La variazione di bilancio più ricca della storia dell’Autonomia, oltre due miliardi di euro, difficilmente sarà ricordata per avere aperto una stagione di riforme all’altezza delle emergenze sarde – sanità, lavoro, sviluppo, trasporti – ma potrebbe finire agli atti per un risultato molto più politico: avere mandato per aria, almeno per ora, il progetto di consegnare il sistema aeroportuale sardo a un monopolio privato.
La manovra approvata dal Consiglio regionale sembra infatti avere assestato un colpo quasi mortale alla holding unica delle gestioni aeroportuali immaginata per riunire sotto un’unica regia Cagliari, Olbia e Alghero, con il fondo F2I in posizione dominante. Un’operazione presentata come razionalizzazione industriale e che invece, fin dall’inizio, ha mostrato il suo vero tratto: l’arretramento del controllo pubblico su infrastrutture strategiche per l’isola e la marginalizzazione della Regione dentro una partita decisiva per la mobilità dei sardi.
La prima frenata era arrivata martedì, quando l’assessore del Bilancio Giuseppe Meloni (Pd), con un emendamento orale, ha spostato al 2027 i trenta milioni di euro che la Regione avrebbe dovuto stanziare nel 2026 per accompagnare la nascita della holding aeroportuale. Non un dettaglio tecnico, ma un passaggio sostanziale. Quei trenta milioni erano infatti uno dei cardini del Term sheet sottoscritto alla fine di aprile e avrebbero dovuto costituire il contributo regionale all’operazione che, entro il 30 settembre, avrebbe dovuto condurre all’intesa finale tra F2I, Camera di Commercio di Cagliari e Regione.
Tradotto dal linguaggio notarile a quello politico: soldi pubblici sardi per consentire a un fondo privato di consolidare il proprio controllo sugli aeroporti dell’isola, mentre alla Regione sarebbe rimasta una quota inferiore al 10 per cento e un ruolo sostanzialmente ornamentale nelle scelte strategiche.
Il colpo più duro, però, è arrivato il giorno successivo, cioè ieri, con l’approvazione di un ordine del giorno che cambia radicalmente il quadro politico. Il documento, primo firmatario il capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca, è stato votato all’unanimità dall’Aula e impegna la Giunta a chiedere alla Camera di Commercio di Cagliari la cessione di quote di Sogaer, la società che gestisce l’aeroporto di Cagliari, e in ogni caso a garantire una maggioranza azionaria pubblica nell’eventuale holding unica degli aeroporti sardi.
È difficile sottovalutare la portata di questo passaggio.
Se il rinvio dei trenta milioni rappresenta una brusca frenata finanziaria, l’ordine del giorno segna una smentita politica quasi frontale dell’impianto contenuto nel Term sheet. Perché il documento sottoscritto in primavera andava in direzione esattamente opposta: consolidamento del ruolo di F2I, ingresso minoritario della Regione, rafforzamento dell’asse privatistico. Ora invece il Consiglio dice che, se holding deve esserci, il controllo deve restare pubblico.
Siamo dunque di fronte a un cambio di linea vero, non a un semplice incidente procedurale.
Ed è ancora più significativo che né la Giunta né la maggioranza abbiano sentito il bisogno di spiegarlo.
Sul rinvio dello stanziamento è stata offerta una motivazione generica – la necessità di ulteriori approfondimenti – mentre sull’impegno a garantire la maggioranza pubblica è calato un silenzio ancora più eloquente.
Nessuna spiegazione politica, nessuna assunzione di responsabilità, nessun tentativo di chiarire perché ciò che fino a poche settimane fa veniva trattato come un percorso ormai segnato sia diventato improvvisamente un dossier da maneggiare con cautela.
Eppure i motivi per frenare non mancavano affatto.
Già il 10 luglio, nell’udienza di parifica del bilancio regionale, la procuratrice regionale della Corte dei Conti Valeria Motzo aveva espresso rilievi pesanti sul progetto di fusione e privatizzazione degli aeroporti sardi, definendo poco chiari gli aspetti relativi alla partecipazione finanziaria della Regione e ai reali poteri di controllo pubblico nella futura holding. Osservazioni tutt’altro che marginali, che toccavano il cuore dell’operazione: la sproporzione tra risorse pubbliche impiegate e peso effettivo riconosciuto al socio pubblico.
A questo si aggiungevano la contrarietà del centrodestra, le riserve espresse persino dai sindacati e, soprattutto, il contenzioso ancora pendente davanti al Tribunale di Cagliari sul ricorso contro la fusione di Sogeaal in Sogaer, promosso dalla precedente Giunta a guida sardista.
Un giudizio rimasto sospeso, finora, attraverso una sequenza di richieste di rinvio: quattro, per la precisione.
E non è un dettaglio secondario, perché proprio il congelamento del contenzioso figurava tra le condizioni previste nel Term sheet, con effetto immediato.
La contraddizione era troppo vistosa per non produrre prima o poi un corto circuito politico: da una parte la Regione in giudizio contro una delle operazioni societarie che preparano la concentrazione aeroportuale; dall’altra la stessa Regione pronta a mettere trenta milioni sul tavolo per entrare in società con il fondo privato che da quella concentrazione avrebbe tratto il massimo vantaggio.
Una postura difficilmente difendibile sul piano politico e forse persino su quello istituzionale.
Eppure, fino a pochi giorni fa, il Campo Largo aveva fatto finta di non vedere.
Oggi, invece, lo scenario è cambiato.
La privatizzazione dell’aeroporto di Cagliari senza gara pubblica e la nascita di una holding aeroportuale a controllo privato appaiono più lontane di quanto non fossero in primavera, quando la Giunta Todde e i suoi interlocutori privati sembravano avere impresso una forte accelerazione all’operazione. Non è detto che il progetto sia definitivamente tramontato, ma è evidente che la traiettoria lineare immaginata fino a poche settimane fa si è spezzata.
Resta ora da capire che cosa abbia davvero provocato questa brusca frenata di mezza estate.
Se si tratti di un ripensamento politico, di un’esplosione tardiva di contraddizioni sempre presenti, o del timore che un’operazione troppo sbilanciata in favore dei privati non possa più essere difesa né tecnicamente né pubblicamente. Le prossime ore diranno se la Giunta vorrà finalmente chiarire, oppure continuerà a rifugiarsi nell’arte, ormai ben collaudata, del rinvio e dell’ambiguità.
Per ora una sola cosa appare chiara: sul dossier aeroporti il governo regionale non sta guidando.
Sta reagendo.
Male, tardi e senza rotta.
Più che navigare a vista, vola con i radar spenti, sperando che nessuno si accorga della turbolenza prima dell’atterraggio.

Io attendo novità sul caso stadio e Abbanoa.
La Corte dei Conti, sull’argomento, ha esplicitato una analisi non da poco. Magari ha instillato non una ma millanta pulci nell’orecchio di qualche istituzione e/o qualcuno. È giusto un mio punto di vista! Ad maiora,!
Beh, Ariovisto, si totu «l’Aula» at aprovadu su «ripensamento» za l’ant a àere iscritu puru, fintzas si s’Assessore l’at propostu solu «orale». E “scripta manent”, che a medas àteras “scripta“.
Ma «Se c’è il ripensamento è positivo» est unu perìudu ipotéticu comintzadu cun sa congiuntzione “dubitativa”, ipotetica, «SE» de sa “protasi”, solu pro una “apódosi” «è positivo».
Ma fintzas chentza andhare a pessare, male, chi «l’Aula» est una tana de margianes/grodhes e trasseris, a mie (chi pagu mi ndhe intendho de margianerias e Cossizos) mi ammentat prus sa «aula» de sos iscolanos chi segundhu sa die est prena a istibbu, totu sas cradeas ocupadas, ma segundhu sa die… chie s’est intesu male, chie s’est irmentigadu, chie si ndh’est pesadu tardu e at àpidu s’iscola serrada, chie teniat àteru de fàghere prus urzente e chie at solu “marinato la scuola”, e s’àula, all’unanimità, fit solu mesu prena.
E a donzi modu s’«Aula» “nostra” est su logu de sessanta «seggi» o “scannus”, chi bi fint totu ma no votant nudha e prus de unu corpu «quasi mortale alla holding unica» de su “Term sheet” (lampu si serbit s’inglesu pro informare e fàghere a cumprèndhere sa zente ‘guvernada’!) lu tia nàrrere una «battuta d’arresto».
E pro como isetamus cun custa. Poi si vedrà.
Se c’è il ripensamento è positivo. Non ci può interessare altro. Però scriviamolo (che è stata fatta cosa buona è giusta).
A dx almeno in questa faccenda, fin dalla Giunta Solinas, parrebbero essere stati, abbastanza coerenti. La maggioranza attuale più che super frammentata, appare senza una idea di governo e la Giunta sa di dilettantismo allo sbaraglio. È davvero curiosa la marcia indietro. Ma ancora più curioso a moo parere è sollevare proprio ora la scusa di “la necessità di ulteriori approfondimenti”. Come minimo è un mix di approssimazione + superficialità + sicumera. In ogni caso se l’operazione riuscisse sitto mentite spoglie ad andare in porto non solo sarebbe fallimentare per una oarte della Sardegna (è facile imnaginare quale) ma di sinistra non avrebbe neppure la maschera di carnevale.
Egregio, terza opzione sulla causa del rocambolesco dietrofront: il combinato disposto della causa ancora pendente nanti il Tribunale di Cagliari + le pesanti osservazioni della Corte dei Conti hanno portato un bisbiglio dei sonnecchianti di piazza Repubblica che nulla avrebbero potuto di fronte all’unica scelta di un certo tintinnio.
L’Italia (la Sardegna) s’è desta? Saluti.
può aver influito il caso della cessione dell’aeroporto di Catania dove è andato a gara e F2i sta partecipando quindi a Catania mette soldi e la Regione Sicilia ci guadagna qui invece è all’incontrario la Regione paga F2i , poi perchè non prendere in considerazione le proposte del Ministero perchè si stanno intestardendo
Gentile Silvio Vinci,
Biglietti aerei a 50€..uno scontone perenne finanziato con i soldi delle nostre tasse, mi pare una idea irrealizzabile, così come i voli ad altissima frequenza.
La frequenza dei voli è decisa dalle compagnie aeree, non certo dall’aeroporto.
Ai sardi non importa di certo avere voli a raffica, la gente lavora, non è come prendere il bus del CTM o andare al cinema. In pochissimi, forse solo ricchissimi pensionati o ereditieri nullafacenti, possono permettersi di volare quando gli pare e dove capita. Ma per questi ci sono gli aerei privati.
Sarebbe uno scenario a dir poco bizzarro: il privato prende vagonate di soldi pubblici per diventare socio di maggioranza di una infrastruttura strategica, in precedenza pubblica, traendone utili da sogno, e poi si agevola il traffico aereo con biglietti a €50 tramite ulteriori aiuti di stato? Se questo è quanto si auspica, chiedo di essere quantomeno perplesso.
Cerchiamo di capire cosa è e non è a vantaggio dei sardi. Se la gestione degli aeroporti ha un puro significato speculativo , commerciale e di business , credo che i sardi , come utenti di tali aeroporti, possano si, beneficiare dei numerosi voli disponibili (pensati però per i turisti che vengono), ma anche rischiare di vedere tutte le opportunità concentrate in tre mesi e perciò rimanere sempre e comunque isolati nei mesi invernali. Ai cittadini sardi interessa solo una cosa , avere 5 voli diretti disponibili 7/7 e 12/12 , nei principali aeroporti italiani con la CT, e un ventaglio di scelte strategiche in Europa. Amen. Poi sulla CT, c’è da rimarcare una cosa , il costo. Se la Regione ci mette denaro, non si possono spendere 120 -140€ AR per Milano o Roma. Il costo non deve superare i 50€.
In questa retromarcia c’è un elemento che pesa più di quanto si voglia ammettere: la causa promossa dalla stessa Regione quando Antonio Moro era assessore dei Trasporti contro l’operazione di concentrazione aeroportuale.
Le maggioranze cambiano, ma la Regione è sempre lo stesso soggetto istituzionale: diventa difficile sostenere davanti a un Tribunale determinate ragioni a tutela del controllo pubblico e, contemporaneamente, finanziare un progetto che va nella direzione opposta.
Forse il rinvio dei 30 milioni e la richiesta improvvisa di una maggioranza pubblica non sono affatto casuali. Quella causa è ancora lì e, politicamente e giuridicamente, pesa sulla testa di chi oggi vorrebbe portare avanti l’operazione.
Dico la mia, molto umilmente: tra un anno, o forse meno se si vota in primavera, ci saranno le elezioni e con la possibilità di un sostanziale quasi pareggio, ogni voto conta. E secondo me, privatizzare Elmas sarebbe un fatto talmente grande che gli elettori difficilmente perdonerebbero, con conseguente emorragia di voti per i partiti del campo largo.
In caso di risultato positivo per il campo largo, vedo come sicura una accelerata con l’aeroporto messo nelle mani di F2i; il rallentamento di questi giorni è dovuto, secondo me, all’opinione pubblica fortemente contraria e non certo causato dai rilievi della Corte dei Conti, altrimenti altri sprechi sarebbero stati evitati, vedi il progetto del Ponte sullo Stretto.
Resto comunque dell’idea, a prescindere dall’esito di questa operazione, che cedere un patrimonio pubblico come lo scalo di Cagliari-Elmas ai privati, e pure pagando per una quota di minoranza, sia totalmente errato. Come sia stato possibile concepire tutto questo, è un qualcosa che dovrebbero spiegare. La Sardegna ha tanti problemi da risolvere, l’aeroporto non è certo tra questi.
Anche se ci sono alcuni partiti di maggioranza contrari la retromarcia e’ clamorosa in quanto si diceva che sarebbe stato approvato comunque. Politicamente l’approvazione dovrà essere spiegata. Soprattutto da chi prima era favorevole.