Un’importante vittoria di fronte alla Corte Costituzionale. Una postilla per la CGIL di Ottana

21 aprile 2012 07:373 commentiViews: 4

giudiceCon la sentenza 99 del 2012 la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso del Governo sull’art. 3, comma 1 della legge 12 del 2011 (una delle ultime di cui feci il relatore in Commissione bilancio). L’inammissibilità del ricorso del Governo è un fatto importante. Infatti, la Corte asserisce nelle conclusioni che il Governo non è riuscito a dimostrare che per l’attuazione dell’art.8 dello Statuto (modificato nel 2006) siano necessarie le norme d’attuazione. È una vittoria della Sardegna, ma a Cesare quel che è di Cesare. L’art. 8 è di Soru; questa attuazione è una vittoria di La Spisa, che seguendo il parere del prof. Onida è arrivato allo scontro attraverso la norma inserita in Finanziaria e ha sconfitto il governo; è una vittoria del Consiglio che l’ha votata; è una vittoria del Pd che ha sostenuto, dopo una fase ondivaga, la non necessità delle norme d’attuazione (e questo spiega perché la Corte per la prima volta non dia una mano al governo Monti).
Adesso serve una forte politica dell’Entrata: bisogna dire al Governo che ci dia il dovuto e che, di conseguenza, innalzi i tetti dei pagamenti e degli impegni del Patto di Stabilità. Diversamente il Consiglio regionale e tutti i sindaci della Sardegna si riuniscono e dichiarano la rottura del patto e con una legge regionale lo sfondano e si indebitano per salvare il sistema economico sardo. Fino a che il Governo non si adegua, i Comuni della Sardegna mettono il Tricolore a mezz’asta.
Diamo la parola alla Corte (che come tutti sapete io considero il supremo organo politico dello Stato, l’unico a cui è dato il privilegio di discutere politicamente sulle leggi):
«La prima doglianza si riferisce all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011. Tale disposizione prevede che, ai sensi dell’art. 8 dello Statuto di Autonomia della Regione Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3), modificato dall’art. 1, comma 834, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2007), «in assenza dell’adeguamento delle relative norme di attuazione [...], gli accertamenti delle compartecipazioni regionali ai tributi erariali sono effettuati anche sulla base degli indicatori disponibili, relativi ai gettiti tributari». Tale previsione, sostiene il ricorrente, configurerebbe un’attuazione unilaterale dello statuto in materia tributaria, che inciderebbe sulle attuali disposizioni di attuazione contenute in particolare negli articoli da 32 a 38 del d.P.R. 19 maggio 1949, n. 250 (Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna), senza rispettare le modalità previste dal medesimo statuto all’art. 56, ove si prevede l’intervento di una commissione paritetica.

2.1.- La parte resistente, al contrario, sostiene che tale doglianza sarebbe inammissibile, poiché il ricorrente non dimostrerebbe la necessità che il nuovo articolo 8 dello statuto riceva attuazione attraverso il procedimento previsto all’art. 56.

2.2.- L’eccezione d’inammissibilità deve essere accolta, per l’inadeguatezza e la genericità dei motivi di ricorso relativi all’art. 3, comma 1, della legge regionale n. 12 del 2011.

Il ricorrente, infatti, pur evocando gli articoli 4, 5 e 56 dello statuto, omette di argomentare le ragioni per le quali alla Regione non dovrebbe spettare il potere di quantificare l’ammontare delle compartecipazioni ai tributi erariali, al fine di redigere il bilancio di previsione. Né si fa menzione dell’articolo 7 dello statuto che, secondo la difesa regionale, garantisce l’autonomia finanziaria e contabile, nell’esercizio della quale, sempre secondo la difesa, a seguito dell’entrata in vigore del nuovo art. 8 dello statuto, è stata emanata la norma impugnata, per consentire che fosse predisposto il bilancio regionale. Neppure il ricorrente spiega quali norme di attuazione si renderebbero necessarie per dare applicazione al nuovo art. 8 dello statuto, che determina la quota di tributi da trasferire alla Regione in riferimento a ciascuna compartecipazione. Del resto, tra le sentenze evocate dalla parte ricorrente (sentenze n. 213 del 1998, n. 160 del 1985, n. 180 del 1980 e n. 151 del 1972) sono inclusi casi che trattano di situazioni non assimilabili a quella qui in esame, in cui la legislazione statale, e non quella regionale, interveniva unilateralmente in ambiti riservati alle norme di attuazione.

Manca, dunque, da parte del ricorrente una sufficiente motivazione a sostegno dell’asserita necessità che il nuovo art. 8 dello statuto richieda di essere attuato con la procedura di cui all’art. 56».

Nella stessa sentenza la Corte ci cassa un po’ di norme sul fisco (art. 18, comma 20, IRAP) in ragione della sovrana prepotenza dello Stato in materia fiscale; sulle energie rinnnovabili (art. 17, comma 9, perché abbiamo ristretto l’ambito di applicazione di una legge mazionale italiana) e sul precariato, come al solito, ritirando fuori la sua ferocia usuale (art. 21 della 12/2011; art. 20 comma 2, ma il comma 1 è salvo, quindi bisogna lavorarci sopra e fare i concorsi).

La CIGL di Ottana oggi sulla pagina del Marghine della Nuova (per chi non lo sapesse, il Tirso segna ormai un confine: dal fiume a oriente fino a Nuoro si entra nel Marchesato Impiegatizio Parassitario della parte feudale del Pd; dal fiume a Occidente è il territorio libero a forte connotazione indipendentista che ospita tanti militanti del Pd che ci vivono bene) contesta una sindacalista della Uil che mi ha ringraziato pubblicamente per il lavoro svolto per far pagare nei tempi giusti la Cassa integrazione ai lavoratori ex Legler. La CGIL dice: non si ringrazia per un diritto. Giusto. Ma il problema è un altro. Ci sono sindacalisti che fanno i sindacalisti e ci sono sindacalisti che fanno i politici alla vecchia maniera (rappresentanza con le tessere seduti in federazione; interdizione; cogestione nell’impresa; collateralismo politico militante, ma poco lavoro quotidiano per i lavoratori) e questi si imbufaliscono quando perdono rappresentanza sul terreno concreto. Allora, riepilogo i fatti: io ho posto la questione dei ritardi nei pagamenti a gennaio; ho bisticciato aspramente e in solitudine con l’Assessore Liori e col suo Direttore generale ai quali entrambi con orgoglio non rivolgo la parola perché manifestamente inadeguati al ruolo che svolgono (adesso si stanno impegnando a mettere nei guai le scuole); ottengo, intervenendo sulla Presidenza della Regione, aiutato da un solo sindacato, la Cisl, che alla fine questo benedetto verbale venga firmato (5 aprile; il ritardo accumulato deriva da una gita brasiliana dello staff assessoriale fatta proprio nei giorni in cui occorreva stare a Cagliari e dare gambe ai rinnovi firmati a dicembre, nonché al trasferimento del migliore funzionario che l’Assessorato del Lavoro abbia mai avuto, evidentemente non gradito al nuovo corso politico Samba-Lambadiano); poi ricevo telefonate drammatiche di persone in difficoltà che mi dicono che ancora non erano stati predisposti i bonifici per i lavoratori. Mi informo (cosa che un tempo facevano i sindacalisti, o no?) e scopro che i liquidatori non avevano fornito all’INPS gli SR 41. Mi adopero e alla fine i bonifici partono, valuta 26 del corrente mese con gli arretrati dei tre mesi. Chi avevo a fianco in questo percorso difficile? Una signora di Macomer , della Uil, che si fa carico umanamente prima che politicamente dei suoi iscritti e che fa davvero la sindacalista, e la Cisl. La Cgil non l’ho vista. Io non cerco i ringraziamenti di nessuno e cerco di vivere in punta di piedi perché mi infastidisce essere esposto, ma le censure per il solo fatto che lavoro le trovo veramente anacronistiche, roba da Peppone e don Camillo.

3 Commenti

  • Jose Mattana

    Caro Paolo,
    ho troppo rispetto per le opinioni altrui quindi abitualmente le ascolto o leggo evitando di esprimere commenti ad alta voce per non innescare inutili e sterili polemiche che producono solo danni e il nostro ruolo ci impone ben più saggi e sobri comportamenti, soprattutto in momenti cosi drammatici come quelli attraversati oggi dal nostro territorio. Peccato che alcuni (pochi per fortuna) non riescano a capirlo, distratti come sono da altri interessi.

    In questa vicenda, però, pur essendo completamente estraneo, sono stato coinvolto e maltrattato ingiustamente e ritengo mi si debba concedere almeno il diritto di dire la mia, perciò ti chiedo gentilmente di pubblicare questo mio commento per intero.

    Innanzitutto credo di appartenere a quella categoria di sindacalisti sempre al fronte e non agli scalda sedie, impegnati a fare tutt’altro fuorché tutelare i diritti dei lavoratori. Ciò perché ho vissuto e vivo tutti i giorni in prima persona il dramma di chi ha perso il proprio posto di lavoro e aspetta disperatamente l’elemosina dell’integrazione salariale che non arriva mai.
    So perfettamente che bastano pochi giorni di ritardo per causare gravi disagi a chi ha solo quella fonte di sussistenza, figuriamoci il panico e la disperazione che possono generare mesi di inutile attesa.

    Quest’anno questi lunghi ritardi sono causati da una macchina regionale che si è inceppata e tu sai meglio di me di chi sono le responsabilità perché le hai denunciate più volte pubblicamente, cosi come ho fatto io.
    A noi spetta il compito di sbloccare questa macchina con un unico comune interesse: alleviare le sofferenze di questi lavoratori in grave difficoltà.
    Per fare questo occorre la collaborazione di tutti, dal sindacalista al politico eletto nel territorio, senza infantili quanto inutili competizioni che servono solo a perdere tempo e non dimostrano certamente che uno è più bravo di un altro, anzi, spesso l’esatto contrario.

    Tu lo sai perfettamente e per questo sei stato presente quando abbiamo chiesto il tuo intervento, in diverse occasioni, soprattutto per l’accordo sull’utilizzo dei lavoratori ex Legler, che anche ultimamente si è risolto grazie al tuo intervento. Il tuo impegno è sempre stato riconosciuto e non è la prima volta che io ti ho ringraziato pubblicamente.
    E’ altrettanto vero, però, che io sono stato sempre presente in questa vicenda, da quando è iniziata ad oggi. Ero presente anche il 4 aprile, in assessorato al lavoro, durante l’incontro per la firma della Cigs del Calzificio Queen (incontro da me concordato con gli uffici preposti), quando mi sono fatto promettere, dopo innumerevoli solleciti, dal Buon Carlo Ligas che l’indomani avrebbe portato al tavolo tecnico per la firma le determinazioni dei 3 stabilimenti Legler. Promessa che è stata puntualmente mantenuta.
    Ero presente quando ho sollecitato l’Inps ottenendo di procedere con i pagamenti nonostante il curatore fallimentare di Macomer non avesse ancora consegnato gli SR 41.
    Ero presente, e lo sono sempre, in tutte le vertenze del territorio che mi competono, più di tanti altri che non lo sono mai stati abbastanza e non avendo mai prodotto risultati concreti hanno bisogno di farsi notare diversamente.

    Per questo ritengo poco generoso sentirmi dire che la Cgil non c’era perché se ci sono io c’è la Cgil che sono fiero di rappresentare.

    Aggiungo, e chiudo, che quando rilascio dichiarazioni o trasmetto comunicati alla stampa è mia buona abitudine farlo personalmente, apponendo la mia firma e assumendomi le responsabilità di ciò che affermo o scrivo. Non ho mai autorizzato nessuno a rilasciare dichiarazioni a nome mio e chi mi conosce lo sa benissimo, compreso chi ha ritenuto di coinvolgermi in questa vicenda pur sapendomi estraneo e dandomi persino dell’ingrato Ma a questo risponderò in altre sedi.

    Grazie per l’attenzione.

  • Tomaso Canu

    Caro Paolo, è vero che non ti piace ricevere i ringraziamenti in forma pubblica del lavoro che in questi anni stai facendo, a beneficio dei lavoratori e lavoratrici del Nuorese che si dibattono con la burocrazia e le gravi responsabilità della Regione sarda, responsabile dei ritardi nell’erogazione della misera indennità di cassa integrazione e/o di mobilità.
    Ancora oggi ci sono tantissime persone che da dicembre non ricevono queste indennità, lasciando le loro famiglie, talvolta mono reddito, nel lastrico. Tutto questo per responsabilità della cattiva gestione dell’assessorato al lavoro che sino all’arrivo dell’On. Liori era l’unico a funzionare in modo corretto.
    Ho letto anche io l’articolo di oggi della Nuova, a firma della segreteria dei chimici/tessili della Cgil di Nuoro e per quanto mi riguarda, per il ruolo che ricopro (Segretario generale della Femca Cisl di Nuoro),debbo dire a tutti i nostri amici lettori, che tantissime volte ti ho sollecitato per attivarti e per supplire alla carenza della macchina regionale, così come hai fatto nell’occasione da Te su richiamata, in merito alla cassa integrazione della ex Legler e del Calzificio Queen di Macomer.
    Io, così come la collega della Uil non siamo ingrati, non facciamo come fanno altri, che pure come noi ed insieme a noi, tantissime volte abbiamo chiesto il tuo aiuto, per poi leggere nella stampa locale, come oggi, commenti da veri ipocriti.
    Noi non abbiamo timore di riconoscere e ringraziarti per la tua opera.
    Ti chiedo, ma so che lo farai senza la mia sollecitazione, di non abbandonare mai, con i gravi problemi che si ritrovano i tantissimi lavoratori e lavoratrici del nostro territorio, che hanno perso il proprio lavoro e sono nella più totale crisi della loro esistenza.

  • Ora il problema è farsi dare i soldi, non dimentichi del fatto che in virtù dell’art. 8 la Sardegna si paga già, di tasca propria, la sanità ed il trasporto pubblico locale. Per completare i meriti di Cesare! Su questo tema, come su altri, non è sufficiente l’azione del Consiglio Regionale ma bisogna organizzare appuntamenti sul territorio per attivare una vera e propria sollevazione popolare.

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