Agricoltura: soldi bruciati e stato confusionale

Abbiamo fatto una battaglia estenuante la scorsa legislatura per il riconoscimento di Argea come Organismo Pagatore regionale. Lo abbiamo fatto per dignità nazionale sarda, perché è umiliante far amministrare i nostri soldi dall’Agea ministeriale italiana.

È stato fatto un percorso accidentato, difficile, amministrativamente articolato. Doveva concludersi in questa legislatura, iniziata, lo ricordiamo, più di un anno fa.

Il 18 maggio il Ministero delle Politiche agricole ha scritto al Commissario di Argea e le ha detto chiaro e tondo che l’organico dell’Agenzia non è adeguato al compito e che Argea deve mettere in atto azioni assai concrete se vuole essere riconosciuta come Organismo pagatore. Insomma, un bruttissimo alert, una pre-bocciatura. Uno scenario di desolazione e abbandono per gli agricoltori sardi; uno smacco per la politica; una conferma della sciatteria con la quale si seguono in Sardegna questioni strategiche e nazionali sarde.

Che cosa fa la Commissaria? Ovviamente (si fa per dire) scrive all’Assessora all’agricoltura e le dice che è colpa della Giunta e della gestione precedente e della normativa vigente. Vero? No, perché, come si evince dalla stessa lettera della Commissaria, la precedente Giunta ha formalizzato l’istanza di riconsocimento il 7 agosto 2018, a fine legislatura, col chiaro intento di adeguare l’agenzia alla funzione. Non solo: la gestione precedente aveva allegato anche lo schema di reclutamento, ed era giunta al riconoscimento provvisorio dell’Agenzia avvenuto nel maggio 2019 (piccolo dettaglio trascurato nella lettera all’assessore).

La nuova Giunta doveva procedere a realizzare quanto previsto dalla precedente gestione, invece si è messa a ipotizzare comandi post-elettorali per smaltire un carico di pratiche inesistente nei numeri divulgati. Altro che rafforzare l’organico nel modo pianificato: si è dato fiato al zanfrettismo della mobilità per lavorare le pratiche smaltite in automatico dal sistema! Lo avesse fatto Betta Falchi l’avrebbero cucinata con le patate e la vernaccia, in piazza, o sul camioncino della Coldiretti.

La Commissaria ricorda che lei non ha mancato di sollecitare l’Assessora sul reclutamento del personale. Perché ricordarglielo nuovamente ? Per ricordarle che da un anno non fa niente per risolvere il problema? Siamo allo scaricabrile al contrario: da valle a monte. Esercizio rischioso.

Ma non basta. Nello stesso giorno la Commissaria risponde al Ministero e gli ricorda che è tutto a posto e che si sta procedendo al reclutamento del personale, ma il riferimento è alla mobilità interna di cui sopra, quella zanfrettiana. Insomma, se si dice all’Assessore che la situazione è grave, perché si dice al Ministero che è tutto a posto indicando la mobilità post-elettorale zanfrettiana come risposta attuativa al piano a suo tempo predisposto dalla gestione precedente?

Lo si fa perché la politica sarda è in stato confusionale, in grave stato confusionale, e si affida alla prontezza delle battute e della corrispondenza piuttosto che alla profondità delle azioni e della riflessioni.

0 commenti su “Agricoltura: soldi bruciati e stato confusionale

  • Mi scuso professore, non volevo essere polemico, appunto è chiaro che la dignità nazionale non fosse l’unico né il principale motivo. La mia firma non conta, è insignificante

  • Paolo Maninchedda says:

    M. (la tua paura di firmarti evoca 007….) ma vuoi che ti dimostri quante porcate ha fatto Agea, per esempio con il refresh 2014?

  • In questa vicenda dell’organismo pagatore non dovrebbe essere invocata la dignità nazionale sarda, è una questione di efficienza, tempi, costi. Siccome costa molto (personale, sistema informativo,ecc) mentre quello nazionale è a costo zero, deve garantire efficienza e tempi rapidi. Le altre regioni che hanno seguito questa strada lo hanno fatto per efficienza e tempi, non per dignità nazionale. Non vorrei che questo sia il nostro peccato originale.

  • Soprattutto perché non c’è strategia economica. Se i soldi andassero a costruire una filiera, per esempio, sarebbe già meglio. Non si possono dare contributi senza controllare che fine fanno. Non si può dare contributi ingenti sempre agli stessi. Non si può aiutare chi ha più terre e ridurre i piccoli all’estinzione. Non si può non seguire il prodotto e favorirne la commercializzazione. Dare contributi per alleviare i costi del trasporto fuori dalla Sardegna?

I commenti sono chiusi.