120 giorni che ti ho perso… La Giunta ama la nostalgia di Zarrillo e non negozia il Patto di stabilità. Sul Gas che si fa, ci alimentiamo a scorregge?

15 ottobre 2013 07:353 commentiViews: 82

Ieri parlavo con un importante leader centrista della maggioranza. Era braccato da sindaci che chiedevano erogazioni regionali a fronte di lavori già eseguiti dalle ditte vincitrici di bandi comunali. La Regione non può spendere per il tetto imposto dal Patto di stabilità. Io, di rimando, discuto con lui dei 240 milioni in più di pagamenti che la Giunta potrà disporre in virtù del Decreto Legge 35/2013, ma lui mi dice che non saranno orientati sulle esposizioni dei Comuni, ma divisi secondo sofisticati equilibri politici di Giunta. Fatto è che mi vado a rileggere il decreto legge 35, perché qualcosa mi diceva che c’era una norma sul Patto di stabilità che poteva essere utile.
La memoria non mi tradiva. Art.11, comma 5 bis:
“Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro dell’economia e delle finanze concorda, nel rispetto dei saldi di finanza pubblica, con la Regione Sardegna, con le procedure di cui all’articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le modifiche da apportare al patto di stabilità interno per la Regione Sardegna”.
Telefono a Roma, ministero e Presidenza del Consiglio: nessun negoziato specifico sul Patto di stabilità è stato aperto nei 120 giorni previsti dalla legge. Primo contatto utile qualche settimana fa e anche ababstanza generico. È un errore strategico non rispettare le scadenze e non indurre il governo a rispettarle. Bisogna stare al merito delle cose, prepararsi e pretendere ciò che le leggi dispongono.
Secondo capitolo elegiaco (ossia della nostalgia lirica): il Galsi. L’Ue lo ha inserito nelle sue opere strategiche, quindi lo finanzia. Pensare di fare qualcosa con l’Algeria di questi tempi è pura follia e infatti tutti dicono che il Galsi è su un binario morto. Però verrà finanziato. Logica vorrebbe che si proponesse un’alternativa: non realizzare più il tubo con l’Algeria ma realizzare il tubo Sardegna/Italia/Sardegna facendolo partire da un rigassificatore nel Sulcis. Invece, il rigassificatore non è gradito alla Regione neanche se lo realizza e paga un privato. Nel frattempo il Ministero potenzia sia il Sapei che il Sacoi e fa andare la Sardegna a carbone, mentre potrebbe andare a gas se la Regione facesse il tubo che rendesse ragionevoli gli investimenti dei privati nei rigassificatori.

3 Commenti

  • Edmondo Costa

    Non capisco per quale ragione si debba rischiare di sporcare la costa sulcitana con un gassificatore quando tutti, nell’area, nuotano nell’oro.
    La nostra Regione, previdente ed ambientalista, preferisce sfruttare il nostro oro nero solido.
    Già, non parlo di petrolio!
    Tra l’altro, dove si troverebbero le persone da impiegare in un grande rigassificatore?
    Nel Sulcis sono tutti occupati, come in tutte le altre parti della Sardegna.
    Ci sarebbe però la possibilità di fare un salto a Lampedusa e reclutare, tra i turisti di recente arrivati, molti dei quali già molto abbronzati, alcuni volontari che sono da noi soprattutto per provare l’ebbrezza di fare dei bagni in alto mare, cosa che, dicono, sia veramente emozionante.
    Tutto questo, ovviamente, se solo si volesse permettere a qualche “sottufficiale coraggioso” di “sporcare” le coste sulcitane, magari circondando l’area del rigassificatore con un grande prato verde, ben rasato e pieno di buchi, dove alcuni deficienti sbattono uno strano bastone contro un’inoffensiva pallina bianca.
    Però, chissà, magari, un giorno, forse, converrebbe parlarne!

  • Caspita è possibile che solo tu studi e ricordi come sono le leggi (approvate in consiglio regionale) e gli altri politici pensano solo alla campagna elettorale e non al futuro della Sardegna? Cosa ci devono ancora portare via? Ci stanno privando di tutto quello che puo costituire ricchezza x l isola…neanche una colonia accadeva tutto cio…. che tristezza!!! Popolo sardo sveglia!!! Riprendiamo in mano la situazione prima che sia troppo tardi rivendichiamo i nostri diritti e non facciamoci rubare i soldi che ci spettano per far crescere la nostra isola

  • «ed elli avea del cul fatto trombetta»
    (v. 139).
    mi sembra questa un’immagine calzante alla situazione di negotio che attualmente vive la regione, e giusto in tema con l’illustre interrogativo.
    Tuttavia sommessamente suggerirei di capovolgere la questione, rovescio il tavolo “energetico”:- non sarebbe più saggio e utile prima di tutto discutere di quale modello di sviluppo industriale sia più consono alle caratteristiche produttive, culturali, professionali, territoriali, e quali segmenti di consumo e di mercato possono ragionevolmente accogliere le merci e i servizi prodotti? e sulla base di quella scelta a monte definire quanta e quale energia impiegare per alimentare il sistema produttivo e dei servizi? e ancora nella questione energetica quanto e quale peso devono avere le popolazioni e i territori, adeguatamente informati, nelle decisioni finali?
    Uscire dal cappio energetico SI/NO non solo è utile ma consente di deideologgizzare la questione ma anche di smascherare i falsi sovranisti e di rimettere i buoi di fronte al carro, altrimenti l’unica fonte di energia resta proprio la scorreggia di cui richiamo volentieri la composizione chimica.
    -solfuro d’idrogeno
    -idrogeno
    -idrocrburi a breve catena (in prevalenza metano)
    -fosfina (tracce)
    -indolo (tracce)
    -scatolo (tracce)
    -azoto
    -ammoniaca
    -acqua
    -anidride carbonica
    -ossido di carbonio (tracce)
    -alcune amine biogene (in prevalenza putrescina e cadaverina)
    -alcuni mercaptani a breve catena (etantiolo, metantiolo in prevalenza)
    -alcuni solfuri alchilici a breve catena (dietilsolfuro)
    -altro (molecole organiche non definite)
    H2S concorre a fornire la componente organolettica predominante (nota di corpo).

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