna, portando ad un rilancio economico analogo a quello che hanno avuto le regioni depresse della Spagna, del Portogallo e del Marocco.
    Non solo, come spiega la giornalista Clara Murtas in tre articoli su L’UNIONE di ieri, anche i sardi hanno un interesse crescente per questo sport che non viene praticato più soltanto da pensionati benestanti ma si può tranquillamente estendere a cassintegrati, popolo delle partite IVA e magari anche ai pastori, una volta che l’erba per le pecore sia sostituita dall’erba per le palline. In effetti il movimento golfistico in Sardegna, che già vanta il doppio dei circoli della Sicilia, si arrichisce di una trentina di tesserati ogni anno.
    La mobilitazione mediatica si completa infine con SARDEGNA QUOTIDIANO di ieri in un intervento di Paolo Fadda (quale dei tre? gli altri due intendono dissociarsi?) il quale magnifica le sorti dell’Andalusia golfistica. Il Fadda fornisce stime interessanti in tema di prospettive occupazionali, cifre peraltro smentite da un servizio televisivo, andato in onda nell’ultima puntata di REPORT, il quale ha mostrato invece una realtà fatta migliaia di villette a schiera, costruite intorno ai campi da golf, in gran parte inutilizzate e la cui costruzione è stata sostenuta da fondi d’investimento esteri che nel tempo tendono a contribuire allo strangolamento dell’economia spagnola piuttosto che alla sua crescita.
    Forza paris con il partito dei sardi tennisti e golfisti!

  • Sono angosciato, nel sentire il tuo grido di allarme e di non vedere risposte e tavoli nel partito e nella società per cercare di trovare la strada e una via d’uscita. La mia federazione è tranquilla, non risponde ai richiami che arrivano dalla base, temporeggia, copia la strategia del tatticismo dalla segreteria nazionale. Siamo in giunta in Regione aspettiamo la nomina e la riconferma, senza clamore, a prescindere dalla squadra e a questo punto dal programma. Pastori, commercianti, disoccupati si stanno unendo a stanno urlando il loro disagio e chiedono risposte.
    Ci siamo complimentatii con Cappellacci quando ha restituito la fotocopia della tessera, si perché l’originale è nel suo portafoglio.
    Onorevole, parli chiaro e es ponga con chiarezza la sua posizione e indichi una strada, ci coinvolga, non tema divisioni, noi vogliamo lavorare, vogliamo essere attivi, vogliamo dire la nostra e partecipare, siamo stanchi di stare alla finestra a guardare.

  • Paolo Maninchedda

    Egregio Francesco, ecco, io non ragiono così. Non ragiono su scialuppe e tatticismi. Vorrei davvero costruire uno scenario inedito adeguato all’inedita situazione data. Non ci sono scialuppe perché non ci sono altre navi: quelle del bipolarismo stanno al bene dei sardi come le due mani nella foto. Qui bisogna rifare e farlo meglio un percorso oltre i partiti e per la salvezza della società. C’è da chiedersi in quanti siamo rimasti dal 2004 (prima dell’affidamento della vittoria del 2004 ai salottini del risentimento accademico) a credere che sia possibile una risposta storica, nazionale sarda, ai bisogni della Sardegna, oltre e diversamente dall’autonomismo e dai partiti italiani. In quanti siamo, Franco, a non voler giocare e a volerci assumere la fatica e il sacrificio di un percorso oltre il Pdl e il Pd? Perché tu sai bene che io ho la presunzione di possedere una cultura più moderna di quella imperante oggi nel Pd e nel Pdl italiani. Questa cultura ha un perimetro istituzionale, l’indipendentismo come presupposto del federalismo associazionista contrapposto al federalismo devolutivo; ha un perimetro culturale, fondato sulla secolare cultura dei diritti dell’individuo e sulla solidarietà, e non sul conflitto di classe, come motore dello sviluppo; ha un perimetro costituzionale, lo stato di diritto e quindi la definizione dei limiti del potere dello stato rispetto alle libertà individuali; ha un’etica economica fondata sullo sviluppo sostenibile, che non è lo sviluppismo dei mercati globali, e sulla difesa della libertà di impresa (gli imprenditori non sono ladri né il migliore degli stati è quello in cui tutti sono impiegati e tutto è pubblico). Di queste cose dobbiamo ragionare e capire in quanti siamo: il resto, i tatticismi, le scacchiere e gli schieramenti del gioco politico tradizionale mi angosciano, perché sono inutili.

  • Francesco Carta

    Intervento giusto e corretto, siamo tutti d’accordo sulle difficolta’ del momento. Direi che in tal modo ci si pone definitivamente dall’altra parte, qualcuno ipotizza in altri blog una fuga sulla scialuppa di bordo per raggiungere l’altra nave. Chiedo: sulla scialuppa quanti siete?
    Senza offesa per nessuno ed in particolare per lei che stimo, questa maggioranza si e’ dimostrata incapace sin dalla prima ora, costituita su logiche di potere morira’ per le stesse logiche. I Sardisti non sono da meno, anzi, sono complici consapevoli e questo aggrava il reato di ricettazione politica a cui risponderanno gli elettori al momento giusto. Rimane solo una cosa: staccare la spina e ricominciare. Solo cosi i Sardi capiranno che quelle cose che leggono sul sito sono cose vere e profonde e non solo Parole.
    Cordiali saluti
    Francesco Carta

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