A proposito di indipendenza

20 settembre 2010 20:382 commentiViews: 18

966
Riceviamo e pubblichiamo

POCHI, INDIVIDUALISTI, SOLIDALI
A proposito di indipendenza
Ho sempre provato disagio ogni volta che ho sentito definire i Sardi pocos locos y malunidos (com’è noto questi appellativi erano contenuti in una relazione inviata da Carlos V , futuro vicerè, al sovrano spagnolo intorno al 1500.)
Quasi sempre siamo noi stessi ad usare questa definizione e lo facciamo molto spesso quando ci troviamo di fronte a situazioni di rilevanza politica, economica, sociale che ci deludono profondamente e sulle quali non riusciamo ad incidere, giustificando in tal modo un nostro atteggiamento rinunciatario e spesso di totale inerzia, come se tali avvenimenti non ci riguardassero .
Credo che sia davvero arrivato il momento di smetterla di pensare che tutto quello che da sempre gli altri hanno detto di noi sia verità e che i giudizi formulati dall’esterno siano più veri e più importanti di quello che realmente, con la nostra testa, pensiamo della nostra condizione.
Il bagaglio di conoscenze della nostra storia, delle nostre tradizioni e della nostra cultura, ci dovrebbe permettere di capire meglio chi siamo e dove vogliamo andare, ma soprattutto ci deve aiutare a liberarci da questo complesso per cui tutto quello che arriva da fuori è migliore di quello che abbiamo.

– POCHI (Grazie a Dio ! )
È una delle nostre ricchezze avere a disposizione territori così vasti e belli: impariamo a difenderli, a rispettarli e a valorizzarli.
Impediamo le devastazioni, i saccheggi, le occupazioni: rivendichiamo la sovranità sul nostro territorio.
Gli spazi, i silenzi, i profumi della nostra Terra sono solo alcuni “effetti speciali” del grande privilegio di essere POCHI.

– INDIVIDUALISTI
La logica e naturale conseguenza di essere pochi e dislocati in territori distanti, oltre al fatto di essere isolati, (in quanto abitanti di un’isola), ha probabilmente determinato la nostra grande capacità di “arrangiarci” anche da soli, avendo avuto poche opportunità di aggregazione.
La solitudine per noi è libertà !
Da sempre ci siamo abituati a vivere dignitosamente anche con poco.
Siamo sempre sopravvissuti alle avversità, alle invasioni, alle carestie, agli tsunami…
Ci siamo da sempre rafforzati e “arrangiati “ di fronte a qualsiasi evento e sopravviveremo ancora.
Questa nostra caratteristica, (l’individualismo), che abbiamo sviluppato per necessità, è certamente difficile da capire e da interpretare da parte di chi non conosce la nostra realtà, ed ha probabilmente generato nell’invasore spagnolo un’idea sbagliata di noi.
Anche oggi, a distanza di 500 anni, può essere difficile per un “continentale”(1) capire come siamo fatti, anche perché il nostro carattere chiuso ci porta a non manifestare apertamente il nostro modo di essere.
Se da un lato veniamo considerati locos, o quanto meno strani, certamente diversi, per contro questa nostra peculiarità, nei millenni , ci ha permesso di accumulare grandi ricchezze, vero e proprio patrimonio dell’umanità e mi spiego con un esempio:
quale altro popolo ha saputo creare così tanti costumi belli e di pregio, tante lingue, tanti cori di generi diversi? Nella nostra isola, a distanze di pochi Km, troviamo modi diversi di parlare, di cantare, di tessere. Per nostra natura siamo contrari alla globalizzazione che è appiattimento e omologazione: le nostre peculiarità e individualità hanno determinato queste grandi ricchezze che resistono immutate ed immutabili e che dobbiamo saper sfruttare al meglio.
Una caratteristica importante del nostro popolo è certamente la concretezza: siamo abituati a fare più che a parlare, ad essere più che ad apparire e da sempre, anche se pochi, in Sardegna, ma soprattutto fuori dall’isola, abbiamo sempre primeggiato in svariati campi, dalla politica alla cultura, dallo sport all’arte e alla letteratura; in quest’ultima disciplina, in tempi recenti, come nel passato, abbiamo espresso scrittori di grande valore e in molti oggi parlano di nuovo Rinascimento della Sardegna.

(1) Un mio amico geologo di Ferrara mi spiegava che il vero continente è la Sardegna perché è da sempre ferma nello stesso posto, mentre le altre regioni che oggi costituiscono la penisola italica e una parte dell’Europa si sono staccate loro, dalla nostra terra ( una vera secessione!).
Pensate che il Friuli era dalle parti di Tortolì.
Anche Marcello Serra, partendo da altre premesse, ha intitolato una sua importante opera Sardegna quasi un continente.

– SOLIDALI
Anche se molte nostre attività si sono sviluppate all’interno di ambiti chiusi (l’ovile, lo stazzo, la casa), ogni volta che qualcuno della nostra comunità, tutt’altro che disunita, si trova in difficoltà, tutti si mobilitano per aiutarlo. E’
nota la determinazione dei pastori i quali in pochi giorni ricostituiscono il gregge del vicino che lo ha visto distrutto o rubato, ma basti per tutti la grande dignità con la quale tutti i Sardi si impegnano nelle donazioni per fronteggiare la grave piaga dell’anemia mediterranea. Noi tutti siamo quotidianamente testimoni di fatti ed episodi che provano questa nostra grande forza, LA SOLIDARIETA’.

Non voglio, in questo momento, polemizzare con gli onorevoli Segni e Parisi, che hanno voluto esprimere la loro contrarietà all’iniziativa di tanti Sardi i quali pensano sia giunto il momento di credere che ce la possiamo fare e che oggi l’indipendenza della Sardegna sia un obiettivo raggiungibile, sia pure con grande fatica e impegno.
Penso che sia più gratificante per ognuno di noi, invece di cercare le motivazioni e le ragioni per ostacolare questa giusta e legittima aspirazione di un Popolo, proporre soluzioni per il raggiungimento di un grande, davvero storico risultato.

La mia proposta: creare una commissione di esperti di varie materie, espressi da tutte le associazioni e partiti sardi indipendentisti o a vocazione identitaria, che lavori per la realizzazione di un progetto politico, giuridico, economico e sociale per l’indipendenza della Sardegna, che tracci una strada che può essere percorsa da pochi, individualisti ma solidali Figli di Sardegna.

Giovanni Angelo Mura

2 Commenti

  • Carissimi tutti
    Penso sia arrivato il momento di dare il nostro contributo fattivo alla causa della mozione indipendentista presentata dal nostro partito.
    La nostra storia non può essere banalizzata e i progetti politici che il nostro partito mette in campo dobbiamo difenderli con tutte le nostre forze, se il caso anche promuovendo una marcia nei paesi della Sardegna per divulgare tra la gente il nostro progetto indipendentista e portare a conoscenza la nostra progettualità relativa a: sanità, economia, fisco, continuità territoriale, energia, criminalità ecc.
    Le ultime sparate deliranti di Fois diffuse su tutto il circuito dell’intellighenzia a lui vicina, che sa di strategia premeditata, fascista o comunque propria dei regimi totalitari non fanno parte di un vivere civile.
    hanno un unico obiettivo: distruggere Paolo Maninchedda, screditarlo di fronte ai lettori dei quotidiani e dei blog che fanno riferimento al club di “isola dei letterati snob ”, che devono collocarsi a sinistra perché ciò fa in, (anche se dovrebbero spiegarci quali siano i contenuti concettuali, i modelli sociali e i progetti della sinistra sarda).
    Questo non è accettabile, sia perché Paolo è un leader di provato valore del nostro partito, sia perché Paolo è uomo di valore morale e intellettuale, oltretutto autore della nostra mozione sull’indipendentismo.
    n.b. vedasi articolo apparso sulla nuova del 28.09.2010, o i blog dei vari scrittori isolani, “luoghi” dove trovano ampio spazio i deliranti pensieri di Marcello Fois (uomo asservito a Soru e al PD) contro Paolo.

  • Mi agatat de accordu cust’artículu e si aimus guvernu fintzas su èssere in pagos (e no est unu bene a èssere in tropu) podiat inderetura èssere una richesa!!! (ma no andhat bene chi siemus goi pagos in s’economia de oe: fit andhadu bene si aimus tentu in prus totu su chi amus pérdidu cun s’emigratzione in custos úrtimos chimbant’annos e de seguru no fimus istados in tropu). Sa realtade est chi semus cantos e comente semus e custu depet èssere su fundhamentu (e sos políticos, chi ant a èssere ‘realistas’ pro tot’àtera cosa, no faghent perunu contu de cantos semus, pessant menzus a sas chimeras de cuntratare cun s’Itàlia a su postu de chircare sa responsabbilidade de nois Sardos etotu!!!).
    Mescamente mi agatat de acordu sa proposta. Ma no una commissione!!! Bi cheret una Costituente, una vera Costituente, chi no depet pedire autorizatzione a neune si no a sos Sardos, ne pro bi èssere, pro si pònnere, e ne pro aprovare su chi nos paret zustu e netzessàriu, pro su prozetu de una Sardigna indipendhente. Mi dimandho però comente pessamus de currèzere sa mentalidade e cumportamentu dipendhentista chi nos ant dadu totu sos ‘termovalorizadores’ acudidos dae s’Itàlia che corbos a mortorzu (partidos de donzi colore dae sos prus niedhos a sos prus rujos, sindhacados, associatziones e àteru, pro no contare su chi prus propriamente est su domíniu italianu). Unu indipendhentismu sériu rechedit de pònnere paris su pagu de sas fortzas chi tenimus pro fàghere nessi unu mínimu de triballu paris, si no su chentu pro chentu nessi unu deghe pro chentu, ma chi siat, però! Bi at de fàghere unu triballu, perfetamente pacíficu e pacifista, costrutivu, possíbbile a criaduras de pagos annos coment’e a betzos cadrudhos. Ma, pro ndhe nàrrere una, bi cheret informatzione (cantos ischint ite corpu de balla est sa “RAS”, ite faghet, a ite serbit, comente sunt sos contos?), bi cheret istúdiu, bi cheret discussiones si no ispetamus carchi ‘uomo della Provvidenza’, no bàtoro peràulas a rughe ne candho cumbinat e mancu de propósitu goi intanados in internèt (chi puru serbit e cantu!), bi cheret initziativas, bi cheret sa cultura de s’indipendhéntzia. Bi cheret cumportamentos indipendhentistas, unu fàghere chi torrat a su contu de sos Sardos in Sardigna. Ma ite semus faghindhe pro pesare una zoventude responsàbbile, informada, capatza, chi no currat ifatu de totu sos bendhidores de fumu, indipendhentista? L’ischimus nàrrere solu “Vota a inoghe”? Sa política indipendhentista est sa cosa prus séria chi si potat pessare (totu s’àtera bastat a pedire, prànghere, ispetare e istare disocupados o emigrare), ca est sa sola política de sa responsabbilidade, e no podet, no depet èssere cosa de fàghere gai coment’e un’acucada, unu corpu e a terra (coment’e candho si andhat a votare): est cosa de fàghere cun sa passione, s’ideale, s’impegnu, s’istúdiu, su triballu e fintzas su sacrifítziu de una vida. Ca custu est a èssere Sardos in Sardigna, zente e no màscaras in logu nostru e in su mundhu. In su mundhu e in s’Europa de oe. Totu s’àteru est a nos sighire, nadu a sa campidanesa, a iscallai, abbruxaus in totu is termovalorizadoris chi s’ant a fai puru a ‘energia’, a donadoris de sànguini, po is dràculas de dónnia colori, ma de seguru no po su bèni nostu: a nosu si faint a cinixu. E sa prospetiva, comente la documentat s’Istat (si no semus mai colados in sas bidhighedhas nostras moribbundhas, disisperadas e riduidas a ricóveru de zente betza, malandhada e sola, pro nos abbizare), za est cussa de isparèssiri, mancus chi che siat colendhe s’apesta niedha!
    Mi domandu, ma sa Sardigna, totu prantada a concas de cibudha pudéscia est?! Non si fúrriat ancora s’istògumu sa merda política chi eus connotu e seus connoscendi? Aspetaus ancora cosa de un’Itàlia arrivista, camorrista, ndranghetara, mafiosa, furba (e po no fai totu s’àteru contu chi depeus isciri fai)? E po no nàrriri nudha de su chi est un’economia de re Mida chi depit fai a dinai fintzas s’ànima sentza chi nosu siaus meris mancu de su pagu de guvernu chi tocat a unu pópulu indipendenti.

Invia un commento