Home » Cultura e scuola, Politica e società, Sardegna e sapori

L’intervento di Maninchedda sulla Finanziaria 2010

1 dicembre 2009 19 commenti

322Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
nel corso della discussione in Commissione bilancio sulla finanziaria 2010 è progressivamente maturato un clima di interesse verso il merito delle gravi questioni finanziarie che oggi sono all’attenzione di questo Consiglio e di progressivo abbandono delle posizioni strumentali che spesso la dialettica tra maggioranza e opposizione sembra imporre alle parti politiche. Io mi vorrei attenere a questo clima, per cui tenterò di fornire all’aula in modo asettico la portata delle responsabilità che da oggi cominceremo ad assumerci e lo farò perché, a mio avviso, non è nella coscienza di tutti la difficile situazione in cui ci troviamo.
Situazione aggravata da un sistema industriale le cui dinamiche sono decise altrove e che necessiterebbe di poteri e di difese di cui la Regione non dispone. Il problema centrale per il sistema industriale della Sardegna è il ruolo del governo italiano. Da che parte sta? So perfettamente che ad alcuni palati fini questa domanda semplice può apparire brutale, ma io sto con la vecchia scuola che afferma che ogni problema economico è prima di tutto un problema politico, perché nel mondo degli affari contano sì i costi, i prezzi, i margini, ma conta anche moltissimo la forza che difende gli interessi in campo. Noi non abbiamo un potere nazionale che ci difenda. La migliore risposta all’abbandono della Sardegna alla mercé dei maneggi internazionali è assumere una dimensione nazionale. Lo dico come contributo personale, non di sintesi, evidentemente, dei lavori della commissione: la reazione giusta all’abbandono, ai soldi erogati alle multinazionali mentre fuggono, alle multinazionali che fanno arrugginire gli impianti, l’unica risposta dei sardi è diventare uno stato indipendente per ricordare all’Europa che siamo in Europa. È inevitabile uno strappo istituzionale, diversamente ritorneremo ad essere poveri.
Nel merito dei numeri, questa che segue è la finanziaria.
Sul versante dell’entrata, la scelta politica che sosteniamo con convinzione e determinazione, è difendere l’aumento di entrate garantito dal nuovo articolo 8 dello Statuto, definito nell’ambito del negoziato sulle entrate del 2006.
Ne consegue l’iscrizione in entrata di un miliardo e trecento milioni in più. Tuttavia, il governo regionale non ha mancato di avvertire questo Consiglio che il Governo nazionale ritiene essere necessarie per l’erogazione delle nuove entrate, norme di attuazione che ad oggi mancano. Qui sta dunque la prima scelta a cui sono chiamate le forze politiche: contestare oppure no la necessità delle Norme di attuazione, tenendo conto che ciò che viene sancito da tali norme è più stabile, perché non modificabile se non attraverso la stessa procedura pattizia, di ciò che invece potrebbe essere erogato attraverso un banale protocollo di Intesa che definisca l’applicazione condivisa del nuovo articolo 8.
C’è poi l’obbligo di sottolineare l’aspetto più preoccupante di questa delicatissima vicenda: il Governo italiano in questo momento non è in grado di erogare le nuove entrate che spettano alla Sardegna, perché, essendo sottoposto anch’esso al Patto di stabilità, per poter aumentare la sua spesa trasferendo ai sardi quanto pattuito, deve avere a sua volta nuove entrate in aumento, che attualmente ancora non ci sono. In ultima analisi, il Governo italiano al momento dell’accordo con la Regione sarda sul nuovo regime delle entrate, ha firmato un pagherò per il 2010 privo di copertura finanziaria.

Sul versante del rapporto tra entrate e spese, la manovra fa una scelta importante: si paga il disavanzo 2008, cioè si coprono i debiti, ma:
1) non ci si indebita per gli investimenti, e dunque non si autorizzano nuovi mutui;
2) si confermano tutti gli interventi di sostegno al reddito e alla persona e di contrasto alla povertà varati nella finanziaria 2009,
3) si liberano 300 milioni di euro per infrastrutture, istruzione e formazione, e politiche del credito e del sistema produttivo.
Sono scelte importanti che vengono sottoposte all’attenzione del Consiglio con un testo asciutto senza norme intruse, il Consiglio ne saprà certamente apprezzare la portata.

Sul versante della spesa, incombono tanti fattori negativi che ripropongono alla nostra attenzione il tema della sovranità negata alla Sardegna: niente si sottrae alla domanda del chi decide, del dove si decide, del come si decide e per che cosa si decide.
In primo luogo si pone la questione del Patto di stabilità. Inutile nasconderlo: lo Stato ha usurpato il potere di decidere quanto si spende e quanto si impegna nella Regione e nei Comuni. Le conseguenze sono devastanti: la prima è che la differenza tra bilancio di competenza e bilancio reale di cassa è così ampia da produrre montagne di residui. La seconda è che il bilancio di competenza oramai si sta trasformando in un bilancio meramente indicativo rispetto all’annualità di riferimento. La terza è che, bloccandosi la spesa della Pubblica amministrazione più o meno a metà anno, le imprese che vantano crediti verso la Regione e verso gli Enti Locali, per la seconda metà dell’anno finanziano il sistema pubblico cioè, detto in altri termini, si indebitano con le banche per conto delle istituzioni. Data la sottocapitalizzazione delle imprese sarda, questa situazione è insostenibile. Il sistema Sardegna si sta indebitando perché lo Stato ha messo la mordacchia alle nostre istituzioni.
C’è però, sul versante della spesa, una questione tutta oramai nella nostra esclusiva responsabilità. È la spesa sanitaria. È bene avere chiaro che dal 2010 la Regione copre tutti costi della sanità sarda. Come pure è bene avere chiaro che non tutti i costi sono sotto il controllo della Regione, giacché i rinnovi contrattuali vengono negoziati su base nazionale. Anche facendo una stima prudente dell’incremento della spesa, è ragionevole pensare che essa aumenti di 7-800 milioni in cinque anni: al ritmo della crescita del Pil della Sardegna questi incrementi sono insostenibili.
Ma limitiamoci al solo 2010. La posta messa a bilancio a copertura della quota regionale del disavanzo 2008 e del fabbisogno 2009 pari a 260 Mln. si è rivelata in Commissione, alla luce delle audizioni dei Dg delle Asl, sufficiente solo per la stima del disavanzo 2009. I colleghi considerino solo questo dato: dei 1300 milioni posti in aumento nelle entrate 2010, la sanità ne assorbe in aumento 640: la metà. Questa sanità non è più sostenibile. Ora, le forze politiche possono naturalmente usare questa emergenza finanziaria per fare polemica, ma se così facessero la Sardegna nel giro di tre anni vedrebbe il suo bilancio consumarsi e esaurirsi anche la sua capacità di indebitamento. Oppure le forze politiche potrebbero fare un patto di reciproco affidamento per combattere insieme sprechi e localismi, per migliorare i servizi e ridurre o almeno mantenere la spesa ai livelli attuali. Insomma, la sanità, per essere riformata seriamente come è necessario e indispensabile fare, ha bisogno di una severa medicina e di un grande consenso politico. Io vedo questa strada senza alternative e da svolgersi a brevissimo, al massimo entro marzo. Chi vuole invece accomodarsi a dire che il passato recente era perfetto e il passato remoto uno sfascio o, viceversa, lo faccia pure con profitto per gli sfoghi di parte e a discapito dello sviluppo.

Sul versante della spesa vi è poi una grandissima questione sociale e amministrativa. Non solo questo esecutivo, ma si potrebbe dire tutti i governi, hanno stanziato importanti risorse per il sociale, per il sostegno al reddito, per le politiche attive del lavoro, per l’autoimpiego, per la microimpresa ecc. Ebbene, questa mole di risorse tendenzialmente è rimasta sulla carta. È una sconfitta del Consiglio regionale: risposte al bisogno che la politica ha dato e che l’amministrazione ha negato. Non possiamo più ignorare questo stato di cose. La scelta fatta da questo governo di intervenire sul bisogno anche direttamente attraverso i Comuni con i cantieri comunali, dimostra che quello è un canale buono di spesa: abbiamo speso tutto, nell’anno e con vantaggio; in questa finanziaria confermiamo quello sforzo; adesso, però, bisogna attivare bene e dare attuazione alla L.R. 20. Lo dico incidentalmente, a proposito di Comuni: la polemica sul fondo unico è strumentale, fortemente viziata dal clima pre elettorale. Nella relazione di maggioranza allegata alla legge trovate una tabella sui trasferimenti ai Comuni dal 2007: le entrate aumentano dal 2007 al 2009 del 20%; i trasferimenti ai comuni, tra fondo unico e cantieri, crescono del 27%.
Ma torniamo al lavoro.
Bisogna anche chiedersi a che cosa sta servendo l’Agenzia regionale del Lavoro: si ha la sensazione che le politiche attive del lavoro abbiano prodotto la burocrazia della politica attiva del lavoro ma non abbiano raggiunto chi ha bisogno. Questi giochi di specchi della politica non hanno più spazio nei conti della Regione, ma mi sembra non trovino più spazio neanche nelle coscienze dei consiglieri regionali.
Sul versante dello sviluppo, questa finanziaria va a completare il quadro delineato con la Finanziaria. e il Collegato 2009. Si punta chiaramente e decisamente a fondare lo sviluppo sull’imprenditore locale, sul suo sapere e sul suo saper fare; si sono modificate le norme sulla programmazione negoziata, sul welfare e sui processi di rilancio delle aree di crisi; si è modificata la natura della Sfirs e la si è allontanata dalle banche e avvicinata alle imprese; si è iniziata la lunga battaglia sulla stretta creditizia che continua in questa finanziaria col fondo di controgaranzia di 150 milioni di euro; oggi si mette in campo il credito d’imposta; si è inserito in legge l’istituto del leasing immobiliare che permetterà a questa Regione di fare la Sassari-Olbia senza andare col cappello in mano a Roma; si sono accantonati 50 milioni di euro per la legge sulla scuola e sulla formazione professionale. Ci stiamo preparando a far da soli, come si vede, ma se nel frattempo si fa implodere il sistema della grande industria e non veniamo difesi dagli oligopoli, l’emergenza sociale consumerà tutti gli spazi di consenso. Noi facciamo la nostra parte, ma è ormai indispensabile denunciare che più della metà del nostro bilancio destinato alle compartecipazioni Por è orientato su obiettivi e gestito con metodi decisi a Bruxelles. Bisogna togliersi di dosso il dominio della burocrazia europea.
È su questa rinnovata coscienza della nostra responsabilità che dobbiamo valutare altre crisi. Questa finanziaria aumenta di 9 milioni di euro il contributo alle università sarde. Anche in questo caso, l’obbligo all’intervento nasce dalla fuga dello Stato che ha tolto 32 milioni in tre anni ai due atenei per parametri di rating che non valutano gli atenei, ma il territorio in cui sono inseriti. Le università sarde dovranno ridurre l’offerta formativa a 6 facoltà ciascuna. Colleghi, il quadro finanziario è attualmente incompatibile col mantenimento in essere dell’università diffusa così come la conosciamo. Bisogna cambiare passo. Bisogna chiedere all’Università di rinnovarsi, di favorire l’esodo dei sessantenni, di ottimizzare i costi e, in virtù di questo sforzo, sedersi con Regione a stipulare un protocollo d’Intesa che elevi la qualità della formazione e l’efficienza della spesa.
Questo è il quadro di responsabilità che questa finanziaria vi propone: sta al Consiglio riconoscerne e promuoverne l’onestà e l’ambizione di giustizia e di equilibrio.

Condividi su

19 commenti »

  • Mmc scrive:

    Paolo, hai scritto:
    “Bisogna togliersi di dosso il dominio della burocrazia europea”.
    Nel momento in cui viene deciso di re-ga-la-re alle multinazionali una fonte di reddito locale quale la gestione dei servizi pubblici quali l’acqua e senza battere ciglio da parte della Maggioranza in Consiglio regionale sardo, è automatico pensare che i Governi regionale e nazionale siano concordi nel ritenere corretta e positiva la normativa e i suoi derivati.

  • Domenico Fais scrive:

    Visto che la spesa sanitaria non è più sostenibile che fare? Già, il problema grosso per i responsabili (tutti vecchi e nuovi) della “res publica” è un “vorrei ma non posso”. Vorrei chiudere gli ospedali che producono solo spese ma non posso perché ci sarebbe una sommossa popolare (demagogica) capeggiata dai sindaci che preferiscono un ospedale fatiscente sotto casa anziché un grosso centro altamente specializzato a 30 km di distanza e questo comporterebbe perdita di consensi elettorali. Vorrei chiudere i distretti sanitari e poliambulatori (inutili) nel territorio, ma non posso perché li ho sistemato personale più vicino a casa, tolto dall’ospedale e perderei consensi elettorali e addio rivoluzioni. Vorrei rivedere la spesa delle convenzioni con le strutture private e valutare se danno risposte proporzionate alla spesa, ma non posso perché qui cominciano a comparire cifre a 9 zeri .
    Per passare ad altro…vorrei chiudere le inutili provincie ma non posso perché proprio adesso che dobbiamo conquistarle noi e mettere i nostri anzi … da otto portiamole a sedici, sono troppe 16? e perche’ otto poche sono?
    E allora di cosa si parla? Dello stato italiano nemico che ci opprime? E la Regione che fa? Si auto opprime? ” Perché guardare la trave (non più pagliuzza) che è nell’occhio del tuo fratello (Italia), e non t’accorgi della trave che è nel tuo (Regione)? Chiedo scusa all’evangelista (e medico) Luca (Lc 6,39-42) per la modifica.
    Mi scuso per la lunghezza del post e capisco che è un “Doctum doces”.
    Un saluto e attenti … Mors et fugacem persequitur virum - Orazio

  • Daniele scrive:

    ” si è inserito in legge l’istituto del leasing immobiliare che permetterà a questa Regione di fare la Sassari-Olbia senza andare col cappello in mano a Roma”

    Ma per fare questo il governo non dovrebbe modificare il patto di stabilitá per la Sardegna? Lo ha giá fatto? E se non lo ha fatto invece di andare lá con il cappello dobbiamo andarci con la lingua fuori per leccare il deretano del ministro giusto?

  • Massimu scrive:

    Domenico Fais ha fatto una perfetta disamina della situazione: dico solo una cosa, forse la Dirindin aveva visto giusto, anzi tolgo il forse, con tutti i limiti e gli errori caratteriali, sapeva cosa doveva fare.
    Però Domenico, dimentichiamo una fetta importante dei bilanci delle aziende, in particolare dei dipartimenti di prevenzione: i veterinari.

  • Albertino scrive:

    La responsabilità della pubblica amministrazione e dello scriteriato sistema burocratico nella mancata attuazione delle politiche di sviluppo è il risultato di uno spoil system trasversale che sopravvive a qualsiasi maggioranza politica e di governo. E’ una metastasi globale inarrestabile; non esiste una terapia adeguata perchè si tratta di innumerevoli neoplasie che agiscono in maniera apparentemente irrazionale all’interno di un sistema sfuggito al controllo della politica. Ma, allo stesso tempo, risponde ad una logica politica di controllo che non ha soggetti evidenti: si tratta di esponenti che sfuggono alle regole, eludono i confronti, usano barbe (vere o finte non fa differenza) per nascondere le proprie espressioni di compiacimento. Qualsiasi legge finanziaria, per quanto ben congegnata e concertata, ha al proprio interno norme “intruse” studiate in ambienti che esercitano, e lo faranno sempre di più, pressioni inimmaginabili su una rappresentanza politica sempre meno autonoma nella loro azione. Il resto lo fa la carenza di valori e di ideali unificanti.

  • Paolo Maninchedda (author) scrive:

    Per Domenico. Non scherziamo. Se leggi senza pregiudizi la relazione c’è scritto esattamente che cosa è nella nostra responsabilità diretta. L’indipendenza non viene evocata per non parlare delle nostre responsabilità; viene invece indicata come indispensabile per giocare la partita dello scontro degli interessi sul piano internazionale. Si può non essere indipendentisti, ma si deve essere onesti nel far sintesi dei ragionamenti altrui.
    Per Massimu: dalle audizioni dei Direttori generali e dei commissari la gestione Dirindin esce tutt’altro che immacolata. Io mi sono astenuto dal polemizzare per cercare di creare un clima unitario per riformare la sanità, ma se servirà non esiterò a commentare dettagliatamente come la campagna elettorale di fine 2008 inizio 2009 si sia riversata sui bilanci delle Asl. Per Daniele: il leasing immobiliare incide dieci volte di meno sul patto di stabilità di qualsiasi altra iniziativa.

  • Zinnibiri scrive:

    In Aula, dopo una giornata caratterizzata anche dalla protesta dei sindaci contro i tagli al fondo per gli enti locali, è poi intervenuto l’assessore al Bilancio Giorgio La Spisa che ha sottolineato come il nuovo regime di entrate sia già in vigore. «La riforma deve soltanto essere completata con la modifica del meccanismo del patto di stabilità che ora impedisce l’utilizzo delle risorse».
    Queste paragrafo di oggi, del quotidiano il Giornale di Sardegna, mi mette nella condizione di non capire un tubo, in relazione alle entrate aggiuntive che lo Stato ci dovrebbe dare.

    Nel bilancio dello Stato Italiano abbiamo la posta iscritta a bilancio ?

  • Daniele Addis scrive:

    “Per Daniele: il leasing immobiliare incide dieci volte di meno sul patto di stabilità di qualsiasi altra iniziativa.”

    Si, ma io non stavo criticando l’incidenza del leasing e su questo non ho nessuna difficoltá a crederle. Solo che qualche giorno fa ho letto l’interrogazione parlamentare di Pili dove diceva che per questo leasing ci vuole la modifica del patto di stabilitá per la Sardegna da parte del governo, infatti dice

    “il governo potrebbe con proprio atto autorizzativo esentare la Regione Sardegna, anche in virtù del proprio Statuto Speciale, dal vincolo del patto di stabilità relativo alle opere infrastrutturali inserite nell’intesa Stato Regione.”

    Io ho solo chiesto:
    1) Se il governo ha giá emesso tale atto autorizzativo;
    2) Se non lo ha fatto ancora ha almeno detto che lo fará?
    3) Se per tale atto ci vuole il voto del parlamento o se lo puó fare senza questo.

  • Evelina Angela Pinna scrive:

    La legislazione di spesa dello Stato nelle materie di stretta competenza regionale - che di fatto affosserebbero una capacità di spesa di 1,5 mld di euro - la dice lunga sull’inadeguatezza dei dettami governativi dinnanzi alla pretesa che la Sardegna confluisca in un ordinamento federale! La Sardegna è veramente estranea alla geopolitica del federalismo; in senso storico, territoriale e culturale. In più, nell’intimo sardista, è sempre forte l’impeto di rivendicazione storica, ripensando che il Regno d’Italia era il Regno Sardo-Piemontese…
    Ma lasciamo pure spazio a chi vorrà cimentarsi nell’analisi delle responsabilità politiche che hanno inchiodato, deviandolo, il corso naturale, indipendentista, della storia sarda. Oggi bisogna individuare la via per ripartire daccapo. Penso proprio che sul ‘patto di stabilità di crescita’ i politici sardi abbiano scarso margine di trattativa; Maastrich è categorica circa la riduzione al minimo del disavanzo pubblico. Dico subito che non trovo così penalizzante stare in Europa; il problema casomai è 1) dover riferire dei bilanci sardi, attraverso i bilanci compositi dello Stato, 2) disimpegnarsi dal corto circuito del deficit pubblico, non ripianabile oggi dai tributi propri, a causa dell’implosione socio-economica sarda. Ancora non comprendo perché la Regione abbia dato attuazione al federalismo sanitario, scolastico ecc. senza aver fatto ‘la riforma della finanza locale’, attraverso le riforme regolamentari degli Enti Locali dalle quali scaturissero – almeno sulla carta - ‘le norme attuative’ delle riforme, dal titolo V della Co. in poi. Senza la riforma della finanza locale, ogni godimento dei benefici fiscali legati al federalismo delle materie, è pia illusione. Si obietterà che gli Enti Locali minori, “cos’adeguano a fare i propri regolamenti, se non hanno capacità impositiva?” Eppure nella Sardegna odierna, i fini pubblici perseguibili, quelli attraverso cui si può rispettare il (famigerato?) patto di stabilità attraverso un virtuosismo di spesa, sono i fini perseguibili dai Comuni e dalle macroaree metropolitane! Per quanto tempo – e qui sta una denuncia formale – i ministeri hanno funzionato da parascudi della più completa discrezionalità assessorile - in tempi di opulenza assistenziale - nella spartizione di fondi globali per lo sviluppo isolano, trattando i comuni come enti di serie A o di serie B, a discapito delle zone interne oggi in ginocchio, a favore del petrolchimico piuttosto che dell’agricoltura, mentre oggi si reclama il federalismo interno?! Tutto è stato sempre delegato alla Regione, mentre la subalternità dei comuni cagionava di fatto la disarmonia dei conti pubblici. La politica sarda merita uno zero spaccato sul fronte della programmazione e l’amministrazione pubblica – in termini di ‘non fatto’ - è oggi l’anello debole del risanamento finanziario. L’esistenza della Sardegna, non nel contrapposto indipendentista, ma nel semplice supposto di esistere come regione italiana, è una sola cosa con la sua autonomia finanziaria. I comuni hanno bisogno di tributi propri, non derivati dalla scomposizione di quelli statali. Oggi i comuni non possono superimporre che per aliquote risibili. Badiamo bene che un bilancio ‘tutto nostro’ non avrebbe bisogno di tutte le voci di un bilancio statale. E l’assetto programmatorio dell’economia sarda dovrebbe già modificarsi in tal senso. Acquisendo delle voci proprie attraverso un assetto tributario, leggi di rango costituzionale, nelle materie sue esclusive (e concorrenti laddove è possibile) acquisibili attraverso lo Statuto Sardo (decostituzionalizzato nella sua terza parte). A che servono i paragoni della Sardegna col Pil dell’opulenta Lombardia, con gli esagerati prelievi fiscali in Veneto, o con il costo della vita a Venezia (per sentirci meglio)…non serve più neanche addossare le colpe allo Stato se non procediamo alla svelta a un risanamento in proprio delle casse.
    E c’è una dimensione dell’autonomia regionale, proiettata in ambito europeo, che forse stentiamo a cogliere con la necessaria importanza. Questo famigerato patto di stabilità, non deriva forse dal principio di coesione socio-economica che informa il Trattato Europeo e le successive revisioni? La Sardegna, nell’ambito delle materie esclusive e concorrenti, in previsione o in assenza di una legge dello Stato, è invitata a disciplinare la propria programmazione, ponendola in diretto rapporto con l’UE. Il che funziona come una sorta di prelegittimazione europea dei principi federalistici italiani, riconoscendo anche alle ultime articolazioni dell’UE, un titolo di coinvolgimento soggettivo per il buon funzionamento della normativa comunitaria, coinvolgendo le regioni nella produzione della normativa stessa, non fissa, in evoluzione contrattuale, per via della continue aperture delle frontiere europee a nuovi stati membri. L’UE già riconosce ad ogni realtà territoriale delle funzioni appannaggio di ordinamenti federali, dei diritti di partecipazione comunitaria. La Sardegna, attraverso accordi o progetti transfrontalieri (suffragati all’uopo dalla Conferenza Stato-Regioni) può sollecitare la ripresa socioeconomica in senso internazionale. La Sardegna – faccio un esempio – “sarà semplicemente una servitù di passaggio per il gasdotto algerino o dovrebbe pretendere qualcosa di più?” Le regole sulla concorrenza, specialmente in tema di gas e energia - ma anche nel settore delle infrastrutture, della logistica dei trasporti intermodali mare-terra - viaggiano su binari internazionali, non interregionali. Introdurre allora delle rilevanze sarde, nei processi d’integrazione (nazionale?) della crescita europea, porrà l’Isola in un netto rapporto privilegiato con l’UE, accrescendone il potere contrattuale.
    In questo senso ci aspettiamo che i politici e i parlamentari sardi vincolino positivamente l’Isola all’Unione Europea garantendole una tensione di ripresa senza interruzioni.

  • Massimu scrive:

    cito:
    “Per Massimu: dalle audizioni dei Direttori generali e dei commissari la gestione Dirindin esce tutt’altro che immacolata. Io mi sono astenuto dal polemizzare per cercare di creare un clima unitario per riformare la sanità, ma se servirà non esiterò a commentare dettagliatamente come la campagna elettorale di fine 2008 inizio 2009 si sia riversata sui bilanci delle Asl. Per Daniele: il leasing immobiliare incide dieci volte di meno sul patto di stabilità di qualsiasi altra iniziativa.”

    Penso di aver capito a cosa ti riferisci; a dirla tutta dobbiamo anche evidenziare come il post-elezioni si sia riversato sui bilanci della sanità regionale e privata.
    Se queste cose non saltano fuori, caro Paolo, si ripeteranno. Sembra un gioco delle parti, oggi a me domani a te. Spezziamo il loop.

  • Sardista scrive:

    Avete stufato tutti con questa storia di soru e della dirindin bravi di qua e bravi di la… Io che non presiedo nulla e, quindi, non sono interessato alla concordia tra i poli, vorrei chiarire due cosette; quando sarò più grande e con le spalle un pochino più larghe (presto) lo farò ben contento di metterci anche la faccia.
    Nei commenti agl’ultimi articoli mi ha infastidito il fatto che più volte, anziché rispondere sul tema in oggetto, si scrive “e ma anche quegl’altri però…”. Capisci all’istante che non è il caso di perdere tempo con uno che scrive un messaggio per dire nulla.
    Il disastro di soru e della dirindin sta in una programmazione a maglie larghissime (i famosi 10 obbiettivi annuali del piffero) che ha consentito alle bande del buco non solamente delle non gestioni (perché i dati operativi, i tassi di occupazione, le degenze medie, i dimessi con drg medico da reparti chirurgici, i tassi di drg ad elevato rischio d’inappropriatezza e potremmo continuare per ore, dimostrano che le AASS sarde NON sono gestite). Oltre al danno la beffa, in quelle aziende si realizza un tasso di raggiungimento degli obbiettivi superiore alle migliori regioni statali che ha fruttato cospicui premi a questi super manager (la RAS dovrebbe farseli restituire alla luce delle situazioni recentemente certificate).
    Chiarito quanto sopra, il pesce puzza dalla testa ed i problemi seri, caro presidente, stanno dentro l’assessorato alla sanità che non da obbiettivi veri, partecipa a singhiozzo ai lavori del sisar, permette che si implementi un sistema informativo senza pretendere il rispetto dei capitolati (è un sistema informativo integrato si o no? purtroppo no, e lo scoprirete quando servirà farlo funzionare). Ad ogni modo, le previsioni sui costi della sanità restano incomplete.
    Ps. l’idea della certificazione dei bilanci nel 2011 è “bella ed impossibile” ci sono troppi problemi specifici e di contesto (quali le norme di riferimento?) chi l’ha fatto prima di noi docet. Comunque, l’importante è l’ottima intenzione; l’obbiettivo è chiaro e nel giro di 4-5 anni ci arriveremo. Dopo le tre i di berlusconi le 3 i di maninchedda Indaga, Interroga e, soprattutto, Intervieni; semplicemente quello che dovrebbe fare ogni buon rappresentante dei cittadini a qualunque livello. Finalmente un uomo serio al posto giusto. In questo momento di crisi economica e sociale, un grazie da tutti quelli che hanno a cuore il destino della sanità pubblica-universalistica in Sardegna.
    Fortza Paris

  • Domenico Fais scrive:

    In attesa dell’indipendentismo e dei grandi scontri a livello internazionale iniziate a mettere mano sullo scontro di interessi a livello locale. Apettiamo fiduciosi, per adesso. Un saluto.

  • Massimu scrive:

    Sardista scrive:
    “Avete stufato tutti con questa storia di Soru e della Dirindin bravi di qua e bravi di la… Io che non presiedo nulla e, quindi, non sono interessato alla concordia tra i poli, vorrei chiarire due cosette; quando sarò più grande e con le spalle un pochino più larghe (presto) lo farò ben contento di metterci anche la faccia.”

    Ognuno può pensare ciò che vuole, io penso con la mia testa.
    Dire che la Dirindin avesse delle ottime idee insieme ad altre DISASTROSE non è ancora un reato.
    Qualcun altro invece di idee, purtroppo, sta dimostrando di non averne, e questo è gravissimo, perché chi non ha idee finisce per subire quelle degli altri, passivamente.

  • Sardista scrive:

    Insisti a fare aria fritta.
    Delle due una: o non hai letto tutto il commento precedente oppure non ci arrivi e rispondi con banalità agghiaccianti su chi ha idee e chi subisce quelle degl’altri.
    Buona fortuna.

  • Massimu scrive:

    @Sardista: l’ultima frase non era riferita a te, avrei dovuto precisarlo, e me ne scuso: lungi da me creare delle discussioni personali nel forum.

    Oggi giorno non basta avere migliaia di voti per essere una persona valida, bisogna studiare. Chi per anni è stato a fare politica di opposizione, attaccando in modo accanito e giusto, come deve fare un politico, per carità, oggi si sta dimostrando un incapace, subendo decisioni e idee altrui, in tanti se ne sono accorti. Una delusione sotto molti aspetti. Io sono il primo dei delusi.

    A Paolo: secondo me il discorso sui bilanci ASL prima o poi lo dovrai affrontare pubblicamente. Vorrei però sapere una cosa: chi sta scrivendo il piano di riorganizzazione delle ASL? La commissione sanità? L’assessore alla sanità?

  • Nocardia scrive:

    Nessuno ha ancora messo il dito sulla piaga ovvero:
    chi è l’AD della società che gestisce le case di cura di Quartu sant’Elena. e di Cagliari (san Salvatore)?
    Qualcuno che mi ricorda Nerina…

  • sardus filius scrive:

    Nerina si ch’est andada (e comente issa cantos ateros?) ma niunu est ‘istadu ‘onu a attivare sos controllos de meighina preventiva e de profilassi veterinaria in portos e aeroportos sardos. Est arrivada sa limba biaita, est arrivada s’acca ‘addinosa e, a poi de haer’ impestadu sa produzione (tantu su chi han’ causadu sos vaccinos già podet torrare a nudda!), como est arrivada s’influentzia chi impestat cristianos e ….. s’Assessore a sanidade si faghet sos contos cun s’aumentu esponenziale de sas ispesas chentz’ischire da inue l’intrare po ponner’ rimediu a sos males. Mi chi diat a esser’ ora de nos ischidare su sonnu chi sa politica sanitaria de sa Regione in custos ultimos vint’annos nos hat postu a culu a terra in su saludu nostru e in su capitale.
    Dirindin (e chie l’hat pretzedida) podian’ tenner’ bideas bonas ma hat fattu totu esclusu s’essenziale, sas bideas suas si las podiat finas risprammiare, in totu su tempus chi est restada in carriga no hat fattu ateru che su chi haian’ fattu che lottizzare, collochende in sas ASL homines de parte o de partidu e custu, perdonademi, faghet ascamu siat chi ‘enzat fattu a destra che a sinistra o a centru, sa ‘ilgonza no distinghet sos colores.

  • Domenico Fais scrive:

    Ma cosa ha fatto la Dirindin di così rivoluzionario? Sfido a trovare un paziente, ripeto, un solo paziente che si sia accorto, all’epoca, dell’avvento della Dirindin?

  • Virgilio Piras scrive:

    Ogni azione deve essere congrua! ogni decisione deve essere suffragata da riscontri oggettivi siano essi monetari, economici, sia da decisioni che coinvolgano il sociali; La spirale della vita (il contesto): bisogna prendere in seria considerazione tutti i livelli di avanzamento e contestualizzarli al reale bisogno: sia esso nell’immediato sia esso in prospettiva; le risorse finanziaria che si possono mettere in circolazione con una finanziari sono poca cosa rispetto a quanto si possa generare ricchezza (in tutti sensi) stabilendo (concordando) universalmente dei parametri che siano sopportabili dal nostro sistema regione dal basso e dall’alto cioè in sinergia perpetua senza discontinuità senza blocchi politici elettorali. ma? chi sa? forse…
    saludi