Il sentimento più diffuso oggi
in Sardegna è la preoccupazione.
Nessuno è più certo di nulla e
il futuro appare fragile e rischioso.
Si sta prospettando uno scontro
tra chi ancora ha margini di sicurezza e di stabilità economica e sociale,
e chi invece vive in una corrosiva precarietà.
Come uscire dalla dipendenza e
dall’assistenza? Come riuscire a garantire realmente i diritti
fondamentali? Come essere uniti e solidali?
Il problema non è più il
"cosa", su cui spesso tutti si dicono d’accordo, ma il "come", il
percorso, i suoi costi e i suoi benefici.
Possiamo farcela da soli?
Da soli possiamo rompere le
anacronistiche strutture sociali, politiche e istituzionali che frenano lo
sviluppo. Possiamo migliorare la qualità e l’efficienza della spesa
regionale e locale, possiamo, in una parola, far arrivare i soldi laddove
ci siano le competenze per rispondere ai bisogni.
Possiamo studiare di più,
richiamando in Sardegna figure importanti della ricerca mondiale a far
scuola qui da noi.
Possiamo semplificare, rendere
più democratico ed efficiente il sistema delle istituzioni del nostro
autogoverno, dalla regione ai comuni.
Possiamo rinegoziare con lo
Stato il profilo della nostra autonomia.
Ma sull’industria, l’energia,
la scuola, la sanità, la sicurezza e le servitù militari, dobbiamo
affermare che non possiamo e non vogliamo far da soli. Bisogna che lo
Stato faccia la sua parte anche in un momento di recessione come quello
che viviamo.
Le riforme hanno sempre costi
sociali alti che a breve termine si riversano sui ceti più deboli e solo a
lungo termine svelano il loro apporto virtuoso per tutto il sistema
sociale e la loro capacità di smantellare condizioni di privilegio.
Come gestire la transizione?
Con quale legislazione di tutela sociale accompagnare le riforme?
L’incertezza e la paura sono
minori nel circuito ristretto delle persone che fanno politica o che
ruotano a vario titolo intorno alla politica, dove circolano le
informazioni utili, dove scattano meccanismi di solidarietà speciale, dove
vigono i vantaggi delle oligarchie di governo. La politica è passata
dall’essere stata un’occasione di riscatto diffuso all’essere oggi uno dei
luoghi del privilegio. Come uscire dall’elitismo? Come coniugare
organizzazione, idealità e promozione umana? Come divulgare le
informazioni strategiche in modo che possano essere riconosciute come tali
nel mare di notizie che circola oggi nelle case e che non informa più
nessuno? Come ridare cittadinanza alla verità? Questo è un luogo aperto a
chiunque abbia proposte intelligenti da fare.
Questo sito sostiene la Giunta
e il presidente Soru.
In un anno sono cambiate tante
cose, la Sardegna si è messa in moto, con tutte le contraddizioni
che un salutare scossone produce. Abbiamo davanti alcune sfide:
stabilizzare il cambiamento, garantire un futuro meno statico e più capace
di autoriformarsi, mantenere vivo ed efficiente il sistema democratico,
innovare il sistema politico, costruire un nuovo rapporto con le parti
sociali. Per far tutto questo occorrono forze politiche aperte,
propositive e innovatrici. Ma occorre soprattutto riprendere l’antico
disegno di un grande partito sardo e solidarista, un partito che metta
insieme Gramsci, Lussu, Dettori, Melis e Soddu.
Il sito è dedicato a chi desidera questa
avventura.
Paolo
Maninchedda