Speciale sulla zona franca della Sardegna

24 febbraio 2013 15:3628 commentiViews: 883

Avevo preso l’impegno col mio partito e con i Movimenti (specie dopo un’intensa discussione con la dott.ssa Randaccio) di recepire l’impulso da loro dato a riprendere in mano la questione della Zona Franca. Tutto ciò che segue sta andando in stampa per essere fruito anche da coloro che non hanno dimestichezza con le rete. Si tratta di un breve testo introduttivo, di una piccola biblioteca digitale con tutti i documenti necessari a inquadrare l’argomento e, infine, di uno schema di una risoluzione della Prima Commissione che dia l’impulso per l’avvio di una nuova politica di fiscalità.  Diversi consiglieri regionali (in particolare, per il Pd, l’onorevole Sabatini e per l’Udc l’onorevole Steri) mi avevano chiesto di poter disporre di uno strumento come questo per poter agire con coscienza sull’argomento. Mi auguro che in breve tempo il testo della risoluzione possa essere condiviso e portato poi in Consiglio, in modo da essere arricchito dal dibattito pubblico che mi auguro si sviluppi. Potrà essere utile che ci si ritrovi in assemblea pubblica  per discuterne tutti insieme e poi chiedere alle forze politiche di farsi carico dell’impulso consiliare. Ringrazio la dott.ssa Caria e il dott. Contu del Consiglio regionale della Sardegna per l’importantissimo aiuto fornitomi.

La zona franca in Sardegna:
limiti e potenziali sviluppi

 

1. Introduzione

 

Lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina in questi termini l’istituzione dei punti franchi: “Saranno istituiti punti franchi nella Regione”, la norma precisa inoltre che il “regime doganale della Regione è di esclusiva competenza dello Stato”.
La formulazione della norma dello statuto sardo merita, perlomeno, due sottolineature:

- l’istituzione dei punti franchi in Sardegna è limitata ad alcune parti del territorio (punti franchi);
- le zone franche della Regione sono istituite “secondo” la normativa nazionale e soprattutto comunitaria, in materia doganale.

Questi due elementi circoscrivono in maniera rilevante la portata della previsione dello Statuto sardo e tale dato emerge con maggiore chiarezza se si esamina la disciplina delle altre zone franche presenti nel territorio italiano (lo stato italiano è sleale ab antiquo).
Vale la pena però ricordare che l’articolo 12 è inserito nel Titolo III dello Statuto e quindi è modificabile con legge ordinaria statale (aspetto non sufficientemente notato dalle forze politiche sarde e che invece è decisivo per superare i limiti della disposizione statutaria). Infatti, l’articolo 54 dello Statuto prevede che “Le disposizioni del Titolo III del presente Statuto possono essere modificate con leggi ordinarie della Repubblica su proposta del Governo o della Regione, in ogni caso sentita la Regione”.

La procedura per l’istituzione delle zone franche in Sardegna prevede due passaggi:

1. adozione della Norma di attuazione dell’articolo 12 delle Statuto. La norma è stata approvata nel 1998, quarant’anni dopo l’entrata in vigore dell’articolo 12 dello Statuto, con il Decreto legislativo n. 75 del 10 marzo 1998 “Norme si attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche”;
La Norma di attuazione sarda prevede espressamente che l’istituzione delle zone franche avvenga secondo le diposizioni comunitarie (Codice doganale europeo).
2. adozione, su proposta della Regione, di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per definire la delimitazione territoriale e l’operatività delle zone franche.
Finora è stato adottato un solo decreto per la delimitazione e l’operatività della zona franca di Cagliari (D.P.C.M. 7 giugno 2001).

L’istituzione delle zone franche e la loro operatività s’inserisce in un contesto normativo nel quale si intrecciano disposizioni europee e nazionali.

1.1 Livello europeo

- l’articolo 3 del Codice doganale comunitario aggiornato (Reg. CE 23/4/2008 n. 450 che ha sostituito il Reg. CEE n. 2913/1992) prevede che il territorio doganale della Comunità comprende il territorio della Repubblica italiana ad eccezione dei comuni di Livigno e Campione d’Italia (…). Questo è un fatto importantissimo, un limite per la Sardegna: non a caso la proposta di zona franca presentata nel 1973 da Michele Columbu collocava la Sardegna fuori dalla linea doganale dell’Italia.
L’articolo 155 del reg. Cee 450/2008 dispone che gli Stati membri possano destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca. Sebbene l’articolo 188 del Reg. CE 450/2008 disponga che la sua applicazione avvenga con decorrenze diverse, il suddetto 155 (determinazione delle zone franche) fissa come termine dell’applicazione al più tardi il 24 giugno 2013. Questa data è importantissima per la Sardegna.

1.2 Livello nazionale

- il Testo unico in materia doganale (Dpr n.43 /1973 ) dispone all’articolo 166 che i punti franchi possono essere istituiti con legge nelle principali città marittime nonché in località interne che rivestono rilevante importanza ai fini dei traffici con l’estero.

Tale articolo prevede inoltre che, con decreto del Presidente della Repubblica, vengano definite le attività commerciali e industriali che possono essere esercitate in ciascun punto franco e le disposizioni da osservarsi ai fini della disciplina doganale.
Quest’ultima disposizione consente quindi di istituire le zone franche con legge ordinaria e con una procedura più snella. Peraltro la legge n. 84 del 1994 “Riordino della legislazione in materia portuale”) all’articolo 8, comma 3, lett. n “pone in capo all’Autorità portuale i compiti di proposta in materia di delimitazione delle zone franche, sentite l’autorità marittima e le amministrazioni locali interessate”. Tuttavia, essendo il DPCM 75/1998 relativo alle zone franche doganali della Sardegna, successivo e di rango superiore (in quanto Norma di attuazione statutaria) alla L. 84/1994, la procedura di proposta prevista da quest’ultima, per quanto allettante per la sua semplicità, non si applica alla Sardegna.
Il T.U. inoltre, prevede espressamente delle deroghe all’applicazione delle disposizioni in materia doganale: i territori di Livigno e Campione d’Italia (…) costituiscono territori extradoganali (ai quali assimilati i territori extradoganali i depositi e i punti franchi) vengono fatti salvi gli speciali regimi fiscali vigenti nel territorio della Valle d’Aosta e Gorizia e si prevede una specifica deroga per il regime più favorevole previsto per i punti franchi compresi nella zona del porto franco di Trieste.
Ne deriva, comunque e come spesso accade, che ciò che nel 1948 rappresentava – forse – una norma di favore per la nostra isola, è stato ampiamente “superato” in termini operativi dalle regioni a Statuto ordinario.

2. Il regime vigente in alcune zone franche operative in Italia

 

2.1 Valle d’Aosta

Lo Statuto Speciale della regione Valle d’Aosta (Legge Costituzionale. n. 4 del 1948) prevede l’istituzione della zona franca nell’intero territorio della regione e precisa che esso è posto fuori dalla linea doganale: articolo 14: “Il territorio della Valle d’Aosta è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d’attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato”.
La formulazione della norma, a differenza di quella sarda (e non sfugga a nessuno che lo Stato italiano, nello stesso periodo, determina un trattamento di maggior vantaggio per una zona di confine piuttosto che per un’isola) contiene potenzialmente due elementi di rilievo: 1) la perimetrazione della zona franca corrisponde con l’intero territorio della Regione; 2) il territorio è posto fuori dalla linea doganale: ciò significa che non rientra nell’ambito di applicazione della più restrittiva normativa nazionale e comunitaria in materia doganale.
Come detto, tale previsione è confermata anche dal testo unico in materia doganale che all’articolo 2, comma 6, prevede che “Sono fatti salvi gli speciali regimi fiscali vigenti nel territorio della Valle d’Aosta (e in quello di Gorizia) dichiarati zona franca rispettivamente con l’articolo 14 della L.C. n. 4/1948 e con l’articolo 1 della L. n. 1438/1948.
Alla regione Valle d’Aosta, all’indomani dall’approvazione della citata norma statutaria, è stato riconosciuto, con legge ordinaria, un regime di esenzione doganale e fiscale per determinate merci e contingenti. La legge n. 623/1949, infatti, dispone che: “In attesa che sia attuato il regime di zona franca previsto per il territorio della Valle d’Aosta (…) è consentita la immissione in consumo in detto territorio per il fabbisogno locale” di prodotti indicati dalla stessa legge (es. benzina, gasolio, petrolio, zucchero, caffè, alcol, libri, attrezzature per l’agricoltura, industria, artigianato turismo) in esenzione, tra l’altro, dal dazio, dalle imposte erariali di fabbricazione ed erariali di consumo. Tale norma è stata prorogata per oltre 30 anni con legge ordinaria.

2.2 Gorizia

Nella provincia di Gorizia, invece, la zona franca è stata istituita con legge ordinaria: 1 dicembre 1948, n. 1438 . Anche in questo caso la norma prevede che tale territorio è posto fuori della linea doganale ed è costituito in zona franca: art. 1: “Il territorio della provincia di Gorizia, compreso tra il confine politico ed i fiumi Vipacco ed Isonzo, e l’area recintata del Cotonificio Trestino, posta sulla sponda destra dell’Isonzo, sono considerati, fino al 31 dicembre 1957, fuori della linea doganale e costituiti in zona franca”.
Il regime agevolativo concesso a questo territorio ha natura doganale e fiscale e ha portato al riconoscimento da parte della L. n. 762 del 1973 del cosiddetto “diritto speciale”. La disposizione normativa prevede che nel territorio del comune di Gorizia (oltreché Savogna d’Isonzo e Livigno) è istituito per tutta la durata del regime di zona franca un diritto speciale su tutta una serie di beni (benzina, gasolio, petrolio, caffè e surrogati, zucchero e birra) introdotti in esenzione dal dazio, dalle imposte erariali di consumo, dalle imposte di fabbricazione secondo determinati contingenti.
Come detto, il testo unico in materia doganale prevede che è fatto salvo lo speciale regime fiscale del territorio di Gorizia.
La legge n. 700 del 1975 istituisce un regime agevolativo per la zona di Gorizia prevedendo che le imprese artigiane e industriali che si costituiscono entro il 1985 sono esenti da imposta locale sui redditi per dieci anni (poi prorogati di altri dieci anni). La stessa agevolazione si applica anche ai redditi derivanti dall’ampliamento e dalla trasformazione degli impianti esistenti. La stessa legge ha soppresso per Gorizia il diritto speciale sui generi agevolati previsto dalla legge n. 762/1993.

2.3 Livigno

Il Comune di Livigno ha una disciplina “speciale” di natura doganale e fiscale. Essa risale al 1910 quando il Comune di Livigno viene dichiarato “fuori dalla linea doganale”. Il Comune può contare su un’esenzione dal dazio, dalle imposte erariali di consumo, dalle imposte di fabbricazione e dalle corrispondenti sovrimposte di confine su una serie di generi (benzina, petrolio, gasolio, tabacchi, liquori, articoli sportivi, profumi, apparecchi fotografici radio e TV, pellicceria e abbigliamento).
La legge n. 762 del 1973 ha istituito a favore del comune di Livigno un diritto speciale, tuttora in vigore, sui generi che usufruiscono di particolari agevolazioni fiscali da dazio.
Lo speciale status del Comune di Livigno è riconosciuto da tutta la normativa nazionale e comunitaria in materia doganale e fiscale, in particolare:

- l’articolo 2 del testo unico in materia doganale qualifica il Comune di Livigno (insieme a Campione d’Italia) quali territori non compresi nel territorio doganale dello Stato che quindi costituiscono territori extra-doganali.
- il DPR n. 633/1972 (Istituzione dell’Imposta sul Valore aggiunto) all’articolo 7 esclude il territorio del Comune di Livigno (e di Campione d’Italia) dall’assoggettabilità all’IVA;
- il Codice doganale comunitario esclude, all’articolo 3, il territorio di Livigno (e Campione d’Italia) dal territorio doganale della Comunità;
- il decreto legge n. 331/1993 (conv. L. 427/1993) in materia di armonizzazione della normativa fiscale nazionale con quella europea esclude Livigno (e Campione d’Italia) dal territorio dello Stato ai fini dell’applicazione delle imposte disciplinate dalla legge;
- Direttiva 2006/112/CE del 28/11/2006 relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto che l’articolo ha previsto l’esclusione del territorio di Livigno dall’applicazione dell’IVA.

Come si è visto i territori di Livigno e Campione di Italia beneficiano di espresse deroghe, sia nella normativa nazionale che in quella comunitaria in materia doganale e fiscale.
In particolare la Commissione europea ha riconosciuto, per motivi storici e geografici, la situazione particolare di questi territori escludendoli dal territorio doganale comunitario e dal territorio italiano ai fini dell’applicazione della normativa in materia di imposta sul valore aggiunto.
La stessa Commissione chiamata ad esprimersi al regime di agevolazione fiscale di Livigno ha affermato che il regime speciale di Livigno comporta conseguenze assolutamente minime in termini di risorse proprie comunitarie e che per quanto riguarda la concorrenza non risulta che esistono distorsioni significative.

2.4 Porto di Trieste

Il Porto di Trieste (nel quale sono istituiti cinque punti franchi) è un caso unico nel panorama nazionale delle zone franche. Esso è un porto franco doganale, considerato fuori dalla linea doganale che conta su un “regime speciale” di totale esenzione doganale previsto da una normativa risalente all’ordinamento dell’Impero austro-ungarico poi confermato dal Regno d’Italia.
Tale status è stato recepito nell’Allegato VIII al Trattato di pace di Parigi del 1947 (confermato dal Memorandum d’intesa siglato a Londra nel 1954 e ancora dal Trattato di Osimo del 1975) che ha riconosciuto e riaffermato lo speciale regime extradoganale del porto di Trieste stabilendo che “il transito delle merci per il porto di Trieste avvenga in regime di completa libertà” e che “nell’ambito della zona possono essere esercitate, senza alcuna restrizione, imposta e diritto di dogana, tutte le operazioni relative all’entrata ed uscita dei materiali e merci, al loro stoccaggio, commercializzazione, manipolazione e trasformazione, comprese quelle a carattere industriale”.
Come detto, sul piano della normativa nazionale l’articolo 169 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia doganale ha previsto, a favore del porto di Trieste, una specifica deroga ritenendo applicabili a tale territorio le disposizioni di maggior favore di derivazione “internazionale”. Infatti, i punti franchi del porto di Trieste sono tuttora sottoposti alla speciale disciplina pattizia contenuta nell’allegato VIII del Trattato di pace del 1947.
Anche la legge n. 84 del 28 gennaio 1994 sul riordino della legislazione in materia portuale prevede espressamente all’articolo 6 che “è fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del porto di Trieste.
Tale normativa di maggior favore, rispetto alle disposizioni contenute nel Codice doganale comunitario, è ritenuta, dalle istituzioni europee, compatibile con l’ordinamento comunitario. Le competenti autorità comunitarie, infatti, hanno esplicitamente preso atto, in accordo con le autorità governative italiane, della necessità di mantenimento e della salvaguardia del regime del porto franco di Trieste previsto dall’Allegato VIII.
Le aree del porto franco di Trieste dispongono, quindi, del più ampio regime di esenzione doganale presente in Italia: in esse possono essere compiute in piena libertà e senza ingerenza da parte delle autorità doganali, tutte le operazioni di imbarco e sbarco, di deposito, ma soprattutto le merci possono subire ogni genere di manipolazione e trasformazione, anche di carattere industriale, operazioni che il codice doganale comunitario limita fortemente.

3. Le zone franche in Sardegna: stato di attuazione e possibili sviluppi

 

La panoramica della disciplina delle zone franche doganali operanti in Italia (sulla base di specifiche deroghe) fa emergere con chiarezza: 1) la ripetuta strategia dei governi italiani di non concedere mai alla Sardegna la normativa fiscale e daziaria di maggior vantaggio tra quelle invece ritenute attuabili e attuate nelle altre regioni (nel 1948, la contestuale diversità di trattamento con la Val d’Aosta è emblematica); 2) lo svantaggio derivante dalal previsione statutaria che colloca comunque la Sardegna entro la linea doganale dello Stato italiano; 3) i limiti e le ridotte potenzialità delle istituende zone franche sarde che dovranno operare nell’ambito delle restrittive disposizioni europee in materia di zone franche doganali (tipologia di controlli, quantità e tipologia di operazione che possono essere svolte ecc); potenzialità fortemente ridimensionate, rispetto alla previsione statutaria, soprattutto a seguito dell’istituzione dell’area di libero scambio comunitaria, che ha ristretto l’applicazione delle agevolazioni agli scambi con i paesi extraeuropei;

Tutto questo non significa che non sia utile e opportuno rendere finalmente operative le zone franche in Sardegna.
Come detto, il D.lgs 10 marzo 1998, n. 75 contiene la Norma di Attuazione del citato articolo 12 dello Statuto Speciale della Sardegna. Il decreto legislativo prevede che possano essere istituite delle zone franche nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax e in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.
Il decreto legislativo prevede che l’istituzione delle zone franche avvenga secondo le diposizioni del codice doganale comunitario aggiornato nel 2008 con il Reg. CE 23 aprile 2008, n. 450/2008 che, come detto, rappresenta l’ambito normativo di riferimento.
La norma stabilisce, inoltre, che siano i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM), su proposta della Regione, a delimitare le zone franche e a prevedere le disposizioni per l’operatività delle stesse.

3.1 La zona franca di Cagliari

Nel 2001 è stato approvato solo il DPCM che delimita e disciplina l’operatività della zona franca di Cagliari. L’approvazione di tale decreto è avvenuta su proposta della Regione Sardegna (deliberazione della Giunta del 25 luglio 2000 e del 27 febbraio 2001). La delimitazione della zona franca di Cagliari è quella prevista nell’allegato all’atto aggiuntivo siglato in data 13 febbraio 1997 dell’accordo di programma sottoscritto, l’ 8 agosto 1995, con il Ministero dei trasporti, e corrisponde sostanzialmente con l’area del porto industriale di Cagliari.
Il decreto individua per la gestione una società denominata “Zona franca di Cagliari – Società consortile SPA” (Cagliari free zone) costituita il 20 marzo del 2000 dall’Autorità portuale e il CASIC aventi ognuno una partecipazione pari al 50% del capitale sociale, mentre l’attività di controllo viene affidata alla direzione della circoscrizione doganale di Cagliari.
Nelle zone franca è autorizzata qualsiasi attività di natura industriale o commerciale e di prestazione di servizi nel rispetto del quadro normativo definito dal codice doganale comunitario e dalle relative norme di attuazione.
La Giunta regionale con la delibera n. 32/9 del 25/7/2000 aveva disposto che la Regione, per il tramite dell’assessorato dell’Industria, partecipasse direttamente all’azionariato della società di gestione della zona franca acquisendo la percentuale del 30% del capitale sociale.
L’operatività della zona franca è infine rimessa all’approvazione di un Piano operativo secondo la seguente procedura:

1. predisposizione da parte del soggetto gestore (60 gg entrata in vigore)
2. parere con eventuali osservazioni da parte dell’Autorità doganale di Cagliari (60 gg)
3. trasmissione all’Assessore competente per approvazione in Giunta

Il DPCM prevede che la Regione determini gli indirizzi generali per l’attività del soggetto gestore.
Al momento non risulta approvato il Piano di gestione della Zona franca di Cagliari.
Il Comitato portuale ha approvato nel 2009 il nuovo statuto prevedendo l’ingresso di nuovi soggetti nella compagine sociale (26% Autorità portuale, CACIP e Regione; 10% Provincia e Comune di Cagliari; 2% Camera di Commercio di Cagliari).

3.2 La delimitazione delle zone franche di Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax

La Giunta regionale, ai fini dell’adozione dei previsti DPCM necessari a garantire l’operatività delle zone franche, deve formulare la proposta di delimitazione delle altre zone franche individuate dall’articolo 1 della norma di attuazione.
La delimitazione delle zone franche può ricomprendere altri porti ma anche le aree industriali funzionalmente collegate o collegabili ai porti di Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax.
A tale proposito va valutata la possibilità di perimetrare le zone franche secondo un criterio che consenta di ricomprendere oltre i porti anche le zone industriali interne (ricomprese per esempio nel raggio di 120 chilometri dai porti stessi) che consenta di adottare un modello di zona franca non interclusa.

3.3 I vantaggi della zona franca doganale

I principali benefici, a legislazione vigente, delle zone franche doganali possono ricondursi a:

- le merci provenienti da un paese extra-comunitario godono di un’esenzione totale dai dazi e sono considerate ai fini dell’applicazione del dazio di importazione come merci non situate nel territorio doganale dell’Unione europea a condizione che vengano riesportate in paesi extra UE;
- la riscossione dei dazi doganali viene differita di 180 giorni dal momento in cui la merce lascia la zona franca per entrare in un altro paese dell’Unione europea;
- la merce può essere sottoposta a limitate operazioni di manipolazione/trasformazione che ne modificano la specie o lo stato (prodotti trasformati) che poi possono essere immessi in libera pratica.

4. Attuazione di una fiscalità di vantaggio in Sardegna

 

La creazione della zona franca doganale rappresenta, sulla base delle argomentazioni portate avanti finora, un’opportunità di sviluppo per la Sardegna, ma se non viene accompagnata con l’introduzione di agevolazioni di tipo fiscale non è sufficiente ad imprimere una svolta nello sviluppo economico e sociale in Sardegna. Sono infatti le condizioni fiscali e finanziarie di vantaggio che possono creare reali condizioni di favore per attrarre gli investimenti nell’isola e quindi favorire la nascita di nuove imprese, nonché sostenere le imprese già localizzate;
Esse rappresentano, insieme alla dotazione infrastrutturale e all’efficienza dei servizi pubblici (e della Pubblica Amministrazione), alcune delle principali condizioni che rendono “attraente” un determinato territorio per le imprese.

E’ evidente che il percorso che può portare alla definizione di un pacchetto agevolativo finalizzato al riconoscimento di una fiscalità di vantaggio per la Sardegna va negoziato con lo Stato il quale deve farsi parte attiva affinché l’Unione Europea autorizzi tale regime fiscale speciale.

La Sardegna possiede sia da un punto di vista normativo (norme e orientamenti giurisprudenziali) che delle condizioni oggettive richieste, i presupposti affinchè la Commissione possa prendere in considerazione l’adozione di misure “in deroga” a favore dell’isola.

Il primo argomento “oggettivo” forte è legato all’insularità: l’Unione europea deve riconoscere nei vincoli legati allo svantaggio naturale, geografico e permanente quelle condizioni di disagio che hanno portato alla concessione di fiscalità agevolate, in deroga alla normativa sugli aiuti di Stato, ad altri territori europei.
Tra le Regioni che hanno beneficiato e tuttora beneficiano di agevolazioni finanziarie e fiscali “autorizzate” dall’unione europea c’è la Regione di Madeira che può godere di un regime speciale previsto dall’articolo 349 del Trattato di Lisbona.
La Sardegna, invece, può fare riferimento all’articolo 174 del Trattato di Lisbona entrato in vigore il 1° dicembre 2009, che declina per la prima volta il concetto di coesione inserendo l’aspetto territoriale (oltreché economico e sociale) e facendo un esplicito riferimento al fatto che “un’attenzione particolare è rivolta … alle regioni insulari”. Ciò significa che nella definizione delle politiche tese allo sviluppo regionale, l’Unione europea non può prescindere da tale vincolo strutturale che incide sulle possibilità di sviluppo dell’isola creando una evidente disparità di opportunità tra la stessa e altri territori europei.
Sulla base di tale presupposto normativo, le disposizioni europee, soprattutto in materia di coesione e di concorrenza devono, ai sensi del citato articolo 174, prestare “un’attenzione particolare” alle regioni insulari prevedendo specifiche deroghe in tema di concorrenza e inserendo interventi concreti volti a compensare gli elementi di debolezza socio economica di tipo strutturale legati all’insularità ma anche a sfruttarne le potenzialità.
Tale orientamento è stato confermato anche dal Parlamento europeo che con la proposta di risoluzione del 15 settembre 2010 ha richiamato la Commissione europea all’adozione di una “strategia europea per lo sviluppo economico e sociale delle regioni montane, insulari e scarsamente popolate” finalizzata a compensare gli svantaggi di tali regioni.
Tale priorità è stata ulteriormente ribadita dallo stesso Parlamento con una “Dichiarazione scritta” nella quale ha insistito sulla necessità che vi sia “la presenza di riferimenti specifici ed espliciti alla sostenibilità insulare nei programmi quadro e nei testi politici dell’UE in linea con l’articolo 174 del TFUE”;
Un altro fattore che va nella direzione auspicata dalla nostra regione sul quale fare leva nella contrattazione con lo Stato e con l’Unione europea per l’ottenimento una fiscalità di vantaggio è la sentenza della Corte di giustizia del 6 settembre 2006 (cosiddetta Sentenza Azzorre). Tale sentenza rappresenta un precedente impostante sul fronte del riconoscimento alle autonomie territoriali che riguarda l’adeguamento del sistema fiscale nazionale portoghese alle specificità della Regione autonoma delle Azzorre in materia di riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito.
Tale sentenza dispone che un ente regionale o territoriale, nell’esercizio dei poteri sufficientemente autonomi rispetto al potere centrale, può stabilire un’aliquota fiscale inferiore a quella nazionale applicabile unicamente all’interno del territorio di sua competenza” e che “il contesto giuridico rilevante per valutare la selettività di una misura fiscale potrebbe limitarsi all’area geografica interessata dal provvedimento qualora l’ente territoriale, segnatamente in virtù del suo statuto e dei suoi poteri, ricopra un ruolo determinante nella definizione del contesto politico ed economico in cui operano le imprese”;
La Corte di giustizia, nella in questa sentenza, ha ritenuto che i poteri sufficientemente autonomi debbano fare riferimento a un’autorità regionale o territoriale dotata sul piano costituzionale di uno statuto politico e amministrativo distinto da quello del governo centrale e che per l’ammissibilità della misura agevolativa l’Ente deve assumersi le conseguenze politiche ed economiche della misura.
Ora non vi è alcun dubbio che la Regione sarda, in virtù delle prerogative previste dallo Statuto speciale, presenti le caratteristiche che la Corte di Giustizia pone come condizioni necessarie per l’adozione di misure di fiscalità di vantaggio.
Sul piano nazionale poi a nostro favore depongono le sentenze della Corte costituzionale n. 102/2008 e n. 357/2010 che hanno “riconosciuto” alle Regioni a statuto speciale il potere di istituire tributi propri ma anche di incidere sui tributi erariali interamente devoluti o partecipati consentendo la modifica sia della base imponibile che delle aliquote con il solo limite di non incrementare le aliquote massime.
Appare evidente si è aperta la possibilità in quanto ricorrono le condizioni affinchè la regione, sia sul fronte europeo, con la Sentenza della Corte di Giustizia, che su quello nazionale, con i pronunciamenti della Corte Costituzionale, introduca nell’ordinamento regionale disposizioni attuative del titolo III dello Statuto che introducono in Sardegna misure fiscali agevolate.

Tuttavia e purtroppo, da ciò che si è detto risulta chiaramente che il lavoro da fare non è di tipo legislativo; cioè non si tratta di fare leggi in Consiglio. Si tratta invece di un lavoro amministrativo (le delibere di Giunta già adottabili) e di un lavoro politico-amministrativo (i negoziati con lo Stato italiano e con l’Unione Europea). Il Consiglio, però, è la sede che può e deve dare l’impulso e stabilire il perimetro della nuova politica fiscale della Sardegna. Il Consiglio deve elaborare un atto di indirizzo che incalzi la Giunta per ciò che già può fare e le indiche la strada vincolante da percorrere per la costruzione di ciò a cui abbiamo diritto ma che non è mai stato correttamente e opportunamente istruito, seguito nelle sedi opportune, condiviso con la società sarda, difeso nel Parlamento.  A questos copo ho predisposto una Roisoluzione della Prima Commissione che mi auguro possa arrivare, opportunamente corretta con le proposte di chiunque abbia interesse, competenza e voglia di lavorare su questi temi, rapidamente in Aula. C’è da augurarsi che su questi temi la società sarda non si divida.

Risoluzione della Prima Commissione

1. Norma di attuazione Decreto legislativo 10 marzo 1998 n 75
2. DPCM Ulteriori disposizioni per l’operatività della zona franca di Cagliari del 7 giugno 2001
3. Delibera della Giunta regionale del 30 marzo 2000
4. Delibera della Giunta regionale del 27 febbraio 2001
5. Accordo di Programma Porto Industriale di Cagliari
6. Delibera della Giunta Regionale del 27 febbraio 2012
7. Interrogazione Tore Cherchi 19 dicembre 1996.
8. Benefici della zona franca del Cacip
9. Rassegna stampa
10. Varie

Norme statali
1. DPR del 29 ottobre 1972 n.633. Istituzione e disciplina dell IVA art. 7
2. Legge sui porti del 28 gennaio 1994 n.84, articoli 6 e 8
3. Testo Unico delle Dogane, articoli 163, c.2, 164-169

Normativa Unione Europea
1. Codice doganale UE testo vigente
2. Codice doganale UE testo storico
3. Comunicazione della Commissione UE zone franche esistenti
4. Corte dei Conti Europea
5. Dichiarazione Parlamento UE ISOLE
6. Direttiva UE IVA
7. Interrogazione Commissione – Fiscalità di vantaggio
8. Nuovo Codice Doganale UE 450_2008
9. Risoluzione Parlamento UE ISOLE
10. Sentenza Azzorre
11. Sentenza Corte di Giustizia Fiscalità

Sentenze della corte costituzionale
1. n. 2 2012
2. n. 30 2012

Articoli sulla fiscalità di vantaggio
1. Matteo Barbero
2. Matteo Barbero 2
3. Commento sentenza Azzorre 1
4. Commento sentenza Azzorre 2
5. Commento sentenza Azzorre 3
6. Commento sentenza Azzorre 4
7. Commento sentenza Azzorre 5
8. Luca Del Federico

Livigno
1. Normativa Livigno
2. Posizione UE
3. Proposte di legge nuova disciplina

Madeira
1. Posizione UE
2. Regime fiscale

Irlanda
1. Irlanda

Sicilia
1. Articolo – Il Corriere del Sud
2. Documento Presidenza della Regione
3. Legge Regionale n. 11 2009

Altre zone franche
1. Gorizia
2. Messina
3. PDL Porto Messina
4. Trieste
5. Valle d’Aosta

28 Commenti

  • La Sardegna sarebbe tutta zona franca…
    perciò caricaaaaaaaaaaaa aaaaa..
    mandiamo via i ladri continentali dalla Sardegna…

    Difendiamo tutta la Sardegna zona franca.
    —————————————–

  • Roberto Puddu Cudrano

    Sono d’accordo con te. Molte persone però hanno una matrice pregiudiziale che confina con l’ignoranza e prima di documentarsi o di ritenere plausibile un simile disegno, si divertono inspiegabilmente a criticarlo senza alcuna presa di coscienza. Non so, sembra che si stia inserendo nel pensiero della gente, la brutta piega di ritenere banale e pretestuoso anche la più semplice delle buone idee, … che al mondo esistano persone con i paraocchi è risaputo da tempi biblici. Quanto esposto dall’onorevole Maninchedda oltre che essere esaustivo e coerente nella sua esposizione, denota un’attenta prospettiva di quanto si potrebbe ottenere dalla zona franca. Prima di ritenere tutto sferzante, è bene che lo si legga, … pigrizia a parte!

  • questa la copia della diffida presentata a mano e con urgenza il 14/02/2013
    ovviamente accuratamente censurata.. dai media

    Alla Regione Autonoma della Sardegna, in persona del legale rappresentante legale pro tempore viale Trento 69, Cagliari
    All’Autorità Portuale di Cagliari, in persona del legale rappresentante legale pro tempore, via Riva di Ponente n. 3, Cagliari
    ZONA FRANCA DI CAGLIARI – SOCIETA’ CONSORTILE S.P.A. – CAGIARI FREE ZONE, in persona del legale rappresentante legale pro tempore, viale Diaz n. 86, Cagliari
    Diffida ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009
    La sottoscritta “Associazione per la tutela dei diritti dei Sardi”, nella persona del suo presidente e rappresentante legale dott. Flavio Cabitza, con sede in Olbia, via Salviati n. 5, ed i sottoscritti operatori economici: (ometto per questioni di privacy)
    tutti elettivamente domiciliati in Olbia, via Salviati n. 5 presso lo studio d
    ell’avv. Andrea Pattarozzi presso il cui n° di fax 0789.22443 e indirizzo di posta elettronica certificata avv HYPERLINK “mailto:andreapattarozzi@puntopec.it” andreapattarozzi@puntopec.it dichiarnano di volere ricevere le comunicazioni inerenti il presente procedimento.
    espongono quanto segue:
    per le particolari condizioni storiche, geografiche, sociali, ed economiche che caratterizzavano e caratterizzano tuttora la realtà sarda, e che la penalizzano gravemente rispetto alle rimanenti regioni italiane, lo Statuto della Regione Sardegna, costituita in Regione autonoma a Statuto speciale in virtù della Legge costituzionale del 26 febbraio 1948, n. 3, proprio al fine di ridurre l’oggettivo divario esistente tra i livelli di sviluppo della Sardegna e delle restanti regioni d’Italia, all’art. 12, pur riconoscendo come il regime doganale della Regione sia di esclusiva competenza
    dello Stato, dispone espressamente: “Saranno istituiti nella Regione punti franchi”;
    con Decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche), i punti franchi previsti nella legge costituzione del 26 febbraio 1948, n. 3 sono stati finalmente istituiti, prevedendo, infatti, l’art. 1
    che : “1. In attuazione dell’articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.
    2. La delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività viene effettuata, su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.
    3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari è quella di cui all’allegato dell’atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell’accordo di programma dell’8 agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti e della navigazione”.
    emerge con tutta evidenza come l’istituzione dei punti franchi in Sardegna sia limitata ad alcune parti del territorio (punti franchi) ed altresì come le zone franche della Regione siano state istituite “secondo” la normativa comunitaria, in materia doganale specificamente richiamata, appunto i regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione) (passaggio questo di fondamentale importanza per comprendere le ragioni di urgenza che giustificano la presente diffida, come si spiegherà successivamente);
    emerge altresì con evidenza come la peculiare procedura per l’istituzione delle zone franche in Sardegna preveda due passaggi obbligati, entrambi essenziali per il raggiungimento dello scopo: 1. l’adozione della norma di attuazione dell’articolo 12 delle Statuto, approvata appunto con il Decreto legislativo n. 75 del 10 marzo 1998 prima richiamato; 2. adozione, su proposta della
    
    Regione, dei Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per definire la concreta delimitazione territoriale delle zone franche istituite e per prevedere ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività;
    con riferimento alle zone franche istituite nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax più nulla è stato fatto, non avendo la Regione neppure provveduto a predisporre ed inviare al Presidente del Consiglio dei Ministri quella proposta indispensabile per l’adozione dei decreti finalizzati alla concreta delimitazione territoriale delle zone franche istituite e alla previsione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività;
    con riferimento alla zona franca nel porto di Cagliari, la cui delimitazione, in sede di prima applicazione, era stata indicata nel comma tre dell’art. 1 Decreto legislativo n. 75 del 10 marzo 1998, la Regione Sardegna ha formulato la proposta di cui al comma 2 del menzionato art. 1 con le deliberazioni della giunta regionale del 25 luglio 2000 e del 27 febbraio 2001, cui è seguita l’adozione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001 (Ulteriori disposizioni per l’operatività della zona franca di Cagliari) che all’art. 1 dispone “I. La zona franca di Cagliari è delimitata secondo quanto previsto dal comma 3 Art. 1, del decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75, così come previsto dall’allegato dell’atto aggiuntivo 13 febbraio 1997 dell’accordo di programma 8 agosto 1995, sottoscritto con il Ministero dei trasporti e della navigazione.
    2. Nella zona franca è autorizzata qualsiasi attività di natura industriale o commerciale o di prestazione di servizi, così come previsto dalle disposizioni del codice doganale comunitario e dalle relative norme di applicazione, dalle quali restano disciplinate le operazioni di
    
    introduzione, deposito, manipolazione, esportazione e riesportazione delle merci.”;
    con il suddetto atto normativo da un lato sono stati confermati i confini della zona franca del porto di Cagliari già indicati in precedenza e, dall’altro, sono state altresì emanate le disposizioni necessarie per la concreta operatività della zona franca;
    è stata infatti istituita la società concessionaria del servizio di gestione della zona franca, individuata nella società consortile “Cagliari Zona Franca s.c.p.a.”, costituita in data 20 marzo 2000 fra l’Autorità portuale di Cagliari ed il Consorzio per l’area di sviluppo industriale di Cagliari, soci al 50%, e sono stati altresì indicati espressamente tutti gli adempimenti, di competenza della predetta società, indispensabili appunto per l’effettiva realizzazione della zona franca;
    prevede infatti il comma 1 dell’art. 2 “Il soggetto gestore della zona franca di Cagliari è individuato nella soc. cons. per az. “Zona franca di Cagliari”, che userà il marchio d’impresa “Cagliari Free Zone”, con sede in Cagliari, viale Diaz n. 86.”;
    prevede poi il 2 comma: “Il soggetto gestore assume, sotto la propria responsabilità compiti di gestione e organizzazione della zona franca di Cagliari a tempo indeterminato.
    l’art 4 poi dispone che “1. Il gestore si impegna a provvedere alla materiale delimitazione territoriale dell’area sulla quale insiste la zona franca. 2. Tale attività di delimitazione si estrinseca nella costruzione della recinzione della zona franca, nell’individuazione di varchi di ingresso e uscita secondo criteri e modalità stabiliti d’intesa con l’Autorità doganale, nel mantenimento della recinzione, nell’esecuzione di tutte le opere che venissero richieste dall’amministrazione doganale per il sicuro esercizio della vigilanza, nella predisposizione di idonea segnaletica, nella fornitura gratuita dei locali necessari a norma di legge per le esigenze degli uffici doganali e ferroviari e per il personale di vigilanza, nonché, nella ordinaria manutenzione, illuminazione e climatizzazione dei locali stessi.”;
    l’art. 7 stabilisce ancora “1. Il soggetto gestore provvede a predisporre entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto un piano operativo della zona franca che garantisca i servizi comuni e la collocazione logistica degli spazi da adibire a servizi generali. 2. Il piano
    
    operativo della zona franca deve essere trasmesso all’Autorità doganale di Cagliari per eventuali osservazioni da formularsi entro sessanta giorni dalla ricezione. 3. Il piano, corredato delle eventuali osservazioni pervenute, è quindi trasmesso all’assessore competente in materia di
    industria per la definitiva approvazione da parte della giunta regionale.”;
    nell’art. 12 vengono infine indicate tutta una serie di competenze di indirizzo, di vigilanza e di controllo riservate alla Regione in ordine all’attività affidata al soggetto gestore del servizio pubblico
    prevede infatti il comma 1 dell’art. 12 che :” Fatte salve le funzioni di competenza dell’Autorità doganale e dell’Autorità portuale, la regione determina gli indirizzi generali per l’attività del soggetto gestore.”
    Dal chiaro tenore letterale di cui al provvedimento normativo appena richiamato emerge con evidenza come alla società consortile per azioni “Zona franca di Cagliari” siano stati affidati tutti i poteri necessari per la concreta gestione, organizzazione e controllo della zona franca di Cagliari e come detto soggetto dovesse provvedere, oltre che alle operazioni materiali di delimitazione territoriale dell’area sulla quale insiste la zona franca, di esecuzione di tutte le opere richieste dall’autorità doganale per il sicuro esercizio della vigilanza, di fornitura dei locali necessari per le esigenze degli uffici doganali e ferroviari e per il personale di vigilanza, anche “a predisporre entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto un piano operativo della zona franca che garantisca i servizi comuni e la collocazione logistica degli spazi da adibire a servizi generali”;
    emerge altresì come in capo alla Regione restasse il potere di vigilanza e di controllo in ordine all’adempimento, nei termini indicati, delle attività affidate in gestione alla predetta società al fine di assicurare la concreta realizzazione della zona franca.
    
    Nè la società consortile, né la Giunta Regionale della Regione Sardegna, né l’Assessore per l’industria, tutti gravati da specifiche competenze in merito, hanno posto in essere le attività di rispettiva competenza per la concreta operatività della zona franca del porto di Cagliari, nonostante gli obblighi specifici di cui al menzionato … del 2001, nonostante la scadenza dei termini previsti espressamente e il lungo tempo trascorso (12 anni).
    Da un lato, infatti, la Società Zona Franca di Cagliari non ha realizzato quanto in suo potere per la concreta operatività della zona franca, dall’altro, la Giunta regionale e l’assessore all’industria, omettendo di esercitare in concreto i poteri di indirizzo, sorveglianza e controllo di loro esclusiva competenza, sono rimasti del tutto inerti, abdicando completamente ai loro compiti istituzionali, in tal modo consentendo che il totale e gravissimo inadempimento della società concessionaria del servizio si protraesse per più di 12 anni.
    In particolare la Regione Sardegna (e per essa la Giunta regionale e l’assessore all’industria) hanno omesso di adottare tutti gli atti amministrativi di loro competenza necessari per ottenere dall’ente concessionario del servizio pubblico il puntuale e tempestivo adempimento dei compiti affidatigli con specifiche disposizioni di legge ed altresì di adottare tutti gli atti amministrativi di loro competenza necessari, in caso di persistente inadempimento dell’ente concessionario, per la sostituzione dello stesso con altra società o ente in grado di portare a compimento le disposizioni adottate con il decreto del 2001.
    Va ulteriormente evidenziato che tutte le attività di competenza della Regione Sardegna e della società “Cagliari Zona Franca”, quale ente concessionario del servizio pubblico di gestione della istituita e già delimitata zona franca del porto di Cagliari, dovranno necessariamente essere
    
    realizzate entro il termine perentorio del 24 giugno 2013, data di entrata in vigore del nuovo codice doganale europeo, approvato con Regolamento CE n. 450 del 2008.
    Con l’entrata in vigore della suddetta normativa comunitaria verranno, infatti, a cessare gli effetti del decreto legislativo n. 75 del 1998, con il quale sono state “istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili”.
    Come già osservato in precedenza, infatti, nel disciplinare l’istituzione delle zone franche in Sardegna, il suddetto decreto legislativo dispone espressamente che detta istituzione avvenga secondo le diposizioni comunitarie espressamente richiamate, appunto i regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), atti normativi la cui vigenza cesserà immancabilmente alla data del 24 giugno 2013 con l’entrata in vigore del nuovo codice doganale comunitario.
    Tanto premesso, la sottoscritta associazione, quale ente associativo avente tra i suoi specifici compiti statutari quello di “attivarsi per l’attuazione degli interventi e delle riforme economico – sociali nei settori di competenza legislativa ed amministrativa della Regione Autonoma della Sardegna, promuovendone e provocandone l’intervento, anche obbligatorio, nei diversi settori, nonché per quanto riguarda l’adozione, in armonia con i principi della solidarietà nazionale, di tutte le possibili disposizioni agevolative e di favore, anche in tema di fiscalità ed esenzione doganale, come previsti dalla disciplina vigente e, specificamente, dalla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna)”, ed i sottoscritti operatori economici,
    
    considerata la lesione diretta, concreta ed attuale dei loro interessi personali e collettivi, gravemente danneggiati dalla mancata attuazione degli atti amministrativi finalizzati a rendere operative le specifiche prescrizioni normative riguardanti la concreta attuazione delle zone franche in Sardegna, la cui adozione avrebbe consentito l’operatività di una fiscalità agevolata, cui si accompagna altresì un danno gravissimo per l’economia sarda e per i cittadini tutti, oltre che per gli operatori economici di settore:
    DIFFIDANO
    ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009,
    la Regione Autonoma della Sardegna e, per essa, il suo Presidente e legale rappresentante:
    con specifico riferimento alle zone franche istituite nei porti di Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme ed Arbatax:
    1. a FORMULARE SENZA INDUGIO, in specifica attuazione dell’art. 1, comma 2, del Decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Sardegna concernenti l’istituzione di zone franche), e tenuta in specifica considerazione la scadenza del termine ultimo del 24 giugno 2013, la PROPOSTA , ad inoltrare al Presidente del Consiglio dei Ministri, per la delimitazione territoriale delle zone franche e la determinazione di ogni altra disposizione necessaria per la loro operatività, tutte attività da effettuarsi, appunto, “su proposta della regione, con separati decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri”;
    2. a FORMULARE SENZA INDUGIO, la PROPOSTA suddetta tenendo nella dovuta considerazione la possibilità, anch’essa prevista per legge, che in sede di concreta delimitazione dell’area della zona franca, siano ricomprese “anche aree industriali ad essi funzionalmente
    
    collegate o collegabili”, come espressamente stabilito dal più volte citato art. 1, comma 1 del Decreto legislativo 10 marzo 1998, n. 75;
    3. a porre in essere tutte le altre attività necessarie al completamento dell’iter per la concreta operatività delle istituite zone franche entro il termine ultimo del 24 giugno 2013, data di cessazione dell’efficacia dei testi normativi nazionali e comunitari prima richiamati.
    DIFFIDA
    ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009
    la Regione Autonoma della Sardegna e, per essa, il suo Presidente e legale rappresentante:
    con specifico riferimento alla zona franca istituita nel porto di Cagliari, a porre in essere le seguenti attività amministrative, tramite la Giunta Regionale e l’assessore all’industria competente per materia, nell’esercizio dei poteri di indirizzo, vigilanza e controllo attribuiti per legge (art. 7, comma 2; art. 12, comma 1):
    1. emanare immediatamente gli atti di indirizzo generale per l’attività del soggetto gestore della zona franca “Cagliari Zona Franca” (art. 12, comma 1);
    2. sollecitare la società “Cagliari Zona Franca” al puntuale adempimento degli obblighi a suo carico in un termine il più sollecito possibile;
    3. verificare l’osservanza del predetto termine e, in caso di inottemperanza, ovvero per il caso che l’inadempimento già protrattosi per più di 12 anni faccia presagire l’ulteriore inadempimento, porre in essere tutti gli atti amministrativi di competenza per la sostituzione della suddetta società nella gestione del servizio pubblico in questione con altra società o ente in grado di portare a compimento le disposizioni adottate con il decreto del 2001;
    
    4. qualora si ravvisi la necessità ai fini della sostituzione della predetta società di una modifica del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001, porre in essere tutti gli atti amministrativi indispensabili per il raggiungimento dello scopo.
    DIFFIDANO
    ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009
    la società consortile per azioni “Zona Franca di Cagliari”, nella sua qualità di ente designato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2001 (Ulteriori disposizioni per l’operatività della zona franca di Cagliari), e per essa il suo legale rappresentante, a porre in essere senza indugio i seguenti atti:
    provvedere alla materiale delimitazione territoriale dell’area sulla quale insiste la zona franca, in particolare costruendo la necessaria recinzione, e individuandone i varchi di ingresso e uscita, secondo i criteri e le modalità stabiliti d’intesa con l’Autorità doganale (art. 4, comma 1);
    provvedere all’esecuzione di tutte le opere che venissero richieste dall’amministrazione doganale per il sicuro esercizio della vigilanza e provvedere altresì alla fornitura gratuita dei locali necessari a norma di legge per le esigenze degli uffici doganali e ferroviari e per il personale di vigilanza (art. 4, comma 2);
    provvede a predisporre senza alcun indugio, essendo ormai da lungo tempo scaduto il termine originariamente previsto di “sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto” un piano operativo della zona franca che garantisca i servizi comuni e la collocazione logistica degli spazi da adibire a servizi generali (art. 7, comma 1);
    provvedere senza indugio a trasmettere all’Autorità Doganale di Cagliari il piano di cui al punto
    
    3, affinchè detta autorità possa esprimere le sue eventuali osservazioni in merito (art. 7, comma 2);
    provvedere senza indugio a trasmettere all’assessore competente in materia di industria della Regione Autonoma della Sardegna il piano di cui al punto 3, affinchè detta autorità possa porre in essere tutti gli atti amministrativi di sua specifica competenza ai fini della presentazione del piano nella Giunta Regionale per la sua definitiva approvazione (art. 7, comma 3).
    DIFFIDANO
    ai sensi dell’art. 3 del Decreto Legislativo n. 198 del 20 dicembre 2009
    l’Autorita’ Doganale di Cagliari, e per essa, il suo legale rappresentante:
    a provvedere a sollecitare la concertazione con l’ente gestore della zona franca di Cagliari in ordine alla individuazione dei varchi di ingresso e uscita dalla zona franca medesima (art. 4, comma 1);
    a provvedere ad inoltrare specifica richiesta al gestore della zona franca per l’esecuzione di tutte le opere necessarie per il sicuro esercizio della vigilanza e richiedere altresì di porre a disposizione i locali necessari a norma di legge per le esigenze degli uffici doganali e ferroviari e per il personale di vigilanza (art. 4, comma 2).
    I sottoscritti, chiedono espressamente che tutte le iniziative assunte siano loro comunicate ai sensi dell’art. 3 del decreto legislativo 20 dicembre 2009 n. 198, nel domicilio eletto come sopra indicato.
    I sottoscritti comunicano infine che se nei termini di legge non saranno adottati gli atti
    amministrativi di cui alle presenti diffide agiranno in giudizio davanti al Tribunale amministrativo regionale competente per la tutela dei loro diritti ed interessi, ai sensi dell’art. 1 del citato decreto legislativo 20 dicembre 2009 n. 198
    Olbia, lì 14 febbraio 2013.
    RELAZIONE DI NOTIFICAZIONE
    A richiesta urgente dell’associazione e dei privati in epigrafe, il sottoscritto Ufficiale Giudiziario UNEP, addetto all’Ufficio unico notifiche della Corte d’Appello di Cagliari, ho notificato copia
    del suesteso atto di diffida ad ogni effetto di legge a:
    Alla Regione Autonoma della Sardegna, in persona del legale rappresentante legale pro tempore, viale Trento 69, Cagliari
    All’Autorità Portuale di Cagliari, in persona del legale rappresentante legale pro tempore, via Riva di Ponente n. 3, Cagliari
    ZONA FRANCA DI CAGLIARI – SOCIETA’ CONSORTILE S.P.A. – CAGIARI FREE
    ZONE, in persona del legale rappresentante legale pro tempore, viale Diaz n. 86, Cagliari
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  • Loi Tomas, cagliaritano.
    Dopo 60 anni governati male, sarebbe ora di riprenderci la ns bella terra indietro. Thanks for ur time.

  • Buongiorno a tutti, sono un piccolo imprenditore Cagliaritano con esperienze lavorative all’estero , resisto con orgoglio alla crisi che devasta la nostra straordinaria terra, e da imprenditore incomincio a non poterne più di immobilismo , lamentele e speriamo che il prossimo anno sia meglio…..,, io voglio essere autore del cambiamato e con tale desiderio approdo in mondi come quello in cui scrivo.
    Il modo per attuare una strategia vincente e’ quella di idearla in chiave di Marketing, quello che manca a voi esimi professori della zona franca e’ Una strategia che parta dallo studio reale del mercato e delle esigenze indiscusse del territorio , passando per un sistema vincente di comunicazione. Il prodotto Zona franca sarà plasmato e ideato in base
    ad un attenta analisi dei reali bisogni al fine di trovare adeguata soluzione agli stessi.
    Il sistema di comunicazione e’ la chiave del confine che impera tra il Dire ed il Fare.
    Il Marketing operativo consiste proprio in questo: il dire ed il fare crescono assieme , in maniera analitica si individuano i bisogni poi in modo semplice ed esaustivo si studia come soddisfare gli stessi in maniera “economicamente sostenibile” e contemporaneamente comunicare agli interlocutori che l’ unico e ripeto L’unico modo per soddisfare le proprie esigenze e’ quello di credere profondamente e votare per la realizzazione.
    Uscire dalle vostre dinamiche di teorizzanti eccelsi inserendovi in un contesto operativo realizzato unicamente in chiave di marketing sarà la chiave per dar vita alle vostre straordinarie teorie e per trovare la SOLUZIONE per la Sardegna .
    In questo se vorrete io posso mettermi a disposizione per contribuire al reset funzionale e sviluppo di una strategia Vincente.
    Andrea Ranieri

  • Onorevole Maninchedda a che punto siamo nell’elaborazione del testo da portare all’approvazione del consiglio ? I tempi stringono ed il popolo Sardo attende speranzoso.

  • Luca Carta Escana

    Ben oltre l’indipendentismo ”casineri”, ecco l’indipendentismo altruista che piace. La ringrazio.

  • Mariocarboni

    Leggendo la documentazione mi sono accorto che cliccando su :
    Delibera della Giunta Regionale del 27 febbraio 2012

    Si legge la delibera della Giunta Regionale del 27 febbraio precedentemente già pubblicata.
    È una ripetizione per errore o era previsto un’altro documento?

  • Pietro Ledda

    Mi auguro si faccia presto perché la Sardegna non può più aspettare

  • Abbiamo rilanciato l’intervento di Carboni sull’area franca del Sulcis, mi dicono che anche la dott.ssa Randaccio è stata informata della questione: http://www.sanatzione.eu/2012/10/fondazione-sardegna-zona-franca-indifferenza-sullarea-franca-del-sulcis/

    Per chi volesse anche conoscere l’ubicazione e la tipologia della zone franche extra-UE, come integrazione all’articolo di Paolo Maninchedda, segnalo il portale della WEPZA: http://www.wepza.org/

  • Per Pippo: sì, ho capito e ci lavoro. Ma penso che comunque l’inclusione dell’area di Tossilo e di Ottana nella zona franca doganale di Oristano entro il giugno 2013 sia importante. La questione del lavoro mi sembra centrale. Ci lavorerò.

  • Paolo Carta

    La mia proposta è la seguente:
    che la giunta venga impegnata anche a sensibilizzare il popolo sardo sulla bontà e l’opportunità, per il rilancio dell’economia, della istituzione delle zone franche.
    Una vera e propria campagna di sensibilizzazione che entri nelle case di tutti, anche di quelli che non frequentano il Tuo Blog, internet o non sono in grado di ragionare di massimi sistemi.
    Ed ahimè saremo in tanti.
    Se il popolo vede la bontà dell’iniziativa non potrà che sostenerla dando la spinta necessaria (o un calcio in culo in caso di inerzia) a chi può puntare i piedi a Roma come in Europa.
    Meno importante ma credo utile: sull’argomento sono senz’altro per la primazia del Psd’az, tuttavia credo che una soluzione come quella proposta non debba avere primati: o è di tutti o non se ne fa niente.
    Forza Paris

  • Paolo, complimenti a te, ai tuoi collaboratori e a quanti hanno partecipato fattivamente all’elaborazione del sintetico ma strategico documento.
    Marco.

  • Ciao Paolo, ancora complimenti per il tuo lavoro e ti comunico che a Guspini ho presentato un o.d.g. sulla costituzione della Zona Franca e dei punti franchi in Sardegna e con grande soddisfazione nella seduta di C.C del 31 Luglio 2012 è stato approvato all’unanimità.

  • Gianluca Argiolas

    Finalmente i miei soldi da contribuente producono qualcosa ed aggiungerei finalmente un consigliere regionale che fa il suo mestiere.

    Grazie Paolo

  • Caro Paolo,
    ho letto attentamente quello che hai riportato nel tuo editoriale, hai ben illustrato le zone franche presenti in Italia, queste sono tutte sui confini, per questo c’è una ragione, proprio perché erano sui confini furono fatte zone franche, ma oggi nonostante queste siano rimaste zone franche sono attanagliate dalla crisi, esattamente come il resto dell’Italia.
    Personalmente continuo a sostenere che il motivo che blocca gli investimenti di Società straniere nel paese Italia e quindi Sardegna, non siano la mancanza di zone franche o di una fiscalità eccessivamente alta, purtroppo i motivi sono altri. Ci sono paesi anche vicino all’Italia, anzi uno all’interno del paese Italia dove la fiscalità è molto più bassa che in Italia, addirittura l’aliquota applicata sul reddito di impresa è al 19% (aliquota massima) mentre quella applicata sul reddito di lavoro dipendente è al 3% (aliquota massima), ma oggi questo paese è in crisi esattamente come l’Italia, quindi il problema non è ne la zona franca ne una fiscalità più bassa. Se si vogliono attrarre gli investimenti di imprese straniere in Italia ed in Sardegna bisogna pensare a qualcosa di diverso, per esempio non tanto ad una zona franca per le merci, per così sfuggire alla burocrazia e a qualche onere doganale, ma bensì, solo come esempio ad una zona franca per i rapporti di lavoro, ma anche questo non è sufficiente, bisogna parallelamente creare e formare lavoratori, rispetto alle nuove esigenze dei mercati, portare in Sardegna aziende tecnologiche, favorire l’ingresso di centri di ricerca costituiti da privati, ossia quei centri di ricerca che non si siedono o creano posti di lavoro per poi essere mantenuti dalla collettività, ma parlo di centri che vengono mantenuti dalle scoperte che fanno, dalla capacità che hanno di stare sul mercato, perché sono così utili che qualcuno è disposto a comprarne i servizi. Insomma prima delle zone franche così come tu le intendi bisogna preparare il terreno, successivamente le zone franche possono aiutare, ma prima bisogna fare altro, altrimenti si rischia di assistere sicuramente ad una buona cosa, ma che realmente, non crea nessun vantaggio concreto.
    Sempre disponibile ad un confronto, con stima e affetto Pippo.

  • Buona sera a tutti i lettori e al sig.Paolo Maninchedda

    Se ho capito bene tutto gira intorno al Porto Franco di Cagliari dove poi far coinvogliare grazie al D.Lgs. 10 marzo 1998, n. 75. le restanti Zone Franche Territoriali Operative. E non solo perchè lo stesso decreto cita al punto 1. In attuazione dell’articolo 12 dello statuto speciale per la regione Sardegna approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, sono istituite nella regione zone franche, secondo le disposizioni di cui ai regolamenti CEE n. 2913/1992 (Consiglio) e n. 2454/1993 (Commissione), nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme, Arbatax ed in altri porti ed aree industriali ad essi funzionalmente collegate o collegabili.

    2. adozione, su proposta della Regione, di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per definire la delimitazione territoriale e l’operatività delle zone franche.
    Finora è stato adottato un solo decreto per la delimitazione e l’operatività della zona franca di Cagliari (D.P.C.M. 7 giugno 2001).

    3. In sede di prima applicazione la delimitazione territoriale del porto di Cagliari è quella di cui
    all’allegato dell’atto aggiuntivo in data 13 febbraio 1997, dell’accordo di programma dell’8
    agosto 1995 sottoscritto con il Ministero dei trasporti.

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_11_20041227162834.pdf

    Mi consenta di farle una domanda e mi scuso già da ora se questa è poco pertinente

    Cito:
    Finora è stato adottato un solo decreto per la delimitazione e l’operatività della zona franca di Cagliari indi per cui le restanti zone franche che voi vorreste far coinciliare con il porto franco di cagliari dovranno esser decretate ancora sotto la proposta della Regione Sardegna dall’attuale Ministro Monti (detto curatore fallimentare)

    Vi pregherei solo di delucidarmi questo punto grazie.

    Marcello Fresi Roglia

  • Giovanni Piras

    Intervento di altissimo livello che merita di essere letto e riletto con grande attenzione da tutti i sardi, questo è uno dei temi pricipali del sardismo di sempre, ha ragione Nino, la zona franca integrale è stata perorata dai grandi padri del sardismo moderno.
    Bene Paolo, continua e fai dimenticare cosi il pseudo congresso del Mediterraneo.

    P.S. Ai plaudenti e agli ignavi dico che è tempo di smetterla di fare la guardia al “bidone”
    Chin sa Sardigna in su coro

  • Paolo, ho avuto modo di intervenire, stamattina, al convegno Dibattito tenutosi ad Oristano: “Zona Franca e Regimi di fiscalità di vantaggio” organizzato dagli amici dell’Adiconsum. l’incontro è stato molto partecipato. Posto che era presente la dott.ssa Randaccio, che nel tuo lavoro citi, ho ritenuto, stante anche i riferimenti emersi nel corso del dibattito, invitare tutti i presenti a prendere visione della tua relazione e degli allegati,citando il tuo blog. Ho informato un assemblea incredula, che già nel 1997, prima ancora del D.L. 75/1998, su mia proposta, firmata anche da Trincas, il consiglio provinciale di oristano, all’unanimità, approvò uno specifico odg sulla zona franca fiscale e doganale per tutta la sardegna e con particolare riferimento all’intera provincia di oristano. Dopo 15 anni esito nessuno. La tua proposta di risoluzione in prima commissione, a mio avviso, al 3° punto, dovrebbe già contenere una esaustiva elencazione delle misure fiscali volte a compensare gli svantaggi legati all’insularità, a cui dare concreta attuazione. piapiapia

  • In un punto Paolo Maninchedda dice che bisogna riaprire il dialogo tra gli intellettuali sardisti. La Zona franca potrebbe essermne l’occasione. Dopo il congressino di partito di qualche giorno fà, meglio ripartire dal clima delle conferenze di Alghero organizzate dalla fondazione Bellieni, con Paolo, Mario Carboni, Michele Pinna, Casula e Cumpostu (Gianfranco ci ha lasciati purtroppo). Aggiungerei pure di parlare con Cubeddu e Bandinu.
    Forza Paolo
    Forza Paris

  • La frase non la trovo per definire questo capolavoro di sintesi e proposta. Solo uno che proviene dall’universita e che e’ abituato a cervcare a confrontare le fonti poteva partorire una cosa del genere.
    Complimenti ha dato a tutti noi una buona base.
    Mi pongo pero’ un semplice problema..
    Come l’attuiamo?
    Non certo con i Sardisti che siedono in Consiglio Regionale con lei.
    Non certo con quelli che non hanno capito che si sono giocati. La carta della loro vita, politica, con un congresso pietoso.
    Non certo con questi..

  • Mariocarboni

    Post scriptum
    a molti, forse troppi, è sfuggito che la giunta Cappellacci con la deliberazione n.33/45 del 31/7/2012 meglio nota come Piano straordinario per il Sulcis , negli interventi prioritari ha inserito uno stanziamento di un milione di euro per “ Istituzione area franca portuale/industriale Portovesme “.
    I fondi dovrebbero esse reperiti con la rimodulazione delle risorse per Infrastrutture e reti di servizio della strategia PAR FAS 2007-2013 .
    Il soggetto attuatore della creazione della zona franca di Portovesme dovrebbe essere l’Assessorato all’Industria e il Consorzio industriale Sulcis.
    Grande silenzio su questa operazione. Nessuna spiegazione su come si vuole condurre e per quali fini e con quali risorse professionali e con quali tempi. E le altre Zone franche da perimetrare e da caratterizzare?
    La cifra è ingente. La giunta ha risposto a suo modo. Il Consiglio regionale non se ne è neppure accorto. Così le parti sociali e i vari comitati. Ma non sarebbe stato meglio come chiedo da anni di esercitare un’azione organica per attuare le norme d’attuazione dell’Art.12 dello Statuto e interessare quindi tutta l’Isola con un progetto adeguatamente finanziato ed organico? Comprendendo una strategia per un una nuova , complessiva e e più attuale norma di attuazione con un deciso confronto politico con lo Stato.
    I Comuni del Sulcis che votano mozioni su mozioni e i nuovi sostenitori della Zona franca nel Sulcis anche loro non se ne sono neanche accorti. Si inizia a vedere il bosco e non si vede neanche l’albero..

  • Mariocarboni

    Mi fa molto piacere che ci sia un risveglio forte sulla questione della Zona franca in Sardegna.
    Ho letto tutto il documento, vorrei farti notare, che nel fiorire di documenti, mozioni, dichiarazioni di comitati, più o meno improvvisati ma tutti benemeriti, un dato sembra sempre comune e probabilmente arriva dalla stessa fonte e che a mio parere non è stato attentamente verificato.
    Si tratta , in riferimento al Regolamento (CE) n. 450/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, che istituisce il codice doganale comunitario (Codice doganale aggiornato) [Gazzetta ufficiale L 145 del 4.6.2008], dell’interpretazione a mio avviso erronea dell’Art.188 che stabilisce gli articoli e i loro vari tempi di applicazione anche in relazione al nuovo regolamento di attuazione.
    Anche nel tuo documento si scrive in relazione all’Art. 155 ( 1.Gli stati membri possono destinare talune parti del territorio doganale della Comunità a zona franca. )”il suddetto 155 (determinazione delle zone franche) fissa come termine dell’applicazione al più tardi il 24 giugno 2013. Questa data è importantissima per la Sardegna.”
    Si lascia intendere che oltre il 2013 cesserà l’applicazione dell’art.155 e quindi non sarà possibile realizzare in nessun stato europeo le zone franche e quindi anche in Sardegna.
    A me sembra invece che non sia affatto così. Perché la frase in questione nell’Art. 188 ” ..le disposizioni del presente regolamento di cui al presente paragrafo si applicano al più tardi il 24 giugno 2013. ” significa invece che l’applicazione del regolamento sarà totale dal 2013 e quindi nessuna dilazione all’applicazione potrà superare il 2013. Ciò vuol dire che dal 2013 l’Art.155 sarà obbligatoriamente applicabile in tutti gli stati europei compresa l’Italia. Del resto il nuovo regolamento di attuazione n. 430 del 20 maggio 2010 riconferma le indicazioni sulle zone franche del vecchio regolamento n. 2454/93. Se poi si legge il testo in francese, inglese e spagnolo, (Reglamento mencionadas en el presente apartado serán aplicables a partir del 24 de junio de 2013 a más tardar.)( les dispositions du présent règlement visées au présent paragraphe sont applicables à partir du 24 juin 2013 au plus tard.) il significato di applicazione “a partire dal 2013″ è chiaro ed è più chiaro che il limite massimo è posto per la “non applicazione” .
    In conclusione non è vero che le zone franche non si possono realizzare realizzare oltre il 2013, ma è esattamente il contrario. La zona franca sarda e l’applicabilità dell’Art.12 dello Statuto è confermata dal nuovo codice doganale europeo.
    Naturalmente spero vivamente di non sbagliarmi, cosa sempre possibile e umana.

  • Complimenti Paolo Maninchedda. Ci sono le proposte ma sopratutto c’è un percorso tracciato per raggiungere gli obiettivi. L’indipendentismo, per crescere, ha bisogno di credibilità, e questo è uno dei modi per ottenerla. Speriamo non sia una voce unica nel deserto del Consiglio Regionale. Diversamente credo che sarà bene muoversi anche “esternamente”, coinvolgendo tutti i partiti e i movimenti sardi, per creare una unità d’intenti, a partire da progetti realmente sovranisti, come appunto questo.

  • BUSTIANU CUMPOSTU

    Bene meda Paolo est de importu mannu su traballu chi as fatu, ca est necessariu pro cumprendere ite est sa zona franca e ite si potet faghere in Sardigna. Dovere de totu nois est de evitare chi si pesset a zonas francas miracolisticas e assistentziales inbetzes che a zonas francas a misura de Sardigna e de sos raportotos internos e esternos chi s’economia sarda tenet. Bellu traballu mi piaghet de ne arregionare chin tecus prus a fundu.

  • È la prova provata, mutuando un linguaggio giuridico, che la Zona Franca integrale in Sardegna è possibile, che allo stato è l’unico strumento di politica economica in grado di arginare e sconfiggere il pauperismo dilagante,che la lungimiranza del PSD’AZ nel proporla fin dai lavori della costituente per lo Statuto sardo è fuori discussione (oddio Franko avrà un nuovo argomento per considerarmi “censore” del PSD’AZ), che l’impegno sardista per la Zona Franca è proseguito con Michele Columbu,il primo ad aver presentato una proposta di legge in Parlamento, seguito da Mario Melis con un disegno di legge ancora più articolato,e che l’impegno sardista tutt’ora continua. Nella convinzione/certezza che sradicare la miseria sia la piattaforma migliore per innestare con successo il progetto politico istituzionale che porta all’indipendenza.
    Avere 91 anni e non accorgersene!

  • Per adesso mi limito a fare i miei complimenti per l’eccellente lavoro di sintesi per lo studio approfondito sulla questione Zona Franca, specie per l’intelligenza di avvalersi di consigli esperti altrui.
    Questo è il lavoro che ci si deve aspettare da una classe politica ILLUMINATA e PREPARATA.
    Purtroppo, sia in Giunta e sopratutto in Regione, tutti questi discorsi sono solo vento fresco, perché i tanti soldatini vincolati dalle rigidissime regole delle segreterie di partito, non possono permettersi di discutere di argomenti che non riguardino altro se non l’economia di partito.
    Si sono sprecati anni in Sardegna solo perché in molti volevano raggiungere quel [mobilio] che il signor – Renzo Frau – portò allo stato dell’arte: lui riuscì ad entrare nella storia per il suo eccellente lavoro, mentre gli altri, al contrario, sono riusciti a svilire quella dei sardi…
    P.S.
    Se dovessero fare un test di ammissione per i consiglieri in Regione, a riguardo la loro preparazione, chissà quanti posti vuoti noteremo…

  • Gianni Maestrale

    Semplicemente grazie, per consentire al “popolo” di accedere ad informazioni che solo alcuni privilegiati riescono ad avere.
    Fortza Paris

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