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[26/05/2005]

Il sentimento più diffuso oggi in Sardegna è la preoccupazione.

Nessuno è più certo di nulla e il futuro appare fragile e rischioso.

Si sta prospettando uno scontro tra chi ancora ha margini di sicurezza e di stabilità economica e sociale, e chi invece vive in una corrosiva precarietà.

Come uscire dalla dipendenza e dall’assistenza? Come riuscire a garantire realmente i diritti fondamentali? Come essere uniti e solidali?

Il problema non è più il "cosa", su cui spesso tutti si dicono d’accordo, ma il "come", il percorso, i suoi costi e i suoi benefici.

 

Possiamo farcela da soli?

Da soli possiamo rompere le anacronistiche strutture sociali, politiche e istituzionali che frenano lo sviluppo. Possiamo migliorare la qualità e l’efficienza della spesa regionale e locale, possiamo, in una parola, far arrivare i soldi laddove ci siano le competenze per rispondere ai bisogni.

Possiamo studiare di più, richiamando in Sardegna figure importanti della ricerca mondiale a far scuola qui da noi.

Possiamo semplificare, rendere più democratico ed efficiente il sistema delle istituzioni del nostro autogoverno, dalla regione ai comuni.

Possiamo rinegoziare con lo Stato il profilo della nostra autonomia.

 

Ma sull’industria, l’energia, la scuola, la sanità, la sicurezza e le servitù militari, dobbiamo affermare che non possiamo e non vogliamo far da soli. Bisogna che lo Stato faccia la sua parte anche in un momento di recessione come quello che viviamo.

Le riforme hanno sempre costi sociali alti che a breve termine si riversano sui ceti più deboli e solo a lungo termine svelano il loro apporto virtuoso per tutto il sistema sociale e la loro capacità di smantellare condizioni di privilegio.

 

Come gestire la transizione? Con quale legislazione di tutela sociale accompagnare le riforme?

L’incertezza e la paura sono minori nel circuito ristretto delle persone che fanno politica o che ruotano a vario titolo intorno alla politica, dove circolano le informazioni utili, dove scattano meccanismi di solidarietà speciale, dove vigono i vantaggi delle oligarchie di governo. La politica è passata dall’essere stata un’occasione di riscatto diffuso all’essere oggi uno dei luoghi del privilegio. Come uscire dall’elitismo? Come coniugare organizzazione, idealità e promozione umana? Come divulgare le informazioni strategiche in modo che possano essere riconosciute come tali nel mare di notizie che circola oggi nelle case e che non informa più nessuno? Come ridare cittadinanza alla verità? Questo è un luogo aperto a chiunque abbia proposte intelligenti da fare.

Questo sito sostiene la Giunta e il presidente Soru.

 

In un anno sono cambiate tante cose, la Sardegna si è messa in moto, con tutte le contraddizioni che un salutare scossone produce. Abbiamo davanti alcune sfide: stabilizzare il cambiamento, garantire un futuro meno statico e più capace di autoriformarsi, mantenere vivo ed efficiente il sistema democratico, innovare il sistema politico, costruire un nuovo rapporto con le parti sociali. Per far tutto questo occorrono forze politiche aperte, propositive e innovatrici. Ma occorre soprattutto riprendere l’antico disegno di un grande partito sardo e solidarista, un partito che metta insieme Gramsci, Lussu, Dettori, Melis e Soddu.

 

Il sito è dedicato a chi desidera questa avventura.

Paolo Maninchedda