L’Unione racconta una tragica verità nascosta: la Sardegna è senza controllo
In diverse occasioni e in modi anche concitati ho ripetuto in questi mesi ad alcuni assessori e allo stesso presidente della Giunta, che la Sardegna va male perché non ha procedure di controllo efficaci. L’Amministrazione regionale è largamente costituita da funzionari che piuttosto che risolvere i problemi si preoccupano di non avere problemi e, sebbene prudenza ed efficenza possano andar d’accordo, loro non riescono a farlo. La Sanità è fuori controllo, rosicchia ogni giorno un po’ del bilancio regionale, ma nessuno riesce a rendere trasparenti i bilanci. Anzi, quando ho provato a farli certificare con un emendamento in finanziaria, i miei colleghi mi presero a pappine dandomi del pasticcione dissipatore di risorse. Poi, la stessa cosa è stata imposta dal Governo e i miei censori si sono messi la coda tra le gambe e guaendo si sono allontanati.
Ieri, l’Unione ha fatto un vero scoop: eccolo. Si scopre che in quel di Portoscuso, dalla Portovesme partivano i rifiuti della lavorazione di varia natura e finivano in una società che poi ne faceva impasti per asfalti, carichi di metalli pesanti, con cui sono stati fatti gli asfalti dei parcheggi dell’ospedale Busincu e del Policlinico Universitario di Cagliari. La cosa più importante, nonostante i chiarimenti dati oggi, è che questo commercio di rifiuti ha prodotto utili consistenti. I partiti tacciono. Da qui si deve partire per affermare con chiarezza che il sistema dei rifiuti tossici in Sardegna è largamente fuori controllo, largamente ignorato, largamente protetto da interessi fortissimi ai quali non riescono a reagire le istituzioni. L’unico presidio è il controllo sociale, che attualmente è disorganizzato. Questo è uno dei nostri compiti: organizziamo l’informazione ambientale. Il sito è a disposizione.

Solo il settore dei rifiuti tossici è fuori controllo? E il sistema degli appalti, dell’esecuzione e del controllo dei rifiuti non tossici?
“La Sanità è fuori controllo, rosicchia ogni giorno un po’ del bilancio regionale, ma nessuno riesce a rendere trasparenti i bilanci. Anzi, quando ho provato a farli certificare con un emendamento in finanziaria, i miei colleghi mi presero a pappine dandomi del pasticcione dissipatore di risorse”.
Effettivamente questa tua osservazione è fondamentale: esiste uno spreco di risorse nella Sanità enorme : non vi è un qualsiasi controllo della qualità del servizio erogato: pensavo che vi fosse almeno un controllo sulle degenze riguaradnti tempi ed esami effettuati per stabilire una diagnosi: nulla di tutto questo, almeno per quanto ho potuto constatare, in alcuni casi, a Sassari. Ed in quella occasione ho scoperto che non esiste un sistema di controlli interni a priori, il controllo avviene quando vi è la notizia di malasanità ove intervenga la Magistratura.In conclusione il tema del controllo dei bilanci dve essere assolutamnete ripreso sia per definire standard di qualità dei servizi e sia per meglio finalizzare le risorse :il controllo dei bilanci deve essere una conclusione logica dei precedenti controlli interni.
E’ anche vero che spesso capita che i funzionari, o chi per loro, che si vogliono discostare dallo stereotipo descritto nell’articolo, siano talvolta osatcolati dai politici preoccupati magari di non scontentare l’elettorato, l’amico o quant’altri. Non a caso, da quando sono stati aboliti i comitati di controllo, spesso più politicizzati dei politici, gli assessorati competenti per materia si sono ben guardati da esercitare il controllo che la legge gli assegnava. Che manchi una concreta volontà di esercitare qualsivoglia tipo di controllo è dimostrato dal fatto che la Regione Sardegna, salvo rare eccezioni, esercita tale attività, che dovrebbe essere squisitamente tecnica e laica, attraverso la Giunta Regionale, organo per sua stessa definizione politico. Anche nella recente legge finanziaria, pur con la finalità di ampliare il controllo sugli enti strumentali, questa attività è stata ancora posta in capo alla Giunta. Si tratta di un retaggio di quando, prima degli anni 90 l’organo politico svolgeva ogni attività, compreso il pagamento e l’impegno della spesa ed anche una maniera per esercitare un po di quel potere perso a seguito della separazione tra attività di programmazione, rimessa all’organo politico e attività di gestione che spetta ai dirigenti. Ma come può pensarsi nel 2010 che una Giunta Regionale esprima un parere di legittimità sugli atti degli Enti. Ripeto si tratta o si dovrebbe trattare di attività puramente tecnica non implicante alcuna valutazione discrezionale, ma solo ed esclusivamente la verifica dell’osservanza delle leggi. Oltre al fatto che è assurdo che una giunta debba passare il suo tempo a delibere su procedure di verifica ambientale. Forse sarebbe il caso di ripensare la normativa in materia attuando quela separazione tra funzioni di cui si è detto, e questo è compito dei politici. Saluti
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