Agonia o rinascita?

1 maggio 2013 07:073 commentiViews: 9

I numeri sono lì, chiari come sempre. Ieri c’è stata la votazione per il passaggio agli articoli della Manovra Finanziaria della Regione Sardegna. Il passaggio agli articoli, tecnicamente, è il momento in cui il Consiglio decide se procedere o non procedere con l’esame di una legge. Risultato: 35 a favore, 31 contro, 5 astenuti. È chiaro che la Giunta non ha i numeri per continuare a governare serenamente. Per averli deve garantire, ogni volta che si riunisce il Consiglio, la presenza degli assessori in Aula e deve precettare tutti i compoennti della maggioranza a stare in Aula: non è semplice.
Io, da tempo, dichiaro che sarebbe meglio andare a votare. Si ha paura del voto, si parla dell’antipolitica, del rischio deriva qualunquista. Sono rischi reali, ma è più rischioso l’ultimo anno di legislatura in queste condizioni e in preda alla paura. Con certezza non sarà in quest’anno che si faranno le riforme non fatte prima. Con certezza ci sarà chi, proprio in preda alla paura della rielezione, avrà comportamenti più clientelari che virtuosi. Con certezza l’economia sarda ha bisogno di interventi strutturali coraggiosi, direi quasi indifferenti alla logica del consenso a breve termine. L’unica possibilità di una rinascita sta in un nuovo inizio, non in un’agonia.

 

3 Commenti

  • Gli indipendentisti seri hanno maturato il concetto della piena sostenibilità della Nazione Sardegna nel contesto pan-europeo-mediterraneo.
    Sono consapevoli della unicità della Sardegna e della sua vunerabilità.
    Non a caso non si fidano dei facili entusiasmi di chi vuole una semplice autonomia sotto mentite spoglie o di chi – scambiando la Sardegna per la terra promessa – viene per farci sopra i propri sporchi affari.
    E non si fida nemmeno di chi vuole colonizzare l’isola sapendo che i sardi sono ben pochi in un territorio enorme…

  • Silvia Lidia Fancello

    Buongiorno, ho letto con interesse l’articolo del Prof. Melis, proposto da Rossella. Contiene tanti concetti e ognuno da solo potrebbe sviluppare un bel dibattito. Io mi permetto di estrapolarne almeno uno perché, lo ammetto spudoratamente, mi serve per nobilitare una voce, un’esigenza che scaturisce con sempre più insistenza negli amichevoli incontri fra indipendentisti che nel nostro piccolo stiamo promuovendo da qualche tempo. Il soggetto di questi dibattiti, neanche a dirlo è l’indipendenza, ma…

    “Quali implicazioni per chi invece vorrebbe proporre cambiamenti anche significativi?
    La prima implicazione è che occorre prendere atto del fatto che, probabilmente, il progetto alternativo non è stato ancora costruito in modo adeguato, oppure esso appare confuso, o ancora risente di una comunicazione inefficace. Tutte ragioni, queste e altre che possono individuarsi, tali che impediscono nei fatti al progetto di essere percepito da chi dovrebbe legittimarlo con il proprio voto come utile e non troppo difficile da realizzare.
    Quali implicazioni per chi invece vorrebbe proporre cambiamenti anche significativi?
    La prima implicazione è che occorre prendere atto del fatto che, probabilmente, il progetto alternativo non è stato ancora costruito in modo adeguato, oppure esso appare confuso, o ancora risente di una comunicazione inefficace. Tutte ragioni, queste e altre che possono individuarsi, tali che impediscono nei fatti al progetto di essere percepito da chi dovrebbe legittimarlo con il proprio voto come utile e non troppo difficile da realizzare”.

    Il Prof. Melis, non avrebbe potuto interpretare meglio ciò che ormai ogni convinto indipendentista ha maturato dentro.
    Grazie Rossella per questa lettura.

  • Riporto un interessante e curioso ragionamento del Prof. Melis, che per me è stato spunto di riflessione, in special modo sulle motivazioni che spingono l’individuo ad esercitare il cambiamento in ambito politico.
    http://grandeovest.com/2013/04/22/a-passeggio-tra-dogmi-e-valori/

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