Maninchedda risponde a Giuseppe Luigi Cucca sul Pd e il Psd’az
Caro Giuseppe,
ho particolarmente apprezzato il riconoscimento politico pubblico che hai riservato al Partito Sardo.
Penso che sia stato un modo educato e elegante per ripristinare un minimo di dialettica serena tra competitori politici.
Il dato rilevante è che a farlo sia un autorevole esponente del Pd quale tu sei. Quindi mi permetterai di risponderti parlando non solo a te, ma anche al Pd nuorese, nel particolare, e regionale, in generale.
Ho qualche domanda da farti e, credo, qualche garanzia da darti, soprattutto in ragione della mia convinzione, che si rafforza ogni giorno di più, che questa legislatura regionale non avrà un andamento ordinario. La situazione sociale e economica è tanto grave quanto ignorata; la Sardegna è educata male a rivendicare stipendi piuttosto che a lavorare ad aumentare il Pil; la scuola è al collasso, senza guida o con una guida formale ma senza idee e competenza; la questione legale e morale incombe, mentre il sistema politico, impaurito, fa finta di nulla e se la fa sotto, immobile. Insomma, viviamo tempi difficili, ma abbiamo il dovere di guidare il nostro popolo fuori dalla stagnazione e dalla rassegnazione.
Prima domanda
Noi sardisti abbiamo un grande disegno in testa: vogliamo convincere i partiti dove militano altri sardi che la Sardegna deve poter esistere sovrana all’interno di un’Italia confederale. Sentire oggi il ministro Tremonti dichiarare che l’art.118 della Costituzione va rivisto, significa cogliere il Governo italiano nel momento in cui afferma che l’autonomismo non basta più e che dunque serve una diversa organizzazione della sovranità in Italia. Dinanzi a questa constatazione di consunzione delle vecchie idee e delle datate istituzioni regionali da parte di Roma, si assiste al silenzio delle parti politiche sarde sulla nostra mozione per l’indipendenza, o, peggio, a goffi tentativi di circoli politico-culturali di devitalizzarla sostituendola con altre analoghe iniziative, ma con diverso copyright, sempre comicamente impegnate a negare la nostra esistenza.
Ti chiedo: è possibile inaugurare la stagione delle riforme in Sardegna a partire dalla nostra mozione e non dall’input di Tremonti? E’ possibile vedere il Pd sardo in campo sull’indipendenza della Sardegna come presupposto della trasformazione dell’Italia in una confederazione? E’ possibile vedere in Sardegna il Pd abbandonare la faciloneria con cui iscrive tutti i sardi che votano Pdl nella sdrucita categoria del berlusconismo e invece vederlo capacee di dialogare con loro a partire da quanti tra loro esprimono un’autentica volontà di libertà e di cambiamento? Io ho imparato che tra i militanti e i dirigenti sardi del Pdl, ci sono certo i carrieristi e i maneggioni-corridoisti che si trovano in tutti i partiti, ma c’è anche tanta gente che ha solo voglia di una Sardegna meno controllata dalla politica, più libera e libertaria e a cui di Berlusconi non frega assolutamente nulla. Il Pd è capace di cogliere il clima costituente che si sta diffondendo e dunque di condividere una grande sfida di riconoscimento reciproco nel nome della comune nazione sarda?
Seconda domanda
Il Pd ha ancora la tentazione annessionista verso il Psd’az? Mi spiego. Le idee non hanno copyright, per cui qualsiasi partito può decidere di essere più o meno sardista a modo suo. Ma il Pd e i suoi antenati hanno avuto spesso la tentazione di essere arbitri, interni ed esterni, della natura, della cultura e delle decisioni del Partito Sardo. Questa tentazione al patronage e a fare gli scrutini agli altri in virtù di lauree autocertificate è esaurita?
Terza domanda
Il Pd crede ancora nel riformismo autoritario sospinto dal leaderismo antiparlamentare che è stato il suo cavallo di battaglia nella scorsa legislatura? Bada che io non sono tra quelli che dichiara che tutto ciò che è accaduto nella passata legislatura è negativo. Anzi! Né mi iscrivo al partito feroce di coloro che pretendono la scomparsa politica degli sconfitti alle elezioni: tutt’altro. Io stesso sono stato spesso battuto e ho sempre continuato a combattere, figuriamoci se non credo e non difendo il diritto-dovere di chi perde a poter continuare a parlare e ad agire con l’elettorato e con le istituzioni a partire dal suo punto di vista. Ma certamente sono contrario ai modelli leaderistici. Occorre capire le reciproche posizioni su questo tema.
Quarta domanda
Quale disponibilità ha il Pd a un accordo politico che rompa la struttura portante del sistema politico nuorese, che è il clientelismo, cioè il controllo millimetrico dei bisogni e delle opportunità dei cittadini? Non è questione che riguardi solo il Pd; noi stessi ci mettiamo in discussione e non intendiamo ereditare questi sistemi di potere, per quanto essi abbiano dimostrato di essere molto redditizi elettoralmente. Se infatti io sono contrario al modello presidenziale, lo sono altrettanto a quello oligarchico. Ci sono intere forze politiche costruite sul clientelismo e il Pd e il Psd’az devono decidere se riconoscerle o se isolarle. Noi siamo pronti a isolarle senza contropartite di potere, senza inciuci, senza segreti. Noi siamo pronti ad un patto tra i diversi livelli di responsabilità e di governo della provincia che liberi il cielo dal parassitismo politico nel settore del precariato, degli incarichi professionali, dei servizi, e come noi, su un livello alto, mi pare lo siano anche molti amici dell’Udc e del Pdl, dell’Italia dei Valori e di Sinistra e Libertà, nonché l’area di Efisio Arbau e i giovani di Irs. Caro Giuseppe, se nessuno recluta la politica mercenaria, le truppe a contratto lasciano il campo di battaglia: mandiamoli via! Hai piacere di mettere insieme diplomazia e fermezza e di liberare così i Nuoresi dalla cultura del favore per affermare la cultura della sussidiarietà e dell’opportunità sociale? Io spero di sì, ma ti garantisco che ciò che ti ho scritto è più di una lettera: è un programma e una prospettiva. Io spero, vivamente spero, di riuscire a convincere i sardi che l’unico futuro passa per un grande Partito dei sardi, fondato sugli interessi della Sardegna e non sulle bandiere della sdrucita e stanca, piccola, dogmatica e qualunquista politica italiana. Ha piacere il Pd sardo di scrivere un pezzo di storia anziché viverla senza capirne il senso? Io spero di sì, ma se il Pd avrà coraggio, tu, che conosci il mio, sai bene che nella prima fila della battaglia ci sarà la gloriosa bandiera dei Quattro Mori.
Un abbraccio
Paolo

ECCOLO! Questo é parlar chiaro. O la gente di Sardegna sceglie un’unica solidarietà di popolo,per essere tale,per autogovernarsi, per affermare nella cocretezza la volontà di essere popolo unito, oppure rimanere un insieme di frazioni divise e in competizione fra loro per conto terzi.
Forza Paris allora per il grande PARTITO dei sardi uniti. (il sogno di una vita)
Io al grande Partito preferisco la grande Coalizione di partiti, l’importante in ogni caso è riuscire finalmente ad autogovernarci.
fortza paris
La maestria che dimostri nel rammendare il “tessuto” Sardo, sia di esempio quotidiano a chi insegue la libertà e il benessere della nostra amata Terra, così facendo non ci vorrà tanto tempo.
Signor Maninchedda, prima di tutto buon giorno!
Una semplice domanda, da quando Lei non parla più di indipendenza ma di federlismo? Ero rimasto al federalismo come strumento per ottenere l’indipendenza. Lei stesso si proclama indipendentista. Cnfederarsi non significa indipendenza!
Mi dica cosa non colgo del suo pensiero politico.
Annis Winston
Scusate la confusione ma non ho capito, vogliamo la Sardegna Indipendente oppure vogliamo legarci ancora a far parte di un’Italia confederale?
Io ci spero ma non ci credo; il PD che Paolo immagina, non c’è, non esiste, almeno nei suoi quadri dirigenti nuoresi; forse mi sbaglio, ma quello che accadrà nelle prossime settimane sarà una serie di vendette di Deriu, nei confronti di coloro che hanno osato metterlo in discussione e che lo hanno fatto quasi perdere (v. Arbau - i Verdi - i Rossomori). Purtroppo la notte sarà ancora lunga e i piccoli lumicini degli oppositori ai “regimi”, a Roma Berlusconi, a Nuoro Deriu, sono ancora troppo distanti per fare vera luce sui sardi in generale e sui nuoresi in particolare.
Egregia Ann Win,
forse non ha letto bene. Rilegga con attenzione e senza ansie correttive e vedrà che io non parlo di federalismo.
“Noi sardisti abbiamo un grande disegno in testa: vogliamo convincere i partiti dove militano altri sardi che la Sardegna deve poter esistere sovrana all’interno di un’Italia confederale”
chiedo di spiegare questa frase, con tutto rispetto
Dear Ann Win, sono le cose che si dicono da anni: che non ci sarà alcuna indipendenza della Sardegna fintanto che anche l’Italia con la sua Costituzione non diventeranno meno rigide in materia di minoranze e pluralismo. Ed in questo passaggio graduale la Sardegna farà parte dell’Italia, il resto è una fase successiva. Se poi alcune correnti dell’indipendentismo vogliono continuare a folklorizzare lo stesso (tenendo i piedi in due staffe) e dicendo che serve un passaggio graduale (ma si guardano bene dal dire quale) perché proseguono con la stesse metodiche post anni ‘70…io penso che allora non capiremo anche il senso di un Partito Nazionale Sardo. Il quale, tra i vari obiettivi, dovrebbe avere pure quello di fare pulizia ideologica di preconcetti radicati nel corso degli anni. E non dimentichiamoci che la Sardegna non ha una coscienza nazione diffusa, bisogna edificarla attraverso fette progressive di sovranità da conquistare. O altrimenti i margini sociali della Nazione Sarda - in cui oggi diverse migliaia di Sardi si riconoscono - continueranno a ridursi nel tempo a favore della Nazione Italiana.
Caro Bomboi, abbiamo gia parlato di questo precedentemente (si ricorda del mio nome, winston? :D ). Ad ogni modo, come ho scrittp due commenti fa, capisco questo ragionamento, non lo condivido pienamente ma lo capisco. Meno invece capisco la frase “Noi sardisti abbiamo un grande disegno in testa: vogliamo convincere i partiti dove militano altri sardi che la Sardegna deve poter esistere sovrana all’interno di un’Italia confederale”, pechè io pensavo che il psd’az del Signor Maninchedda pensasse ad una sardegna indipendente e pienamente sovrana. Sottolineo il passaggio dove si dice “all’interno di un’italia confederalle”, è ben diverso questo da quello che teorizza lei. Mi corregga se sbaglio.
Occorre che i sardisti si diano una mossa uscendo dal pantano dove si sono cacciati e, con la pulizia che parrebbero voler fare in casa propria, sbarazzarsi dei lacci e dei lacciuoli nei quali parrebbero sempre più doversi trovare impigliati. Trovo buona l’idea di una sovranità sarda all’interno di un’Italia confederata ma, lasciatemelo dire, non vedo vie d’uscita. Non si passa da un regime central autonomistico (com’è quello attuale) ad uno federalistico, senza la tappa intermedia (definita tecnicamente di scorporo) che si risolve politicamente nella fase indipendenistica. La difficoltà, sempre più evvidentente in tutti i movimenti, è decidere quale strada percorrere per arrivarci. Da anni ci troviamo impallati su questo punto e, mentre da una parte si punta a raggiungere il 51% dei consensi (trascurando che neppure la Democrazia Cristiana nei tempi d’oro ha raggiunto mai questo obiettivo), dall’altra si vorrebbe risolvere la “questio” con semplici mozioni da discutere ed approvare all’interno delle istituzioni della soggezione ….. continuando ad accettare supinamente tutto quello che ci viene dall’alto (leggi federalismo fiscale e quant’altro). L’onorevole professore non parla ancora di federalismo ed ha ragione, il suo cruccio resta l’indipendenza ma ….. il gettone di presenza potrebbe avere un ruolo dominante e preponderante negli sviluppi della linea politica da seguire, se non fosse che, conoscendo l’uomo e la coscienza, so perfettamente che potrebbe sputarci sopra senza scomporsi o sorvolare. Cos’è allora che frena il Psd’Az. dall’uscire allo scoperto? E’ paura? E’ timore? …. e di che?
La situazione economica e sociale che la Sardegna sta attraversando non dovrebbe lasciare adito a dubbi, occorrerebbe tracciare bene la rotta e salpare le ancore ma, il capitano parrebbe trovarsi impacciato col sestante e la barca parrebbe presentarsi sempre più vecchia e malandata (affonda?).
Riconoscimenti politici tra partiti reduci dalla sfida elettorale, c’è chi vince e c’è chi perde (come sempre) se non fosse che tutto questo tutto questo scambio, elegante ed educato, di cortesie serva solo a mascherare, nascondere e dimenticare che il popolo (al quale si vorrebbe affidare il giudizio) se ne è andato. In 10 giorni è stata erosa al sistema politico/amministrativo una percentuale superiore al 20% (ed a votare non si sono recati neppure quelli che hanno sostenuto le liste al 1° turno). Si parla di successi, di vittorie e belle figure by passando il dato reale della sfiducia crescente sia nei partiti che nelle istituzioni. Si va alla deriva e, prima ancora di pensare a progetti e programmi …. anche di sviluppo, occorrerebbe discutere sul come ri-coinvolgere i cittadini e ri-portare gli elettori alle urne.
L’Indipendenza è la, a portata di mano, c’è un solo modo per raggiungerla (checchè ne dicano le mozioni, le varie discussioni e Bomboi che, in materia, sembrerebbe essere il più esperto di tutti da sempre) ma fino ad ora ….. non se n’è fatto niente. Il Psd’Az. continua a discutere da destra a sinistra a fasi alternate, incamerare l’ipocrisia educata ed elegante dei vari PD, PdL & co. che sono i suoi veri avversari e si lascia conquistare dalle letterine d’amore che pervengono da quelle vecchie bagasse che sono i partiti nazionali. E’ passato un solo anno (o sono già due) e tutti i parametri sono al negativo, non c’è lavoro, non c’è decoro, e non c’è neppure dignità. Si parla di sovranità a più riprese ma, in un regime democratico (o pseudo tale), la sovranità è del popolo …. che latita. Come si vorrebbe raggiungere l’obiettivo che ci si propone? Certo, una via di fuga potrebbe essere la sovranità imposta per mozione dal Consiglio regionale ma …… chi gli ha dato il mandato? Non mi pare che nella delega regionale fosse previsto un mandato senza condizione per “fare l’indipendenza” chinando il capo al federalismo fiscale che avanza in quel modo così abominevole.
Mi stupisce vedere i sardisti bersela così tranquillamente solo perchè a capo del PD hanno messo un’icona per bevitori come può essere …. Bersani.
il sistema politico fa finta di nulla e se la fa sotto, è impaurito: la scuola è al collasso, La situazione sociale e economica è tanto grave quanto ignorata (anche la tassa alle banche proposta ai governi dalla Banca europea finirà per ritorcersi sulle tasche dei cittadini con aumento dei costi di servizio e di deposito, o pensate davvero che gli istituti di credito possano sobbarcarsi il peso della crisi che loro stessi hanno contribuito a produrre?).
L’onorevole professore chiude affermando che “nella prima fila della battaglia ci sarà la gloriosa bandiera dei Quattro Mori” ma, mi chiedo, ci sarà pure il cavalier primo ministro al quale è stata donata come sommo dono a sventolarla? Fattecelo sapere con tempo perchè occorrerà organizzarsi bene per scroccargli …. un autografo!
Per Ann Winn: Convincere i Sardi di altri partiti ad aprirsi verso qualcosa di nuovo significa riprendere in mano i buoni propositi degli ideali (falliti) con cui partì il vecchio Progetto Sardegna di Soru. Ma significa soprattutto rilanciare le istanze indipendentiste che negli anni scorsi sono state penalizzate da divisioni, folklorismi ed assenza di progetti e di orizzonti. E questo processo in futuro potrebbe cavalcarlo anche un ipotetico Partito Nazionale Sardo. Ma al di là di questo, modificare la Costituzione italiana (arrivando ad un Italia confederale) è uno dei primi passaggi per l’indipendenza. Perché se non si riconoscono le minoranze, e se non si fa neppure una Costituente (da queste parti) per promuovere un simile processo, non ci sarà alcuna futura Sardegna indipendente dallo Stato Italiano. La sovranità è un percorso che si conquista per gradi, ci sono diversi livelli di sovranità. Quella da conquistare all’interno dello Stato Italiano è il primo gradino, perché mi pare sia anche opinione di IRS o di Sardigna Natzione che la magra autonomia del 1948 abbia fatto il suo tempo senza contribuire all’autocoscienza dei Sardi. Oggi siamo impotenti di fronte al federalismo Leghista. Io personalmente mi auguro che l’indipendentismo tout court non stia solo a lamentarsi ma dia il suo contributo, altrimenti è troppo semplice parlare di indipendenza senza però specificarne il percorso. O forse in Catalogna i piccoli referendum sull’indipendenza sono stati fatti senza prima riformare lo statuto all’interno dello Stato Spagnolo? Se il Popolo Catalano avesse dato retta ad ERC (un movimento che sembrava piacere tanto ad IRS e SNI) oggi non avrebbe avuto neppure quello statuto che consente loro di tutelare meglio economia e identità (alimentando quindi in un ciclo sociale virtuoso anche l’autocoscienza). In Sardegna va distrutta la “separazione delle carriere” tra indipendentismo e autonomismo, perché il percorso iniziale è il medesimo. Bisogna superare i dogmi e le dottrine nati negli anni ‘80.
Tra deriu e cucca non c’è grande differenza, sono espressione della stessa politica clientelare e senza contenuti, che seleziona tesserati e amministratori che sia possibile tenere in scacco. Non mi sembra la persona giusta per impostare il dialogo.
Ma chi se ne frega di tutte queste questioni di lana caprina, bla bla. Bomboi ha detto… e chi può dargli torto, d’altra parte chi dice tutto e il contrario di tutto ha sempre ragione. E Irs, va bè ha ragione sui quattro mori , ma poi… ai sardi delle vicende personali di Sale e chi se ne frega…? Onorevole la spirale che si allunga sull’indipendenza, confederale?… Vorrei delle ripetizioni da G. Colli, ma dubito che mi diano maggiori convinzioni di quelle che mi dà Poddie di Tonara, sulle possibilità di sviluppo della Sardegna basato sulla forestazione/turismo/agroalimentare. Non mi convinceranno neanche le contorsioni fiscalliberiste dei vari esperti chiamati in causa. Io sono terra terra, la disoccupazione impera il clientelismo di più, la sinistra clientelar/familiare stravince, la destra populista e becera vota solo per se stessa e per le sue “alte personalità”,…. Sardus Filius che ne ha per tutti anche per le banche e per se stesso ecc. E noi? Noi sardisti da sermpère senza se e senza ma, quelli che abbiamo l’orgasmo al solo vedere i quattro mori sopra il due per cento, chi ci caga???? Io vivo delle dottrine liberatorie del nazionalismo sardo e mi auguro di morire in uno stato sardo libero e indipendente…..e vada a fare in culo chiunque cerchi di indorare la pillola. Bivad s’Istadu liberu de Sardinna.
Chiaramente l’indipendenza si raggiunge per gradi, è il primo passo è la coscienza di se stessi. Litalia ha un assetto governativo ottocentesco, centralista. Ha più nazionalismo che nazione e le sue minoranze vengono il più possibile relegate a sagra della mazurca con salsicia e fagioli. Siamo d’accordo su questo? credo di si. Siamo d’accordo nel dire che la coscienza nazionale e l’idea di indipendentismo in sardegna si stia muovendo soltanto da cinque anni a questa parte in una maniera decente?
Bomboi, lei ha ragione su molti fronti, ma quella famosa frase che ho trascritto mi da da pensare. Perchè non è stata complettata come lei ha giustamente fatto (per citarla “al di là di questo, modificare la Costituzione italiana (arrivando ad un Italia confederale) è uno dei primi passaggi per l’indipendenza) ? Perchè se agire all’interno di una italia confederale per ottenere l’indipendenza può essere uno dei modi pratici per ottenerla è un concetto che potrebbe pure stare in piedi, ma non vedo una sintesi in questo discorso proprio in questo articolo (sintesi nel senso hegeliano del termine). Tutti quanti qui abbiamo seguito i discorsi del Signor Maninchedda, li abbiamo discussi e molte volte condivisi, questa volta il mio dubbio è più che lecito: perchè manca qualcosa in tutto questo?
Stimata Ann Win, non vedo molta chiarezza nel processo graduale per l’Indipendenza, anzi, penso proprio che l’accettare il suo raggiungimento “per gradi” possa riflettersi nella sua negazione. Non sono neppure d’accordo sull’idea che l’idea di indipendentismo si stia muovendo soltanto da 5 anni a questa parte (si rischia di relegare nell’oblio le varie esperienze di Angelo Caria - fondatore di SNI - di snaturare la teorica dello stesso Simon Mossa dentro il Psd’Az., e la stessa “scuola” di formazione a cui ho partecipato da ragazzino sotto la guida dell’on. Italo Ortu - della federazione di “Aristanis” -). Forse nella sua idea, oltre che Bomboi, ha lasciato una impronta forte la nascita di iRS (ma non dimintichi che lo stesso Gavino Sale arriva alla formazione ed al battesimo della nuova formazione dopo il commando AMSICORA a Porto Torres, il 1° processo bilingue della storia del diritto italiano e le successive lacerazioni interne all’area del nazionalismo sardo. Sono critico persino con l’affermazione per cui “le minoranze vengono il più possibile relegate a sagra della mazurca con salsiccia e fagioli”, se vero è, come è possibile mostrare e dimostrare, nonostante le indicazioni della legge da oltre 10 anni, che ancora nessuna minoranza linguistica storica è stata costituita legalmente onorando le disposizioni che traggono ispirazione dagli artt. 5 e 6 della Costituzione. Mi preme sottolineare tutto questo perchè conosco l’intera storia dei sardi, ho scoperto le varie vicissitudini della loro civiltà (strettamente legata al piano di Dio per l’umanità) e perchè lo scorso 25 maggio (mentre i vari politicanti erano intenti e concentrati ad attaccare manifesti elettorali e spargere santini ai quattro venti) ho consegnato una lettera al Magnifico Rettore dell’Università con la quale, interpretando il combinato disposto dalle due leggi in materia di “lingua sarda”, ho trovato il modo perchè possa essere avviato nella facoltà di Giurisprudenza (una delle più antiche) un corso di studi in “DIRITTO SARDO … in sardo” (per onorare l’oralità richiesta dall’art. 2 della L. 482/1999). I documenti storici che sono saltati fuori in questi ultimi anni fanno tornare indietro gli orologi di oltre 7 secoli e …. occorre studiare (cosa impossibile a fare data la crisi profonda in cui parrebbe precipitata la scuola), capire, comprendere il percorso storico iniziato dai nostri padri.
Un ultimo appunto, mi sia concesso, in merito alle modifiche della Costituzione (che più di quanto sia stata modifica davanti ai nostri stessi occhi, a mio parere, non si può fare). Non è logicamente possibile emendare l’attuale costituzione italiana in senso federale dato il 1° comma di quell’art. 5 citato, ma, considerata la sovversione degli stessi principi fondamentali (come sono quelli contenuti negli artt. 1, 2, 3 e 4) che vanno dal riconoscimento e garanzia dei DIRITTI INVIOLABILI DELL’UOMO alla PARI DIGNITA’ SOCIALE e all’UGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE SENZA DISTINZIONE DI SESSO, RAZZA, LINGUA, RELIGIONE, OPINIONI POLITICHE, CONDIZIONI PERSONALI E SOCIALI (ed il caso Bellomonte, a questo proposito, indipendentista dichiarato come noi, ne rappresenta un bel caso di violazione macroscopica …. che non vediamo o non consideriamo).
La Costituzione riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro (art. 4) ma ci rendiamo ben conto che se in Sardegna manca qualcosa è proprio quel diritto che, in tempi storici, nobilitava l’uomo.
“Ogni cittadino avrebbe il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, ma, è tanto evidente, se di concorso possiamo parlare dovremmo iniziare da quello previsto nel codice penale, considerati tutti i raggiri personalistici ai quali abbiamo finora assistito, le truffe e le corruzioni.
Mi sta davanti la riprova che ci siamo trasformati in una massa amorfa di gente senza spirito ne coscienza, abbiamo superato ogni limite di decenza e si parla senza un minimo di scienza. Mi rendo conto che non sia tutta colpa vostra, Dio mi salvi, non si possono addossare responsabilità a chi è vissuto seguendo soap opera e trasmissioni nazional demenziali davanti alla tv o leggendo la falsariga dei giornali. Se potessi invitarvi a far qualcosa di buono, senza dubbio consiglierei di mettervi una mano sulla coscienza, non siamo mai stati gente del cavolo e sentire, leggere o vedere certi commenti in questa piazza digitale, che si proponeva di svolgere una funzione culturale, mi deprime e un poco mi sconsola. Ero un pò restio al mio rientro (ed il 1° intervento che ho postato è li ancora a testimone), scrivo un pò da cani (me ne rendo conto) ma mi accorgo abbiate ancora bisogno di me e, senza me, siate destinati a fare poca strada. Nonostante la sufficienza con la quale sono stato trattato nel periodo pre-elettorale ed il veleno gettato quando si trattava di compattare, sono di nuovo qua. Forse è la stima che nutro nei confronti dell’onorevole professore, forse è colpa dell’antico giuramento che mi lega alla storia dei nostri padri o forse è la coscienza e la responsabilità che occorra raddrizzare.
Un’ultima postilla in chiusura. Nei vari interventi ho letto qualcosa che, in questo momento proprio non mi è piaciuto. Mi riferisco a De Candia che, seppure approvi, concordi e sostenga, vorrebbe arrivare in breve tempo alla resa dei conti interna e ….. non si può permettere e non si deve fare.
Occorre metter su una campagna per liberare Bruno e gli altri indipendentisti condannati ingiustamente, Giacomo Sanna e Giovanni Colli in questo momento sono preziosi e non resta che spingerli ad attivarsi e lavorare per riscattare l’inviolabilità dei diritti umani negati. Se il Psd’Az. turritano si ritrovasse la volontà, forse si possono salvare capre e cavoli costruendo le basi perchè i vostri capi popolo si possano rivalutare agli occhi della gente che non ci crede più. E’ un periodo difficile per tutti, questo lo so, ma sono più convinto di prima che alla fine si debba giocoforza tornare …. a babai!!!
Io chiaramente non posso entrare nella testa di Maninchedda, vado per logica, perché l’insieme dei concetti che lui stesso esprime sono più o meno quelli che U.R.N. Sardinnya sostiene da anni e prevalentemente da uno spazio che costa poco e con la costanza ha avuto un potere di penetrazione enorme (se consideriamo la giovane età di molti indipendentisti e lo stesso indipendentismo in generale): sto parlando di internet. Ma siccome nessuno ha la verità in tasca e ci sono centinaia di persone in Sardegna che (più o meno) hanno idee analoghe alle mie o a quelle di Maninchedda, va da se l’opzione di considerare il buonsenso di tali affermazioni. Un’altra cosa è altrettanto ovvia: che l’indipendentismo così come è strutturato oggi non è adeguato a ricoprire (da solo) la grande sfida della riforma del sistema politico Sardo. Sono ancora troppe le divisioni, l’assenza di mezzi e di prospettive, l’assenza scoordinata dalle istituzioni, nonché addirittura vari ritardi culturali persino sui termini con cui definire un progetto a lungo scadenza di riforme. In questo quadro dunque servono maggiori aperture, anche verso singole personalità di PD e PDL (e loro alleati). E’ chiaro che con Maninchedda, come con altri, non si possa essere d’accordo su tutte le virgole, ma se in Sardegna proseguiamo con la moda di scannarci e levarci la parola per ogni minima fesseria, non arriveremo mai al succo delle cose. Per il resto ha ragione Sardus Filius quando dice che i semi di tutto questo sono stati piantati ben prima di 5 anni fa da personalità come Caria in Sardigna Natzione. A differenza sua però non credo che la nascita di IRS abbia influito nella concezione attuale (che è sempre in evoluzione) dell’indipendentismo Sardo. La IRS del 2002 fino al 2006 era questa: http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/01/IRS-ieri-ed-oggi-URN-Sardinnya1.jpg Più o meno simile a SNI. U.R.N. Sardinnya ha dato un piccolo contributo affinché queste persone migliorassero, e siccome si tratta di persona intelligenti, è avvenuto. Anche se in Sardegna non riconosciamo mai i meriti di nessuno, e non li biasimo…viste le critiche a cui per lungo tempo li abbiamo sottoposti. Questo per dire che nessuno è universale o indispensabile, ognuno aggiunge un tassello, una parola, un dettaglio. Altri lo rielaborano e lo materializzano, oppure si concorre tutti insieme allo stesso obiettivo. Se poi tutto questo non si evolve come vorremmo è un’altro discorso. Però dico, se proprio vogliamo criticare qualcosa, critichiamo i ritardi che ancora impediscono al nazionalismo Sardo di dialogare senza diffidenze reciproche. Ed in questo momento Maninchedda mi pare l’ultima delle persone che possa essere accusata di chiusure. Forse bisogna guardare altrove.
Come al solito ci si discosta dal tema proposto e si preferisce fare nuove teorizzazini personali o trattati kilometrici alla Sardus, che invito ad usare un pò più la sintesi perchè è davvero difficile leggere pensieri così lunghi e contorti.
Mi limito a far osservare che l’osservazione della signora Ann è più che pertinente nella forma e molto meno nella sostanza, in quanto ad oggi non ha nessun senso di parlare di Italia federata, o federale, con una Sardegna indipendente all’interno dell’Italia stessa per il semplice fatto che esiste un organismo sovranazionale come la UE che dovrebbe cambiare la nostra visuale, per non parlare di potenziali leghe mediterranee ecc…
Detto questo torno al tema proposto da Paolo e dico senza se e senza ma che l’apertura fatta, e non è la prima volta che mi risulta sia stata fatta, è come parlare con un muro.
I sardi militanti nei partiti italiani sono da sempre diversi dai politici sardi che militano negli stessi partiti ma non per questo nemo colpevoli di come le cose sono e stanno andando.
L’appello di Paolo è poco credibile per il semplice motivo che arriva dopo una sconfitta cocente di una coalizione che doveva essere programmatica anche sui nostri cavalli di battaglia e che vede giacere una mozione indipendentista nostra da mesi e mesi senza che nessun collega del pdl, del pd o di altri partiti l’abbia firmata.
Senza che nessuno si sia preoccupato di far sapere a Cappellacci, e ancor di più ai suoi capi, che noi vogliamo la costituente per lo statuto e non accettiamo ripensamenti…
Nonostante tutto questo abbiamo accettato di allearci ovunque col cdx dicendo che col csx non si poteva dialogare ecc… mentre invece adesso si trova il modo e la maniera per farlo, cosa è cambiato?
cosa c’è di nuovo?
Forse caro Paolo dovevi fare queste riflessioni prima e farle presenti a Giacomo Sanna e Giovanni Colli oltre che ai nostri consiglieri nazionali che sono sempre pronti a ratificare qualsiasi cosa gli si ponga davanti senza ipotizzare nessuna contestazione o alternativa a ciò che gli viene propinato.
Avevamo una gran bella occasione di sfruttare i partiti italiani nel momento di loro maggior debolezza ed invece ci siamo fatti sfruttare come sempre e adesso chiediamo a chi ci stà di condividere il nostro grande progetto… cerchiamo di non pensare che ci siano troppi principianti in giro per pensare che qualcuno del pd accetti il nostro “grande progetto” senza enormi contropartite di vario genere e senza una pessima ulteriore brutta figura da parte nostra.
L’essere equidistanti e lo stare con chi ha le nostre idee l’avremmo dovuto fare prima delle elezioni e, a mio avviso saremmo dovuti stare con chi vinceva e cioè un pò col cdx e un pò col csx perchè se mi devo mischiare a chi non è come me almeno lo devo fare dove e come mi conviene e non fare il tafazi della situazione.
Quindi Paolo lascia perdere i proclami e lavora in consiglio regionale e nel tuo territorio per costruire una forte opposizione fatta di chi ci stà che sia Irs, a Manca, SNI, PD, PDL ecc l’importante è che chiunque accetti lasci le proprie sigle, a cominciare da noi, facciamo il “partito di chi ci stà o di chi la pensa così” dove non esistono più simboli vecchi ma solo idee nuove e condivise poi ognuno rimane a casa sua per tutto il resto… ma per favore basta demagogie e mai nessuna presa di coscienza degli errori fatti.
FORTZA PARIS
Per Stefano De Candia: Ma anche i problemi interni al PSD’AZ sono cosa vecchia, c’è sempre gente che non sa (o non si coordina) su quello che fa la mano destra e viceversa. Comunque, sebbene abbiate perso alcune maggioranze in diverse amministrazioni, non si può dire nel complesso che il PSD’AZ abbia seguito gli stessi crismi del fallimento della coalizione di cui fate parte. Ci sono ancora i margini per fare bene. Sulla Costituente: siamo sicuri che la Giunta Cappellacci duri?
Prima di tutto, Ann Win è il diminutivo Di Annis Winston, mio cognome e nome (vero nome, sottolineo), più su trovate la mia firma a prova di questo. Il prossimo che mi da della donna si pigat unu frastimu :D
Parlando seriamente, e con ordine:
Sardus Filius- Faccio mea culpa perchè in effetti non sono stato chiaro, intendevo dire che l’indipendentismo sardo negli ultimi cinque anni è stato preso seriamente, molto più che in passato. So bene il peso di gente come Caria, Mossa o Masala, ma è anche vero che le ristampe di alcuni scritti cruciali li ho trovati in questi ultimi cinque anni nelle librerie, addirittura nele varie feltrinelli. Magari può sembrarle una cavolata, ma tant’è. Come è anche vero che i partiti italiani in sardegna sanno molto più oggi che ieri a parlare con gli indipendentisti (vi sfido a dirmi il contrario). Ad ogni modo caro Sardo filius, sia un po’ più sintetico e cerchi di attenersi al discorso o non riusciamo a capirci.
Adriano Bomboi: Fondamentalmente stiamo dicendo le stesse cose, io non sono convinmto però sul partito nazionale sardo. Mi crocifigga pure, ma lo trovo un pretesto occupa poltrone (guardi chi ne dovrebbe fre parte, suvvia, siamo seri). I sardi non hanno bisogno di chimere credo. Giusto è il confronto tra partiti e movimenti, e onestamente tutta questa inimicizia tra indipendentisti non la vedo. Chi ha voglia di murrungiare faccia pure, da dei bei semi nascono sempre bei frutti.
Stefano De Candia: Guardi che non ho parlato io di Federalismo o italia confederata, ma il signor Maninchedda nel suo intervento. Io ho semplicemente espresso un dubbio a riguardo.
Un saluto a tutti
ANNIS WINSTON
Bomboi
Se un partito perde il governo di 6 amministrazioni su 7 che ne aveva perde il controllo di tutte le principali città in cui si è votato vuol dire che non sia un fallimento totale o quasi.
A me non rinfranca per nulla sapere che il pdl sia franato e sia sull’orlo di una crisi profonda e forse definitiva, almeno in Sardegna…
Il prendere qualche voto in più di per sè non significa granchè!
immaginati un attaccante in una squadra che il primo anno segna 10 gol e la sua squadra si salva, il secondo anno segna 12 gol ma la sua squadra retrocede… ok lui sarà stato uno dei pochi a salvarsi come impegno ma l’anno prossimo giocherà in serie b e non in serie a!
Inoltre, tanto per non sembrare ingenuo, ti faccio presente che non eravamo in alcun modo obbligati di farci fagocitare dalla coalizione di cdx ed anche questa scelta politica è stata un errore enorme che fà parte del fallimento di cui parlo…
Che ci siano margini di miglioramento è sempre vero e nel nostro caso è palese perchè molto peggio di così davvero è difficile potremmo giusto prendere pala e piccone e cominciare a scavare…
Circa la costituente direi che viste le parole di Cappellacci al nostro congresso e l’immobilismo perenne sulla questione che la giunta duri o meno è assolutamente ininfluente ed è questa una grossa colpa nostra che in sede di accordo programmatico l’avevamo messo come conditio sine qua non ed invece quel balordo di Cappellacci è addirittura venuto al nostro congresso a dirci che sostanzialmente a lui di fare la costituente non fregava nulla ed i nostri consiglieri regionali, tutti nessuno escluso, hanno pensato bene di dirgli di andarsene in fretta prima che fosse sommerso dagli insulti.
Purtroppo ultimamente siamo così inermi e immobili che ci prendono a schiaffi a casa nostra e noi porgiamo anche l’atra guancia e stiamo zitti.
Quindi Bomboi dammi retta pensa ai partiti tuoi che di gente che non vuole bene al partito ne abbiamo già tanta dentro e non abbiamo bisogno di esterni che ci consolino subdolamente per i nostri errori, anzi servirebbe una classe dirigente ben conscia delle stupidaggini compiute e se ne prendesse tutte le responsabilità.
Poi se dovessimo vedere che Giacomo Sanna o qualche altro nostro alto dirigente dovesse avere cariche in enti di sottogoverno, entrare in listini o listoni per future politiche italiane o altro ecc ecc non ci potremo certo stupire e vorrà dire che tutto quanto di male si diceva della nostra classe dirigente era la sacrosanta e triste verità.
Io mi chiedo a chi giova continuare a far finta di nulla e mettere la testa sempre sotto la sabbia perchè se non vi fosse chiara la metafora chi mette la testa sotto la sabbia lascia scoperto e a disposizione il culo!
FORTZA PARIS
De Candia, io mica ti ho capito. maninchedda fa bene ad aprire agli “stufi” di pd o pdl? tu dici che tanto i pd non ci stanno, e quelli del pdl ci sfruttano. allora che si fa?
ci collochiamo dietro un muretto a secco e spariamo a chiunque passi?
a me pare che paolo, e quindi il psdaz, sia l’ enunciatore dell’unica proposta nuova e politicamente siginificativa dagli anni post-soru.
dopo di che, convinti noi, occorre convincere gli altri, soprattutto della bontà di una politica a connotazione fortemente identitaria e slegata dalle logiche italianiste. per far questo con gli altri occorre parlarci.
o no?
per Antonietta
il fatto di non avermi capito è sicuramente colpa mia che non mi sono spiegato bene e quindi proverò a farlo meglio…
io dico, ma lo dice anche Paolo spesso, che noi non siamo nè come il pd nè come il pdl per una infinità di motivi che sarebbe lungo rienunciare adesso.
in secondo luogo io sostengo che non solo il pdl ci sfrutta ma che tutti ci hanno sfruttato sempre, sia come partito che come semplici sardi.
dico ancora che l’apertura che Paolo ha proposto si poteva fare prima delle elezioni e se fosse stata fatta, cosa che non mi risulta in maniera seria e programmatica, e non fosse stata accettata sostengo che i vincitori, noschè nostri ex compagni di viaggio, abbiano poche motivazioni per accettarla adesso non dovendo più sottostare a nessun ricatto e comunque perchè le nostre proposte sono sul tavolo da anni ed anni, altro che dal post Soru…
dico inoltre, da molto prima di Paolo e da molto prima che Paolo entrasse nel nostro partito, che l’indipendentismo è l’unica speranza per la Sardegna per crearsi un futuro fatto di possibilità e che bisogna spiegare queste possibiità attraverso il coinvogimento in primis delle università che dovrebbero studiare modelli economici e matematici che aiutino la politica a spiegare con dati reali la necessità di essere una nazione indipendente in un contesto europeo e mediterraneo.
come vedi Antonietta io non contesto l’apertura in sè, ma ne contesto i tempi la demagogia con cui è stata fatta, la capacità di ottenere una risposta di reale interessamento invece che un semplice do ut des nel quale noi abbiamo molto più da perdere che da guadagnare…
contesto che nè csx nè cdx hanno mai dimostrato alcun interesse concreto e disinteressato per la mozione sull’indipendenza e tantomeno sulla costituente e queste sono le stesse persone con le quali ora dovremmo avere dialoghi sui massimi sistemi ecc.
Faccio solo presente che lo stesso Paolo è stato uno degli artefici principali dell’annessione, uso un termine improprio volontariamente per estremizzare il concetto, al progetto politico del cdx in queste ultime elezioni ma almeno lui lo ha fatto con l’intelligenza politica che lo contraddistingue uscendo immediatamente dopo le regionali viste col cdx dalle giunte di csx così da preparare l’elettorato e da spiegare i motivi del cambio, cosa che non è avvenuta per esempio a Sassari…
ecco io chiedo che chi ha fatto queste scelte e le ha perorate all’interno del partito se ne prenda le responsabilità anche nella sconfitta che on può non essere riconosciuta.
vedi Antonietta io sono uno di quelli che ha convintamente votato a favore dell’alleanza col cdx alle regionali e conseguentemente votato la mozione congressuale che dava come indirizzo la non omologazione del partito nè in un’alleanza di cdx nè in una di csx e che, come da statuto, ogni federazione era libera di perseguire la strada migliore per il bene del partito nel luogo dove si votava… ma dopo l’alleanza unica alle amministrative direi che tutto quanto fatto prima è stato buttato nel cesso per meri inetressi personali dei soliti noti che miravano a rafforzare la loro posizione cagliaritana e di spalla del pdl e che a sconfitta cocente subita hanno pensato bene di rivoltare la frittata e dare la colpa agli alleati come se non avessero scelto loro di andare con il cdx senza che questo fosse minimamente necessario.
Spero di aver chiarito meglio il mio punto di vista e spero che la situazione stavolta degeneri e scoppi il bubbone perchè di aspettare che la dirigenza attuale, e degli ultimi 20 anni circa, si faccia da parte non me la sento proprio sono come un muro di gomma, un’asse oleato scivola tutto via, per loro la regola è che tenere un profilo basso fà si che la gente dimentichi… io non voglio dimenticare anzi voglio ricordare e far ricordare anche ad altri.
Per De Candia ed Annis: io capisco benissimo molte cose di cui parli, ovviamente da esterno al PSD’AZ, presumo tu abbia fatto anche le stesse osservazioni a Giacomo Sanna. Per il resto, l’aver perso delle amministrazioni non è necessariamente un dramma, siamo in democrazia, esiste l’alternanza, non tutto è perduto. Ci saranno altre occasioni. Ma sulle responsabilità che hanno portato a degli errori, ovviamente io non ho voce in capitolo, parlane direttamente con i dirigenti. Se ascoltano.
Ann, infatti non c’è nessuna inimicizia particolare tra movimenti, né tra alcuni capisaldi concettuali di fondo…l’inimicizia piuttosto sta nel personalismo di pochi (che sono i dirigenti che alimentano la propaganda di tali sigle)….Però se venisse meno questa sciocca rivalità…allora verrebbero meno anche molti motivi per cui non esiste un PNS….
Aggiungo: per molti dirigenti indipendentisti il PNS è un male da abbattere, e non certo per il rischio “poltrone”, perché se si trattasse di un progetto indipendentista (e di cui dovrebbero farne parte anche loro) ci sarebbe maggiore vigilanza e solerzia interna sulla rotta da prendere…il vero problema è che i galli sono troppi…ed il pollaio uno solo…quindi è normale che molti di questi galli in un PNS avrebbero meno visibilità di quella che grossolanamente possono avere oggi in 9 pollai doversi….Però magari della Sardegna non gliene fotte niente a nessuno….
Caro onorevole,
belle parole le sue, condivisibili e in sintonia con i valori sardisti, d’accordo anche con le critiche al PD sardo e Nuorese in particolare.
Tutto perfetto, però un appunto mi permetta di muoverlo e consenta che venga letto da tutti i militanti e simpatizzanti, compresi quelli come me delusi e che, a ogni buon conto, rifiutano di accodarsi a chi, a torto o ragione, in contrasto con la direzione, opta per la creazione di nuove forze o sigle che vanno solo a rafforzare in vecchio detto “pocos, locos y mal unidos”.
Un partito come il nostro cosa ha da condividere con chi, come da politica anni 70 e 80, pianifica la conquista del potere con la logica clientelare e massonica della spartizione delle cariche pubbliche, con i comitati d’affari che gestiscono gli enti, con i poveri politici eletti dal popolo sovrano che non a questo devono rispondere ma a chi, convinti di essere i reali depositari della verità politica Sarda, manovrano nell’occulto e sguazzano nel torbido.
Caro onorevole, abbiate la forza di opporvi a questa logica, la Sardegna, il PSd’AZ. non lo meritano, una carica, pur prestigiosa, non vale 90 anni di storia.
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