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La crisi morale della cultura italiana: non fa più distinzioni e fa commentare una frase del Mussolini-assassino

23 giugno 2010 18 commenti

121Qualche mese fa rimasi stupefatto quando una studentessa di Macomer mi disse che un suo insegnante di filosofia aveva letto in classe, con ammirazione, una pagina del Mein Kampf di Hitler. Ieri, quando ho letto le tracce di italiano e ho visto nella proposta di ambito storico-politico, una frase di Mussolini, ho capito che la crisi educativa dell’Italia aveva toccato il fondo. E’ stata proposta, senza dirlo nel titolo, una frase del discorso di Mussolini alla Camera dei Deputati, con cui il ri-venerato Duce di questa italietta immemore, un uomo violento e razzista, responsabile della deportazione e della morte di molti ebrei italiani ancor prima delle epurazioni tedesche, dicevo, una parte del discorso del 3 gennaio 1925 con cui questo grandissimo pezzo d’asino si assumeva la responsabilità dell’omicidio Matteotti. Questa è l’Italia di oggi. Come diavolo si fa a mettere insieme, senza dirlo ai giovani che leggono, un carnefice e una vittima come Aldo Moro e un grande uomo come Wojtila? Solo in un’Italia di merda la confessione di un assassino può essere proposta agli studenti.

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18 commenti »

  • Marcello Simula scrive:

    Appunto! Continuiamo ad appoggiare politicamente (in Regione) coloro che di questa sub-cultura italica sono il proseguimento isolano? O dovrò spiegare ai miei figli che il mio partito appoggia un presidente della regione che è una marionetta di Arcore, e che una certa Gelmini non ce l’ho messa mica io a capo di un Ministero?

  • Enea Dessì scrive:

    Bravo Paolo. Speriamo che non succeda niente per quell’Italia di M… ma davvero non si può pensare diversamente. Per quanto riguarda quel criminale del duce voglio aggiungere che Ida Dalser, sua amante e madre di Benito junior (a suo tempo riconosciuto da Mussolini), furono internati in un manicomio e fatti tacere per sempre per evitare che il fatto divenisse di pubblico dominio. Sono pochi quelli che ancora mi fanno incazzare, fra questi ci sono coloro che dicono che quell’ assassino in fondo era una brava persona. Queste cose hanno ancora la forza di farmi venire il voltastomaco e di farmi odiare l’Italia. Con ammirazione per il coraggio dimostrato Enea

  • Massimo scrive:

    Sottoscrivo!

  • Mariposa scrive:

    Pienamente d’accordo….
    la memoria è un puro esercizio retorico e opportunistico…
    basti pensare che un quotidiano nazionale regalava, sottolineo, regalava i cd con i discorsi dello “statista”…
    che pena…
    fare memoria è segno di giustizia e di verità…
    ricordiamo la guerra
    ricordiamo le persecuzioni
    ricordiamo la libertà negata

    chissà cosa accadrà in futuro!!!!

  • Daniele Addis scrive:

    Enea, se ti fanno incazzare coloro che dicono che quell’ assassino in fondo era una brava persona, allora mi duole dirti che non sono affatto pochi… la cultura centralista italiota ha fatto si anzi che questi cretini proliferassero fino ad arrivare al governo del paese.

  • Tiberio Gracco scrive:

    Oggi più che mai è bene che i discorsi di Benito Mussolini e le farneticazioni di Adolf Hitler vengano saggiati fin dalla più tenera età, affinché, ricompresi nell’ottica della degenerazione della civiltà liberale e del parossismo del soggettivismo moderno, con più facilità se ne possa scongiurare una qualsiasi riproposizione sotto le più svariate sembianze. D’altra parte a scuola si cita Spencer, Galton… e il paese dei coniugi Myrdal più volte, e da più professori “a la page”, viene indicato come faro di progresso e di democrazia. A 19 anni uno studente non può più nascondersi dietro l’innocenza e l’ingenuità dell’età e, per far valere i suoi diritti di persona e la sua dignità di soggetto politico dotato di capacità d’agire, è doveroso che si alleni a confrontarsi con la Storia!
    Non è colpa di nessuno ed è colpa di tutti se a volte la Storia la scrivono i più spregiudicati… Ma agli occhi della storia stessa sarebbe ancora più colpevole chi volesse dimenticare, facendo finta di nulla, che i Vaneggiatori della Razza, della Violenza e dello Stato Totalitario siano stati fatti a suo tempo oggetto di Venerazione da parte di un Popolo che si fregiava di simboli di morte ed educava i propri figli al culto della Forza e dell’Opportunismo!
    Questa pagina di Storia insegna a non fidarsi troppo dei bagni di folla, dei plebisciti, di tutte quelle manifestazioni che, più o meno colpevolmente, sottendono all’Odio e all’esasperazione! E anche la violenza verbale è un indizio di degenerazione!
    Per quanto riguarda poi il fatto di aver proposto nel titolo, senza esplicitarlo, una frase del famoso discorso nel quale Mussolini si assunse la responsabilità storica e politica dell’assassinio di Matteotti, sinceramente ho l’impressione che si stia un po’ sprofondando nell’ipocrisia nominalistica. Se al tema di Maturità uno Studente non riesce a cogliere l’ispirazione ideologica di una frase buttata li per caso, o il tenore retorico tipico di una certa epoca e di un certo costume, probabilmente merita di essere bocciato prima come studente e poi come cittadino! (E con Lui la Scuola!)
    Se per rifuggire dalle chimere del Nazi – Fascismo, con tutti gli annessi e connessi (Razzismo, Violenza, Esaltazione Superomistica), abbiamo bisogno ogni volta di leggere la firma sotto una frase è segno che qualcosa non va, e lo dimostra il fatto che, al di fuori di ogni contorno fascista, oggi sono in molti a far proprio il contenuto dei messaggi che invasero l’Europa tra il 1920 e il 1945!

  • Nicole Mazzette scrive:

    Io mi chiedo come sia possibile anche solo pensare di accostare quel meraviglioso discorso di Wojtila, che mi fa emozionare ogni volta che lo leggo, a quelle odiose frasi del Duce.
    C’era persino una traccia sugli UFO con tanto di frase di Kant (in cui usava l’argomento come esempio riferendosi a tutt’altre questioni)! Come se fossero questi gli argomenti su cui riflettere (gli UFO!) oggi,nel 2010, in Italia, nel pieno di una crisi, non solo economica, ma anche politica, sociale, culturale, morale e chi più ne ha più ne metta!
    Certo non c’è da stupirsi, credo che, purtroppo, il fondo non sia ancora stato raggiunto. Ieri zio Silvio ha detto che prima della pausa estiva vuole terminare con la riforma universitaria (oltre che sulle intercettazioni), invece tzia Merkel, la vicina di casa, ha dichiarato che non avrebbe tagliato sull’istruzione e sulla ricerca.. Ma che ci vogliamo fare? Ognuno a casa sua fa quello che vuole. Noi a CASA NOSTRA cosa vogliamo fare?
    Nicole Mazzette

  • Mmc scrive:

    La degenerazione morale della cultura italiana non è colposa bensì dolosa, caro Paolo.
    Tu lo sai bene e altrettanto bene sai che questa è la punta di un iceberg di dimensioni spropositate. Che in terre come la Sardegna può produrre effetti catastrofici.
    Il PSd’Az cosa farà?
    Continuerà a fare opposizione all’interno della stessa maggioranza italo sardiota o si libererà dalle catene dell’opportunismo esistenziale?
    Decise, il PSd’Az, di stare con Cappellacci al fine di ESISTERE.
    Ora che è stato portato a compimento l’obiettivo del mantenimento in vita del Partito è necessario operare quel repulisti all’interno e quelle debite sostituzioni generazionali che necessariamente possono traghettare la Sardegna a confrontarsi con il Bossi pensiero.
    Intanto su Cagliari 2011 non mi avete ancora risposto…

  • Albertino scrive:

    E’ in atto già da tempo un processo di revisione della storia recente che ha l’obiettivo di normalizzare una pubblica opinione ormai prossima al resettaggio del cervello. Quello che viene denunciato dall’On. Maninchedda avviene quotidianamente con la proposizione di modelli molto simili al Rogo di Berlino; e non induca in errore di valutazion la poco verosimile somiglianza tra Goebbels ed i nostri paciosi ministri della cultura: la sostanza è la stessa. Smantellamento della SCUOLA DI STATO e sfascio della CULTURA sono i segnali più evidenti. Al rogo, non solo simbolico, ci ha pensato un altro ministro, con risultati davanti agli occhi di tutti in termini di semplificazione normativa. Le nuove generazioni, se non si interviene in tempo, sono esposte ad un elettrochok mediatico dagli effetti devastanti.

  • Piero Atzori scrive:

    Guardiamo all’Europa. Ciò che dovrebbe premere è solo il futuro dei nostri giovani, quantomai incerto. Seppelliamo i morti e impariamo dai loro errori/orrori.
    Che brucino all’inferno Mussolini, Stalin, Hitler e persino Togliatti, per i loro crimini. Lecchiamoci le ferite ancora rimaste aperte e andiamo avanti contando solo su noi stessi e non lasciandoci più infinocchiare. Dedichiamoci alla nostra patria sarda piuttosto.

  • Old Red scrive:

    paraulas santas.

  • Marianodiarborea scrive:

    Il tempo dei feudatari non è mai finito,visto che viviamo un feudalesimo moderno,vedi nei partiti e nella società in generale e i sardi loro si accontentano di vivere da coloni al servizio di Roma e ora anche di Bossi, de sa Natzioni Sarda non sindiscidi pru nudda.
    Il passato spiega il presente
    il presente spiega il passato
    FORZA PARIS

  • Ann Win scrive:

    Assolutamente d’accordo!la ringrazio per il suo intervento

    Annis Winston

  • Catone scrive:

    Gentile redazione, potete darci qualche aggiornamento sugli ultimi sviluppi dell’inchiesta su Tuvixeddu. Un tempo ci informavate in maniera completa ed esaustiva e ora, forse anche per gli innumerevoli impegni, vi scordate. Attendiamo news. Buon lavoro

  • Redazione S&L (author) scrive:

    Per Catone
    Lo faremo quanto prima.
    Cordialità

    La Redazione di S&L

  • Qnh1000 scrive:

    A s)proposito di Cultura. Oggi sto mandando un bambino di 7 anni in una scuola pubblica a Nuoro dove non capisco bene perchè spendo quasi 300 euro al mese. Anzi lo so: non c’è doposcuola pubblico. Per sopperire hanno consentito a costo zero l’uso di una scuola pubblica (a gratis) ad una cooperativa (privati) di cui non riesco a conoscere lo statuto, le regole e dove vanno a finire i soldi che ogni mese scucisco. Il personale sembra premuroso ma non so neppure se e quali titoli e qualifiche abbiano queste persone che prendono in carico mio figlio. Tanto per cambiare la cooperativa è infarcita di figli di persone della Nuoro “che conta”. Ho anche avuto modo di vedere che i bambini mangiano cibo industriale (probabilmente prodotti di un catering emiliano…) grazie ad una convenzione(privata)con un self service.

    Gli insegnanti (nelle classi pubbliche al mattino) mi sembrano competenti, non saprei….vedo i compiti di mio figlio e la marea di libercoli che devono acquistare. Pero’ non ci sono i soldi per il doposcuola.

    Da piccolo, alle elementari di un paesino alle porte di Nuoro, prendevo schiaffi dalla maestra, giocavamo tra coetanei con feroci competizioni che comprendevano anche il farsi male in risse fanciullesche o peggio ancora. Ma alla fine sono anche riuscito a laurearmi, da intellettualmente normodotato e forse con fallanze formative trascinate da bambino (un genio nelle materie letterarie ed una frana in matematica). Oggi mi sembra che quelle fossero vere agenzie formative… quelle del 2010 non mi convincono. Almeno per come la vedo da genitore, che comunque ha le sue brave responsabilità.

    Tornando a mio figlio: a questo punto non so se devo considerarlo fortunato oppure se devo già preoccuparmi gravemente per il suo futuro. Vedo scuole elementari con aule da risanare, medie orribili, docenti capaci ma sottopagati (avete visto gli stipendi dei maestri tedeschi?). Io non voglio privatizzare la scuola, voglio una Scuola Pubblica seria e un’alternativa privata da scegliere liberamente, perchè ho paura che i miei figli non reggano il confronto con i bambini del Nord Italia, o del Nord Europa, (guardatevi i dati Eurostat 2009) perchè ora tocco con mano (anche a Nuoro) che NON ESISTONO PIU’ VALORI SE NON QUELLI ECONOMICI e non voglio che mio figlio sia solo un target commerciale. Ma ormai è come dire che non c’è più la mezza stagione…..

    Va bene la crisi, va bene i tempi tremendi e da profezia apocalittica (la mia bisnonna il 31 dicembre del 1899 si mise l’abito buono in attesa della fine del mondo allo scoccare del capodanno 1900), ma ogni scusa vale per distoglierci dagli investimenti nel nostro futuro.

    Sull’educazione e formazione dei figli compensiamo noi a casa, vero, ma a questo punto, se posso, sceglierò il privato di qualità. Tanto sto spendendo ugualmente.

    La verità sta nel mezzo. Forse per questo muore schiacciata.

  • Roberto Fideli scrive:

    Che bell’inganno sei, anima mia.
    E che grande questo tempo, che solitudine, che bella compagnia!
    (Fabrizio de André, Anime salve, 1996)

    You are a delightful deception, my soul.
    And how big is my time, what a solitude, what a content crowd!
    (mia traduzione in inglese, 2010)

    I am a crowd, I am a lonely man, I am nothing.
    (William Butler Yeats, Introduction, in Collected works I, 213)

    Io sono una folla, io sono un uomo solitario, io sono il nulla.
    (mia traduzione, 2010)

    My brave young life was forever changed
    in a mystic land of pink vapour…
    I am the nothing man.
    (Bruce Springsteen, The nothing man, 2002)

    La mia giovane gioiosa vita fu per sempre trasformata
    in una terra mistica di vapore rosa…
    Io sono l’uomo che sopravvive al nulla.
    (mia traduzione, 2010)

    The same indefeasible right to be exactly what one is, provided one only be authentic, spreads itself, in Emerson’s way of thinking, from persons to things and to times and places. No date, no position is insignificant, if the life that fills it out be only genuine.
    (William James, Address at the Emerson centenary in Concorde, 1903, in Memories and studies, 1911)

    La strenua volontà di essere davvero se stessi, in modo realmente autentico, si estende nel pensiero di Emerson dalle persone alle cose e dai tempi ai luoghi. Nessun evento, nessun paesaggio è insignificante, se la vita che lo pervade è genuina.
    (mia traduzione, 2010)

    Nell’auspicio di contribuire in modo costruttivo al dialogo tra funzionari pubblici, insegnanti e studenti delle scuole italiane, vi invio alcune brevi citazioni con traduzione in inglese o in italiano sui temi della menzogna e della spontaneità. L’antitesi tra solitudine e compagnia nella canzone di De Andrè e Fossati, che meriterebbe di essere inserita in un’antologia della letteratura italiana, richiama quella proposta da William Butler Yeats in una semplice introduzione al suo lavoro come autore di poesie e di opere teatrali, per quanto anche la sua attività come artista e critico d’arte meriti alta considerazione. Il nulla di cui parla Yeats è forse il nichilismo distruttivo a cui Springsteen contrappone non la forza vitale della giovinezza, ma lo struggente misticismo di un uomo di mezza età in un’altra canzone che, specialmente nella versione acustica, è capace di suscitare emozione poetica. La genuinità dei sentimenti e delle opinioni è una dote esaltata dalla filosofia americana fin dai tempi di Emerson, a cui William James, di cui quest’anno cade il centenario della morte, dedicò una commemorazione nel centenario della nascita. Nell’articolo di Danilo di Diodoro “Quando dire la verità diventa impossibile” pubblicato oggi nel Corriere delle sera la psicoanalista Chiara Mezzaluna scrive che “durante l’adolescenza la bugia può avere una funzione evolutiva”. Come semplice lettore che preferisce restare distante dalla psicoanalisi, ma che difende il pluralismo e tollera chi è tollerante, io mi faccio due domande:
    a) è giusto mentire?
    b) la menzogna è un’attività specifica degli esseri umani o è una caratteristica che condividiamo con altre specie?
    La dottrina teologica giudaico-cristiana è molto severa contro i bugiardi. Ma nessuna teologia può pretendere di corrispondere alla morale. Sicuramente Pupi Avati potrebbe argomentare in modo più persuasivo di me su questo argomento.
    Un cane che scodinzola esprime gioia, così come un gatto che fa le fusa. E ciascuno di noi potrebbe trovare molte altre espressioni di autenticità negli animali. Quindi potremmo dire che la genuinità ci rende simili ad altre specie animali. Nella mia limitata esperienza con animali da compagnia (gatti e cani) non ho mai rilevato menzogne. Ma, un po’ di tempo fa’, la lettura di un agevole e divertente libro di Danilo Mainardi ha modificato le mie idee al proposito. L’etologo riporta alcuni esempi di intenzionale menzogna da parte di due specie di uccelli della foresta amazzonica che sono capaci di assegnare ad alcuni membri del gruppo l’attività di sentinella o addirittura di prevedere turni di guardia. Charles Munn della New York Zoological Society ha mostrato che di norma le sentinelle si mettono al coperto prima di lanciare l’allarme di fronte ai predatori. Ma alcune sentinelle non lo fanno. Rimangono allo scoperto. E quando gli altri compagni sono fuggiti questi bugiardi pennuti vanno a prendere la fonte alimentare che hanno avvistato. Il coyote ed il leone fingono di essere morti per attrarre e divorare animali che si cibano di carogne. Questi comportamenti, che possono essere appresi, sono documentati da filmati. Non ho intenzione di approfondire i miei studi al riguardo, anche se mi permetto di segnalare nel mio CV la collaborazione, in particolare come traduttore, con Harold Herzog, un apprezzato professore americano di psicologia che ha fatto ricerca su questo (vedi il sito personale nel quale sono consultabili online alcune sue opere). Consiglio la lettura del libro di Mainardi, anche se egli tende ad usare molto estensivamente il concetto di consapevolezza di sé. Una scimmia è in grado di riconoscere se stessa allo specchio e di osservare la propria dentatura, ma ciò non significa che abbia la capacità di riflettere sul proprio corpo e sulla propria mente. Ed è a partire da questa constatazione che la riflessione sull’anima ha storicamente preso spunto. Inoltre, lo sviluppo di comportamenti utilitaristi che sono trasmessi ad altri membri non implica la presenza della libera volontà. La distinzione tra scienze naturali e humanities (arte, diritto, filosofia, letteratura, storiografia, teologia) ha per me un fondamento ontologico: soltanto gli esseri umani sono capaci di riflettere su stessi e di esercitare la libera volontà. Il professor Panebianco in un ampio articolo pubblicato il 6 giugno nel Corriere della sera (Neodogmatici. Quando gli scienziati non ammettono gli errori) osserva giustamente che gli oggetti della scienza sono insensibili ai suoi risultati. Nessun atomo modificò la sua direzione in seguito alla pubblicazione delle tesi di Heisenberg. Nessuna molecola riconobbe la propria forma in base alle scoperte di Crick. Nessun neurone si attivò seguendo i consigli di Sperry, un premio nobel per la medicina che, grazie alla flessibilità dell’accademia americana, passò dalla letteratura inglese alle neuroscienze. Riconosco che alcuni studiosi oggi inquadrati nelle “scienze politiche, sociali ed umane” possono dare contributi alle scienze naturali, alle humanities, alle discipline formali come la matematica e alle sue applicazioni tecniche, dal management alla ricerca di mercato e di opinione, ma — a differenza del professor Panebianco– io non credo nella scientificità di queste discipline per il semplice fatto che adottano metodi simili a quelli delle scienze naturali o altri metodi qualificati come scientifici.

    Roberto Fideli
    Traduttore letterario e scrittore (www.robertofideli.com)

  • Roberto Fideli scrive:

    INTROSPECTION
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 1993, 337: The ethical complexities of scientific research using animals first hit me during my second year of graduate school. I had been assigned to work in the laboratory of a chemical ecologist who was studying the skin chemistry of animals… Live worms were immersed in distilled water… The worms died almost instantly when dropped into the near-boiling water. And, after all, they were just worms.
    One afternoon I was asked to do something different. A scientist at another university was undertaking similar studies on desert animals and had arranged for some of his chemical analysis to be done in our laboratory. I began with the crickets, which, like the worms, died almost immediately when I dropped them into the hot distilled water. No problem. Next, the arthropodes. In the several days that they had been in the lab, I had come to like the scorpions… I began to wonder about I was doing. The lizard was the first vertebrate… Something was clearly wrong. I was not upset by a logical pang of conscience telling me that I was doing something immoral; it was years later that I was drawn to philosophical treatises by animal advocates. No, my response was purely visceral, a physical nausea akin to the body’s involuntary shudder in response to the odour of putrification. Finally, the mouse. I simply could not “do” the mouse. I turned off the flame and, with trepidation, and relief, walked into the office of the laboratory manager, thinking that my career as a graduate student was over.
    343: Animal activists have their own problems with moral coherence. I suspect that it was my own unease with these issues that compelled me to venture out of ethology, my academic home territory, and foray into ethnology. I became interested in the lives and worldviews of animal activists — people who would like to put scientists like me out of business, people who change their lives because of an idea.

    ANTITHESIS (AND SYMBOL)
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 1993, 348: In words that apply aptly to the animal-research issue, Mary Midgley described the difficulty of discussion between moral vegetarians and meat-eaters: “the symbolism of meat-eating is never neutral. To himself, the meat eater seems to be eating life. To the vegetarian, he seems to be eating death”.

    PARADOX (AND COMPARISON)
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 1993, 340: An obvious paradox arises: the more a species is like us in its physiology, the more useful a model it is for human biomedical problems. But, precisely because a species resembles us biologically, the more likely it is that it experiences similar mental states. In short, the more justified the use of a species on scientific ground, the less justified is its use on moral grounds.
    Human morality and animal research, 344: Take pets. I was introduced to the moral problems of pet keeping in a curious manner. A friend of mine who is an animal activist told me that she had received complaint about me from a fellow activist. She was told that I was procuring kittens from our local shelter and feeding them to Sam, my son’s pet boa constrictor… The person who made the charge against me has four cats that wander at will in her house and in the surrounding woods. Domestic cats, no less than their larger cousins, are carnivores. Unlike humans and even dogs, they need healthy and happy lives. My accuser was a vegetarian for whom, in the language of movement, “meat stinks”. Prisoners of their biological constitution, her cats did no share her personal aversion to flesh. Thus, while diligently avoiding the meat counter for herself, she was, nonetheless, obliged to ponder the relative merits of the flesh of cow, turkey, horse, and fish when selecting meals for her pets. Even bags of dried cat food are advertised as containing fresh meat. She was driven be love of her cats to become an unwitting participant in the factory farm system that she was fighting.

    APHORISM
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 347: I once heard Andrew Rowan, the author of Mice, Models and Men, say: “the only thing consistent about human-animal relations is paradox”.

    INTROSPEZIONE
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 1993, 337: I dilemma etici della ricerca scientifica che usa gli animali furono a me chiari per la prima volta durante il secondo anno di master post-laurea. Mi era stato assegnato il compito di lavorare nel laboratorio di un chimico che stava studiando la composizione dell’epidermide di alcuni animali… Vermi vivi furono immersi nell’acqua distillata… I vermi morirono quasi immediatamente quando furono immersi nell’acqua che stava per bollire. E, dopo tutto, erano soltanto vermi.
    Un pomeriggio mi chiesero di fare qualcosa di diverso. Uno scienziato di un’altra università stava portando avanti studi simili su animali del deserto e aveva fatto in modo che le analisi chimiche da lui richieste fossero fatte nel nostro laboratorio. Cominciai con i grilli, che, come i vermi, morirono quasi immediatamente appena io li buttai nell’acqua calda distillata. Nessun problema. Quindi, gli artropodi. Nei pochi giorni in cui ero stato nel laboratorio ero arrivato fino agli scorpioni… Cominciavo a farmi domande su quel che stavo facendo. La lucertola fu il primo vertebrato… Qualcosa andò storto. Io non ero turbato da un comprensibile rimorso di coscienza che mi diceva che stavo facendo qualcosa di immorale; solo anni dopo fui indotto a leggere trattati filosofici dai sostenitori dei diritti degli animali. No, la mia risposta era puramente viscerale, una nausea fisica simile ai brividi involontari in risposta all’odore di putrefazione. Infine, il topo. Semplicemente non potei “fare” il topo. Io spensi la fiamma e, con trepidazione, e sollievo, andai all’ufficio del direttore del laboratorio, immaginando che la mia carriera come studente di master fosse finita.
    343: Gli animalisti hanno i loro problemi di coerenza morale. Io sospetto che fu il mio disagio con questi temi a spingermi al di fuori dell’etologia, il mio territorio accademico, verso l’etnologia. Io divenni interessato alle vite e alle visioni del mondo degli attivisti — gente che vorrebbe togliere il lavoro a scienziati come me, gente che cambia la propria vita in ragione di un’idea.

    ANTITESI (E SIMBOLO)
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 1993,348: Con parole che si applicano al tema della ricerca sugli animali, Mary Midgley descrisse il difficile dialogo tra i vegetariani e chi mangia carne: “il simbolismo della carne non è mai neutrale. Chi si ciba di carne ritiene di gustare la vita. Il vegetariano ritiene di consumare morte”.

    PARADOSSO (E COMPARAZIONE)
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 340: Emerge un ovvio paradosso: più una specie è simile a noi nella propria fisiologia, più è utile come modello per la ricerca biomedica. Ma, precisamente poiché una specie somiglia a noi dal punto di vista biologico, è più probabile che esperisca stati emotivi e mentali simili ai nostri. In breve, più l’uso di una specie è giustificato per ragioni scientifiche, meno è giustificato dal punto di vista morale.
    344: Considerate gli animali da compagnia. Io cominciai ad occuparmi dei problemi morali della gestione di un pet in modo strano. Una mia amica animalista mi disse che aveva ricevuto una lettera di lamentele su di me da parte di un’altra attivista, che scriveva che io prendevo micini dal nostro ricovero per animali abbandonati e li davo a Sam, il boa di mio figlio. La persona che lanciò l’accusa contro di me ha quattro gatti che vagano a loro piacere nella sua casa e nei boschi circostanti. I gatti domestici, non meno dei loro più grossi cugini, sono carnivori. E, a differenza degli esseri umani e persino dei cani, hanno bisogno di vite sane e felici. La mia accusatrice era una vegetariana secondo la quale, nel linguaggio del movimento, “la carne puzza”. Prigionieri della loro costituzione biologica, i suoi gatti non condividevano la sua personale avversione alla carne. Quindi, lei diligentemente evitava la cassa per la carne per se stessa, ma era tuttavia obbligata a ponderare i meriti relativi della carne di vacca, di tacchino, di cavallo e del pesce quando sceglieva il cibo per i gatti. Persino i sacchi con carne secca di cibo per gatto recano la pubblicità della carne fresca. L’amore per i gatti l’aveva resa una sciocca partecipante all’agricoltura industriale che stava combattendo.

    AFORISMA
    Harold Herzog, Human morality and animal research, 347: Una volta sentii Andrew Rowan, l’autore di Topi, modelli e uomini, dire: “la sola cosa congruente nella relazione tra esseri umani ed animali è il paradosso”.
    (mia traduzione, 2010)

    Il libro di Danilo Mainardi menzionato nel messaggio precedente è L’animale irrazionale. Approfitto della cortese ospitalità offerta a chi si sente italiano e vuole restare indipendente per inviarvi altre traduzioni a sostegno del sincero apprezzamento che ho espresso per il professor Herzog, per quanto i nostri punti di vista possano essere diversi. Herzog ha pubblicato varie ricerche scientifiche sul comportamento animale, che lui chiama di “behavioural ecology”, ovvero di etologia, che è una branca della biologia. Forse gli animali di cui lui parla, incluso il boa Sam che gli è stato regalato da un’amica (come risulta in un saggio di American psychologist del 1991), hanno reagito in modo non previsto ad alcuni stimoli sperimentali a cui sono stati sottoposti cercando di ricreare la situazione naturale. Ma certamente non possono essere influenzati da quel che lui scrive su di loro. Le ricerche sull’interazione uomo-animale possono avere come oggetto l’animale o l’uomo. In base al criterio di demarcazione ontologico che io seguo, nel primo caso sono scientifiche, nel secondo caso rientrano nelle humanities, ed in particolare in una filosofia dell’opinione pubblica empiricamente orientata.
    Ho individuato le forme retoriche per mettere in rilievo il valore letterario di un saggio di filosofia morale di Herzog pubblicato nella prestigiosa rivista The American scholar, che prende il nome da una conferenza di Emerson, e ora consultabile nel suo sito personale. La coscienza morale (conscience) esaminata in questo saggio è un’attività mentale diversa dalla consapevolezza di sé (self-consciousness). Come voi tutti sapete, la morale della religione giudaica è fortemente legalista: il rispetto delle leggi scritte è essenziale. Con i concetti di salvezza per grazia, per fede, per opere, il cristianesimo ha allargato le fonti di giustificazione morale, finendo per dare più valore all’individuo. Ma preferisco lasciare questa riflessione storica agli esperti di teologia, e ad altri il compito di segnalare l’eventuale ambivalenza dei testi religiosi. Mi interessa però rilevare come il professor Herzog riconosca che un problema morale può sorgere non per ragioni intellettuali, ma per ragioni fisiche. Le sue impressioni di giovane studente alle prese con animali da laboratorio richiamano la nota tesi di William James sull’origine fisiologica delle emozioni: è lo stato fisiologico che determina l’emozione, dalla quale può scaturire la riflessione morale. Siamo solo vittime dei nostri stati fisiologici, come è capitato al giovane ricercatore di laboratorio? Talvolta, possiamo esserne consapevoli autori, come esprime il motto “sorridi e sarai felice”.
    Herzog è uno studioso degli atteggiamenti, che sono stati mentali che predispongono all’azione. Alcuni atteggiamenti hanno un fondamento istintuale (in particolare, quello verso la natura, quello verso gli animali, quello verso l’altro sesso). Herzog ideò la più nota scala per rilevare l’atteggiamento verso gli animali (Animal Attitude Scale), che esamina i diversi modi in cui può essere usato un essere di un’altra specie (come cibo o abbigliamento, per compagnia e protezione, come oggetto ludico o di ricerca biomedica). Alcune frasi hanno natura più generale, come possono facilmente comprendere i visitatori del sito. Per ragioni tecniche che ho chiarito in alcuni messaggi all’ingegnere Gregorini, la tecnica Likert implica scelte diverse da quelle che può fare un filosofo che indaga un atteggiamento solo dal punto di vista concettuale. Herzog sottopose a controllo la scala con strumenti statistici per valutarne la congruenza interna. Dopo aver accertato che la scala “funzionava” nell’ambito americano, il professore avviò ricerche nazionali ed internazionali. Mediante un questionario io ed altri ricercatori intervistammo proprietari di cani a Firenze ed in altre città italiane per valutarne il funzionamento nel nostro Stato in un campione accidentale che teneva conto di alcune variabili rilevanti (sesso e classe di età). Fu un’esperienza umana positiva e un’occasione di contatto con la natura in splendidi parchi cittadini. Io feci il mio lavoro scrupolosamente e con accuratezza, e credo che abbiano fatto lo stesso le persone con cui collaborai. E mi auguro che facciano lo stesso i rilevatori dei censimenti, delle indagini statistiche e dei sondaggi di opinione. Al termine della raccolta dei dati, inviai il file al professore americano, che, forse con l’ausilio di esperti, sottopose i dati ad elaborazione statistica con tecniche appropriate. Immagino il suo compiacimento nel vedere che la scala aveva superato l’esame dello Stato con il più alto numero di siti di interesse archeologico ed ambientale del mondo, per quanto gli americani cerchino di imitarci persino a Las Vegas. Lui riporta il mio nome in un saggio (Gender differences in human-animal interactions, 2007) in cui risulta che in vari campioni nazionali (incluso quello italiano) le donne sono più sensibili al maltrattamento degli animali. Avendo collaborato, io riconosco il valore statistico di questa ricerca per le humanities, per quanto in fase di interpretazione sia opportuno ricorrere alle scienze naturali. La differenza tra uomo e donna è scritta nei geni e nella caratteristiche morfologiche. La storia evolutiva dell’umanità mostra che i maschi si dedicavano alla caccia e le donne alla raccolta. Non sorprende quindi che ancora oggi i maschi siano più rudi verso gli animali, per quanto addomesticati. E, sempre per ragioni genetiche, il fighting instinct è connaturato ai maschi, anche se nostra tradizione letteraria ci offre contro-esempi: dalle Valchirie dei miti nordici alla dea greca Diana. E le differenze di genere negli atteggiamenti non sono immutabili — conclude Herzog.

    Roberto Fideli
    Traduttore letterario e scrittore (www.robertofideli.com)

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