Gramsci, la questione morale del Pdl, l’indipendenza, gli scrittori
Si è svolto il seminario sulle riforme promosso dai sindacati. Ero assente per ragioni di salute. Il Pd sembra orientato a presentare la mozione di sfiducia a Cappellacci. Michela Murgia mi dichiara imbarazzato. E io penso a Gramsci, penso alla robustezza del suo pensiero, alla sua raccomandazione, rivolta gli intellettuali, di educare a ragionare in modo chiaro, sicuro e personale.
Oggi, se c’è una cosa che manca alla Sardegna è proprio la chiarezza del pensiero.
Iniziamo da ciò che è emerso dal seminario dei sindacati. Risulta chiaro a tutti che le riforme necessitano di un largo consenso, quindi necessitano di un riconoscimento reciproco dei partiti e di un grande accordo a favore dell’interesse della Sardegna. L’ostacolo principale, in tal senso, è la competizione politica tra i partiti per egemonizzare questo percorso. Il Pd teme che questa legislatura azzoppata possa essere la legislatura delle riforme; il Pdl teme che a egemonizzare la stagione delle riforme sia il Psd’az; il Pd dichiara sempre più spesso che il Psd’az non ha diritto ad esistere; ampi settori dell’Irs auspicano che anche questa legislatura si chiuda con un niente di fatto sul piano delle riforme, come la precedente; il sindacato vuole che la partita delle riforme non sia solo una partita consiliare, ma sociale. Su tutto incombe una crisi della finanza pubblica, dei redditi e della produzione in Sardegna la cui portata è drammaticamente sottovalutata dai benpensanti con la pancia piena.
Che fare dopo l’eolico?
Primo argomento su cui fare chiarezza: dopo e durante l’affaire eolico, si può parlare e fare altro? Questa questione è dirimente. Se si ritiene che il governo regionale non abbia più credito per governare, non ha senso analizzare il merito delle questioni politiche.
La questione eolico non può passare come se fosse una questioncina da nulla. Il merito di competenza della politica e non della magistratura è questo: che rapporto vuole avere il presidente della Giunta e il suo partito con la struttura lobbistica e affaristica che è risultata iscritta nel Pdl nazionale e nel Governo italiano? La risposta data fino ad oggi è tale da non rendere credibile l’azione e il prestigio del governo ragionale. Si vuole cambiare? Bene, vediamo la qualità e l’intensità del cambiamento, ma il tempo non è una variabile indipendente. In sostanza, solo l’intensità e la qualità della svolta annunciata dal presidente può decidere se c’è luogo a procedere sui grandi temi. Io credo, però, che fatte alcune grandi cose si debba comunque andare a votare per un naturale senso di libertà, di democrazia, per consentire a tutti di poter esprimere col proprio voto il proprio giudizio. Non so cosa pensa il mio partito di questa mia idea. Troveremo il modo di parlarne, perché ne abbiamo bisogno.
La questione morale del Pdl e il Psd’az
La prima obiezione che mi è stata mossa, rispetto a questo ragionamento è: ma che il Pdl fosse così non lo si sa da oggi. Perché alle regionali avete scelto di allearvi con loro? A questa domanda, seguendo la chiarezza raccomandata da Gramsci, rispondo in due fasi, perché la domanda ha due contenuti impliciti. Il primo è l’iscrizione della questione morale nel solo Pdl, anzi facendo divenire il Pdl l’essenza stessa della questione morale. Il secondo è l’analisi del contesto politico delle elezioni regionali 2009.
Primo: il Pdl e la questione morale
Iniziamo dalla prima. Secondo larghi settori del Pd e della sinistra la questione morale in Italia è data dal Pdl e da Berlusconi. Questo giudizio ha una conseguenza: anche se il popolo vota sia gli uni che l’altro, il voto non è democraticamente vincolante e può essere legittimamente ignorato. È l’iscrizione di Berlusconi nelle categorie dell’”errore della storia”, dell’incidente. Invece Berlusconi è da iscrivere nelle categorie dell’evoluzione del centrismo italiano, il quale è sempre stato multiforme, dominato dalla paura dei ceti medi di perdere le proprie sicurezze, diffidente verso qualsiasi radicalismo, proiettato a clientelarizzare i rapporti politici perché sostanzialmente scettico sulla correttezza e imparzialità dello Stato. La sinistra italiana ha sempre cercato la strada della delegittimazione per vincere le elezioni e si è trovata sempre dinanzi alla difficoltà a acquisire il consenso di questo ventre dell’Italia. L’elettore medio non vota considerando la questione morale, vota in base al tasso di fiducia e di protezione che un uomo politico e un partito suscitano. La lega è diventata partito di maggioranza relativa al Nord quando ha capito che piuttosto che rappresentare solo le sue idee, doveva riuscire a suscitare fiducia e a meritarla. Ma, mutatis mutandis, il motivo per cui un cittadino medio del Nord vota la Lega è lo stesso che porta un napoletano a votare Cosentino: sentire di stare dentro il gioco della storia in un circuito di tutela e protezione, un circuito di patronage. L’italiano medio ha paura del potere. Questo spiega perché, nonostante le grandi questioni morali che colpiscono il Pdl, Legittimo impedimento, leggi ad personam, Mangano, Mills, il machismo ministeriale escortista e quant’altro, Berlusconi sia ancora largamente maggioritario nel Paese: l’alternativa non suscita fiducia popolare (non elitaria), suscita passioni partigiane, grandi militanze emotive, indignazione, ma non fiducia. I leader della sinistra italiana, che l’hanno capito, non riescono a far evolvere il radicalismo della propria base che è il fattore immediatamente percepito dagli elettori come negativo. Quindi, o la questione morale si lega seriamente ad una proposta credibile di alternativa o è un esercizio tanto più frustrante quanto più è grave la crisi morale che si denuncia.
Secondo: la questione morale italiana è tutt’altro che iscritta solamente nel Pdl
La questione morale italiana è multiforme. Per dimostrarlo torno indietro di qualche anno, cercando un’inchiesta simile a quella dell’eolico. Siamo nel luglio 2007. Il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris mette su l’inchiesta denominata agli Atti “Comitato d’Affari”. Presidente del Consiglio è Romano Prodi. De Magistris indaga su Prodi per abuso di ufficio. Scrive il Corriere del 21 settembre 2007: “Il coinvolgimento del premier nell’inchiesta sul “Comitato d’affari” è stato provocato dal ritrovamento e dal sequestro di un cellulare in uso ad Antonino Saladino. Nell’agenda di Saladino oltre ai numeri di altri personaggi già indagati (tra questi i generali della Guardia di Finanza, Walter Cretella e Paolo Poletti, Luigi Bisignani iscritto alla loggia P2 e quello del senatore di Fi, Gianfranco Pittelli) quello di Sandro Gozi (ex funzionario dell’Unione europea, assistente politico di Prodi e attualmente suo sostituto in commissione Affari Costituzionali della Camera), Pietro Scarpellini e di Romano Prodi”. Prodi smentisce ogni coinvolgimento. Il Procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi attacca De Magistris, con cui ha un duro scontro in atto da mesi per un’altra inchiesta sui fondi della depurazione, per non averlo informato. Mastella, ministro della Giustizia, manda gli ispettori. Bersani, allora ministro dell’Industria, definisce un polverone e una bufala quest’inchiesta su soldi, massoneria e politica. Il 21 settembre, Mastella chiederà al Csm il trasferimento di De Magistris. Intanto, però, De Magistris, che quando la stampa dà conto dell’inchiesta è all’estero con la famiglia, rilascia un’intervista al Corriere, il 17 luglio. Che cosa dice? Dice che “questa dei fondi pubblici europei, nazionali e regionali è la strada per capire «la nuova Tangentopoli» e magari tentare di bloccarla”. I soldi pubblici, dunque, -scrive il Corriere - che diventano tangente, senza la valigetta piena di banconote consegnata furtivamente, «ma attraverso un sistema pilotato di erogazioni pubbliche, che non coinvolge soltanto i cosiddetti “mariuoli”, ma è il latrocinio che si fa sistema e alligna trasversalmente nella politica, nell’economia, nelle istituzioni, nella magistratura». Sembra di sentire le stesse parole oggi usate per descrivere la P3. Il Corriere è ben informato e spiega: “Romano Prodi è indagato dalla Procura di Catanzaro per abuso di ufficio in concorso con altre persone perché, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo nel «pilotaggio » di fondi comunitari europei destinati all’Italia nel periodo 2004-2007. Ed è indagato anche perché, da questa data in poi, come capo del governo italiano, avrebbe mantenuto, sempre secondo l’accusa, stretti contatti telefonici, anche personalmente e non solo attraverso i suoi più stretti collaboratori, con gli altri eminenti personaggi coinvolti nella vicenda di soldi pubblici, affari privati e comitati d’affari di tipo massonico (facenti capo alla loggia coperta della Repubblica di San Marino) sulla quale sta indagando il pm de Magistris”. Anche in questo caso, quindi, le intercettazioni giocavano un ruolo serio nel ricostruire una rete di relazioni politicamente discutibili. Come è finita è a tutti noto. Di Pietro ha salvato la pelle a De Magistris e lo ha candidato al Parlamento europeo: l’inchiesta è stata archiviata, senza che i suoi contenuti siano stati rivelati. ferdianndo Imposimato, però, ne ha riparlato in un articolo del 2009, nel quale spiegava il significato dell’attacco ai magistarti De Magistris e Forleo. Scriveva Imposimato: “L’avocazione del procedimento condotto da Luigi De Magistris da parte della Procura Generale di Catanzaro ci riporta a quel triste passato e ci preoccupa enormemente: l’influenza nefasta dell’esecutivo sulle inchieste giudiziarie piu’ delicate e’ pesante. Venendo al fatto di oggi, mentre era in corso un’indagine contro Romano Prodi e Clemente Mastella, per episodi di corruzione per milioni di euro - che sarebbero avvenuti quando il Presidente del Consiglio era presidente della Commissione Europea - e’ stata dapprima avviata dal Guardasigilli una procedura con richiesta di trasferimento di De Magistris per illecito disciplinare, e poi una procedura di avocazione del procedimento da parte del Procuratore Generale. In altre parole, non essendo stato possibile sottrarre il processo a De Magistris con il trasferimento del magistrato ad altro ufficio, richiesta di fatto bocciata dal Csm, si è pensato di trasferire il processo in altre mani.Costoro, solo per orientarsi, avranno bisogno di qualche anno di tempo, data la mole di materiale sequestrato dal sostituto di Catanzaro. E dunque l’appello del presidente della repubblica a proseguire le indagini verrà vanificato nei fatti, con tutta la buona volontà di chi riceve gli atti. Intanto al magistrato De Magistris non è stato possibile addebitare alcuna strumentalizzazione politica poiche’ in quell’affare, che coinvolge Mastella e Prodi, sono stati indagati anche alcuni esponenti del centro destra come Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, Giuseppe Galati e lo stesso Presidente della Giunta regionale calabra Agazio Loiero.
Ma, attenzione: qual è il fatto che è oggetto della inchiesta di De Magistris? L’appropriazione di miliardi da parte di un comitato di affari di cui avrebbero fatto parte i predetti personaggi. La stampa ci ha correttamente informato che contro gli indagati non c’erano solo i tabulati delle telefonate passate attraverso i cellulari di Prodi, ma anche le accuse di un testimone importante, un politico detenuto, ex consigliere regionale calabro, che assistette ad una telefonata fatta dal faccendiere Antonio Saladino a Romano Prodi. Durante il colloquio si sarebbe concordato che una volta formalizzata la candidatura di Prodi come presidente del consiglio alle elezioni politiche del 1996, Saladino si sarebbe messo a sua disposizione per procurargli voti, come effettivamente fece. In cambio avrebbe avuto dal presidente della commissione Prodi un aiuto per ottenere i finanziamenti miliardari dell’Unione Europea per diverse iniziative avviate nella Regione Calabria. Saladino si sarebbe aggiudicato diversi appalti per milioni di lire e poi di euro senza partecipare a gare”.
Penalmente tutto questo non ha avuto conseguenze, ma non le ha avute neanche moralmente e politicamente, in virtù della conventio dell’intellighentzia italiana per la quale la questione morale a sinistra non esiste. E allora seguiamo ancora Imposimato su un’altra vicenda che riguarda Prodi e un magistrato:
“Le vicende di De Magistris e Forleo evocano alla mia memoria la drammatica e dimenticata storia di un altro coraggioso magistrato, Giuseppa Geremia, che nel 1996 indagava sullo scandalo della Cirio Bertolli De Rica e sull’alta velocita’: scandalo che denunciai inutilmente a Prodi ed alla Commissione antimafia nel 1996 dopo un’indagine magistrale svolta dalla Criminalpol e dall’Arma dei Carabinieri su mia richiesta. Per quella inchiesta io fui sottoposto ad attacchi concentrici di destra, che chiese la mia rimozione come relatore, e di sinistra, che non mi difese. Fui isolato in Commissione e la mia relazione non venne mai discussa (guarda caso la legislatura s’interruppe bruscamente dopo due anni senza che ce ne fosse alcuna ragione seria). E poi venne definitivamente affossata in seguito alla mia sconfitta decisa dalla camorra dei casalesi interessata ai lavori dell’Alta velocita’ sulla tratta Napoli-Roma.
Le mie residue speranze che giustizia fosse fatta dal Pm della capitale Giuseppa Geremia andarono deluse. Costei aveva scoperto, dai documenti sequestrati dalla Guardia di finanza, che il garante dell’Alta Velocità era Romano Prodi, mentre Lorenzo Necci, per coinvolgere tutti quelli che contavano, invento’ un “Comitato dell’Alta Velocita” composto dalla senatrice Susanna Agnelli, dal professor Carlo Maria Querci, dal dottor Giuseppe De Rita e dall’architetto Renzo Piano: la spesa preventivata era di 9 miliardi di lire.
Il collegio dei revisori dei conti fece osservazioni che non ebbero risposte. Il 25 novembre, al termine di un’inchiesta serrata fondata anche sulla perizia contabile di ben 13.000 pagine svolta dal professor Renato Castaldo, il Pm Geremia, con l’avallo del Procuratore capo Michele Coiro, chiese il rinvio a giudizio per abuso di ufficio a carico di Romano Prodi, quale ex presidente dell’Iri. E di Carlo Saverio Lamiranda, in quanto legale rappresentante della Fisvi che aveva acquistato la Cirio senza avere una lira. Lamiranda sarebbe stato in seguito incriminato e condannato per bancarotta e frode comunitaria.
Nel frattempo il governo presieduto da Prodi approvo’, con l’appoggio del ministro della Giustizia suo difensore, una nuova legge che modificava in senso restrittivo l’abuso in atti d’ufficio. Prodi venne assolto perche’ il fatto non sussiste; ma la legge era ad personam.
Non e’ finita qui. L’inchiesta sulla Cirio era appena cominciata che la dottoressa Geremia subi’ - sara’ lei stessa a raccontarmelo - insulti telefonici, minacce, chiamate silenziose ed intimidazioni ad opera di ignoti. Esattamente come e’ accaduto a Luigi De Magistris e a Clementina Forleo. Nel frattempo la Geremia rida’ slancio all’inchiesta sull’Alta Velocita’ con dentro l’affare Nomisma che, secondo i magistrati di La Spezia, era stato insabbiato dal Pm Giorgio Castellucci. Le minacce e gli insulti si intensificano: Geremia ha paura, non per se’ ma per l’anziana madre con cui vive da sola. Gli ignoti vigliacchi intensificano le minacce e gli insulti. Il movente si cela - lei intuisce - in quella inchiesta scottante che toccava santuari intoccabili. Geremia era ancora piu’ preoccupata perche’ il suo telefono era noto solo a persone delle istituzioni. Infine decide di denunziare la tortura cui e’ sottoposta al commissariato di Polizia di Piazzale Clodio. Informa il procuratore della Repubblica Coiro, che le da’ solidarieta’ ed avallo. Ma una tempesta si addensa sulla testa di Coiro: il Csm lo accusa di avere rapporti con il giudice Squillante, come se il rapporto istituzionale tra Procuratore Capo e Capo dei giudici delle indagini preliminari fosse vietato dalla legge e non necessario. Sta di fatto che dopo avere raccolto lo sfogo della Geremia, Coiro e’ costretto a lasciare la Procura di Roma. Da segnalare che Coiro era un esponente di magistratura democratica. E viene relegato alla direzione degli uffici di detenzione e pena. Poco dopo Coiro muore di crepacuore. «La sua morte - mi confido’ Geremia - e’ stata un duro colpo per me. Mi ha sempre lasciato liberta’ di azione nella inchiesta sulla Cirio. Non glielo hanno perdonato. Lo hanno costretto a lasciare la Procura di Roma sette mesi prima che andasse in pensione».
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, alla udienza preliminare del 15 gennaio 1997 il Gip Eduardo Landi decide di non decidere. E rinvia la decisione alla udienza del 28 febbraio 1997. Perche’? Semplice! Geremia, preoccupata dalle minacce che potevano travolgere l’anziana madre, decide di chiedere il trasferimento in Sardegna”.
Io credo che la questione morale non sia una prerogativa esclusiva del Pdl, ma sia un problema italiano.
Il Psd’az e la questione morale italiana
Cosa deve fare il Psd’az rispetto alla crisi morale del sistema Italia? Di primo acchito, potrebbe porsi sull’onda del ribellismo, dell’insurrezione come forma di distinzione netta. Ma quale sarebbe il risultato? Di assoluta inutilità, un risultato antigramsciano. E qui vengo al ragionamento fatto per le regionali 2009. Allora si usciva dalla grande opposizione al sistema autoritario di Soru, ma soprattutto ci si doveva confrontare con una sovrastruttura simbolica e culturale messa su da diversi circuiti sardi, con la quale si voleva sostenere che il sardismo sia sostanzialmente una declinazione territoriale del socialismo, più o meno democratico; come pure si voleva sostenere che l’unico indipendentismo possibile è quello nutrito dal terzomondismo anticolonialista degli anni Sessanta Ottanta. Io avevo ed ho un’idea diversa del sardismo e dell’indipendenza, che qui non riepilogo, ma soprattutto intravedevo la possibilità di aprire una fase irripetibile di disarticolazione del sistema bipartitico italiano. Pensavo e penso che una sconfitta elettorale avrebbe portato il Centrosinistra sardo ad una fase di ripensamento e aggiornamento del proprio patrimonio culturale e politico e del proprio posizionamento rispetto agli altri partiti della Sardegna; come pure pensavo che il Pdl sardo fosse sostanzialmente privo di apaprtenenze ideologiche e che quindi sarebbe stato facilmente corrosibile politicamente e elettoralmente. Insomma, la possibilità della vittoria contro Soru rappresentava ai miai occhi una possibilità di riapertura del gioco verso il grande partito dei sardi. Che cosa avevo sottovalutato? Il grado di subordinazione del Pdl a roma e il grado di chiusura isolazionista del Pd. Tuttavia, per quel che colleghi consiglieri regionali e parlamentari del Parlamento italiano mi dicono in questi giorni, i due partiti maggiori italiani, non sono comunque uguali a come erano. E questo è importante. Lo sono fino al punto da fare le riforme che servono alla Sardegna? Non lo so, vedremo. Ma una cosa è certa: la facile equazione che qualcuno sta tentando di realizzare, di assimilare il Psd’az al Pdl per liquidarlo, è un’operazione da laboratorio stalinista che non avrà successo.
Torniamo al seminario dei sindacati
Io credo che ci sia un preliminare politico da verificare per capire se si può procedere seriamente a fare le riforme sociali e istituzionali. Bisogna che le forze politiche si pronuncino chiaramente sull’utilizzo di due termini: sovranità e nazione.
Sentire gli autonomisti parlare di sovranità crea equivoci. Il Pd e il Pdl devono chiarire da subito dove secondo loro riposa la sovranità della Sardegna. Se cioè essa derivi dall’appartenza della Sardegna alla repubblica italiana, unica titolare di sovranità legittima, o se invece, la sovranità della Sardegna alerghi e derivi dal popolo sardo, concepito inevitabilmente, inquesto secondo caso, come nazione. Questi due concetti, abusati in questi giorni di dibattito politico, senza che se ne colga la portata, sono dirimenti. Perché sia il Pd che il Pdl sanno che qualsiasi governo italiano e qualsiasi Corte Costituzionale italiana non li accetterà mai, a meno che non siano sostenuti da uno schieramento politico così unitario da apaprire, appunto, nazionale. Qui si potrebbe consumare la catarsi morale dei due partiti italiani: se infatti scegliessero di affermare questi due concetti, non potrebbero che configurarsi come soggetti distinti dai reciproci partiti italiani di appartenenza, rompendo così col disastro morale dell’Italia e, forse, aiutando l’Italia a riformarsi. Ma se anche tutto questo accadesse in positivo, se cioè realmente riuscissimo a votare uno Statuto Sardo di questa portata, come si potrebbe poi non andare a elezioni? Come si fa ad approvare la nuova carta costituzionale dei sardi e poi non sottoporsi al voto? E’ impossibile non votare. Peraltro, non si può badare solo alle istituzioni e non alla cassa e alla fame. Servono le riforme strutturali del fisco, della scuola e della sanità. Ma come riuscire a farle senza una forte motivazione “nazionale”, in uno schema tradizionale di contrapposizione tra Centrodestra e Centrosinistra, dove il Centrodestra non ha più né motivazione né disciplina e il Centrosinistra non ha responsabilità? Serve una guida credibile, forte, un governo responsabile e capace, capace di dialogare e di decidere.
Gli scrittori e il mio presunto imbarazzo
La scrittirice Michela Murgia dice che io sono in imbarazzo in questa situazione politica. Sbaglia. Io non sono in imbarazzo, io sono incazzato nero e ho detto quello che penso sin dall’inizio di questa grave crisi. Ma Lei, che non se ne era accorta, ha pensato di censurarmi per una mia inesistente censura. Per cui, nel penultimo post, le ho ricordato che mentre io non taccio sui miei presunti imbarazzi sulle indagini in corso, lei ha scritto in epigrafe di un capitolo di un suo libro una frase di Antonangelo Liori che oggi è accusato di bancarotta fraudolenta e per questo è in carcere. Lei considera il mio argomento ridicolo. E invece non lo è, perché esiste una questione morale nella militanza culturale. Mentre Liori non ha mai fatto mistero di ispirarsi ai balentes della vulgata popolare del banditismo sardo, di voler incarnare una sorta di novello Giovanni Tolu senza pistole e fucili, ma ribelle e facondo, nessuno obbliga nessuno a dire che la Sardegna sarebbe migliore se ci fossero più balentes, ma chi lo scrive e chi lo ripete si assume una responsabilità rilevante. L’argomento non è ridicolo e attiene ad un delicatissimo tema: il nesso tra estetica e politica. Chi pratica di più questo nesso è l’Irs, purrtoppo per me (che non amo la Catalogna, dopo averla conosciuta, e la vivo come gli ebrei ungheresi e polacchi vivono la Germania) con un’importazione di stilemi nella comunicazione e nei simboli di chiaro stampo catalano. Ma al di là di questo, l’acquisizione di tale know how politico dai catalani è giustificata dal fatto che loro lo hanno fatto funzionare molto bene. Il problema per me è che, mentre l’estetismo dell’Irs è tutto verso il moderno, verso la città, verso l’Europa, e risente di una esterofilia non criticamente e gramscianamente approfondita e di un patriottismo rivisitato ma sostanzialemnte inscritto nel secondo Romanticismo, l’estetismo di molti scrittori sardi contemporanei è verso l’arcaico, il conservativo, il tempo dei banditi e delle streghe inteso come tempo della radice vera, della Sardegna diversa. Io, che trovo Niffoi uno scrittore gotico-seriale con simboli ossessivi sulle secrezioni umane, penso, gramscianamente, che questa Sardegna da banco, da prima serata, che si ritrova in divversi romanzi sia una Sardegna che se da un lato vende in libreria, dall’altro forma la testa dei sardi ad una visione esotica di sé, non razionale, ma invece estetica e arcaica, di nessun profitto né per la civiltà né per la bellezza. Ecco perché per me è sbagliato per uno scrittore auspicare un mondo di balentes, perché è un’idea da banco che fa male. Se si pretende da me una parola in più che pure ho già pronunciato, si deve saper dire qualche parola in meno, se la si è sbagliata, e magari cominciare a capire che nessun cambiamento è possibile se il proprio fucile ha il mirino difettoso o se l’ideale che si propone agli altri non è Camillo Bellieni ma Samuele Stochino.

Che dire Paolo? Hai messo tutta la carne al fuoco e non è rimasto molto da aggiungere: che la questione morale sia un problema italiano e non solo del PDL è cosa nota e forse non dovevi neppure perdere tempo nel riassumere la vicenda giudiziaria del caso Saladino (con questo caldo poi…). La sinistra con il suo sottobosco intellettual-accademico preferisce sotterrare tutto per continuare sul nostalgico filone Berlingueriano la cui povertà di contenuti oggi è direttamente proporzionale alla violenza verbale con cui negli anni si è inasprito l’antiberlusconismo (una delle dinamiche socio-politiche più potenti della seconda repubblica dietro la quale anche il debole e frammentato Nazionalismo Sardo ha dovuto piegarsi). Ma anch’io lo dico sempre: repetita juvant. Ricordi il discorso sulle letture preferite di chi acquista un giornale? Chi compra qualcosa in genere non lo fa tanto con spirito critico e d’informazione ma giusto per trovare “conferme” a ciò che vuole idealmente sentirsi dire. Stessa dinamica che attraversa una parte della politica italiana: poco conta che anche in casa il pesce puzzi, quello del “nemico” sarà considerato sempre più puzzolente e quindi bisognerà fargli la “guerra” ad oltranza. In questo clima la vulgata si auto-alimenta in un ciclo costante e ripetitivo, ed i programmi finiscono inevitabilmente dritti dritti nello sciacquone del water. Bisogna quindi ricordare sempre la realtà oggettiva e tenerla fresca, come il fruttivendolo che al mercato bagna le buone lattughine che le massaie si trovano davanti. Possiamo comunque dire -per quanto riguarda il Sardismo- che il tentativo di saldare la “questione morale” alla mitologica versione socialista dell’ultimo neo-sardismo è fallita: i voti sono lì a testimoniarlo, per chiunque li voglia vedere. E nonostante l’uscita del PSD’AZ da diverse maggioranze, la crescita (e la tenuta, a seconda dei casi) del partito è evidente. Spero quindi che Renato Soru (se ci sta seguendo) riveda la sua strategia in un ottica diversa rispetto a quanto fatto sin’ora. Per quanto riguarda IRS, recentemente abbiamo avuto notizia di un violento litigio interno (gli amici di IRS mi smentiscano pure se l’informazione è sbagliata) tra una presunta “corrente” di Gavino Sale e quella Sedda-Demuru sulla gestione e sul futuro del movimento. Non c’è comunque da stupirsi che entrambe queste aree guardino con insofferenza ad una eventuale stagione di riforme che il PSD’AZ dovrebbe lanciare (a prescindere dall’immediato futuro che attende la Giunta Cappellacci). L’indipendentismo di IRS (diretta emanazione di alcuni principi del Catalano ERC) ha la scontata tendenza ad egemonizzare la scena dell’ideale di riferimento e teme di perdere l’osso. Ad ogni modo anche la spocchia di PD e PDL è in fase calante, se il PNS è un’ideale ancora lontano, non lo è più però la strada che dovrebbe condurre ad un progetto tra le aree riformiste della politica Sarda. La parola d’ordine quindi è insistere, si può fare. Il PSD’AZ non si faccia tentare ancora una volta dall’immobilismo e dalla “disinteressata” confusione circostante e vada avanti. Serve un partito che faccia da apripista sulle grandi riforme istituzionali. O quantomeno bisogna insistere affinché dai convegni in cui si dice tutto ed il contrario di tutto si passi ad una stagione di dibattito consiliare come ad esempio quella sulla riforma dello Statuto Sardo. Servono anche altre proposte oltre a quelle esistenti. La Corte Costituzionale boccerà comunque qualsiasi cosa che avrà come soggetto attuatore una Nazione Sarda sovrana, e la dura battaglia per il riconoscimento nei prossimi anni non potrà mai partire senza la più ampia convergenza politica Sarda. Ed è per questo che gli egoismi di parte dovrebbero essere accantonati.
A me piace pensare che se Gramsci fosse sopravvissuto al fascismo e alla guerra avrebbe indicato la strada per uscire dal comunismo, se non altro quello di stampo staliniano. Invece questo persiste, talvolta si camuffa e sempre si rinnova, se non altro come metodo di ricerca del potere basato sulla mistificazione sistematica. Citare Gramsci maturo per il suo rigore intellettuale e, come fa Paolo Maninchedda, per la sua tensione educativa non può che essere positivo.
Io credo che il Psd’az in questo periodo dovrebbe distinguersi da PDL e PD in modo netto non solo attivandosi per controllare la spesa sanitaria, ma anche facendo proposte nel senso della drastica riduzione dei costi della politica per ricavare denari per il rilancio economico e per l’occupazione, proponendo la conversione dei consigli provinciali in Consigli di Sindaci presieduti dal Presidente della Provincia (così forse si evita la trafila lunghissima della modifica della Costituzione per l’abolizione delle Province), proponendo l’accorpamento dei piccoli Comuni limitrofi per ridurre il numero di Sindaci e segretari comunali, proponendo la riduzione drastica del numero dei consiglieri regionali e comunali, proponendo la riduzione alla metà dei ricchi emolumenti che i politici si riservano con le presidenze di società come Abbanoa, infine proponendo l’impiego di giovani sardi in Finanza per la lotta all’evasione in Sardegna. In Francia la denuncia dei redditi arriva a casa già bell’e fatta dal fisco. Il cittadino francese può solo segnalare eventuali errori.
Il psd’az dimostrerebbe così ai sardi che sono gli altri alla ricerca di poltrone. Non basta ormai una generica, riduttiva ricerca di moralizzazione. Occorrono segnali molto più decisi per convincere i sardi che il Psd’az non è omogeneo, neppure nel metodo, ai partiti italiani. Quello che ha sempre nociuto al Psd’az è di farsi assimilare agli altri partiti, di far parte della partitocrazia.
Una informazione perchè valutiate.
Con il rinnovo dei consigli provinciali i Presidenti hanno designato il Capo di gabinetto, il Direttore generale ed il capo ufficio stampa. Si sappia che tutti e tre valgono, in termini di costi, il Consiglio provinciale.
Ècomplicato in una società che non ha la cultura dei diritti e dei doveri ma quella della grazia ricevuta o in corso di ricezione, innestare progetti di innovazione politica e istituzionale. E comunque bisogna farlo. Questo l’obiettivo del PSD’AZ attraverso un’azione di liberazione dal bisogno prima, culturale e politica poi.
On. Maninchedda, siamo sinceri: questa guida non c’è e non arriverà nelle settimane a venire.
Meglio prender atto di un fallimento che insegna tanto per il futuro, senza timore dell’immediato responso popolare che premierà chi ha seminato bene, non chi ha trafficato con questo e quello.
È meglio non giocarsi alla bell’e meglio un momento storico come la discussione della mozione sull’Indipendenza (presentata con merito dal Psd’Az, certamente perfettibile).
Un evento che dovrebbe avere primaria importanza in una legislatura, e che non andrebbe affidato alle distrazioni e alle malinconie di un’estate che se ne va.
Scrive, sollecitato sul suo blog l’On. Porcu (PD):
“Mozione sull’indipendenza. Trovo comprensibile anche se provocatoria la mozione del PSdAz. Discutere del rapporto con lo Stato è certamente fondamentale nel momento in cui si scrivono le leggi applicative del federalismo fiscale. Ma appunto occorrono soldi. Oggi se dovessimo coprire i costi dei servizi pubblici con il nostro gettito fiscale ci mancherebbero 3 miliardi di euro. E senza risorse non c’è indipendenza. Poi ci sono aspetti politici, economici e culturali che riprenderò in interventi più strutturati.”
Gentile onorevole credo che il Psd’Az debba iniziare una verifica sullo stato di attuazione del patto programmatico sottoscritto col centrodestra. Appare più che mai urgente, soprattutto alla luce delle ultime rivelazioni che vedono Cappellacci solerte esecutore di nomine presso enti e agenzie decise a quanto pare ben prima della vittoria alle elezioni del 2009. Da elettore del Psd’Az che sono chiedo che rendiate conto al Presidente Cappellacci di questo programma di fatto secretato.
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Seminario Nuoro Jazz
Sono aperte le iscrizioni al Seminario Nuoro Jazz, in programma nel capoluogo barbaricino nel consueto periodo, dal 25 agosto al 4 settembre. Alla loro edizione numero ventidue, i corsi annuali diretti da Paolo Fresu possono contare anche stavolta sul rodatissimo corpo docente. Leggi tutto»»
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Piccola biblioteca della Sardegna
Ho pensato, chiedendo aiuto ad Alberto Contu, di rendere disponibili un po’ di testi del pensiero sardista, autonomista e federalista. [Leggi]
Limba sarda e cotidianos locales
Frades istimaos,
paris cun ZFPintore, cun Paùlu Pisu e, creo, cun sos prus de sos sardos, semus de accordu ca est una bregùngia manna chi sos cotidianos “sardos” appant decidiu de non pubblicare interventos e nemmancu literas de totus sos chi ant praghère de iscriere in sardu. In cale ateru zassu ‘e mundu suzzedint cosas diasi? [Leggi]
Le parti fisse della messa tradotte in sardo
Per cortese concessione di Raimondo Turtas, metto in rete la traduzione delle parti fisse della Messa tradotte in sardo da un pool di sacerdoti e esperti. Mi paiono bellissime, utili a far comprendere come gli stessi concetti espressi nella propria lingua hanno un'eco più profonda. (p.m.) [Leggi]
Canone II in logudoresu
Canone II in campidanesu
Il Papa in Sardegna
Scarica i tre discorsi tenuti da Papa Benedetto XVI durante visita del 7 settembre 2008.
Maninchedda costretto a parlare di Autonomia, finisce col parlare di indipendenza
Lo scorso 28 novembre, l'Associazione Nino Carrus ha ospitato Paolo Maninchedda che ha tenuto una lezione su "L'Autonomia in Sardegna: principi, ragioni della specialità, prospettive per il futuro" video »»
Per non dimenticare
Cara Europa
Appello di Rebecca Covaciu contro la persecuzione dei Rom in Italia. Leggi »»
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