Mozione di sfiducia: l’intervento e la dichiarazione di voto di Maninchedda
Riportiamo il testo dell’intervento di Maninchedda ieri in consiglio e la sua dichiarazione di voto. Avvertiamo i lettori che è disponibile sul sito del Consiglio regionale, nella home page, un servizio utilissimo: i resoconti della seduta in tempo pressoché reale.
Onorevoli colleghi, l’ordine del giorno di oggi si presta facilmente al gioco delle parti, perché l’opposizione ha proposto questa mozione di sfiducia fondandola più sul presunto fallimento politico di questo primo anno di legislatura, che non su altro. Primo anno che ha sicuramente le sue ombre, ma non è tutto buio certamente. Sul piano morale sarebbe facile, per chi fa parte di questa maggioranza, rispondere attaccando, però mi sembrerebbe fortemente ingiusto, perché oggi l’ordine del giorno riguarda le responsabilità della maggioranza al governo, non quelle dell’opposizione quando governava.
Il mio partito ha chiarito a più riprese la propria posizione. Noi d’abitudine tacciamo sulle inchieste della Magistratura, ma sul dato politico non è per niente giusto tacere, e il dato politico è il seguente: fino ad ora sembrano avere inciso troppo in Sardegna soggetti esterni al Consiglio regionale, piuttosto che il Consiglio regionale stesso.
Questa impostazione, che colloca la Regione in condizione subordinata rispetto ad uno o più patroni, non è nuova, è la riedizione del modello dominante di quarant’anni di Autonomia, è l’effetto perverso e censurato dai media dell’Autonomia. Chiediamoci se oggi, dopo quarant’anni di Autonomia, ha più sovranità in Sardegna l’Eni, Sorgenia, Nomisma, Mediaset, Unicredit ed Intesa, o la Regione Sardegna. E sulle trame di cui parlava prima l’onorevole Sabatini, che io credo esistere in Italia, bisogna leggere ciò che scrisse l’onorevole De Magistris, quando era magistrato, le cui inchieste vennero bloccate, ricordiamocelo tutti, dal governo Prodi.
Per noi la Sardegna indipendente passa per i sardi che ottengono il rispetto dei loro diritti e delle loro ambizioni con la forza del loro popolo, non attraverso concessioni di grazie da parte di chicchessia; questo vale anche e ancora di più verso i rappresentanti del Governo italiano. Abbiamo dichiarato in questi giorni che è indilazionabile l’azzeramento della Giunta e un vero cambio di passo, cioè noi vogliamo il Governo per cui abbiamo chiesto i voti, e li abbiamo visti aumentare nelle provinciali: un Governo di sardi, voluto e pensato in Sardegna. Attendiamo vigili che questo si realizzi con l’intensità che è giusto attendersi. Se l’attesa breve di questa svolta comporta per noi respingere la mozione presentata, non significa la scelta di uno svolgimento di questa legislatura ad ogni costo.
Non si giunge a scadenza ad ogni costo, non si giunge a scadenza per inerzia. Noi vogliamo produrre un mutamento vero nel sistema politico sardo. Qui riprendo il tema iniziale, il tema del patronage politico: i partiti dell’attuale opposizione oggi ci chiedono di celebrare un funerale senza indicare quale battesimo loro intendano celebrare dopo, né chi siano gli invitati, né quale sia la Sardegna che hanno in testa!
Noi vogliamo parlar di questo!
In molti qui sappiamo combattere, ma solo gli stolti fanno la guerra per la guerra; chi ha già combattuto, e ha perso anche amici per aver combattuto, accetta la guerra solo se animato dall’ideale della costruzione di una pace più giusta e duratura.
Il nuovo ordine della Sardegna per noi si decide il 7 di settembre, cioè quando si deciderà sulle riforme e lo si farà in base alla serietà dell’accordo che in Consiglio regionale si raggiungerà per un nuovo assetto istituzionale ed economico della Sardegna. Sull’indipendentismo facciamo sul serio! Ci ha impressionato, in questi giorni, la censura nel dibattito del termine “indipendenza” e invece la facilità con cui si è parlato di “sovranità” e “nazione”, termini sempre censurati dalla Corte costituzionale italiana. Bene, noi non faremo questioni di nomi, noi baderemo alla sostanza del potere, che per la Sardegna dovrà essere moltissimo. Come pure vorremo vedere chi realmente vorrà mettere mano alla legge numero 1 e numero 31 e mettere fine al Governo - ombra della burocrazia regionale; come pure staremo molto attenti a chi con noi vorrà parlare seriamente di fisco, non solo per aumentare il gettito delle entrate regionali ma per alleggerire il peso ingiusto del fisco sulle imprese e sulle famiglie della Sardegna.
A tutti porremmo una questione dirimente: l’emancipazione organizzativa, culturale e politica dai partiti italiani! Badate colleghi, è tempo di prendere decisioni serie e profonde. Per me è doloroso vedere colleghi del P.D. e del P.d.L. che sono di molto superiori in capacità e valore rispetto a leader nazionali che fanno anche i ministri e che diventano tanto potenti quanto sono ignoranti e inconcludenti, vederli, dicevo, emarginati e costretti a rispettare discipline correntizie, rituali di affiliazione politica, diktat nelle liste della Sardegna, e vedere invece i sardi incompetenti premiati per servilismo. Io non tollererei più di vedere uomini di valore messi da parte per premiare sconosciuti e incompetenti, esperti in anticamera, presunti esponenti di società civili, il più delle volte privi dell’ABC della cultura politica e privi della sensibilità sociale che un uomo politico deve avere. Bisogna definitivamente emanciparsi da queste subordinazioni e far nascere un grande soggetto politico sardo dove il valore di ciascuno possa esprimersi in una competizione non truccata da cortigiani di mestiere. Questa coscienza che la questione morale in Sardegna passa per una grande innovazione politica mi pare diffusa nei partiti minori di centro e di sinistra che hanno testa e cuore in Sardegna. Il P.D. e il P.d.L. cosa fanno? Che fate colleghi? Dobbiamo ancora assistere a parlamentari nominati e non votati, senza esserlo mai stati almeno una volta per vedere quanta gente li conosce? Se non cominciamo noi a dare prova della valorizzazione di chi merita, se non iniziamo noi, quando mai inizieranno i nostri professori universitari a non ripetere meccanicamente il sapere appreso ad Oxford e ad Harvard e a produrre finalmente il sapere che serve ai nostri problemi? Quando inizieranno i nostri medici a non vivere come una casta che tutto consuma?
Noi dobbiamo iniziare un nuovo corso, quello in cui facciamo ciò per cui il popolo ci ha eletto. Noi dobbiamo fare i capi del nostro popolo, non i servi di altri capi, che si chiamino Berlusconi, Prodi o Veltroni, non sono i nostri capi! Noi siamo i capi del nostro popolo! Ebbene, noi siamo pronti a tutto per vedere questo battesimo; non ci interessano le legislature a scadenza, patti, “pattucci” e mezzi patti, se diventa praticabile quest’orizzonte di dignità. Perché ci interessa non sprecare la vita, non combattere invano, non tradire la domanda di futuro e di serenità e di giustizia a cui ogni capo che si rispetti deve rispondere. Questo è il battesimo che noi vorremmo celebrare, siamo interessati a capire chi accetterebbe di essere invitato.
Dichiarazione di voto
MANINCHEDDA (P.S.d’Az.). Grazie, Presidente. Intervengo per porre una domanda retorica e credo per esprimere un senso di avvilimento che colpisce tutti noi: dove vogliamo arrivare? Cioè: noi possiamo pensare che il Consiglio regionale, impegnato per una giornata a dire cose molto serie, si concluda con questa estetica del rinfaccio, oppure con una esasperazione dei toni? Io credo che la domanda sia legittima: ma dove si vuole arrivare?
Io credo che tutto ciò che è stato detto sulle entrate, sul fisco, sul fatto che Calderoli ci attende a breve ad un confronto serio, sul fatto che abbiamo da fare delle cose molto importanti sul nostro Statuto e sulla nostra sovranità, siano state cose utili in questa giornata. Se pensiamo che una rissa finale porti un grande vantaggio alle forze politiche, vorrei ricordare che Cicerone andò in Sicilia e pensò, per aver governato bene, tornando a Roma che tutti si sarebbero accorti di lui, e invece arrivò a Napoli e gli chiesero: “Dov’eri in tutto questo tempo”. La gran parte delle cose che accadono qui, e soprattutto quelle più spiacevoli, non hanno nessuna eco, nessuna!
Credo che si sia esagerato. Noi respingiamo, certo, la mozione di sfiducia. E’ possibile pensare che lo si fa per fare delle cose? E’ possibile pensare che c’è l’agibilità politica per cambiare il sistema politico in Sardegna, o pensiamo che nella lotta tra il marchese di Laconi e il marchese di Villasor noi riusciamo a ricostruire un vero tessuto che ci difenda?
Io penso che semplicemente col buon senso si capisce che non esce vivo nessuno da uno scontro di questo tipo. Non esce vivo nessuno, non aumenta l’agibilità politica di nessuno.
Non si può pensare che Ugo Cappellacci sia contiguo alla mafia. Mi sembra un’esagerazione. Guardate, mi sembra veramente una cosa fuori scala che non merita neanche un commento. Vorrei dire però anche: l’onorevole Soru è un uomo che ha fatto il Presidente della Giunta, non è un demonio. Io vorrei capire se è possibile essere maggioranza e opposizione senza dare l’esempio di un cannibalismo che avvantaggerà il ministro Calderoli.

… far nascere un grande soggetto politico sardo …
Lavoriamo sui territori
Il soggetto politico sardo non deve nascere, c’è già caro Anonimo. Novant’anni vissuti tutti d’un fiato, l’unico con un progetto, l’unico che non si vergogna del suo passato e per questo il solo ad essere ancora in vita. Gli altri spazzati via dieci anni dopo l’Apologo di Calvino (1980) sull’onestà. Un autogol quello di ieri di Gianvalerio Sanna l’averlo citato. Lui che è nato politicamente bevendo il brodo di quel sistema consociativo DC-PCI. Morti dal 1989 al 1993 si sono poi reinventati trasformandosi, fondendosi e separandosi fino ad arrivare al dibattito di ieri, passando per l’immacolato Soru, e sfoggiare l’apologo.Per gli altri.Il DNA è sempre lo stesso di allora e quindi perchè meravigliarsi,scandalizzarsi.Siete tutti figli di quel sistema descritto da Calvino. Che tristezza!
Hai lanciato il guanto di sfida, Paolo, ma chi lo raccoglierà in quell’aula sorda ai problemi dei cittadini ma ben attenta a difendere la “roba”? Altro che ritornare a casa e quindi alle urne.
Ieri poi orgasmo nell’orgasmo le bandiere di IRS mescolate a quelle di Sardegna Democratica (alias Soru). È chiara la contiguità?
Il Partito Sardo D’Azione è insoddisfatto, gli avvisi ai naviganti diramati.
Purtroppo la mia paura, caro Paolo, è che ancora una volta saranno in pochi a capire quello che hai detto, a comprendere che tutto ciò è la sola e unica possibiltà di riscatto del Popolo Sardo, ma io che di natura cerco di essere ottimista, mi piace pensare, che questo tuo ulteriore contributo, rafforzi la causa e contribuisca comunque a svegliare qualche coscienza.
Perchè non riportare gli interventi di tutti i consiglieri e sopratutto quello del presidente?
Secondo me, in alcuni casi, se ne leggerebbero veramente delle belle.
Io ancora mi chiedo: abbiamo, noi tutti, veramente capito chi e cosa stavano facendo i signori coinvolti nell’affaire eolico?
Abbiamo veramente, intimamente compreso cosa c’è in ballo?
Abbiamo capito che si tratta di una cosa molto, ma molto seria?
In altri topic si parla di acqua, di Abbanoa;
Abbiamo coscienza che si sta parlando di privatizzare/vincolare/brevettare/omologare una fonte energetica quale il VENTO?
SECONDO ME NON LO ABBIAMO CAPITO.
Caro Paolo,
ho letto con attenzione il tuo intervento fatto in aula, così come quello pronunciato da Giacomo, che ho trovato di spessore nonchè ricco di passione.
Il 7 di settembre sarà una data importante certo, ma ancora più importante sarà la data, che segnerà la richiesta a gran voce degli stati generali dell’isola…
Sto lavorando con alcuni amici sardisti e non all’organizzazione di una grande manifestazione per il popolo e per la Sardegna.
Una grande giornata, dove inviteremo le rappresentanze delle donne, delle associazioni civili, delle famiglie, delle imprese tutte, dei lavoratori…per chiedere una grande assunzione di responsabilità ai governanti, che tutto fanno in qs momento, tranne, che il bene della nostra terra.
Sono consapevole, che il progetto è di certo molto ambizioso, ma sono anche consapevole, che con qs immobilismo non si può più andare avanti.
Partecipo sempre con molto piacere ed orgoglio ai lavori del Consiglio Nazionale, ma ultimamente sono davvero “INDIGNATO” di ciò, che accade….
Gli interventi che si susseguono, sono spesso tutti molto autorevoli ed interessanti, sono carichi di buoni propositi…ma alla fine, rimangono dentro quelle 4 mura della sala convegni, che di volta in volta ci ospita…”alcuna iniziativa concreta sussegue alle parole”…
Siamo di fronte ad una “crisi sociale”, che nessuno vuole per davvero evidenziare!!!
Quanto dobbiamo aspettare perchè il nostro partito, pur governando con responsabibilità e credo difficoltà, porti la gente in piazza?
Il Popolo è dormiente ed indifferente ai problemi, non perchè sia egoista, ma solo perchè è impegnato a salvare il salvabile ed ancora, perchè è convinto, che salvando il proprio orticello tutto si salverà, cosa secondo un mio umile parere, gravemente errata.
Presto, arriverà una scarica di “schiaffi”, che in molti dovremo cercare campo d’atterragio per diversi metri….
I dati, che le associazioni di categoria diffondono, sono così devastanti, che ci sarebbe da urlare al “si salvi chi può” !!!
Il partito ha una grande responsabilità storica in questo momento: deve essere vicino alla gente per far si, che tutte le disperazioni degli uomini e delle donne ancora liberi, non vincano sulla voglia di vivere in una terra meravigliosa.
Gli Stati Generali, caro Paolo, perchè siamo alle porte di una rivoluzione e l’assalto della bastiglia insegna, che non era una rivolta.
Serve una grande azione popolare, affinchè le banche, lo stato con equitalia, la politica inadeguata con i suoi politici inetti vengano presi a calci nel culo !!!
E’ tempo di agire mio caro, tempo di accendere l’oroglio delle genti, dei giovani e delle donne…
Anzi, forse non vi è più tempo, siamo come sempre in ritardo…e forse l’unica cosa da fare è un biglietto per un paese lontano, magari una terra meno matrigna della nostra amata Sardegna.
Manuel Pirino
Ciao Paolo, quello che hai detto è giustissimo, ci sono tante persone che condividono questo pensiero, che hanno capito che la divisione destra-sinistra non ha senso.
Il senso della politica, oggi, deve essere legato alla crescita del nostro Popolo, al rispetto della nostra dignità.
Tutti noi vediamo giornalmente i sopprusi che ci rovinano la vita, dalla (voluta) burocrazia del sistema italiano, all’arroganza deliquenziale delle varie equitalia, enel, Telecom, ecc……., basta! basta! basta! che tutti i politici la smettano con il servilismo di comodo e lascino che la sardità dell’animo parli e seguendo le sue parole ci porti ad affrontare il futuro da un punto di vista diverso.
Per andare avanti però occorre coinvolgere tutti su paio di punti centrali da cui non si può transiggere, che sono i soliti legati alla RINASCITA DEL POPOLO SARDO.
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