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25 aprile: quando la Sinistra sceglie la vergogna

Posted on 27 Aprile 202627 Aprile 2026 By Chiara Maestrale 25 commenti su 25 aprile: quando la Sinistra sceglie la vergogna

di Chiara Maestrale

Il 25 aprile della damnatio memoriae C’è qualcosa di più che stonato, qualcosa di moralmente indecente, in un 25 aprile in cui alcune piazze che si riconoscono nella sinistra, che rivendicano per sé il monopolio dell’antifascismo, finiscono per cacciare chi porta la bandiera di un popolo invaso e per insultare chi ricorda il contributo ebraico alla Liberazione.
Non è un incidente. È un sintomo. Ed è un sintomo grave.
A Bologna, un uomo con la bandiera dell’Ucraina è stato allontanato dal corteo. A Milano, lo spezzone della Brigata ebraica è stato contestato, insultato, costretto a sfilare sotto protezione. Fino all’oscenità riferita da Emanuele Fiano: “Siete saponette mancate”.
Bisognerebbe fermarsi qui.
Perché certe parole non sono contestazione politica. Non sono rabbia. Non sono antagonismo. Sono antisemitismo. E sentirle in una piazza del 25 aprile, cioè nel giorno in cui l’Italia ricorda la Liberazione dal nazifascismo, è una vergogna che dovrebbe far tremare i polsi a chiunque abbia ancora un minimo di coscienza storica.
Io vengo da quella storia.
Vengo dalla sinistra.
Da una sinistra che ho conosciuto come scuola di democrazia, di partecipazione, di responsabilità pubblica. Sono cresciuta dentro quella cultura politica, l’ho servita nelle istituzioni e nel partito, ho creduto nel percorso che dal PCI, passando per il PDS e i DS, ha portato alla nascita del Partito Democratico.
Non parlo dunque da avversario. Non parlo da osservatore esterno. Parlo da dirigente del PD, da persona che ancora oggi sente il peso di un’appartenenza, ma che proprio per questo vive con dolore crescente ciò che sta accadendo.

Casa della Sinistra? Ho creduto che il Partito Democratico dovesse essere la casa della sinistra democratica, riformista, europeista, costituzionale. Una casa capace di tenere insieme libertà e giustizia, diritti e doveri, memoria storica e cultura delle istituzioni. Una casa in cui l’antifascismo non fosse una liturgia identitaria, ma una responsabilità morale e politica.
Proprio per questo oggi faccio sempre più fatica a riconoscermi.
Non è una questione di correnti. Non è una questione di posizionamenti congressuali. Non è nemmeno, soltanto, una divergenza sulla linea politica, su primarie o programmi. È qualcosa di più profondo. È la sensazione, sempre più netta, che una parte del mondo nel quale ho militato e che ho contribuito a costruire abbia smarrito il senso stesso delle parole che pronuncia: libertà, pace, antifascismo, memoria, democrazia.
E quando un dirigente di partito arriva a domandarsi se quella sia ancora la sua casa, significa che la frattura non è più marginale. È diventata esistenziale.
Oggi accade l’assurdo: si celebra la Resistenza e si caccia la bandiera dell’Ucraina, cioè di un popolo che resiste a un’invasione militare. Si commemora la Liberazione dall’occupazione nazifascista e si insulta la Brigata ebraica, cioè la memoria di ebrei che combatterono in Italia contro il nazismo.
Si invoca la pace, ma spesso solo quando la pace significa resa dell’aggredito.
Si parla di popoli oppressi, ma solo se l’oppressore non disturba il proprio immaginario politico.
Questa non è coerenza antifascista: è settarismo. E il settarismo, quando si impossessa della memoria, la corrompe.

La sinistra italiana dovrebbe chiedersi quando ha cominciato a confondere l’antiamericanismo con la libertà, l’antisionismo con l’antisemitismo tollerato, il pacifismo
con l’indifferenza verso gli aggrediti. Dovrebbe chiedersi quando ha smesso di vedere nei popoli invasi dei fratelli e delle sorelle da difendere e ha iniziato a valutarli in base alla simpatia o antipatia geopolitica del momento.
Dovrebbe chiedersi quanti militanti, amministratori, elettori, iscritti, dirigenti locali e nazionali, donne e uomini che hanno attraversato con lealtà la storia del PCI, del PDS, dei DS e del PD, oggi non si riconoscono più in questa deriva. Quanti guardano queste piazze e pensano, magari senza ancora avere il coraggio di dirlo ad alta voce: “Questa non è più casa mia”.

I Cinquestelle E dovrebbe chiedersi, con altrettanta onestà, che cosa sia diventata la strategia dell’alleanza a ogni costo con il Movimento 5 Stelle. Doveva essere, nelle intenzioni, un’intesa utile a costruire un’alternativa di governo e a vincere contro la Destra. Ma sempre più spesso appare come una sudditanza politica e culturale verso una forza che, insieme alla Lega, ha mostrato troppe ambiguità verso Vladimir Putin, dittatore e invasore dell’Ucraina.
Una forza che fatica a stare senza esitazioni dalla parte dell’aggredito e che, dietro le parole della pace, finisce troppe volte per indebolire le ragioni della libertà.
Per me queste domande sono ormai inevitabili.
Non ho mai pensato al partito come a un taxi da prendere o lasciare secondo convenienza. L’appartenenza politica, per chi viene dalla mia storia, non è mai stata una tessera occasionale. È stata identità, comunità, fatica, discussione, disciplina democratica.
Ma proprio per questo non può trasformarsi in obbedienza muta. Non può chiedere di chiudere gli occhi davanti a ciò che contraddice le ragioni stesse per cui si è scelto di
militare.
E allora sì: oggi mi domando se abbia ancora senso restare. Me lo domando non con leggerezza, non con rancore, non per cercare una collocazione alternativa. Me lo domando con amarezza, perché vedere il 25 aprile trasformato in una piazza ostile verso l’Ucraina e verso la Brigata ebraica significa assistere a una deformazione profonda della cultura politica da cui provengo.
Perché quelle non sono piazze neutre.
Sono piazze che parlano il linguaggio della sinistra, che si riconoscono nei suoi simboli, che pretendono di custodire la memoria della Liberazione. E proprio per questo la responsabilità è maggiore. Non basta prendere le distanze a posteriori. Non basta dire che erano “pochi provocatori”. Non basta il solito rito dell’ambiguità.
Se una piazza del 25 aprile diventa ostile alla bandiera ucraina e alla Brigata ebraica, allora quella piazza ha un problema politico, culturale e morale.
E quel problema riguarda anche noi. Riguarda il Partito Democratico. Perché il PD era nato anche per superare, finalmente, la sinistra settaria, ideologica, incapace di riconoscere la libertà quando non coincideva con i propri riflessi condizionati.
Era nato per costruire una cultura democratica larga, riformista, europea, costituzionale. Per liberarsi di quella sinistra minoritaria e rancorosa che oggi abbiamo visto tornare protagonista nelle piazze peggiori di questo 25 aprile.
E invece quella sinistra è stata riesumata. Non per convinzione, ma per calcolo. È stata riportata al centro sull’altare del cosiddetto “campo largo”, una formula che doveva servire a vincere e che si è trasformata in una resa culturale. Un campo sempre più largo, sì: abbastanza largo da contenere ambiguità antisemite, indulgenze putiniane, pacifismi a senso unico e silenzi vigliacchi davanti all’aggressione russa all’Ucraina.

Il cedimento del Pd Questo è il punto politico che non possiamo più eludere. Il problema non è solo che in alcune piazze qualcuno abbia insultato la Brigata ebraica o cacciato una bandiera ucraina.
Il problema è che una parte della classe dirigente democratica ha scelto di non vedere, di non nominare, di non condannare, pur di non mettere in crisi l’ipocrita esperimento del campo largo.
Da Elly Schlein mi sarei aspettata parole nette. Non formule prudenti, non distinguo, non il silenzio imbarazzato di chi teme di disturbare gli alleati. Mi sarei aspettata una condanna chiara, inequivocabile, immediata. Perché quando in una piazza del 25 aprile si colpiscono la memoria ebraica della Resistenza e la bandiera di un popolo invaso, tacere non è cautela politica: è fiancheggiamento.
Certo, non mi aspettavo nulla da chi guida le altre forze politiche del campo largo: là dentro convivono troppe pulsioni antisemite, troppe nostalgie antioccidentali e troppe ambiguità verso Putin.
Ma dal Partito Democratico sì. Dal mio partito sì. Proprio perché il PD non avrebbe dovuto inseguire quella cultura: avrebbe dovuto sconfiggerla. Non avrebbe dovuto offrirle cittadinanza politica in nome di un’alleanza elettorale. Avrebbe dovuto dire che con chi non sa stare dalla parte della libertà non si costruisce nessun campo democratico.
Per questo l’ambiguità, su questi temi, non è equilibrio. È cedimento. E quando il cedimento diventa strategia, non siamo più davanti a un errore tattico: siamo davanti a una resa morale. Il 25 aprile non appartiene alla sinistra. Appartiene alla Repubblica.

Appartiene agli italiani liberi. Appartiene a chi sa che la libertà non è una bandiera di partito, ma un dovere morale. Appartiene a chi riconosce l’oppressore anche quando non indossa la divisa che ci aspettiamo. Appartiene a chi capisce che la Resistenza non è un poster da appendere, ma una responsabilità da vivere.
Chi caccia una bandiera ucraina da una piazza della Liberazione non sta difendendo il 25 aprile: lo sta tradendo.
Chi insulta la Brigata ebraica non sta contestando il governo israeliano: sta oltraggiando la memoria delle prime vittime del nazifascismo.
Chi si volta dall’altra parte perché l’imbarazzo nasce “nel proprio campo” non è più custode della memoria: è complice della sua degradazione.
Per me, che vengo da quella storia e che dentro quella storia ho ancora responsabilità politiche, il dolore è doppio. Da un lato c’è l’indignazione civile per ciò che è accaduto.
Dall’altro c’è l’amarezza di vedere incrinarsi, forse definitivamente, il legame con un mondo politico nel quale ho creduto. Un mondo che aveva certamente i suoi limiti, i suoi errori, le sue rigidità, ma che almeno sapeva distinguere l’oppresso dall’oppressore, il fascismo dall’antifascismo, la memoria dalla propaganda.
Oggi non ne sono più sicura.
E non posso fingere di esserlo.
Dopo questo 25 aprile, una domanda mi accompagna con una forza che non riesco più a respingere: posso ancora riconoscermi in un partito e in una sinistra che faticano a dire parole limpide su libertà, aggressione, antisemitismo, memoria storica? Posso restare in silenzio per disciplina, quando proprio la disciplina verso la democrazia e verso la storia imporrebbe di parlare?

Non ho ancora trasformato questa domanda in una decisione. Ma so che non è più una domanda astratta. È diventata una soglia. E se il Partito Democratico non avrà il coraggio di guardare in faccia questa deriva, molti di noi saranno costretti a prendere atto che non siamo noi ad aver lasciato la nostra casa: è la casa ad aver cambiato natura.
Il 25 aprile dovrebbe insegnare una cosa semplice: la libertà non si divide tra amici e nemici ideologici. O la si difende sempre, oppure diventa propaganda.
E oggi, in alcune piazze della sinistra, il 25 aprile non è stato celebrato: è stato tradito.
Tradito da chi usa la parola libertà come un vessillo, ma non sa più riconoscerla quando a difenderla sono gli altri.

Antifascismo, Vetrina

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Comments (25) on “25 aprile: quando la Sinistra sceglie la vergogna”

  1. Tatanu ha detto:
    3 Maggio 2026 alle 09:08

    “degenerazione squadristica di elementi che – in nome di una supposta «autodifesa» – minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele”

    Ho come la vaga impressione che Gad Lerner viva su Marte.

  2. Balladore ha detto:
    1 Maggio 2026 alle 10:58

    Gad Lerner.
    IDEOLOGI VIOLENTI ALIMENTANO IL FANATISMO

    Condivido una mia riflessione pubblicata ieri da il manifesto

    L’ebreo fascista che il 25 aprile 2026 va a sparare sul raduno antifascista dell’Anpi, sentendosi con ciò guerriero d’Israele… non avrei mai immaginato che si arrivasse fino a dover provare questa vergogna, fino a un tale capovolgimento della storia. Ne proviamo una tristezza infinita.
    Nel nostro immaginario ci sta che a Milano dei caporioni della destra al potere giustifichino un pestaggio squadristico perché strappare un manifesto commemorativo dell’orribile uccisione di Sergio Ramelli, proprio il giorno dell’anniversario, vorrebbe dire andarsela a cercare.
    Ma non ci sta l’ebreo che prende la mira e spara sugli antifascisti. Perché noi serbiamo memoria dei martiri ebrei antifascisti della prima ora, da Carlo e Nello Rosselli a Leone Ginzburg, da Emanuele Artom a Eugenio Curiel.
    E di protagonisti della Liberazione come Leo Valiani, Vittorio Foa, Umberto Terracini, Enzo ed Emilio Sereni (fratelli divisi sul sionismo ma uniti contro la marea nera che infestava l’Italia). E collochiamo nella giusta dimensione, dopo di loro, l’apporto – benvenuto e da onorarsi – della Brigata Ebraica sbarcata in Puglia solo nel marzo del 1945. Riesumata dall’Ucei (l’Unione delle comunità ebraiche italiane) a più di sessant’anni da quegli eventi, allo scopo di fomentare un separatismo ebraico nelle celebrazioni del 25 aprile che solidarizzavano con i palestinesi dei territori occupati da Israele.
    L’importazione della guerra mediorientale nel dibattito pubblico italiano è stata una scelta scellerata, ha sparso sale sulle ferite. Ha propagato nelle Comunità ebraiche una sindrome di accerchiamento che neppure i rapporti privilegiati col governo di destra hanno potuto circoscrivere. È in questo ambito che da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che – in nome di una supposta «autodifesa» – minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele.
    È l’ideologia sparsa a piene mani dalla destra israeliana del «soli contro tutti», di un «antisemitismo eterno» che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele – e dunque lo assume a modello di brutalità necessaria.
    Leader irresponsabili hanno sospinto al fanatismo questi giovani. E di fronte ai numerosi episodi di violenza che li ha visti protagonisti a Roma è stata calata una coltre di omertà, purtroppo anche da parte delle forze dell’ordine. Si sono sentiti benvoluti all’interno delle Comunità, anche se la maggior parte degli ebrei italiani rifiuta il loro estremismo, e trattati con indulgenza da chi avrebbe dovuto vigilare.
    Anche noi ebrei dissidenti dai vertici comunitari che hanno voluto trasformarsi in portavoce acritici delle guerre d’Israele, anche noi veniamo fatti oggetto di minacce, non solo verbali. Dopo la pubblicazione del nostro appello «No alla pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania», con stupore ho ricevuto dal Viminale l’avvertimento che visto il clima avrei avuto bisogno di protezione. Ho rifiutato. Dopo tante minacce ricevute da fascisti e da qualche leghista, figuriamoci se mi facevo intimidire da costoro.
    Riporto testualmente il messaggio WhatsApp pervenutomi martedì notte, poche ore prima dell’arresto di Eitan Bondì: «Gad, ma ti pagano o fai uso di droga? Nella Brigata Ebraica vi erano degli arabi? Ma ti sei bevuto il cervello? Stai istigando all’odio contro gli ebrei con revisionismo della storia. I palestinesi erano alleati di Hitler». Evito di scrivere il nome di chi me lo ha inviato, tanto aggressivo quanto ignorante. Due anni prima che la Brigata Ebraica fosse costituita nel 1944 in Nordafrica, il Palestine Regiment in cui erano arruolati insieme arabi ed ebrei del mandato britannico aveva combattuto in Nordafrica contro le armate nazifasciste.
    La storia è più complicata delle sue manipolazioni. Così, il fatto che un Gran Muftì di Gerusalemme fosse antisemita filonazista non può certo giustificare, di fronte al mondo indignato per la persecuzione che subiscono, un’equazione fra i palestinesi e i nazisti.
    Non stupisce, purtroppo, che l’odio antiebraico si rigeneri e trovi alimento dalla fascistizzazione in corso di Israele. Anche le isolate, oscene urla sul genere «saponette mancate» che hanno insozzato il 25 aprile milanese rendono urgente un esame di coscienza di chi finora ha scelto di starsene chiuso nella propria appartenenza. Provare vergogna può essere salutare, ci ricorda Carlo Ginzburg. Di fronte agli spari di Roma speriamo che in molti aprano gli occhi.

  3. Paolo Maninchedda ha detto:
    29 Aprile 2026 alle 15:25

    Balladore, stai peggiorando la situazione. Seguendo il tuo ragionamento, siccome un tempo qualcuno di Sinistra ha cominciato a sparare, tutta la Sinistra doveva essere arrestata? Mi sembra che tu abbia una gran voglia di dire che siccome un ebreo è fanatico, tutti gli ebrei lo sono. E’ questo ragionamento che ha portato ai forni, ricordatelo.

  4. Balladore ha detto:
    29 Aprile 2026 alle 15:21

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/29/lerner-degenerazione-squadristica-basta-omerta-dallalto-per-questi-estremisti_705055d5-d0eb-4a33-abf5-d1185bb602fc.html?_gl=1*1m3yl09*_ga*dkVYYm1GT0lsM2xIRXlaUG4tcDQyVXNjSHoyb1hGUjZvWHFsUlJrckVXWWktTGNQUW5nZWdtSWtnYUJjX25FTw..*_ga_49RP7ZKBEM*MTc3NzQ2ODY1MS4xLjAuMTc3NzQ2ODc5MS4wLjAuMA..

  5. Mm ha detto:
    28 Aprile 2026 alle 17:05

    Molta amarezza nel leggere questo pezzo. Chiunque l’ abbia scritto. Amarezza nel vedere che si continua a ragionare per schieramenti politici, quando il problema consisfe in una mancanza di pratica del ragionamento, in una degradazione delle regole democratiche per mancata condivisione. Ascoltarsi, comprendere le ragioni sono tutte azioni che non si fanno. Facile accusare un’ entità astratta, più difficile vedere nei propri occhi: travi o fuscello. Cosa hanno fatto dell’Italia i 20 anni di Berlusconi, lo vediamo nella pratica dell’insulto,, nell’ uso libero delle parole, nella giustoficazioneiicazione dell’illegalita’., nell’ . impudicizia di accuse che si sanno false Ci vuole tanto coraggio. Davvero tanto per dissociarsi. Per vivere secondo i valori di un tempo. E compassione per riconoscere le difficoltà di 80 anni fa. Matteotti con la sua borsa di dati attestanti le truffe del governo venne ucciso. Gli ebrei furono sterminati. Chi li proteggeva arrestato.

  6. Paolo Maninchedda ha detto:
    28 Aprile 2026 alle 06:39

    Perché dovrei stare più attento, per avere avuto ragione? Semmai ragioni lei sulle “identità” delle AI. Quanto al resto, da filologo, nella sua “cosiddetta” c’è tanto!

  7. Haufniensis ha detto:
    28 Aprile 2026 alle 01:55

    Sig.ra Elisabetta, la sua ricerca di giustificazioni tradisce settarismo e desiderio di chiudere gli occhi. Sono anni che la Brigata Ebraica viene osteggiata Il 25 aprile. La liturgia della resistenza è ormai in mano ad una massa obnubilata e violenta, guidata da sacerdoti della politica e della morale (la loro), lungi dal divenire strumento di appartenenza di un popolo (quello italiano, dove buona parte vive ancora la resistenza come guerra civile). Ormai c’è chi si arroga abitualmente il potere di stabilire chi e cosa possa sfilare e rivendica pubblicamente questo potere abusivo ed intollerabile, emulando la più adamantina rappresentazione del fascismo. Le bandiere palestinesi il nuovo feticcio. La stella di David il male assoluto, insieme all’occidente. La cultura ultrasecolare europea della libertà, della tolleranza e della laicità (anche cristiana, è qui rinvio a Paolo Prodi, Silvio Ferrari e, ancora di più, a Carlo Cardia) mandata al macero. Il presente è dogmatismo ideologico, rafforzato dalla fede nell’inclusivismo feroce dell’identità altrui entro la propria concezione del mondo (con annichilimento della diversità) Sullo sfondo campeggia l’accettazione acritica dell’islamismo e delle sue forme arcaiche di concezione della società e del diritto E l’antisemitismo avanza senza vergogna. Il 25 aprile ne è solo l’ennesima riprova.

  8. Balladore ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 22:25

    Gentilissimo professore,
    quello che le ho sottoposto, è la definizione di Hasbara data da Gemini l’ intelligenza artificiale di Google.
    Provi anche lei e come filologo starei attento la prossima volta.
    Mi saluti il gentilissimo presidente dell’associazione
    Italia Israele, quello per intenderci di “definisci bambino”,
    in prima fila a Milano con la bandiera dello stato genocida di Israele, cosa assai diversa
    dalla bandiera della cosiddetta Brigata Ebraica.
    Ho il massimo rispetto di ebrei come Eugenio Colorni, che ha dato la vita, e Vittorio Foa, che hanno combattuto il fascismo, ma non di questi squallidi personaggi. A ognuno il suo.

  9. Paolo Maninchedda ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 18:50

    Balladore, leggendoti mi sembra di rileggere I Protocolli dei Savi di Sion elaborati dall’Ochrana, il Servizio segreto dello Zar, per alimentare l’atisemitismo con la teoria del complotto sionista. Suggerisco la lettura di “Il filo e le tracce” di Carlo Ginzburg.

  10. Balladore ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 15:43

    L’Hasbara (in ebraico: הַסְבָּרָה, letteralmente “spiegazione”) indica gli sforzi di pubbliche relazioni, diplomazia pubblica e comunicazione strategica dello Stato di Israele per promuovere un’immagine positiva e giustificare le proprie azioni politiche e militari all’estero. Spesso descritta come propaganda, mira a influenzare l’opinione pubblica mondiale e contrastare le narrazioni critiche.
    Concetti chiave e utilizzo:
    Significato letterale: “Spiegare” o “chiarire” il punto di vista di Israele.
    Contesto: Usata per inquadrare le azioni del governo e dell’esercito come necessarie per la sopravvivenza.
    Esempi: Campagne sui social media, influencer ingaggiati, video propagandistici, “viaggi di sensibilizzazione”.
    Sinonimi/Termini correlati: Propaganda, diplomazia pubblica, relazioni pubbliche, “spiegazione”.
    Caratteristiche:
    L’hasbara trasforma spesso questioni storiche complesse in narrazioni semplici, agendo come un filtro tra la realtà sul campo e la percezione internazionale. Viene spesso impiegata per “ripulire” l’immagine di Israele e inondare i media con narrazioni pro-Israele

  11. Marcello Marini ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 15:31

    La sinistra fin dal dopoguerra ha preteso di egemonizzare il 25 Aprile facendo credere che la Resistenza fosse “cosa sua”. Invece, come scrisse Giorgio Bocca (ex fascista ed antisemita, poi partigiano di sinistra), i partigiani comunisti diventarono maggioranza solo a pochi giorni dal 25 Aprile. C’erano migliaia e migliaia di Partigiani monarchici, ma c’erano anche cattolici, liberali, azionisti, etc. Tutti dimenticati. E questa è una gravissima responsabilità in capo alla democrazia cristiana, che lasciò fare al pci senza far trionfare la Verità storica. Ora il 25 Aprile è degenerato, ma anche qui il disastro è nato nelle menti OMISSIS dei “compagni”. Per inciso, la Festa del 25 Aprile NON è una creazione repubblicana. Nacque ufficialmente il 22 Aprile 1946, con un Decreto Luogotenenziale firmato dall’allora Principe Umberto di Savoia. Come si vede, troppe verità nascoste o distorte. Inquietante.

  12. Antonio ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 14:11

    Gentile Chiara Maestrale, Lei ci offre un’analisi condivisibile e appropriatamente motivata. Tuttavia, al netto di tante considerazioni, Le faccio notare come trovi le sue riflessioni in ritardo di almeno sette mesi e mezzo. Il 4 ottobre 25 una grande manifestazione a Roma…sempre per la pace…la Palestina…l’antiamericanismo…il salario minimo ecc…ecc, a pochi metri dalla testa del corteo impreziosiva il suo messaggio urbi et orbi con uno striscione di otto metri con scritto…”7 ottobre giorno della Resistenza palestinese”. Dirigenti del PD e dirigenti della CGIL erano lì a due passi ma nessuno sembrava vederlo. NON CONVENIVA VEDERLO: I Pro pal servono…fanno massa critica in termini di consenso…aiutano a conquistare il potere….ed il PD ha tanta fame di potere… Cosa poteva valere contrastare chi ignorata un massacro di 1300 morti…210 giovani uccisi in una festa….stupri e mutilazioni..sequestri ed uccisioni? La sinistra che ha accettato questo orrore nel suo corteo non merita…diversamente da come nobilmente fa Lei…neppure il ricordo di averla votata.

  13. Ariovisto ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 14:05

    Ma dove ha vissuto costei? Il percorso democratico del PCI, dice lei: quando? E l’aggressione alla Polonia da parte delle forze sovietche? E il muro? E Budapest? E l’Afganistan? Furono condannati?

  14. Antonio ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 13:33

    signora Chiara Maestrale purtroppo il PD ha scelto di fare il Campo Larghissimo solo per vincere e sconfiggere la Meloni non per Governare con un programma serio ,mi da l’impressione che sia in mano al M5S

  15. Antonello Loriga ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 13:21

    ………che peccato, manca il nome vero, chissà quante persone condividono ma non ci mettono la faccia…… chissà cosa stiamo aspettando…..

  16. Alessandro ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 11:31

    Come non concordare?
    Aggiungo una piccola riflessione. Oltre le bandiere non tollerate se ne sono viste centinaia, migliaia, non solo tollerate ma accolte con orgoglio. La bandiera del sedicente stato palestinese (attendo con ansia i risultati delle recenti elezioni svoltesi dopo vent’anni), sedicente per volontà di Arafat e compagni nei vari decenni dal ’48 ad oggi e che comunque e nonostante tutto merita il beneficio del rispetto, si sono viste anche bandiere della repubblica degli ayotollah e della monarchia del padrone del Cremlino, ma soprattutto si sono viste bandiere dei carnefici di Hamas e di Hezbollah.

    Il problema quindi non è mancare di accogliere chi a torto (o ragione) si ritiene un fascista o un nazista (stendiamo un velo sull’ignoranza di chi li accomuna come se fossero la stessa identica cosa), bensì fare una scelta di campo e arbitrariamente distinguere i buoni dagli altri come il giudice di deandréiana memoria.

    Sarò forse estremo, ma sarebbe tempo di sciogliere l’ANPI e vietare qualsiasi bandiera che non sia quella italiana alle celebrazioni del 25 Aprile.

  17. Marco Casu ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 11:10

    È un articolo sul 25 aprile coraggioso, non c’è dubbio: denuncia con garbo gli effetti più sgradevoli, le bandiere ucraine cacciate, gli insulti antisemiti alla Brigata ebraica, il silenzio della leadership.
    Epperò non me ne voglia Maestrale ma voi della sinistra continuate a guardare gli effetti, e evitate con cura lo sguardo intorno la causa storica , ..profonda.
    L’errore Storico del PD, signori miei, è di aver scelto, fin dalla fondazione, di diventare una macchina per conquistare e mantenere il potere, piuttosto che un progetto di radicamento nella società italiana. Questo divorzio dalla società reale è la madre di tutte le degenerazioni successive perché da lì derivano, con la precisione di un orologio svizzero, le alleanze strampalate, i silenzi imbarazzanti, le omissioni che finiscono per intaccare la percezione dello stato di diritto (come nel caso Todde in Sardegna) e quella ridicola metafisica della Resistenza brandita come clava ideologica contro una società arrabbiata, disillusa e abbandonata che il centrodestra, con minore finezza ma maggiore istinto, ha saputo intercettare.Quando la prospettiva è solo “governo sì, società no”, tutto, alla fine, diventa lecito. È la regola non scritta della politica da sempre.La dialettica interna è sana, certo, e dimostra che il pensiero critico non è ancora del tutto estinto. Però, finché non si ammette questo Errore Politico di origine che incombe nei comportamenti, ogni denuncia resterà, ahimè, monca e sostanzialmente inutile.

  18. Roberto ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 10:09

    Purtroppo è una sinistra che pur di provare a governare e quindi ritrovare il potere, sopporta tutto, si lega ad un signor qualunque avvocato estirpato dalle erbacce e riposto sull’altare non del milite ignoto, ma bensì del traditore noto

  19. angelo ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 09:13

    condivido dalla prima all’ultima parola
    “la libertà non si divide tra amici e nemici ideologici”
    La sinistra italiana ha cominciato a confondere l’antiamericanismo con la libertà, l’antisionismo con l’antisemitismo tollerato, il pacifismo
    con l’indifferenza verso gli aggrediti
    tanto vero quanto doloroso e scomodo

  20. Chicco Tirotto ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 08:55

    Un’analisi che non fa una grinza, purtroppo.
    Ma il problema non è del solo PD, ma figlio di una diseducazione pressoché generalizzata delle nuove generazioni, che non leggono libri o giornali ma si abbeverano esclusivamente sui social che producono contenuti farciti di disinformazione che loro diffondono come il verbo del Signore.
    Il problema è molto serio e le classi dirigenti non se ne curano a tale punto da fare sorgere il sospetto che preferiscano avere a che fare con un popolo ignorante da intortare di volta in volta da destra e da sinistra.
    Chicco Tirotto

  21. Stefano Locci ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 08:45

    Carissima, gran bella riflessione, complimenti.
    Invero sarebbero bastate poche righe: la democrazia in Italia non è mai nata e la Repubblica è morta suicida nella culla di un popolo che non ha mai voluto fare i conti con sé stesso e con la propria storia.
    Churchill mise a nudo l’ipocrisia e l’opportunismo italici con una semplice osservazione: «Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…».
    Il resto lo fa l’odio ormai imperante contro il quale il Monarca d’Italia non una sola parola spende per condannare gli episodi illustrati preferendo i soliti sermoni vuoti e scontati. Saluti.

  22. Mario Pudhu ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 08:08

    Chiara Maestrale, Chiarezza Magistrale.
    E ite no tiaimus dèpere nàrrere nois chi no tenimus mancu «piazze memoria della Liberazione» ma prus de una de “scimmiottazione”!

  23. A ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 07:52

    Immensa e indiscutibile Chiara Maestrale.
    Il problema oggi è che la sinistra un tempo era diretta da statisti che stavano davanti alle fabbriche in difesa dei lavoratori, oggi da una manica di ignoranti che sfila sui carri del Gay pride.

  24. Paolo ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 07:47

    Buongiorno Professore, in quest’articolo trovo moltissimi miei pensieri, considerazioni fatte nel tempo che mi hanno indotto veramente a pensare ma il PD da che parte sta?
    Come nell’articolo dice ha il senso salire “come in un taxi da prendere o lasciare secondo convenienza?” Ora pur di passare al potere si cerca di far stare AVS, PCI, 5Stelle, Italia Viva, e altri, tutti insieme ma lo scopo qual’ è? Partiti talmente diversi tra loro che vorrebbero allearsi solo ed esclusivamente per governare. Allora mi chiedo, è questa l’alternativa? Le nuove idee? Attualmente abbiamo un esempio in Regione, un PD che cala le braghe alla presidente (5stelle), una sanità mai stata peggio degli ultimi 20 anni, che rischia di essere commissariata dal governo nazionale come è successo per la decisione della fabbrica delle armi, che il ministero ha preso una decisione al posto nostro. Non parliamo situazione eolico, o situazione 41 bis iniziato tutto con il decreto Pattuanelli. A mio avviso spesso è meglio perdere con onore e stare in opposizione che vincere ed essere complici e parte integrante di un sistema che non funziona, che disintegra il poco di buono che esisteva.

  25. Elisabetta ha detto:
    27 Aprile 2026 alle 07:16

    Circolano racconti un po’ diversi qui nella Terra di Zuck sulla situazione creatasi con la Brigata Ebraica. Dal mio registro attività vedo che alcuni post letti ieri che testimoniavano una situazione differente sono stati rimossi, ma ne riporto alcuni altri che ancora si trovano, compreso quello del Laboratorio Ebraico Antifascista che guarda caso non ha provocato nessuno e ha sfilato tranquillamente.

    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid0qy7QyVHTHiuZ4pyLcdtjA9dAAu8jA1m9g2CHdmrQDYw8Ms7w7XwDPa155BdU2HY9l&id=1616107761

    https://www.facebook.com/100090555546547/posts/pfbid02wuT3VH4h1N3sxC77rDrCXf9cN393uNDxHGvHtybD6CYB7bmi8GgwXRWMpUSed5Gfl/?

    L’insulto rivolto alla Brigata Ebraica resta invece una porcata che nessuna diversa ricostruzione può giustificare.

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