Agricoltura, controlli, tarocchi e coscienza nazionale sarda

10 maggio 2012 07:5712 commentiViews: 27

lupinOggi i giornali si svegliano e, secondo il consueto copione della disinformazione disorganizzata fatta con la pancia e non col cervello, seguono l’ultima lepre che la disperazione ha messo in circolazione. Oggi le pagine sono state conquistate dal Pecorino Rumeno (fatto da italiani o da sardi immemori),  nonché da tutti gli altri formaggi che in giro per il mondo imitano i formaggi italiani e sardi. Da qui l’appello a maggiori controlli.
Se però si passa dagli appelli, che fanno crescere i lamentosi ma non risolvono i problemi, alle soluzioni, intorno alle quali matura una nuova classe dirigente forgiata dalla fatica dell’operare con giustizia, allora il quadro cambia e aumentano le responsabilità interne, dei sardi dico.
Quando feci la legge 1/2010 sugli agriturismi e sui prodotti regionali, venni assalito dai produttori sardi (dai grandi produttori sardi) perché non si inserisse, seppure forzando un po’ la normativa italiana, la clausola che prescriveva l’uso della parola Sardegna solo per quei prodotti i cui componenti fossero interamente tracciabili all’interno dell’isola. Insomma, se fosse passata questa linea, nessuno che usi grani o farine, per esempio, ucraini avrebbe potuto parlare di pasta, fresca o secca, sarda; o nessuno che fa formaggi con latte non sardo avrebbe potuto dire che si trattava di formaggi sardi (non parliamo di quelli che stanno comprando le cagliate fuori e poi rifilano i formaggi come sardi); o nessuno che coltiva ortaggi e frutta avrebbe potuto spacciare come sardi ortaggi o frutta importati e poi confezionati in Sardegna; stesso discorso vale per l’olio d’oliva. Per la carne il problema è un po’ diverso  e lo affronteremo in una seconda puntata.
Molti trasformatori sardi ritengono di non reggere la concorrenza se fossero obbligati a tenere interamente la filiera in Sardegna.
Io non sono d’accordo: i trasformatori non reggono la concorrenza perché i sardi non si sono uniti nella valutazione e gestione della distribuzione, ma l’hanno affidata o a altri o l’hanno gestita in proprio secondo i modelli da grande distribuzione italiana. Personalmente ho sperimentato sul casizzolu (la provoletta) che il controllo virtuoso della catena dal produttore al consumatore, aumenta il guadagno del produttore, migliora la qualità del prodotto e tiene il prezzo al di sotto del prezzo medio praticato dai grandi centri commerciali. In questi giorni sto ragionando sul grano: c’è chi dice che non si può pagare il grano sardo con riguardo esclusivo alla sua qualità e resa, ma che i produttori debbono accettare le dinamiche del mercato mondiale dei cereali. Discorso certamente realista e non stupido, ma è anche vero che esistono meccanismi, certamente onerosi per gli acquirenti, ma sostenibili per la qualità del prodotto offerto, per cui chi acquista ad un prezzo può assicurarsi sulle oscillazioni di mercato e così garantire qualità, remunerazione e equilibrio economico. Insomma, si può fare, a patto che si facciano le cose con una coscienza nazionale sarda, cioè con un vincolo morale che precede le leggi, iscritto nel cuore (e sappiamo che il cuore è la radice anche del male radicale di cui parlava Kant facendo imbestialire Goethe: per cui, la prima battaglia per il bene è sempre con se stessi. Si deve scegliere di essere giusti).
E’ evidente che in tutto questo conta anche mettere in campo due fattori: i controlli e una nuova politica di sostegno alle imprese agricole. Oggi cominciamo a parlare di controlli. I controlli più impattanti sulle imprese agricole, quelli che producono reddito, li abbiamo affidati agli italiani; i controlli di qualità sui prodotti certificati li facciamo noi e male. Su quelli che facciamo noi, tornerò. Oggi voglio parlare di quelli che fanno gli italiani. Oggi parliamo di Agea e di Sin.
Il SIN
Parliamo di un ente che definirei il cuore del sistema integrato agricolo. SIN gestisce in esclusiva, per conto di AGEA, il SIAN che è la banca dati dell’agricoltura Italiana (parliamo di tutti i dati di tutte le aziende agricole italiane, il cosiddetto fascicolo aziendale, dove sono contenuti tutti i dati dei terreni, dei capi di bestiame ecc ecc).
SIN gestisce questo portale e quindi gestisce per conto di AGEA le istruttorie delle domande dei PSR ( Piano di Sviluppo Rurale) delle Regioni che non hanno un organismo pagatore, come per l’appunto la Sardegna.
Per fare un esempio, se si ha una domanda bloccata di seminativi o di pascoli , ci si rivolge ad AGEA per sbloccarla. Agea, a sua volta, si rivolge a SIN.
Tramite SIN nel 2011 sono stati veicolati, per conto di AGEA, pagamenti nel settore agricolo italiano per 6, 7 miliardi di euro.
In Sardegna SIN come impatta? E’ un gioco di scatole cinesi all’italiana.
Sin, tramite le sue consociate, è la società che fa i controlli di primo livello per conto di AGEA, controlli sul benessere animale, controlli sui seminativi, controlli sulla condizionalità. AGEA dà dunque incarico a SIN di fare i controlli; SIN incarica le sue consociate; le consociate SIN incaricano a loro volta altre società (ogni passaggio è un costo) le quali incaricano liberi professionisti sardi (ultimo anello della catena che raccoglie evidentemente e briciole) che spesso sono poco formati e vanno nelle aziende a fare i controlli di primo livello per 2 soldi che gli verranno corrisposti dopo due anni, se va bene.
Sin svolge inoltre i controlli sul 5% delle domande dei GAL ( il restante 95% è in carico ad Agecontrol). Il malfunzionamento del sistema gestito da SIN ( cioè il SIAN) provoca enormi ritardi dei pagamenti agli agricoltori / allevatori ecc. Basta che ci sia una anomalia su una particella che viene foto-interpretata male che la domanda di aiuto viene bloccata, e tale può rimanere per anni se nonci si sta dietro.
Insomma , il sistema Agea, SIN, SIAN è un mostro succhia soldi che bocca il sistema e trattiene fuori della sardegna una gran quantità di denaro ( peggio di  SISAR) .
Ad Oggi ARGEA Sardegna ha circa 10.000 domande del PSR inerenti le misure agro ambientali ( Misura 214) bloccate o istruite a metà solo perche SIN le fa arrivare sino ad un certo punto nell’istruttoria e poi non li fa proseguire.
Cosa si potrebbe fare? Qui si gioca una piccola questione di sovranità: istruttorie e pagamenti dobbiamo farli noi. Questo è l’indirizzo strategico che deve essere ottenuto. Transitoriamente e solo transitoriamente, bisognerebbe ricordare a Agea che noi sardi abbiamo studiato, sappiamo fare le istruttorie e sappiamo correggere gli eventuali errori. Basterebbe dunque imporre a Sin di dare la possibilità agli operatori di ARGEA di fare le correzioni nelle pratiche dichiarate anomale.  Facendo queste cose noi ci riappropriamo di ciò che è nostro, creiamo un ceto di controllori efficienti e responsabili e abbandoniamo il sentimento di dipendenza che la burocrazia sardo-italica incentiva in modo esponenziale. Nei prossimi giorni le prossime puntate di un lungo ragionamento sull’agricoltura.

12 Commenti

  • Per Elisabetta e per i lettori:
    Leggi il link qui Sotto.

    http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201205071225564469&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Gli%20aiuti%20agricoli%20fuori%20controllo

    Questi sono proprio la banda bassotti dell’agricoltura Italiana..

    E noi Sardi dipendiamo per i nostri aiuti da questi???

    Semmus mal postos…

  • Per Elisabetta: SIN è una controllata dell’AGEA, non dell’ARgea. L’AGEA è governativa, italiana.
    Per Alberto: hai ragione, sto troppo sulla difensiva e me ne scuso.

  • sull’articolo dei controlli SIR / Argea vorrei porre una domanda, l’Argea non è di fatto l’Ente che ha sostituito a tutti gli effetti l’ERSAT? Non è quindi un Ente Regionale? e SIN? A chi fa capo? scusi la mia ignoranza, ma parlarne così senza chiarire l’effettiva posizione di queste sigle, diventa ancor più difficile identificare un percorso chiarificatore, grazie!

  • giovanni piras

    Quello che hai scritto è tutto vero, l’agricoltore, l’allevatore o l’imprenditore che dir si voglia è visto come la controparte, colui che vuole attingere dai regolamenti comunitari senza alcun diritto, con l’imbroglio, la truffa come consuetudine.
    La cosa peggiore è che nei piani di sviluppo rurale, PSR e dintorni, vedi il bando della misura 121 per l’ammodernamento delle aziende agricole, l’imprenditore non può eseguire le opere pur avendone la possibilità e la competenza, a causa di un conteggio delle ore lavorative di cui egli dispone che, risultano già occupate da un calcolo diabolico, che non ha nulla a che vedere col lavoro svolto in azienda dall’imprenditore, dalla sua famiglia e dai dipendenti. Per non parlare poi della contabilità finale dei lavori, dove tutto deve essere fatturato da terzi, perchè all’impresa agricola non è concesso di eseguire le opere in progetto, espropriandogli la possibilità di capitalizzare il proprio lavoro con i mezzi di cui dispone. Ed infine, non è sufficiente la fatturazione dei lavori e delle opere ma è necessaria anche la tracciabilità della spesa attraverso bonifici, assegni bancari ed estratti conto (non credo che nei lavori pubblici funzioni così, si controllano i lavori se sono stati eseguiti a regola d’arte come da contabilità finale allegata).
    Potrei continuare per giorni a descrivere le trappole, i sospetti messi in atto dai cosidetti funzionari il più delle volte incapaci messi a guardia di una macchina infernale posta ai danni degli operatori delle campagne.
    Paolo perchè di questi problemi non se ne occupa anche il partito?
    Con rinnovata stima: forza paris

  • Giovanni Cossu

    Mi permetta una semplice domanda, ma i soldi per pagare questi personaggii? Chi li mette?.
    Mi pare di capire che qui ce’ un magna magna generale tra chi fa controlli e chi fa i controlli sui controlli.
    Il risultato, se non sbaglio, mi pare che sia che a noi pastori non rimane nulla e questi si prendono i nostri soldi per fare dei controlli non controlli.
    Le associazioni di categoria non fanno nulla in merito se non incassare la tessera e i compensi ben pagati per farci le pratiche..
    Cari colleghi allevatori.. Custos murghene a nois.. E murghene in cravata

  • Non deve mettersi sulla difensiva ogni volta che un lettore commenta un suo articolo. Lei la sua parte la sta facendo e anche bene. Però io e tantissimi altri vorremmo che i fatti di Quirra impegnino il consiglio regionale, subito!!!! Le chiedo per favore che lei se ne faccia promotore visto che i suoi colleghi hanno impegni più urgenti quali referendum e annesse leggine di riordino degli enti!! Si tratta della nostra sovranità che in questo momento viene difesa da un uomo degni e rispettabile qual è il procuratore Fiordalisi

  • Egregio Alberto, cosa dovrei fare? È Fiordalisi in ritardo rispetto a me, non io rispetto a lui. Sulla magistratura poi ho imparato a aspettare il suo lungo corso.

  • Mentre si discetta di agricoltura, il procuratore Fiordalisi, di italiote origini, fa una deposizione fiume in Senato sui fatti di Quirra. Che aspiri più costui di noi cittadini sardi all’indipendenza?

  • Mi permetto, se a qualcuno le venisse voglia di leggere, di segnalare agli internauti questo link.
    Articolo quanto mai attuale..

    http://letaschepiene.it/2011/08/17/tornare-indietro-per-guardare-avanti-di-franco-selmin/

  • Ma tutte queste strutture, sovrastrutture, cunicoli hanno un padre e una madre? Può il cittadino, anche il più attrezzato, non sentirsi impotente messo di fronte a un simile casino?
    Va bene la coscienza nazionale, l’assunzione di responsabilità, ma da qui se ne esce solo con il machete. Sig. Galistu non sfidi a duello.

  • Onorevole.
    Come sua consuetudine ha fatto centro…
    La nostra sovranità passa sicuramente pure tra queste cose molto importanti.
    Per i nostri agricoltori e pastori è basilare avente un referente in loco.
    Per qualsiasi cosa oggi ci si rivolge a questi mostri succhia soldi che vivono alle nostre spalle,se almeno faccessero i controlli come si deve e sbloccassero le pratiche poco male..
    Onorevole faccia in modo che la regione o chi di competenza si muova al fine di attivvare ( chiamiamola agenzia di pagamenti regionale)
    Solo cosi potremo risolvere qualche problemino in più e lasciare la quota spesa per i controlli in Sardegna e non a queste sanguisughe

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