La rovina dei sindaci Non so quanti abbiano mai partecipato a un’assemblea di azionisti di una Spa, pubblica o privata poco importa, che debba decidere della diminuzione del suo capitale. Ebbene, i Sindaci dei Comuni della Sardegna stanno per essere convocati per un’Assemblea straordinaria dei soci per decidere la diminuzione del capitale della società. Personalmente, per stanare il clima omertoso che si registra dietro questa vicenda ho fatto un primo accesso agli Atti, chiedendo i verbali del Comitato Istituzionale d’Ambito e della Commissione per il controllo analogo di Abbanoa. Mi riservo di fare altrettanto con il parere dello studio Bonelli Erede e dell’advisor finanziario, citati nelle delibere Egas.
Le balle Erroneamente i vertici di Abbanoa e la Giunta regionale parlano in questi giorni di “restituzione” dei soldi alla Regione.
No, non di restituzione si tratta perché non si trattava di un prestito.
Si tratta di voluta diminuzione del capitale sociale.
Ebbene, una cosa così grave sta avvenendo senza lo straccio di una legge e di una delibera di Giunta che lo preveda.
Il percorso che aveva portato alla costituzione di Abbanoa e alla sua capitalizzazione è contrappuntato da leggi e delibere che non possono essere ignorate, come invece si sta facendo.
Voglio dare un contributo di ordine a questa discussione, richiamando il percorso legislativo e amministrativo che ha accompagnato Abbanoa.
Riepilogo Nei giorni scorsi ho dato notizia dell’incredibile delibera del Comitato Istituzionale d’Ambito che ha deciso di non procedere a bandire la gara per il Servizio Idrico Integrato della Sardegna, nonostante la Regione non abbia assunto alcuna delibera in tal senso e nonostante gli atti per bandire la gara siano stati preparati dagli uffici dell’Egas.
Questa vicenda è segnata dalla disinformazione e dall’ignoranza.
La Presidente della Regione continua a parlare della sua difesa dell’acqua pubblica.
È una trovata pubblicitaria.
L’acqua è pubblica non per volontà politica della Todde, ma per forza normativa.
La tariffa è fatta dall’Egas, ente regionale.
Il Piano d’Ambito, cioè la Pianificazione e la Programmazione, è affidata sempre all’Egas.
Lo schema degli acquedotti e delle fognature è pure in capo all’Egas.
Il Piano degli investimenti è in capo all’Egas.
L’acqua grezza, cioè i bacini e le dighe, sono affidate all’Enas, altro ente regionale.
Tutto è pubblico in questo settore.
Se c’è una cosa che nopn rispetta nel regole del pubblico è la politica subdola messa in atto da questa Giunta.
Vediamo perché. L’Egas ha dato in gestione il Servizio Idrico, né più né meno come i Comuni danno in gestione la raccolta dei rifiuti. A nessuno viene in mente di dire che la raccolta dei rifiuti non sia una competenza comunale, ma nessuno si stupisce se a farlo materialmente sia una società che vince un appalto.
Fino ad oggi il Servizio è stato svolto da una società in house della Regione e dei Comuni (con l’impegno, previsto dalla legge e non mantenuto dalla Regione, di cedere le proprie quote eccedenti il 20% del capitale ai Comuni). La Regione, che l’ha costituita e capitalizzata, ha preso impegni con l’Unione Europea, che ha autorizzato sia la costituzione che la capitalizzazione e la ristrutturazione della società con denaro pubblico, che il Servizio sarebbe andato a gara nel 2025.
Abbanoa era assolutamente nelle condizioni, se ben gestita, di fare due cose:
1) riuscire a strappare un ulteriore periodo di gestione in house dimostrando capacità e efficienza in sede europea;
2) rafforzarsi con l’ingresso di un socio privato (con caratteristiche specifiche di settore) nel capitale, in posizione di minoranza, per aumentare le sue possibilità di vincere la gara.
Invece, Abbanoa, dall’insediamento del nuovo Cda ha perseguito la strada di evitare la gara e non migliorare i propri standard di efficienza, avendo come obiettivo il mantenimento in condizioni di inefficienza, ma anche di stretto controllo politico, della gestione del Servizio.
La scomparsa dei controlli, la comparsa del dominio politico Gli uffici dell’Amministrazione regionale che vigilano su Abbanoa sono i seguenti:
1) Assessorato degli Enti Locali (al quale la competenza è stata trasferita dopo la scomparsa dell’Assessore Frongia, perché fino a quella data il controllo era in capo ai Lavori Pubblici);
2) Il Distretto Idrografico, improvvisamente silenziato e ammutolito ma che, alla luce delle leggi e delle delibere precedenti ha precisi compiti di vigilanza su Abbanoa;
3) la Sfirs, che ha sempre compilato le relazioni di sostenibilità finanziaria delle iniziative di Abbanoa.
Viceversa da due anni tutti questi enti tacciono. Nessuno controlla. Nessuno scrive.
Prima partecipava come delegato del Presidente della Giunta l’assessore competente, adesso, invece, vi partecipa il Capo di Gabinetto della Giunta (parrebbe che vi sia un problema di incompatibilità tra l’assessorato agli enti locali e gli organi di sindacato di Abbanoa), ma a leggere l’ultima delibera dell’Egas la Regione non si è mai espressa rispetto alle sue intenzioni neanche in quest’organo (il quale, dunque, ha preso decisioni alla cieca e nessuno mi toglie dalla testa che la delibera è stata condizionata dagli accordi per il rinnovo delle cariche di Egas che sono molto ben remunerate).
Il confronto con il percorso normativo precedente Il percorso che sta portando alla decapitalizzazione di Abbanoa sta avvenendo con la pratica del suggerimento e dell’induzione (e anche con quella del pollo cui lasciare il cerino in mano), non con quello chiaro delle leggi e delle determinazioni conseguenti.
Ripercorro, per dare un’idea di come siano state fatte le cose, l’iter della costituzione e capitalizzazione di Abbanoa.
Abbanoa nasce nel 2005 per adempiere a un obbligo di legge, quello imposto dalla legge Galli (36/1994), la quale (udite udite) “ha riformato la gestione del servizio idrico in Italia, introducendo il concetto di Servizio Idrico Integrato (SII). Ha previsto l’accorpamento della gestione del ciclo completo dell’acqua (dalla captazione alla depurazione) a livello di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), affidandolo a un unico gestore industriale basato su tariffa. L’obiettivo era superare la frammentazione, migliorare l’efficienza, garantire gli investimenti e creare economie di scala.
Abbanoa nasce assumendo come suo strumento di pianificazione e di programmazione il Piano d’Ambito elaborato dalla Giunta Pili (che veniva dalla battaglia durissima contro uno dei peggiori periodi siccitosi della storia della Sardegna e aveva finanziato e realizzato alcune delle più importanti connessioni tra i bacini idrici sardi, in modo da supportare con le riserve dei bacini capienti le ristrettezze di quelli siccitosi). Questo Piano d’Ambito ha in sé una bufala: per tenere bassa la tariffa, ha previsto che la popolazione della Sardegna aumentasse nel corso degli anni. Come sappiamo così non è stato, per cui la tariffa sarda è assolutamente al di sotto dei valori di efficienza che dovrebbero caratterizzarla. I costi per portare l’acqua in tutti gli angoli di questo vasto territorio, se fossero coperti da tariffa, porterebbero quest’ultima ai livelli di quella di Parigi (che è molto alta).
La tariffa politica In sostanza, il Piano d’Ambito di Pili prese la strada della tariffa politica, una strada forse obbligata ma scivolosa per chi poi concretamente deve gestire il Servizio.
La Giunta Soru è quella che governa la confluenza di tutti i gestori idrici sardi (E.S.A.F. S.p.A. (Ente Sardo Acquedotti e Fognature), S.I.M. S.r.l. (Società Intercomunale del Medio Campidano, con sede a Cagliari), S.I.I.NO.S. S.p.A. (Servizio Idrico Integrato del Nord Ovest Sardegna, con sede a Sassari), Govossai S.p.A. (con sede a Nuoro).
Una società senza capitali Per una folle scelta politica, Abbanoa fu l’unica società in Italia, nata dalla legge Galli, che non venne capitalizzata. Gli enti che andarono a costituirla portarono in dote impianti, personali e anagrafiche (sporchissime, con molti indirizzi degli utenti campati per aria), ma neanche una lira di liquidità. Inevitabilmente, Abbanoa nacque non solo in deficit, ma immediatamente fu costretta a una grave esposizione con le banche.
La lotta per la capitalizzazione La Giunta Cappellacci fu quella che dovette gestire la gravissima crisi finanziaria di Abbanoa e lo fece con una serie di delibere.
Le elenco: Del G.R.31/10 del 6.8.2010 (approvazione ddl concernente iniziative a sostegno del SII “nuova disciplina in materia di organizzazione del SII”); del. G.R. n. 33/18 del 10.8.2011 (iniziative a sostegno del SII); Delibera giunta regionale n. 49/6 del 7.12.2011 (istituzione del fondo regionale di garanzia, come misura di salvataggio); del. 35/1 del 28.8. 2013 (adozione provvedimenti urgenti per garantire la continuità del servizio idrico integrato, in particolare si prevede un trasferimento di fondi fino a 40 mil.euro da parte della Regione, per coprire spese urgenti di Abbanoa, configurandosi quale anticipazione su fondi già pianificati).
È in questo quadro che Abbanoa finisce di fronte al giudice fallimentare su richiesta della Procura di Nuoro e ci finisce per la follia politica di pretendere che essa viva del circolante, cioè del flusso dei pagamenti (peraltro, allora una larga parte della politica speculava sul fatto che l’acqua essendo di tutti non dovesse essere pagata), senza tener conto che i costi sono fissi e i ricavi invece seguono una curva non una retta, cioè non sono costanti, e che dunque senza robustezza finanziaria si finisce inevitabilmente a aumentare il debito in modo esponenziale.
La Giunta Cappellacci propone dunque all’Unione Europea un piano di capitalizzazione e di ristrutturazione che viene approvato con decisione C (2013) 4986 del 31 luglio 2013. Questo piano ha previsto una serie di misure compensative per minimizzare le distorsioni alla concorrenza oltre alla riorganizzazione dei processi gestionali: un processo di capitalizzazione (142 mil. su più anni, per rafforzare la struttura patrimoniale dell’Azienda); il ripristino della redditività a lungo termine di Abbanoa entro il 2017, in modo da RIENTRARE nell’aiuto alla ristrutturazione; la riduzione al 2025, il luogo dell’originario 2028, quale termine ultimo della concessione. Prevedeva inoltre che dopo la scadenza “anticipata” della concessione, si facesse una gara pubblica aperta, trasparente e non discriminatoria per l’affidamento della concessione del servizio idrico integrato.
Con la Giunta Pigliaru si decide di capitalizzare la società dando corso alla decisione dell’Unione Europea 4986 che autorizzava l’aiuto di Stato: del G.R. 60/11 dell’8.11.2016 (autorizzazione alla sottoscrizione dell’aumento di capitale da parte della Regione per annualità 2016); del. 49/51 del 27 ottobre 2017 (aumento di capitale legato al piano di ristrutturazione approvato dalla C.E. 4986); del G.R. n. 37/3 del 14.12.2022 (mandato a negoziare con la C.E. una modifica della Decisione C (2013) 4986 final, in particolare sulla durata della concessione).
Abbanoa, per consolidare la gestione, contestualmente alla capitalizzazione, riesce ad ottenere un prestito dalla Bei che, unito al capitale, ha finalmente dato alla società quella floridezza di cassa che la rende capace di gestire serenamente il flusso delle riscossioni, la gestione dei costi, la realizzazione degli investimenti.
Tutto questo percorso è stato contrappuntato da una serie di leggi regionali, che elenco: l.r. 1/2009, art. 4, c.6; l.r. 3/2009 art. 7, c. 12; l.r. 12/2011 art. 6 (prevede strumenti di ingegneria finanziaria…fondi di garanzia); l.r. n.4/2015 (istituzione di EGAS); l.r. 5/2015 prevede ulteriori stanziamenti per capitalizzare Abbanoa: 20 mln nel 2015, 15 nel 2016 e 10 nel 2017; l.r. n.25/2017 (modifica della l.r. n. 4/2015 sull’Egas).
Le latitanze A fronte di un’operazione così complessa, accompagnata da metri cubi di documenti, analisi e certificazioni, adesso si sta andando a decapitalizzare sulla base di due pareri forniti dalla società e del buon cuore del presidente uscente dell’Egas che, a fronte di una Regione muta e inattiva, chiede alla Regione di pronunciarsi sulla decapitalizzazione di una sua società e sulla volontà di tradire gli impegni presi con l’Unione Europea.
Ma il Collegio Sindacale di Abbano dov’è?
Ma la Corte die Conti dov’è?
Dov’è l’Assessorato agli Enti locali?
Dov’è il Distretto Idrografico?
Dov’è la Sfirs?
Tutti tacciono.
Cinquecaschili governa non più con le parole e con gli atti, ma con l’alzata di ciglio.

Puntualissima (e sacrosanta) ricostruzione storica, in particolare per la conclamata sottocapitalizzazione della società fin dalla nascita, a seguito dell’aggregazione dei 4 gestori idrici.
Per la parte di stretta attualità, è stupefacente come l’argomento della “restituzione” non sia stato oggetto di dibattito pubblico, anche a seguito dei suoi interventi del 2 e 6 luglio, dopo la delibera dell’Egas dell’11 giugno e, da ultimo, del 3 novembre.
Mi chiedo: ma se non ci fosse questo spazio su Sardegna e Libertà, noi sapremmo poco/nulla di quanto accade (anche in prospettiva) intorno a questa società pubblica?
Nei primi anni duemila l’isola viveva un periodo di crisi idrica gravissima a confronto del quale oggi si vive nell’abbondanza. L’allora presidente Pili, in qualità di commissario per l’emergenza, approvò il primo piano d’ambito della Sardegna. Era un periodo emergenziale e come capita agli strumenti approvati in emergenza aveva tanti limiti. Nel caso specifico, poggiava su dati non sempre attendibili e su assunti deboli, tra i quali quello relativo alla dinamica della popolazione. Di certo, si prevedeva di tenere la tariffa bassa (in ragione dei limiti all’incremento tariffario c.d. price cap) e di incrementare progressivamente il capitale del futuro gestore per coprire il disavanzo economico pianificato.
La giunta Soru ha creato una società senza capitali, che è stata riempita dei debiti dei precedenti gestori e senza strumenti per la gestione commerciale, ma non ha provveduto alla capitalizzazione prevista né ad aggiornare il piano d’ambito. Di norma, il piano andava rivisto e aggiornato ogni tre anni ma la cosa non interessava, perché le tariffe basse andavano bene a tutti, come pure evitare di mettere soldi per capitalizzare.
Ma i nodi, come si sa, vengono al pettine e la strategia dello struzzo non poteva che portare alla crisi del gestore. La giunta Cappellacci si è trovata con il nodo della crisi Abbanoa, ma per aumentare il capitale evitando di spiegare qualcosa dopo averlo fatto, ha chiesto prima il permesso ai funzionari europei è in cambio della possibilità di fare un aumento di capitale ha concordato di ridurre la convenzione di gestione di tre anni e di fare una gara pubblica per l’affidamento.
La giunta Pigliaru ha preso il toro per le corna, portato avanti la capitalizzazione e previsto la riduzione della presenza della regione. Nello stesso periodo il consiglio regionale ha approvato una legge di riforma del governo dell’ambito risultata problematica, diciamo, soprattutto con riferimento rappresentanza territoriale in seno all’ente di governo.
La giunta Solinas ha deciso di prendere tempo. Ha rimandato la riduzione della partecipazione regionale nel capitale sociale e sollecitata a prendere contatto con l’unione europea ha fatto mandare una letterina per chiedere se l’accordo relativo alla riduzione della convenzione e alla gara potesse essere rivisto, facendosi spernacchiare dai funzionari europei.
La giunta Todde vuole decidere per la gestione pubblica del Servizio idrico attraverso una strategia di indirizzo delle decisioni altrui volta a evitare di adempiere a quanto concordato ai tempi di Cappellacci. Se non è d’accordo con quell’accordo anziché sfasciare i conti della società farebbe meglio a prendere il toro per le corna e contestarne la base e i presupposti che erano errati per almeno due motivi. Il primo è che la capitalizzazione era prevista dal piano d’ambito del 2002 e il secondo è che in base agli orientamenti europei in materia di aiuti di stato allora vigenti la capitalizzazione non doveva essere considerata un aiuto di stato (GU C 244 dell’1.10.2004).
Il grande assente di tutta questa storia sono i comuni. Nella logica della legge galli e delle riforme del testo unico ambientale il servizio idrico integrato dovrebbe essere governato (dagli enti locali che in teoria sono i proprietari delle infrastrutture) e gestito secondo le forme previste dalla legge.
In pratica in Sardegna, gli enti locali non contano una cipolla, tutto è stato deciso e continua ad essere deciso dalla regione.
I sindaci si accontentano di nominare qualche comitato più o meno utile i cui componenti riescono a strappare un occhio di riguardo per il proprio comune o per quello a fianco ma nei fatti non esercitano un ruolo in grado di incidere sull’andamento della gestione unitaria del servizio idrico integrato.
Sulla risorsa più importante di tutte mi pare evidente che le idee sono poche ma in compenso molto confuse….questa storia è iniziata male e (per i i Sardi) rischia di finire peggio……non è detto che a governarci debbano per forza essere dei “cabbi di scienza” ma almeno qualcuno che studi un pochino ce lo saremo aspettato…..
Aiutoooo
Egregio.
Dubito fortemente che gli “APRITORI di scatolette di TONNO”, che, nostro malgrado, ci amministrano, riescano a mantenere l’attenzione su un post appena più lungo del solito (come quest’ultimo Suo), figuriamoci su uno dei tanti documenti ed atti amministrativi da Lei citati, cosicché possano, eventualmente, anche solo lontanamente, intuire il precipizio verso cui si/ci stanno avvicinando!
Ciò detto, Professore, mi consenta una piccola cattiveria:
Come possono gli spettabili Enti/Amministrazioni, da Lei citate, destarsi dal torpore nel quale, pare, versino, SE i vertici di codesti sono esattamente stati nominati dai suddetti APRISCATOLE?
Ai posteri la risposta!
Ma il Collegio Sindacale di Abbanoa dov’è?
Ma la Corte die Conti dov’è?
Dov’è l’Assessorato agli Enti locali?
Dov’è il Distretto Idrografico?
Dov’è la Sfirs? aggiungerei anche la Magistratura e Sindacati
Mah, cosi’ a botta, ricordo che la diminuzione di Capitale Sociale puo’ avvenire a determinate condizioni. Una su tutte , quella di perdite di esercizio risultanti in bilancio, oppure..OPPURE in caso di esuberanza dello stesso rispetto ai bisogni della Societa’. Ma non e’ affatto il caso di Abbanoa per due dati che considero significativi:
Il primo , la presenta di DEBITI VERSO Banche e altri (tra cui REGIONE)
Il secondo , indiretto, con riferimento alle spese degli investimenti della rete, indicato per circa un miliardo di cui la meta’ a carico di Abbanoa.
Comunque, i crediti hanno tempo novanta giorni dalla data di iscrizione della modifica dell’atto costitutivo (la diminuzione di Capitale, implica questa modifica).
Altro che portavoce dei Cittadini, altro che Democrazia diretta. I costi di queste Banalita’ istituzionalizzate saranno a totale carico della tariffa, ovvero le utenze.
… ant a èssere totugantos a “ispirazione” «VAFFA»!
O lis est atacadu su mudímine chi lis at leadu sa limba e fintzas la lingua e cancaradu sa manu destra (si no sunt mànchinos).
O ant detzisu de èssere o de fàghere o de pàrrere CARIATIDI.
O depimus pessare chi sunt zai emigrados nell’oltretomba?
Bah, ajó, isperamus nessi bene, tantu Alessandra Magna cheret (pardon, vuole) l’acqua pubblica!
E bae e busca ite cheret nàrrere a ispirazione VAFFA-piddina.
Egr. professore Lei scrive nel suo articolo che in due anni, La Sfirs, il Distretto Idrografico e l’Assessorato agli enti Locali tacciono, ed è vero perchè chi non si allinea con la loro politica o viene sostituito o commissariato. Basti osservare i vertici dei vari enti sostituiti in due anni. Una situazione inverosimile di giochi tra i partiti che lascia poco spazio all’ immaginazione. La loro unica preoccupazione in questo momento sembra mettere persone vicine a loro, senza pensare ai minimi servizi per i cittadini o leggi.