Da due giorni la Sardegna, attraverso sindaci, consiglieri regionali e quant’altro, contesta e si lamenta per l’avvenuto trasferimento a Uta di decine di detenuti in regime speciale del 41 bis.
La protesta è fondata?
Direi proprio di sì.
È giustificata?
No, manco un poco.
In termini strategici il conflitto in atto è tra due poteri: lo Stato italiano e la Regione Sardegna. Il primo è sovraordinato al secondo, cioè, il secondo è parte del primo e, come la parte sta al tutto, così la Regione sta sotto e dentro lo Stato.
In tutto ciò che la Costituzione e lo Statuto Speciale riconoscono essere poteri esclusivi dello Stato, e tutta la materia della Giustizia è di esclusiva competenza statale (a parte la sanità penitenziaria che, infatti, diverrà la vera bomba emergenziale che la Regione non saprà gestire), la Regione non ha alcuna forza giuridica e istituzionale per agire. Le rimane l’argomento morale, cioè la possibilità di contestare le scelte politiche statali in ragione della propria autorevolezza e della coesione con la società sarda che essa dovrebbe rappresentare.
L’autorevolezza morale della Sardegna è pari a zero.
Come fa ad essere credibile una Regione, separata da chilometri di mare dalla terraferma, che accetta che la sua politica dei trasporti stia sotto le scelte di uno Stato che ha interessi confliggenti con i suoi? Faccio un esempio: l’Italia ha un interesse strategico a fare di Fiumicino e Malpensa i suoi hub aeroportuali; la Sardegna non ha alcun vantaggio dalla politica degli hub, anzi, ha un interesse opposto: per i sardi, ogni destinazione è strategica.
Come fa ad essere credibile una Regione che in materia di energia non ha una propria strategia, è governata da una Presidente che è salita al potere negando l’esistenza del decreto Draghi, cioè della norma che minaccia il paesaggio sardo attraverso la procedura autorizzativa degli impianti di energie rinnovabili, e che non ha lo straccio di un’idea di come rendere vantaggioso in bolletta il grande apporto che la Sardegna sta dando all’equilibrio del sistema elettrico italiano?
Come fa ad essere credibile una Regione che ha consentito a Terna e Enel di agire in Sardegna in modo così sfrontato da gravare di vere servitù interi territori, interrompere il traffico nei mesi estivi, gestire le dighe della Regione attraverso un’accorta strategia dinanzi al Tribunale delle acque, fare soldi a palate dall’idroelettrico sardo, essere remunerate da tariffa per centrali termoelettriche vecchie, ma dotate della gallina dalle uova d’oro dell’essenzialità?
Come fa ad essere credibile una Regione che dinanzi a esercitazioni militari nei mesi estivi china supinamente la testa?
Come fa ad essere credibile una Regione che da un lato starnazza a difesa del proprio territorio e poi approva la trasformazione di Villa Certosa da residenza ad albergo con incremento di cubatura senza che questa possibilità sia riconosciuta a tutti i sardi e a tutti coloro che si trovano in condizioni analoghe?
Come fa ad essere credibile una Regione che a fronte del dato inequivocabile di essere la regione d’Italia con maggiori emergenze preistoriche, ha l’intero suo patrimonio sotto il tacco di una Soprintendenza che ama che tutto resti in rovina e niente, dico niente, venga restaurato?
Come fa ad essere credibile una Regione autonoma che per il disastro della sua sanità non sa contestare il Decreto Legislativo 502/1992 che impone un’organizzazione sanitaria fondata su benchmark elaborati in area urbana e pianeggiante, mentre la Sardegna è la regione d’Italia nella quale la densità demografica e l’indice di rugosità si incrociano nel modo peggiore?
Insomma, non la faccio lunga.
Il problema della Sardegna è che è governata da una classe politica arraffona, incompetente e ignorante in senso etimologico, cioè che niente sa di autonomia, federalismo e quant’altro, non crede in nulla se non nella propria carriera, scambia col proprio elettorato brutalmente ed ostentatamente soldi per consenso, non è neanche lontanamente in grado di capire che la questione sarda non è una questione economica e tantomeno è una questione di identità compressa da politiche coloniali (questi attardamenti cubani li lasciamo ai nostalgici dell’antropologia e della sociologia d’accatto degli anni Settanta). La questione sarda è da un lato una questione di poteri, di quei poteri necessari agli interessi strategici sardi che la Sardegna non ha mai saputo e voluto conquistare; dall’altro è una questione di pensiero politico debole, perché la politica sarda non ha mai prodotto una seria idea di Stato, ma solo confusi manifesti identitari di mobilitazione e di ribellismo assolutamente inconcludenti.
La Sardegna non merita di diventare una colonia penale speciale. Ma una classe politica che protesta soltanto quando lo Stato ha già deciso, che non ha lo straccio di una visione strategica sugli interessi dei Sardi e sui poteri necessari a difenderli, che rinuncia per ignoranza e parassitismo a contendere i poteri decisivi, non sta difendendo l’autonomia: sta celebrandone quotidianamente il funerale senza accorgersi che occorre superarla. Siamo alla vuota idolatria del vuoto e del consunto.

Io non so niente di politica ma vorrei sfidarmi a una che ama i sardi e la Sardegna.. Che sia pronto a fare qualsiasi cosa per il bene della Sardegna.. Se hè necessario e brutto dire certe cose ma se non si arriva ad una scelta positiva per questa meraviglia chiamata Sardegna .. All’ora con le buone e con le cattive fuori dalla Sardegna.. Altrimenti si deve arrivare alla lotta… Come già si sta facendo in altri posti.. Ma spero che non si arrivi a questa decisione…
Egregio signor begeca87@tiscali.it, secondo me, il problema è che l’attuale maggioranza oggi ne fa una battaglia di colore politico, sapendo che proprio i suoi partiti hanno dato il fischio d’inizio a questa situazione. Io non difendo la Meloni, e tanto meno Solinas, così come non difendo la Todde: l’incoerenza, purtroppo, non manca da nessuna parte. Il problema vero è un altro. Come ha scritto il professor Manichedda, la Presidente, anche se governa una Regione a statuto speciale, in questo momento non ha il potere di intervenire direttamente sulla questione. E questo la Presidente lo sa bene, anche perché, quando era sottosegretario allo Sviluppo Economico, ha avuto modo di confrontarsi con diversi decreti e conosce bene i limiti e le competenze dello Stato e della Regione. Per questo credo che sarebbe più serio affrontare la questione nel merito, senza trasformarla nell’ennesima battaglia tra schieramenti politici.
Le argomentazioni prodotte dalla sedicente maggioranza, dell’attuale governo della Sardegna, che maggioranza non è se non grazie al voto disgiunto (grazie alla disgraziata legge elettorale che ci siamo cuciti addosso)!
In tutte le argomentazioni recenti detti sedicenti sono sempre stati colti con le mani nella marmellata (alias tonno in scatola). salvo poi dissentire una volta scoperti. (A) 41 BIS:: Governo Conte 2; Ministro della Giustizia Alfonso Buonafede; una delle decisioni: trasformazione del carcere di Uta in 41 bis (iter ultimato il 7/01/2021 e proseguito in base alla legge approvata dai governi a seguire) Domanda: la Todde faceva parte di quel governo o no? (B,) PALE EOLICHE ED UTILIZZO DEL TERRITORIO: Governo Draghi; La Sardegna sarà la capofila e hub super green free carbon🤔la Todde faceva parte di quel governo o no? Sia al punto (A) sia al punto (B) non ho trovato argomentazioni che possano giustificare le prese di posizione tuttora in corso. Aggiungo anche che i suddetti punti, al momento della approvazione, sono sempre stati enfattizzati con un immenso profluvio logorroico. È chiaro che le varie situazioni, sommando al punto (A) anche la questione sanitaria, possano deflagare in una disastro sociale! Il punto (B) è di per sé una bomba sociale, ovvero utilizzare la terra altrui senza un ritorno economico. In altre parole, non viene applicata o non si è in grado di applicare (per ignoranza? Per inconsapevolezza? Perché si è troppo presi dalla logorrea contro il governo centrale?) quella azione per la quale, se concedo un diritto di usufrutto del mio territorio mi devi riconoscere (a livello tariffario alias Royalties) una tariffa energetica super agevolata. La luce in fondo al tunnel sta diventando sempre più flebile. Dulcis in fundo: la legge che regola l’edilizia. Mio fratello, con la nuova legge Edilizia nazionale, approvata in toto dalla sua regione di residenza ha modificato un ex garage di 50mq(piano terra)+10mq (soppalco) in un bel monolocale. Io qui in Sardegna non riesco a fare lo stesso 🤔 però purtroppo per me ci sarebbe una causa in corso per via di circa 20cm20 oltre l’altezza e di 5cm5 oltre la larghezza 😢eeeemmmmaperoooò qualcuno può…(Villa Certosa, Hotel…..) perché loro sono loro e noi chi siamo? Ad maiora.
Egregio Virdis, per quel che mi riguarda, correggo la cronologia: io sono stato consigliere regionale dieci anni, di cui più della metà all’opposizione; per due anni e mezzo ho fatto l’assessore. Le opinioni sono tutte rispettabili, però per quel che riguarda ciò che ho fatto io, ne abbiamo di opposte. Chiamo a testimoni i miei colleghi di Giunta per attestare che io ho sempre detto che la questione sarda è una questione di poteri e non di rivendicazioni. Quanto all’energia, io sono stato, insieme alla collega Piras, assessore dell’industria, colui che ha fatto il bando per le comunità energetiche, svolgendo un ruolo non banale per la nascita di quella di Benetutti; sono stato l’unico a sollevare il problema dell’energia termica (tutte le concessioni per i saggi sono in mano a Saras); ho portato via due dighe all’Enel e le ho iscritte nel patrimonio di Enas, con nuovi ricavi per l’energia necessaria produrre acqua grezza; ho incardinato i processi al tribunale delle acque contro l’Enel; partecipai alla decisione del salvataggio dell’aeroporto di Alghero e difesi la linea sui trasporti dello scontro con l’UE prospettata dall’assessore Deiana e poi affondata dalla Giunta Solinas; sulle servitù militari fui messo in minoranza da opposizione e maggioranza, tutte unite nel nome dello Stato; sulla sanità votai contro l’Asl unica e sostenni sempre la necessità di un’organizzazione sanitaria diversa da quella del 502. La stizza è la stizza, caro Virdis, ma non è politica e neanche storia. Ma la differenza sostanziale tra me e lei è che io non ho interessi privati sugli argomenti sollevati, lei sì.
Protestare per decisioni prese da tempo è portate avanti nell’ indifferenza dei più è inutile e inconcludente il vero pericolo non è chi sta in galera ma il parentado che si istalla a vita nelle vicinanze portavoce degli ordini che vengono trasmessi da dentro. Già penso alla speculazione che avverrà nella lottizzazione abbandonata di pranu e zippiri a poche centinaia metri dal carcere come della fine ingloriosa della proprietà RAS abbandonata all’ incuria la scuola ex-Enaoli di campu e Luas fronte al carcere che fu anche di padre Morittu circa 40 ettari con vari fabbricati fra cui chiesa palestra biblioteca serre e parco che può benissimo ospitare un ospedale militare con vari padiglioni già esistenti al servizio dei carcerati e per la cura del personale militare e di giustizia ospite in Sardegna a completo carico dell’ erario statale.
Il tutto per compensare il disaggio creato dalle innumerevoli servitù imposte senza mai un compenso equo per la generalità dei Sardi. Dopo tutto mi sembra di ricordare che vari decenni fa fu proposto con sede proprio a Macomer ma non si fece per i soliti interessi della sanità in Sardegna
Egregio, io in conclusione faccio una sintesi di poche parole: il popolo Sardo, il tanto decantato popolo Sardo, “non teniri pistoccusu in bertula”. Viviamo di narrazioni confondendo la baldanza di certi balentes con una dignità che non abbiamo mai avuto sin dalla notte dei tempi. Siamo e resteremo colonia del mondo perché non dotati di schiena dritta. Cambiano i padroni ma gli schiavi sono gli stessi, noi. Quando, anni orsono, fu introdotta la insularita’ in costituzione dissi (purtroppo non sbagliando) che sarebbe diventata la ennesima occasione persa. Alcuni (i Riformatori si offesero) mi contestarono ma i fatti ahimè mi hanno dato ragione: non è con più soldi che di realizzano i progetti se preliminarmente non si ha visione di come intervenire e incidere sulla società. Resteremo sempre Sudditi.
Mi limito a dire che continuo a pressare le mie due figlie affinché cerchino di meglio fuori da questa Terra bella e dannata.
Saluti.
Due brevi considerazioni sul tema del trasferimento dei detenuti al 41bis nelle carceri sarde, la prima legata all’oggetto dell’articolo, l’altra meno.
Credo che per superare l’esclusione dalle posizioni strategiche, dalla quale dipende l’incapacità di elaborare una seria idea di Stato, sia necessario che i vari partiti e movimenti indipendentisti/sovranisti inizino col riconoscere serenamente le proprie diversità e accettino la necessità di dover elaborare programmi elettorali elementari ma condivisi. Intendo programmi composti da pochi punti e caratterizzati da tante rinunce, ma alla cui base porre l’assoluta necessità di liberare dalle contaminazioni romane i processi decisionali che riguardano la nostra Regione.
Sul tema del 41 bis credo sia doveroso evidenziare anche come i trasferimenti, oltre a realizzare l’enneisma forma di sfruttamento unilaterale della nostra insularità, rappresentino anche un coinvolgimento forzato dei sardi in una barbara forma di punizione, con la quale lo Stato italiano sacrifica due volte i diritti dell’individuo: la prima quando sottopone il condannato per mafia ad un trattamento inumano, che nulla ha a che vedere con l’idea del “colpevole” tipica della nostra cultura; la seconda nel momento in cui impone al detenuto locale e ai suoi familiari (spesso anziani che hanno difficoltà a percorrere 30 km per avere un colloquio con il proprio figlio una volta alla settimana) di sostenere i sacrifici logistici legati alla trasformazione degli istituti penitenziari sardi.
“Il decreto Draghi non esiste” Ricordate? Lo disse in campagna elettorale. E ora pare che, forse, non esista neanche il provvedimento di assegnazione dei detenuti al 41bis in Sardegna.
https://www.sardiniapost.it/politica/detenuti-41-bis-in-sardegna-pittalis-di-forza-italia-a-todde-la-sardegna-merita-battaglia-seria-non-propaganda/?_gl=1*1wm150j*_ga*MTUzOTU3NTEzMi4xNzcxNTA5NDUy*_ga_86CCKMPNYJ*czE3ODg3ODE4OTUkbzEyOCRnMSR0MTc4ODc4MTg5NSRqNjAkbDAkaDA.
Come fa ad essere credibile una persona che è stato in regione per oltre 15 anni, con ruoli importanti di governo, che non ha risolto nessuno dei problemi qui esposti, in qualche caso partecipando a crearli e anche quando li ha affrontati non ha prodotto risultati utili?
signor Silvio Usala il Prof Maninchedda ci ha provato ad unire è stato fermato con inchieste Giudiziarie alquanto sospette, provi ad informarsi
Signor Paolo 1 lei scrive “ Ma allora una domanda è inevitabile: dove si trovava Alessandra Todde quando, durante il governo Conte II, queste scelte venivano portate avanti? “ la Todde dormiva non si è accorta del problema come con il decreto Draghi gli sono sfuggiti ,
“ Nessuno, all’interno del Movimento, si accorse che si stava predisponendo un reparto destinato al 41-bis a Uta? “ non solo Uta ma anche Oristano e Nuoro sono decisioni del M5S con Bonafede Ministro
non solo ma anche Silvio Lai che ieri dichiarava all’Unione che la colpa era di Berlusconi che nel 2009 aveva deciso di portare i detenuti al 41bis nell’isola cosa ha fatto dal 2011 al 2022 per cambiare qualcosa dormiva anche lui non dico che il Governo Meloni siano santi ma la colpa è loro alla grande adesso cercano di manipolare la verità e le assicuro che è dura da far capire alla gente, la sinistra è molto unita nel manipolare il popolo e le notizie
Trovo incredibile che questo schieramento sia stato scelto come cambiamento, a parte che la narrazione ha cancellato i risultati reali, ovvero in virtù di una legge elettorale vergognosa sono bastati pochi voti alla candidata presidente per fare cappotto, credo che la Sardegna non abbia nessuna aspettativa di un ricambio decente della classe politica perché, proprio grazie a questa legge, chi non si polarizza è fuori, guardo il mondo da un oblò e neanche mi annoio più
Egregio signor Usula, vedo che la presidente Todde non sembra lasciare molto spazio a persone che non appartengano alla sua cerchia politica o al suo staff, e di esempi concreti, purtroppo, non ne mancano. Ma veniamo alla questione del 41-bis e del padiglione di Uta. Il progetto del reparto destinato al 41-bis non nasce oggi e non è certo una decisione improvvisata dell’ultimo momento. La vicenda affonda le sue radici negli anni precedenti e, durante il governo Conte II, con Alfonso Bonafede ministro della Giustizia e il Partito Democratico parte della maggioranza, furono rilanciati gli interventi e annunciato il completamento del reparto destinato al regime di massima sicurezza.
Oggi si parla dell’arrivo a Uta di 92 detenuti sottoposti al 41-bis. Un’operazione che ha suscitato forti polemiche e sulla quale la presidente Todde ha manifestato pubblicamente la propria contrarietà, lamentando anche il mancato coinvolgimento della Regione. Ma allora una domanda è inevitabile: dove si trovava Alessandra Todde quando, durante il governo Conte II, queste scelte venivano portate avanti? Non aveva rapporti con Giuseppe Conte, che oggi è il suo leader e alleato politico? Non conosceva le decisioni del ministro Bonafede, esponente del suo stesso Movimento 5 Stelle? Nessuno, all’interno del Movimento, si accorse che si stava predisponendo un reparto destinato al 41-bis a Uta? Oggi è facile presentare la questione come una scelta calata dall’alto dall’attuale governo. Ma la storia amministrativa e politica del progetto è molto più lunga e merita di essere raccontata per intero, senza selezionare soltanto gli episodi che fanno comodo alla propaganda del momento. Questa non è propaganda: è la richiesta di ricostruire i fatti nella loro interezza.
La tempesta perfetta:
-Natalità sottozero
-overtourism con associata idea che si campi solo di turismo
-infiltrazioni mafiose-camorriste-sbarchi incontrollati
-rifacimento strade per favorire transiti di pale eoliche e nel prossimo futuro scorie nucleari
-politici imbelli
(L’ordine delle cose a piacimento)
Adiosu Sardinna, mi restat solu su gosu de t’aere connotu in tempos d’isperansia
Ma lei, che giudica l’ego altrui per sgravare il suo, cosa sa dei tanti tentativi che ho fatto (io sì, di lei non trovo traccia) per mettere insieme i sardi?
… eh, tantu TOTU sos àteros no tenimus nudha de nos fàghere su mea culpa!!!
Podent istare trancuillos sos idolatras puru, e antzis fàghere sos aprofitadores.
Tantu… sempre tempus de mòrrere est e sughestantu invetze de pistare pedra menzus a pistare abba e cun resone, ca sa Sardigna est totu inghiriada de abba e gai unita all’Italia, antzis est Italia (e difatis sos Sardos abbistos a s’Istivale li narant “resto d’Italia”).
Amen.
E’ proprio verola politica sarda, ma anche i Sardi, non hanno mai prodotto un’idea seria di stato. Sempre presi da piccoli interessi di bottega dei loro domini romani. Come si fa ad avere un’idea di stato da FdI, PD, cinquestalle se quelli che dovrebbero difendere la nostra autonomia stanno già pensando alle prossime politiche ed ai relativi lauti compensi ufficiali e derivati? Per certi versi le innumerevoli anime autonomiste, separatiste, indipendentiste etc. hanno ognuna una propria idea (alcuni anche nello stesso gruppo) e sono quindi ancora peggio.
Credo che sino a quando nelle varie agende politiche dei Sardi non ci sarà questo progetto come primario, indipendentemente da destra, sinistra, centro ed estremi saremo costretti a subire tutto ciò.
Egregio Professore, credo che molti di noi non possano che condividere pienamente il Suo ragionamento e tutte le Sue osservazioni.
Condivido in pieno tutto il suo ragionamento, ma mi chiedo e chiedo a voi tutti intellettuali sardi di ogni colore politico perché a causa del vostro ego smisurato non cercate di unirvi per ottenere tutti ciò e non tentate di unire tutto il popolo sardo per raggiungere gli obiettivi di cui tanto bene e a lungo scrivete?
La Sardegna sta diventando la pattumiera dell’Italia con consenso dei sardi. I sardi sono capaci a ” murrungiai” ma non ad agire. Come i sardi sono stati “carne da macello” nella 1° e nella 2° guerra mondiale, ora lo siamo accettando la morte lenta che lo stato italiano ( che dovrebbe essere la madre patria e invece è la matrigna maligna) ci sta propinando.