Istruzione, Politica

Abbasanta 23/9: l’inizio dell’unione dei sardi senza padrone

Posso sbagliarmi, ma si sente un’aria verso l’assemblea di domenica che non si sentiva da moltissimo tempo in Sardegna.
Si sente l’aria di chi non vuole camminare in fila indiana dove dicono altri.
Il veto di ieri da parte della Lega-Psd’az e di Fratelli d’Italia è stato vissuto come una liberazione da tutti.
Il confine tra gli interessi legittimi e nazionali dei sardi e gli interessi e i poteri italiani è diventato più chiaro.
Noi da una parte, loro dall’altra.
Noi sappiamo di volere poteri, libertà e sviluppo e sappiamo che i governi italiani sui poteri non trattano, reprimono.
Noi sappiamo di essere spolpati da due secoli di sistema fiscale calibrato sul Nord e per il Nord. Loro parlano di sgravi: noi vogliamo i poteri fiscali, i poteri di decidere e calibrare le aliquote.
Noi sappiamo che il Nord ha 34.200 euro pro capite e il Sud e la Sardegna poco più di 18.00 e sappiamo che questo è il frutto di governi di due secoli i cui presidenti del Consiglio sono stati per il 70% del Nord.
Noi sappiamo che noi siamo immersi nel Mediterraneo mentre i governi italiani hanno abbandonato il Mediterraneo lasciandolo alla Francia.
Noi lo sappiamo.
Noi sappiamo ciò che ha fatto l’Agenzia delle Entrate in Sardegna. Noi lo sappiamo e abbiamo chiesto (e lo otterremo) l’istituzione di una commissione d’inchiesta sull’operato del fisco in Sardegna.
Noi sappiamo che l’Italia ci ha rubato negli anni con tutti i governi miliardi di tasse che dovevano rimanere in Sardegna.
Noi lo sappiamo.
Noi sappiamo benissimo che le università più incentivate dallo Stato sono quelle del Nord.
Noi sappiamo che ci paghiamo tutto e nonostante questo fatto evidente si pretende di indicarci come organizzare trasporti, scuola, istruzione.
Noi lo sappiamo.
Ma oggi sappiamo anche che siamo sufficientemente saturi del dominio occulto dello Stato e del disprezzo esplicito di molti poteri non sardi e sufficientemente colti per guidare il nostro riscatto.
Gramsci aveva ben descritto il senso di rabbia e di ribellione che ogni sardo prova da secoli (ne parla spesso Franciscu Sedda). Lo riporto qui oggi, ma con un’avvertenza: oggi siamo più istruiti, razionali e competenti di allora. Oggi sappiamo non come ribellarci ma come conquistare i poteri che ci spettano, oggi sappiamo governare.
Scriveva Gramsci:
«Che cosa mi ha salvato dal diventare completamente un cencio inamidato? L’istinto della ribellione, che da bambino era contro i ricchi, perché non potevo andare a studiare, io che avevo preso dieci in tutte le materie nelle scuole elementari, mentre andavano il figlio del macellaio, del farmacista, del negoziante in tessuti. Esso si allargò per tutti i ricchi che opprimevano i contadini della Sardegna ed io pensavo allora che bisognava lottare per l’indipendenza nazionale della regione: “Al mare i continentali”. Quante volte ho ripetuto queste parole». (Gramsci, 6 marzo 1924).