L’amore al tempo del frego-federalismo: De Benedetti e Berlusconi sono amanti. La Nuova ripete il Giornale e condanna la Sardegna. Bossi ha un godimento senile.
Non sarà sfuggito ai lettori attenti dei giornali deformanti della Sardegna, che domenica e lunedì La Nuova Sardegna, quel bel giornale di Sassari che ogni tanto dà in appalto la prima pagina alla casa di riposo degli intellettuali amarcord “Quanto era bello il tempo in cui eravamo giovani e comandavamo noi”, ha ripreso la stessa notizia pubblicata giorni prima dal Giornale di Berlusconi, secondo la quale i sardi non pagano le tasse. Questa, diciamolo una volta per tutte, è una solennissima stupidaggine (di cui noi ci siamo già occupati), in questo momento pericolosissima per la Sardegna, perché la battaglia sul frego-federalismo fiscale è combattuta, appunto, sui numeri e sulle stime e al nord, in quel di Mestre e di Torino, lo sanno bene e stanno letteralmente inventando numeri. Non è un caso che oggi, il Cavaliere, dall’estero, per non lasciare impronte, si indigni sulle spese delle Regioni e nulla dica, lucida e immemore testina, sull’aumento dei costi del centralismo nell’epoca del frego-federalismo. Intanto, l’indagine dell’Università di Torino andrebbe valutata rispetto a ciò che lo stesso Ricolfi (autore tempo fa di un libro interessante che La Nuova non ha mai recensito: “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori” Longanesi, Milano 2005) ha più volte scritto sulla prudenza con cui si debbono valutare le stime. Il modello matematico elaborato dal centro studi dell’Agenzia delle Entrate sul rischio fiscale venne presentato tempo fa in un convegno svoltosi a Napoli all’Università Federico II e mise in evidenza che il maggior rischio, applicando il modello, veniva registrato nelle regioni in prevalenza di matrice agropastorale, dove sopravvive una economia di sussistenza no market, in altri termini di baratto, dove beni e servizi vengono prodotti e scambiati senza passaggi di denaro. Questa constatazione è stata ufficialmente confermata da Equitalia nell’audizione in Commissione Bilancio per la finanziaria 2010, nel corso della quale i vertici di Equitalia hanno affermato che i sardi dichiarano tutto quello che producono ma non riescono a pagare le tasse e i contributi, fino ad accumulare un debito di circa 3,4 miliardi di euro. La Nuova, invece di fare un’inchiesta dettagliata sul tema, prende i dati della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, enfatizza il ruolo dei soliti evasori (che ovviamente esistono, nessuno lo nega), e ci rappresenta come un’isola fatta tutta di mangiapane a tradimento, che non solo consuma più di quanto produce, ma che anche evade il fisco. Poi La Nuova, in taglio basso, dice che forse tutto è dovuto a una pressione fiscale eccessiva, che non si riesce a pagare i contributi all’Inps ecc., cioè dice, senza saperlo, ciò che Equitalia ha ufficialmente comunicato in Commissione e che parla non di un’isola di ladri ma di poveri saccheggiati da secoli che non riescono ad accumulare un euro. Bossi, leggendo la Nuova, ha comunicato che gli si sono mossi gli ormoni, che gli è tornato un certo vigorino sessual-politico e che forse è tempo di mettere sotto la Sardegna (magari con l’aiuto delle stime casalinghe di Macciotta).

Aspettiamoci fino al 7 settembre un crescendo di vociare, di falsi profeti, di proclami che da soli non ce la possiamo fare, eccetera eccetera.
Ma noi dobbiamo informare il popolo e mettere su una campagna di informazione capillare, tale che anche chi non ci crede sarà comunque interessato a sentire cosa diranno al riguardo i suoi referenti.
Il bisogno di riscatto è sempre più crescente e pressante, e non pensiamo che dietro il ritardo della nave da Palermo non ci sia un disegno preciso, come dire peggio per voi che alla terra sicula preferite quella sarda (forse esagero, chissà)
Sempre Forza paris
L’attuale giunta regionale che sta facendo presso il governo romano? Perché è praticamente inesistente?
Secondo me si tratta anche di impedire ai tanti falsi (im)prenditori continentali di rapinarci le casse regionali. E’ di domenica l’intervista al Procuratore regionale della Corte dei conti pubblicata a tutta pagina su L’Unione Sarda Certo è che le attuali norme sembrano insufficienti a salvarci dal continuo sabotaggio della nostra economia già in brutte acque. Occorre davvero un’altra prospettiva per la Sardegna.
D’altra parte non è più possibile continuare a mantenere otto province e a garantire stipendi (e che stipendi!) al numero spropositato di consiglieri regionali, e continuare ad assicurare gettoni di presenza a schiere inutili di consiglieri provinciali e comunali. Perché non dare risalto all’intervista del Procuratore regionale della Corte dei conti?http://edicola.unionesarda.it/Corrente/Articolo.aspx?Data=20100627&Categ=2&Voce=1&IdArticolo=2477774
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