Alcoa, Vinyls e Tuvixeddu
Su Alcoa e Vinyls, a mio avviso, si sta sbagliando quasi tutto. Fu un errore che fece anche Soru: inseguire sull’industria l’impostazione data negli anni Settanta, che comporta creare condizioni di vantaggio, sempre nuove e sempre più onerose, per i grandi gruppi internazionali della chimica e del metallurgico, senza mai riuscire a legare le produzioni a questo territorio piuttosto che a un altro. L’impostazione deve essere un’altra e più coraggiosa: il Governo nazionale finanzi per cinque anni il welfare di sostegno e gli investimenti necessari alla riconversione produttiva del territorio e lo faccia con gli stessi costi che è disponibile a sostenere per garantire vantaggi alle nultinazionali e trattenerle in Sardegna; la Regione, dal canto suo, converta il sistema formativo (sulla formazione professionale bisogna riaprire la discussione. Soru sbagliò, ma è sbagliato pensare, come pensano in molti a destra e a sinistra, di restituire agli enti di formazione l’egemonia sulle politiche formative) e lavori sulle imprese e le risorse locali, con piccoli innesti di qualità. Serve una sola cosa grande e coraggiosa: l’Agenzia Regionale dell’Energia. Se facessimo tutto questo, la gente capirebbe che si ha una nuova rotta. Viceversa, come spesso è accaduto, si finirebbe a scimmiottare gli errori dei padri, magari invocando al coerenza degli interventi!
Una parola su Tuvixeddu. L’articolo di Maria Francesca Chiappe di qualche giorno fa, che dava la notizia della richiesta di archiviazione da parte del Pm per Soru, Mannoni Cualbu ecc., mi ha lasciato sconcertato, per cui occorrerà andare a leggere gli atti. Infatti, dal resoconto giornalistico, ne vien fuori un quadro di strisciante corruzione che, però, il magistrato da una parte descriverebbe e dall’altro non punirebbe. Perché? A naso, mi convinco ogni giorno di più che su Tuvixeddu stiano pesando più i pregiudizi che i fatti. C’è un’opinione diffusa a Cagliari che l’Accordo di Programma, per quanto formalmente legalissimo, sia maturato in un quadro di debolezza del Comune (il sindaco di allora era l’avv. Delogu) e di forza dei privati (ma ad una lettura attenta delle carte emerge invece che si ebbe un eccesso di forza del Comune poi acconciata con un accordo con i privati). Vi è poi l’idea che la strada percorsa da Soru per ampliare il Parco fosse giusta e sia stata ostacolata dalla solita commistione trasversale dei poteri cagliaritani. Ma ad una lettura attenta delle carte si può scoprire che Soru sbagliò il modo con cui perseguire l’obiettivo, come hanno sancito le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato. Ma a questo punto, ed è qui che veramente non si capisce perché si va verso un’archiviazione, il resoconto giornalistico fa intendere l’esistenza di un contesto di contiguità tra parti in causa e giudici amministrativi, che se fosse vero sarebbe gravissimo, sempre che, anche questo non sia una proiezione intuitiva del pregiudizio che vuole che Tuvixeddu sia un’incarnazione del malaffare cagliaritano e non, invece, l’incarnazione degli effetti di un eccesso di potere pubblico gestito con i piedi. Fatto è che non manca certo chi goda del blocco di quel compendio della città, non solo in termini di cubature utilizzate e da utilizzare, ma anche in termini di attenzione al tasso di legalità o di illegalità, che si concentra su quell’area e si distrae da altre e da altre egemonie familiari e economiche. La politica, ovviamente, tace perché quando parlano i giudici i politici hanno paura, non discutono, non interloquiscono, non chiedono conto. Tacciono, appunto.

AUTODETERMINATZIONE DE SU POPULU SARDU
SVILUPPU TRABALLU ISTATUTU
SARDIGNA LIBERA E SOBERANA
La Confederazione Sindacale Sarda aderisce allo Sciopero Generale ed alla Manifestazione
del 5 febbraio 2010 per un NUOVO SVILUPPO DELLA SARDEGNA,ponendo con forza
l‘urgenza e la necessità che il Popolo Sardo si doti di un Nuovo Statuto di sovranità in forza
del suo essere Nazione all’interno dell’Europa dei Popoli.Il vecchio modello di sviluppo è in crisi irreversibile e i risultati drammatici dei150 mila disoccupati ,dei 350 mila sardi che vivono al di sotto della soglia della povertà ,degli 11 mila lavoratori in cassa integrazione,delle 600 e più imprese che hanno dichiarato lo stato di crisi ne sono la prova certificata del fallimento. Non c’è settore produttivo dall’industria all’agricoltura,dal commercio all’artigianato che non denunci la propria difficoltà .L’Università,la Scuola,la Formazione,la Ricerca,la Sanità ,i Trasporti sono in crisi ed i giovani sardi riprendono la via dell’emigrazione .E’ il fallimento della stessa Autonomia della Sardegna che tutti noi sardi dobbiamo avere il coraggio di archiviare come esperienza storica definitivamente conclusa per aprire oggi con questa manifestazione di popolo una fase nuova di rapporto con lo Stato Italiano e soprattutto con L’Europa. Dobbiamo riprenderci il potere di decidere e riaffermare la nostra SOVRANITA’.
1.Condividiamo l’obiettivo unitario di un Nuovo Statuto della Sardegna,elaborato dall’Assemblea Costituente Sarda se così ,come negli auspici,deciderà il Consiglio Regionale, diversamente si è pronti ad organizzare con modalità alternative l’elezione di una Assemblea Costituente oppure un referendum sulla sovranità della Sardegna, come sta avvenendo in questi mesi nella vicina Catalogna .Un Nuovo Statuto Sardo con nuovi e più ampi poteri in un quadro europeo dove il riconoscimento di status di insularità della Sardegna sia preludio all’affermazione della Nazione Sarda in una Europa dei Popoli libera e democratica.
2.Il secondo obiettivo condiviso è la rivendicazione di un Nuovo Sviluppo della Sardegna con le specificità presenti nella Piattaforma confederale alla base dello Sciopero Generale dal riequilibrio territoriale tra aree interne e costiere all’esigenza della necessità della realizzazione di un federalismo interno che veda la Pubblica Amministrazione,a partire da quella adeguatamente riformata della Regione,come elemento cardine di promozione di sviluppo secondo il principio di sussidiarietà
3.Un piano pluriennale per il lavoro e per lo sviluppo locale con un welfare regionale moderno, attento alle esigenze e bisogni dei soggetti più deboli della popolazione, un nuovo sistema creditizio,ma soprattutto nuovi investimenti nelle infrastrutture materiali e immateriali come il trasporto locale,le infrastrutture stradali,portuali e aeroportuali,respingendo come ingiusto il patto di stabilità che attualmente è un vero e proprio imbroglio e impedimento alla crescita e sviluppo della nostra isola.
4.Un nuovo piano energetico basato sulle fonti rinnovabili(solare,eolico e fotovoltaico) e reti diffuse del metano ,un ripensamento e rimodulazione di un sistema produttivo industriale rispettoso dell’ambiente non inquinante e meno energivoro ;il rilancio del turismo ,la difesa e valorizzazione dell’ambiente, il rifiuto netto al nucleare,lo smantellamento dei poligoni e servitù militari;la promozione dello sviluppo rurale,una vera e propria riforma dell’agricoltura , dell’allevamento e della pesca,legati all’agroalimentare e all’industria della conservazione e trasformazione dei prodotti ,promossi con i marchi DOC,DOP e IGP.
5.La valorizzazione della formazione,della scuola,dell’Università e della ricerca;la difesa e la valorizzazione della cultura e lingua sarda come elemento di sviluppo e identità.
Santa Giusta, 30/01/2010 IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA CSS
SCIOPERO GENERALE CON MANIFESTAZIONE A CAGLIARI
VENERDI’ 5 febbraio 2010 raduno Piazza Giovanni XXIII ore 9 c/o Edicola
Sull’agenzia regionale dell’energia vi invito a verificare l’esperienza valdostana che può dare spunti interessanti. Sul polo di Portovesme dico che i nodi sono venuti al pettine. Tra Carbosulcis, Alcoa, Eurallumina/Rusal e Portovesme Srl la quantità di risorse pubbliche messe in campo negli ultimi anni (compresi gli sconti sul costo energia per KW/ora) ammontavano a circa 100 milioni di euro/anno che tradotto in termini di redditi per abitante della provincia di Carbonia Iglesias significano 7.900 Euro pro capite. Ora, l’impianto Alcoa compie 38 anni di attività sui 30 anni di vita per cui era stato progettato e non credo che a Pittsburgh abbiano intenzione di pianificare investimenti per rinnovare un impianto che non pagherebbe l’investimento. Io non so se sono un sognatore ma so che i cosiddetti investimenti a valore aggiunto oggi sono concentrati nelle università, ovvero nella produzione e nella disponibilità di brevetti. Sono investimenti di lungo periodo ma nessuno mi toglie dalla testa che un brevetto vale più di una industria. Pensiamoci!
On Maninchedda
prendo atto con piacere che anche lei ha colto la gravità dell’articolo della Chiappe. Il resto del panorama informativo sardo tace in un rumoroso silenzio, compresi i blog (tranne il suo e questo la onora) che sulla vicenda Tuvixeddu hanno crocifisso il Governatore Uros. Nulla. Pesce in barile. Ora a me pare che l’articolo consenta una duplice lettura: una giudiziaria che farà il suo corso e che vede protagonista Santoni. Vedremo come andrà a finire. Ma una lettura politica si puo fare immediatamente e potrebbe essere la seguente: un sovrintendente afferma che non ci sono nuovi ritrovamenti archeologici su Tuvixeddu, smentendo se stesso. Tra la prima e la seconda versione la figlia viene assunta dalla Nuove Iniziative Coimpresa (che non è solo Cualbu, ma anche Impregilo. Anche su questo silenzio tombale). Sulla base di quanto dichiarato dalla Sovraintendenza ben due gradi di giudizio amministrativo stroncano l’operato di Uros. E qui il Pm dice un altra cosa parimenti grave: i giudici amministrativi sono andati oltre il loro compito dando un giudizio di merito. A questo punto, con un leggero mal di testa, vado a rileggermi le sentenze del TAR che parlano di “eccesso e sviamento di potere”. Labirintite. Poi si scopre grazie alle intercettazioni (ancora per poco) che un Avvocato dello Stato incontra in riunioni di partito un noto Imprenditore, famoso anche per essere stato immortalato mentre brinda con l’attuale Governatore il giorno della Vittoria Elettorale, e in questo frangente gli presenta un Giudice Amministrativo. Comica la smentita che non smentisce dell’Avvocato dello Stato pubblicata oggi dall’Unione. Insomma io se fossi un Consigliere Regionale, oppure che so, il Presidente di una Commissione del Consiglio qualche domanda petulante nelle sedi istituzionali la farei. Oppure aspetteremo qualche decennio ancora per conoscere la verità su questa italianissima vicenda.
Saluti
Leggo l’articolo apparso sul sito Democraziaoggi del prof. Pubusa,
http://www.democraziaoggi.it/?p=1216#comments , e mi mancano le parole per le cifre della disoccupazione, ma anche per il silenzio che avvolge quelle riguardanti i perdenti posto nell’istruzione.
Rimango allibito per la tragedia che si sta manifestando nella scuola e per i lavoratori della scuola stessa. Alcuni dicono che questo succede perché non si ha un’idea di scuola, ma non è così. Ribadisco che basterebbe diminuire il numero massimo degli alunni per classe (non bisogna, avendo più classi, costruire più stabili, basta far ruotare le classi in turni tra mattina e sera) per avere più qualità nell’istruzione, cittadini più preparati, e più posti di lavoro anche per gli insegnanti precari, già formati, che da anni aspettano la stabilizzazione, e che con il loro ingresso nella scuola ringiovanirebbero la media d’età degli insegnanti italiani, i più anziani d’Europa. Faccio presente che solo in Sardegna, e senza contare il 2008, nel 2009 sono state tagliate 2000 persone nelle scuole (precisamente:un taglio di 42.104 docenti e 15.167 collaboratori scolastici in Italia, per un totale di 52.171 posti di lavoro in meno per il corrente anno scolastico, di cui 1.928 docenti e 591 collaboratori scolastici in meno per la Sardegna nel 2009/2010, che ammontano, globalmente per la nazione, a 131.900 se considerati i tagli di tre anni consecutivi, e a fronte di un aumento di 37.441 alunni nel 2009 rispetto al 2008, “stipati” in classi che sono diminuite di 3.826 unità. I finanziamenti per l’Istruzione, poi, sono diminuiti nel tempo, dato che per il 2009 si è registrata una riduzione del 45,77% rispetto al 2001, e del 21,66% rispetto al 2008, e così l’investimento pubblico per questa voce risulta inferiore alla media dei paesi Ocse in proporzione al Pil). Queste persone tagliate ora sono a casa con una disoccupazione che arriverà solo fino a giugno, e per le quali nessuno si sta preoccupando. Ovviamente la soluzione non è l’indennità di disoccupazione ma il lavoro, e dagli sprechi, o da spese che con l’assunzione di più insegnanti diminuirebbero, come i progetti extra-scolastici serali, sia con i fondi d’istituto che con quelli regionali, si potrebbero assicurare gli stipendi di molti docenti (ma gli sprechi sono tanti, e non solo nella scuola, e si potrebbero individuare con precisione, senza applicare la logica dei tagli orizzontali e verticali a prescindere, ma quella dei tagli oculati). I dati della disoccupazione sono arricchiti dai perdenti posto della scuola, che in 3 anni saranno 144.000 in Italia (moltiplicate per il numero dei familiari coinvolti e aumentate la cifra). Non si capisce il danno che si sta creando aumentando gli alunni per classe fino a 30, togliendo le ore a disposizione degli insegnanti alle medie, e tagliando persone che, tra l’altro, hanno vinto concorsi e corsi concorsi come le scuole di specializzazione (mica come le vecchie immissioni in ruolo anche solo con diploma). Ovviamente, visto l’allineamento degli esponenti del Pdl in modo acritico, perché tra questi non ho mai sentito nessuno o letto dichiarazioni che fossero contrarie a questi tagli nella scuola (la pensano perfettamente tutti allo stesso modo? è possibile?), mi aspetterei una difesa almeno da parte degli esponenti politici delle varie opposizioni, ma a me sembra che intorno ci sia troppo silenzio, e non basta dire che si è contrari, in modo estemporaneo, o che addirittura gli altri non vogliono far niente o non ne parlano, perchè gli operatori della Scuola intanto rimangono a casa senza stipendio, in una Scuola dove invece gli 9insegnanti in più servono. Insomma, l’enorme dramma che si sta verificando attorno alla Scuola e i danni, oltre che sugli studenti e sullo Stato, sui precari iper-specializzati, a me sembra siano il frutto del silenzio assenso anche degli esponenti politici dei partiti diversi dal Pdl, che appunto con il silenzio si rendono complici. Intanto, ripeto, nella scuola ci sono molti disoccupati, i progetti regionali e il famoso accordo Stato-regione non sono funzionanti o funzionali (partiranno adesso? a cinque mesi dalla fine delle attività), e si può dire che anche la Sardegna, per i lavoratori della scuola, non abbia fatto nulla. Il progresso socio-economico può passare solo attraverso il miglioramento dell’istruzione, e con la ricerca e l’istruzione ci sarebbero meno svantaggi per tutti, e la possibilità della creazione dei posti di lavoro locali, con la formazione delle competenze tecniche in Sardegna, e magari la possibilità d’incentivare la creazione di imprese e industrie di sardi o italiani. Quando si vuole, anche le opposizioni o gli altri partiti riescono a creare un’intesa con la maggioranza, o comunque a spingere per un accordo comune, trovando una soluzione per i lavoratori perdenti posto (in alcune zone d’Italia stanno lavorando in tal senso e ci sono riusciti). Evidentemente in Sardegna non si ha a cuore la sorte della scuola e dei suoi lavoratori.
Su tuvisceddu, per completezza d’informazione:
da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2010
La Procura rivaluta le iniziative della Regione nella battaglia in difesa del colle punico di Tuvixeddu.
«Soru tutelava l’interesse pubblico».
Vincoli giustificati dai ritrovamenti di nuove tombe e dal Codice Urbani.
(Mauro Lissia)
CAGLIARI. Forse è una vittoria di Pirro, ma il contenuto della richiesta di archiviazione per l’inchiesta penale su Tuvixeddu firmata dal pm Daniele Caria riabilita l’azione della giunta Soru in difesa del colle punico e getta un’ombra sulle decisioni dei giudici amministrativi. Caria ricostruisce attraverso atti, testimonianze e intercettazioni telefoniche le fasi infuocate del conflitto tra Nuova Iniziative Coimpresa del gruppo Cualbu e la Regione. Per arrivare a conclusioni che fanno riflettere: il Tar e il Consiglio di Stato hanno sbagliato le valutazioni sulla legittimità della commissione regionale per il paesaggio che aveva imposto nuovi vincoli sull’area privata del colle. Quella commissione poteva operare ed era composta da persone qualificatissime, reclutate regolarmente. Non solo: i giudici non hanno potuto tener conto di quanto ha deciso la Corte Costituzionale il 27 giugno 2008 e hanno sostanzialmente ignorato il contenuto della Convenzione europea del paesaggio e del Codice Urbani: la tutela del paesaggio è competenza esclusiva dello Stato e in presenza di situazioni nuove l’accordo di programma per Tuvixeddu, con le autorizzazioni concesse al gruppo Cualbu, poteva essere cancellato. Il Tar però, bocciato il ricorso della Regione per la questione formale legata alla legittimità della commissione, ha deciso solo in base alle dichiarazioni dell’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni: nessun ritrovamento significativo dopo il vincolo del 1997. Per il pm Caria sono false, come risulta dalle note della funzionaria Donatella Salvi: oltre mille tombe ritrovate negli anni successivi, alcune sotto vincolo diretto, altre indiretto, altre ancora fuori dall’area vincolata. Santoni - così sostiene il magistrato penale - ha mentito («ha maliziosamente taciuto» sulla nuova realtà del sito archeologico) per favorire la figlia Valeria, ingegnere, che lavorava per Cualbu dal 1995 e operava proprio sui lavori del colle punico. L’imprenditore l’aveva assunta malgrado non avesse alcuna esperienza - sostiene il pm e risulta dalle testimonianze - ma il fatto che lavorasse a Coimpresa prima ancora che partisse il piano Tuvixeddu ha salvato Gualtiero e Vincenzo Santoni dall’accusa ipotizzata all’avvio dell’inchiesta: corruzione. D’altronde quella di assumere figli qualificati sembrerebbe un’abitudine consolidata di Cualbu: il Corriere del Mezzogiorno di Napoli scrive - la data è 19 febbraio 2009 - che la Mediacom, altra società del gruppo sardo, ha assunto la figlia del vicesindaco di Napoli Marella Santangelo appena prima di aggiudicarsi il piano di recupero dell’area ex birreria Peroni di Miano. Dodici mesi fa l’opposizione ha chiesto le dimissioni dell’amministratore ma nessuno si è rivolto alla Procura. Mentre nel caso cagliaritano è stato il pm Caria a ricostruire i rapporti e le vicende della guerra su Tuvixeddu - che definisce «opache» - partendo dall’esposto presentato dallo stesso Cualbu: l’imprenditore sospettava che Soru agisse contro di lui, lo stesso Tar attribuisce in sentenza all’ex governatore un presunto «sviamento di potere». Ma per Caria non c’è nulla di fondato: Soru si muoveva solo per interesse pubblico. Così come si è mosso, insieme all’assessore ai lavori pubblico Carlo Mannoni, quando ha affidato all’architetto francese Gilles Clement un progetto alternativo per Tuvixeddu. A spese pubbliche e senza gara, accusavano gli oppositori. Falso anche questo: i soldi erano privati, i 50 mila euro dello sponsor Banco di Sardegna. E il rapporto è naufragato proprio perchè il dirigente Franco Sardi - l’ha riferito lui stesso al pm - ha messo il veto sull’affidamento diretto. Peraltro risulta agli atti - e il pm Caria lo scrive - che il progetto attuale del parco archeologico urbano, quello bloccato per gli abusi rilevati dalla Procura (quattro indagati, presto probabilmente cinque o sei) era stato affidato dal Comune allo studio Masoero-De Carlo senza selezione pubblica. Ma per Caria il punto centrale della vicenda è un altro: «La Regione - scrive nell’atto notificato ai legali degli indagati Soru, Mannoni, Salvi e Cualbu, tutti prosciolti ma non Santoni - aveva il potere sia di disporre la sospensione cautelare dei lavori pur legittimamente autorizzati, sia di rideterminare il contenuto e l’estensione dei vincoli sul territorio attraverso una nuova valutazione paesaggistico-ambientale, anche se ciò avrebbe reso inattuabili in quanto incompatibili gli interventi autorizzati in precedenza». Insomma: la Regione poteva fermare il piano Coimpresa.
Perchè il Tar fece un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi?
a che titolo?
è un organo tecnico?
non dovrebbe valutare gli atti amministrativi?
e se i sopralluoghi rientrassero nei compiti istituzionali , non dovrebbe il Tar avvalersi di consulenti tecnici come nel tribunale ordinario?
Spero che a queste mie curiosità vi sia una spiegazione.
grazie per l’ospitalità e buon lavoro
Nel 1987 ascoltavo un concerto solare dei Litfiba nello spazio innovativo del Tenax di Firenze. Nel suo sito Piero Pelù scrive che il suo cognome è di origine sarda; io invece penso che sia ladino, anche se rispetto quelli che hanno cognomi sardi, che talvolta terminano con la u, e talvolta con la s, che nell’articolo consente di distinguere le lingue neolatine occidentali (catalano, francese, portoghese, sardo, spagnolo) da quelle orientali (come ad esempio l’italiano). Ma lasciamo perdere questa riflessione un po’ pedante. Mentre Piero Pelù cantava il verso “l’energia corre via; l’energia si trasformerà” di “Come un Dio”, una ragazza americana aggraziata, alta e chiara si girò inaspettatamente verso di me e mi chiese “what does it mean?”. All’epoca conoscevo poco l’inglese, ma ricordavo ancora il greco, e tradussi “energy runs way; energy transfoms herself; πaντα ρει”. E aggiunsi “blues can be happy”. La ragazza sorridendo mi disse “Is energy libido?”. Io le dissi che vivere nel continente che i greci chiamarono Europa non è una buona ragione per convertirsi alla Chiesa di Freud e che io non ho mai tratto giovamento da alcuna Chiesa e da alcuna Grande Madre pre-indoeuropea o giudaico-cristiana descritta da Jung: “rispetta le mie idee; respect my ideas”. “E — lei chiese — quali sono le tue idee”: “no a Carbonia, no a Chernobyl” — io dissi. E dopo ci fu una discussione che lei concluse con “see you in the Amazon in an exhibition of pencil drawings by William James”. Ed io pensai che Jobim scrisse che la natura ed il femminile cominciano nello stesso luogo. L’esperienza di vita, l’arte, la filosofia e la letteratura insegnano che l’energia può scaturire dalle nostre idee belle e vitali, come quella di rendere una terra indipendente dal punto di vista energetico. La Sardegna può attrarre gas naturale dall’Africa del Nord e trasportarlo nella vicina Corsica, come auspica il parlamentare europeo Alfonsi, un autonomista corso eletto nel gruppo dei verdi. Ma noi, così come i corsi, dovremmo anzitutto puntare sull’energia eolica e su quella solare, e contrastare tutte le forme di inquinamento del territorio derivanti dalle fonti energetiche tradizionali e dalle industrie che hanno standards ambientali inaccettabili come Alcoa, in base a quanto riporta wikipedia. Anche se io capisco poco l’economia, penso che in quella sfera dell’attività umana piccolo sia bello e pulito. “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” — recita il primo articolo della costituzione. Ma, a mio parere, la salute è un bisogno prioritario, ed il lavoro deve essere libero. Chi oggi è disposto a gridare ai dirigenti di azienda e di partito cinesi “libero, libera”, come nella canzone Il vento dei Litfiba? I prodotti che arrivano in Europa da altri paesi dovrebbero avere una certificazione ambientale ed etica. Oggi l’Europa inquina meno della Cina e degli Stati Uniti d’America; e a Copenaghen i suoi leaders hanno mostrato una convergenza di vedute sulle carenze delle due grandi potenze economiche e su obiettivi che mostrano la nostra forza spirituale. E tutti sappiamo che secondo l’UNESCO l’Italia è lo Stato che ha il più alto numero di siti di interesse ambientale ed architettonico. A chi ancora evoca la bellezza di Cristo, proponendo una visione dicotomica del rapporto tra corpo ed anima che contrasta con la nostra natura di adulti eterosessuali, io replico con i versi irridenti e profondi di William Butler Yeats in una poesia che denuncia anche il dramma della pedofilia: “labour is blossoming or dancing where/ the body is not bruised to pleasure soul,/ not beauty born out of its own dispair,/ nor blear-eyed wisdom out of its own dispair”; il lavoro sta sbocciando o danzando dove / il corpo non è costretto a servire l’anima:/ nessuna bellezza nasce dalla propria disperazione,/ nessuna saggezza profonda dall’oblio di mezzanotte” (Among school children, 1928; mia traduzione). Qualcuno si chiederà come mai io che so di essere italiano e che non sono indipendentista mando messaggi al sito di Sardegna e libertà. Io apprezzo la genesi del Partito sardo d’azione, alcuni articoli del suo statuto e la sua collocazione europea nel gruppo dei verdi. E capisco che in Sardegna bisogna stare dalla parte di chi è contrario alle ideologie totalitarie e violente e sostiene il riformismo ambientale. Io mi vanto di essere stato iscritto al partito radicale, che vinse la battaglia contro il nucleare e che ha ottenuto una vittoria nel referendum sulla fecondazione assistita grazie all’intervento della magistratura a sostegno delle coppie eterosessuali che vogliono procreare, nel rispetto della dichiarazione universale dei diritti umani. Ma sento simpatia per chi ha il coraggio di candidare un intellettuale di origine araba (Nader) e un’intellettuale afroamericana (McKinney) alla presidenza degli Stati Uniti (e vi consiglio di visitare il sito di Kat Swift per valutare il senso di indipendenza dei verdi americani). E apprezzo chi anche in Europa riconosce il valore degli intellettuali, a prescindere dall’origine (penso in particolare a Cohn Bendit). Infine, chiarisco che le mie critiche a chi non considera i limiti geografici dell’Europa, alla dottrina giudaico-cristiana e a quelle che da essa hanno tratto ispirazione (comunismo anarchico e marxista e nazifascismo) ed il mio rifiuto dei concetti e delle teorie delle scienze umane non implicano un’ostilità nei confronti della professione di psicoterapeuta, anche se io ritengo di non avere più bisogno della consulenza di questa figura professionale. Riconosco che ha poco senso la distinzione tra assistenti sociali, che sono pagati dallo Stato, e psicologi, che come ricercatori possono lavorare anche nel settore privato. Ma sulla collocazione degli psicologi nel settore scientifico o umanistico persino William James aveva dubbi. Sono dell’avviso che sia opportuno istituire un albo professionale di filologi, interpreti e traduttori. E so che avrei i titoli per essere ammesso all’esercizio di questa professione.
Roberto Fideli (www.robertofideli.com)
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