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Deputati e senatori coraggiosi in Sardegna e timiducci a Roma

6 novembre 2009 18 commenti

102Leggo dell’iniziativa dell’on. Sanciu che convoca per il 14 una grande assemblea per parlare dei problemi del nord Sardegna. In modo esplicito, si contesta la cagliaricentricità della Giunta Cappellacci. in buona sostanza: pochi assessori e pochi soldi a oristanese, Nuorese, Logudoro e Gallura.
Iniziamo a commentare dicendo una cosa semplice: ma perché i parlamentari pretendono giustamente di contare nel dibattito politico sardo e non fanno nulla per contare a Roma?. Un deputato o un senatore sardo, appena arrivato a Roma, si cerca un protettore (absit iniuria verbis), un capocorrente da cui andare a piangere, a questuare, a esigere. A un parlamentare sardo d’ordinanza non passa neanche per la testa di creare un fronte nazionale dei parlamentari sardi. Il parlamentare sardo d’ordinanza ha paura, si sente perduto nella Roma imperiale. Però, in casa, qui da noi, deve far di tutto per dimostrare di contare nel mondo. Ecco allora lo scenario che ordinariamente si trova di fronte un Presidente della Regione: dinanzi al governo è solo o accompagnato dagli alleati che riesce a procurarsi tra i pretoriani dell’Impero; i parlamentari al massimo lo accompagnano con dichiarazioni ai quotidiani sardi delle quali a Roma non si accorge nessuno. Ma i ministri del governo italiano sono anche i capicorrente dei parlamentari sardi. Quindi, il Presidente si trova impegnato in un modernissimo baratto: il minsitro risponde alla Sardegna se il Presidente dà un assessorato o una Asl o il diavolo che se lo prenda al parlamentare sardo suo protetto. I parlamentari di sinistra non differiscono da quelli di destra. Conosco un solo parlamentare con seria vocazione nazionalista sarda: infatti non gli fanno toccare palla perché non striscia ai piedi dei pretoriani. Oggi il più forte alleato della Sardegna è un veccchio parlamentare non sardo da cui tutti vanno a lamentarsi e che credo ne abbia un po’ le tasche piene. Posto dunque che tendenzialmente i parlamentari sardi chiedono protezione a Roma per condizionare i presidenti della Sardegna, vediamo se è giusto parlare genericamente della sperequazione del Nord Sardegna.
Il cosiddetto Piano Casa è stato fatto con fortissime e indebite interferenze degli interessi immobiliari galluresi. Le ville che trarrebbero vantaggio dallo spostarsi, allontanandosi dal litorale, esistono solo lì. Lì e a Cagliari sono le lottizzazioni bloccate a suo tempo dalla legge salvacoste.
La battaglia sui Fondi Fas, battaglia tutta del Consiglio regionale con imbarazzati silenzi dei parlamentari, è per la Olbia - Sassari.
Gli svincoli sulla 131 sono, eccetto uno, quello di Macomer, tutti nel Logudoro e sono merito di un assessore sardista della provincia di Nuoro, nessun parlamentare “nordista” ha proferito verbo. Anzi, a mio avviso i salottieri, vellutati e pasciuti parlamentari non sanno manco che queste opere verranno appaltate entro l’anno prossimo. In cambio: il trasporto merci del Nord Sardegna è in regime di sostanziale monopolio con una sola compagnia che, grazie ai silenzi paurosi della politica, si è di fatto mangiata un porto. Le tariffe sono aumentate del 20% nell’ultimo biennio. Equipolimer di Ottana lamenta i costi dei trasporti e vuole chiudere. Nessun parlamentare fiata. Perché? Perché sono alleati della compagnia monopolista e a loro sta bene che Olbia schiavizzi il Nuorese. La compagnia monopolista adesso vuole mangiarsi ancche le rotte con le isole minori. I parlamentari? Tacciono.
Il genialisssimo ministro Fitto impugna dinanzi alla Corte costituzionale la legge regionale per la stabilizzazione dei precari negli enti locali e spara una caterva di fesserie sulla norma regionale sulla scuola, e i parlamentari? Tacciono. Sono leggi sociali, bisogna lasciare sfogare il protagonismo del giovane ministro. Viceversa, c’è più di una perplessità sulla legittimità costituzionale del Piano casa ed ecco che i parlamentari si recano in pellegrinaggio dai pretoriani dell’Impero a dire: “Ehi, dico, ma vogliamo scherzare? Da questa legge scritta male col piede sinistro di Satana dipende il glorioso sviluppo della Sardegna. Non impugnatela”. La Gelmini ha da più di un mese sul suo tavolo la bozza del nuovo accordo sulla scuola e non lo firma. I parlamentari sardi che fanno? Si grattano la pancia. Io ho dovuto telefonare a un amico, di un amico, di un altro amico, per far dire al ministro che la pazienza ha un limite. Per Scajola esiste solo il Sulcis, e anche a corrente alternata. Oggi Alfano dice che vuole riaprire l’Asinara e Cappellacci si trova da solo a dire che non se ne parla. I parlamenteri sardi? Distratti. Da che cosa? dagli assessorati. Ora, io lo dico chiaramente perché ho avuto già modo di dirlo a Cappelalcci: il presidenzialismo ha dimostrato di essere un sistema che produce errori nella scelta degli assessori, in Sardegna, e dei ministri a Roma. O prevale la vicinanza al Presidente rispetto alla competenza o prevale la logica del minor danno al presidente dall’attacco dei gruppi di potere organizzati (se proprio il presidente deve cedere, sceglie non un assessore forte ma un assessore debole per non rimanere acccerchiato dal gruppo in questione). Ma io sono uno dei pochi superstiti del parlamentarismo. Se dunque c’è un problema di sistema, c’è anche un problema di bramosia: c’è gente che pretende il potere e se non lo ottiene sabota tutto. A capo di questa azione di guerriglia, ieri con Soru oggi con Cappellacci, ci sono spesso i parlamentari, che consentono o dissentono a seconda di quanto ottengono. E allora non si mischi una questione importante come il riequilibrio territoriale con le questioni interne di potere. Il problema del riequilibrio riguarda essenzialmente una fascia centrale da Oristano all’Ogliastra che comprende ampie zone del sassarese. E’ una questione antica, seria, drammaticamente seria, che non può essere usata per giochini di corrente dei partiti italici.

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18 commenti »

  • Evelina Angela Pinna scrive:

    L’ossessione dell’uniformità è un vecchio vizio burocratico che non ha nulla a che vedere con il riequilibrio interno delle risorse (certe) di un territorio. La prima è di stampo assistenzialistico, è il residuo più sterile e meschino di quella cultura giacobina ereditata dalla sinistra degli anni 50 che la sinistra stessa combatte, e che ha diffuso venature di egoismo sociale e territoriale. E’ esattamente il cruccio ideologico per cui Bobbio a un certo punto socchiuse la porta alla sinistra. Il secondo risponde all’esigenza reale di coordinare dei progetti alternativi secondo una logistica infrastrutturale e produttiva che coinvolga l’intera regione, da nord a sud, da est ad ovest.
    Invece quest’idea di eguaglianza sostanziale (dei risultati, di avere tutto e subito, per semplice spartizione) è stata (e viene ancora) spacciata (a meri scopi propagandistici-elettorali) come idea di eguaglianza formale (delle opportunità e dei punti di partenza). Un’illusione che noi sardi paghiamo cara in termini di svantaggio, inefficienza e ingiustizia lavorativa. Un presupposto errato che ha svuotato la politica di contenuti attivi riempiendola di recriminazioni inutili, francamente poco imprenditoriali. Non stupisca quindi l’atteggiamento di molti parlamentari che si comportano in Sardegna con l’arroganza dei lobbisti, ma superato il mare portano avanti una politica arruffona capace solo di giustificare l’amministrativizzazione dell’Isola, come unica soluzione alla complessa problematicità sociale. Se Soru amava prendere decisioni in solitudine, forse Cappellacci è lasciato altrettanto solo.
    Sono almeno 150 i provvedimenti amministrativi che a fine anno resteranno in capo alla burocrazia centrale romana nonostante attengano a materie di competenza esclusiva o prevalente regionale. La sanità e le infrastrutture sono emblematiche. Sul tavolo della recente conferenza Stato-Regioni - evento trascorso abbastanza in sordina e di cui mai si rimarca l’importanza - quali potenzialità di sviluppo ha sponsorizzato la Regione? Quali schemi di legge straordinari, quali bozze di lavoro si sono presentati? Con quali potere concordatario e contrattuale si sono avviati i lavori e con quali garanzie di continuità di dialogo si sono conclusi? L’impressione profana è che si vada li a ratificare decisioni già prese e immodificabili, mostrando un bel sorriso telegenico e la coscia accavallata dietro il ministro. Una supercommissione regionale bipartisan, tecnopolitica, competente in settori d’ambito, sarebbe un utile strumento programmatico, preliminare ad ogni conferenza.
    Senza una rigogliosa politica interna che rafforzi i principi di autogoverno, di responsabilità e di sussidiarietà, gli squilibri interni cresceranno ancora. Fra nord e sud dell’Isola e dell’Europa, fra aree ricche e povere, popolate e spopolate, centrali e periferiche. Una vera politica di riequilibrio deve fondarsi su criteri obiettivi e non assistenzialistici. Ogni lassismo decisionale fa si che i bravi amministratori sardi – che pure esistono - subiscano la beffa di essere penalizzati da amministratori irresponsabili, demagogici o semplicemente inerti.

  • Adriano Bomboi scrive:

    Parole sante! Sul ruolo dei Parlamentari Sardi a Roma abbiamo dedicato qualche passaggio nel nostro articolo di ottobre “La Sindrome di Stoccolma del Popolo e della politica Sarda”: http://www.sanatzione.eu/2009/10/14/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/

  • Massimu scrive:

    Leggete l’esito della riunione del CIPE e meditate.
    Notare che viene citata l’autostrada Sassari -Olbia…
    Saluti.

    http://www.cipecomitato.it/storico_sedute/159/esito.pdf

  • Cristian Cocco scrive:

    Leggo di tanto in tanto il sito, ma da qualche mese a questa parte noto una progressiva scadenza quanto banalità dei contenuti proposti. Capisco che l’On. Maninchedda sia totalmente assorbito dall’attività della commissione, ma la sua costante presenza sul blog certamente lo riqualificherebbe

  • Beppe scrive:

    Tre domande all’On. Maninchedda.
    Le zone interne del nuorese, fino all’altro ieri, nel parlamento italiano esprimevano un importante capogruppo che ha gestito le fasi cruciali sia dei governi nazionali Prodi-Berlusconi che regionale Soru e Co. Dopo l’annuncio della chiusura della sede nuorese della Banca d’Italia, nelle zone interne della Sardegna non chiuderà più nessuna attività produttiva perché non c’è più nulla da chiudere. Perché l’on Maninchedda non chiama direttamente in causa questo “cavallo di razza” della politica sarda? Perché si ostina a prendere di mira i pesci piccoli sardi del parlamentarismo nazionale? Forse che la Sardegna e le zone dell’interno debbano dire grazie a questo illustre ed immacolato politico isolano?

  • Oliviero scrive:

    È una storia he si ripete da oltre 150 anni. Il Popolo Sardo elegge i suoi rappresentanti e questi, una volta arrivati a destinazione, si dimenticano degli interessi della Sardegna. E non è tutto. Gli stessi partecipano all’emanazione di provvedimenti palesemente contrari agli interessi della Sardegna e dei Sardi. Se così non fosse la Sardegna non sarebbe attualmente in queste condizioni. I nostri rappresentanti si comportano da traditori del Popolo Sardo. E i Sardi cosa fanno? Come rispondono a questi comportamenti dei loro rappresentanti? I Sardi continuano, imperterriti, a votarli perchè il Popolo Sardo e affetto dalla Sindrome di Stoccolma: abbraccia i suoi assassini. Questo comportamente è, in parte, spiegabile ma non giustificabile. Gli eletti distribuisco “caramelle” al proprio entourage elettorale che si accontenta del biblico “piatto di lenticchie”. Danno un millesimo per non dover dare le mille parti dovute. Questo comportamento si è notevolmente accentuato da quando è stata modificata la legge elettorale. Ormai tutti i parlamentari sono ostaggio di un piccolo gruppo di leader politici che garantisco loro la candidatura e la rielezione. E intanto un terzo dei sardi vive al di sotto le livello minimo si sopravivenza e un altro terzo a malapena galleggia. Solo un terzo dei sardi conduce una vita accettabile. Molti di questi sono proprio coloro che consentono che esista questa situazione e sono quindi i maggiori responsabili del malessere della Sardegna. Io non sono più tanto sicuro che la strada democratica scelta dalle forze indipendentiste della Sardegna sia quella giusta, come confermato anche nello statuto del Partito Sardo d’ Azione modificato di recente. Non si può combattere democraticamente contro chi detiene la ricchezza e il potere perchè si va ad ingaggiare una battaglia persa in partenza. Fortza Paris

  • Albertino scrive:

    Non trovo giusto prenderdela solo con l’ex capogruppo. È in discussione l’intera classe politica che rappresenta, o meglio rappresenterebbe, la popolazione sarda. Prodotto di nomination a senso unico, come prevede l’attuale legge elettorale, è un mix di interessi particolari coordinati da segreterie di partito (quando va bene) o da gruppi di potere. L’ignoranza di questa pattuglia di parlamentari - qualche volta si autodefiniscono pomposamente rappresentanti del popolo - rasenta l’imbecillità quando si devono occupare della regione in cui sono stati eletti. Di questa terra conoscono a malapena il proprio circondario senza però essere in grado di interpretarne i bisogni. Li vediamo sempre in seconda fila quando accompagnano i leaders nazionali per mostrare la loro esistenza in politica di uomini ombra. La loro presenza in parlamento è anche assidua, seppure poco proficua per la regione che li ha espressi. Ma non importa, l’essenziale è esserci e seguire la disciplina imposta dal gruppo. Che se dice che… l’asino vola….. fa volare l’asino!

  • Nino scrive:

    Conta il peso politico (zero i singoli, basti pensare a che cosa ha espresso la Sardegna come uomini delle Istituzioni e di responsabili di partito). Giocano a fare i rivoluzionari quelli oggi al tramonto. E prima?
    I Partiti, dico una ovvietà, vivono di consenso. Facciamo due calcoli semplici semplici. Rapportiamo 1.600.000 Sardi ai dieci milioni di Lombardi. Le percentuali di consenso in Sardegna dei partiti nazionali (italiani) rappresentano NULLA rispetto alle percentuali raccolte in Lombardia.Questo spiega il resoconto dell’ultima riunione del CIPE. Punto.
    La Sardegna è condannata alla elemosina ed alla sconfitta. Per sempre.
    Per sempre se non matura una consapevolezza politica capace di sovvertire le attuali condizioni. Questo è un dato incontrovertibile e comprensibile. Il problema si pone sul come operare per effettuare la inversione ad U (per chi la vuole realmente e non a parole).
    Il Congresso del PSD’AZ che si aprirà sabato 14 novembre ad Arborea cercherà di dipanare la matassa.

  • Mmc scrive:

    Per Oliviero: concetto condivisibile che auspico venga espresso nuovamente al congresso di questo fine settimana.

  • Marcello Desole scrive:

    Certo certo, sabato 14 si dipanerà la questione se si vogliono mettere gli amici nel sottogoverno alleandosi a destra o a manca ma “rimanendo con le mani libere”. Il Partito Sardo che conosco io è stato contagiato dall’intrallazzumine italiano e non vedo l’antidoto al suo interno. Non è questione di essere rivoluzionari… è questione di etica politica e trasparenza, le basi del pensare agli interessi generali. Tutto il resto è aria fritta per chi vuol tirare a campare, politicamente.

  • Sardus filius scrive:

    Quoto la riflessione di Marcello Desole criticando Oliviero che mette in dubbio “la strada democratica scelta dalle forze indipendentiste della Sardegna” per raggiungere i propri fini, spero che il XXI° Congresso del Partito Sardo possa ritrovare il sentiero che conduce alla ragione, se i delegati al congresso nazionale iniziano a dubitare perfino della strada democratica per l’indipendenza siamo messi bene e non invidio minimamente il lavoro che attende il nuovo, giovane segretario, che parrebbe voler arrivare.
    Per quanto riguarda “il peso politico” dei nostri politici all’interno del quadro parlamentare dei partiti, penso a cosa abbia espresso la Sardegna come uomini delle Istituzioni e di responsabilità anche nei partiti, ma occorrere scindere la parte dal tutto, una cosa è il partito, un’altra le istituzioni. Il politico investito di una responsabilità istituzionale dovrebbe essere capace di spogliarsi dalla mentalità del partito ed interpretare il tutto, essere al servizio del “popolo o Nazione” senza distinzione tessera, appartenenza, provenienza o destinazione, e non solo di una cerchia ristretta di amici parenti, affezionati clienti o solo compari, vuoi vedere che se gli spieghi l’educazione civica in sardo s’imparano anche meglio le basi dell’istruzione politica?
    14 e 15 a Portoscuso i delegati saranno impegnati col Congresso nazionale, chissà se la delegazione dei “parlamentari sardi/sti” avrà il coraggio di presentarsi al congresso “dimissionario”, non son tempi da stare li a perdere tempo o attardarsi in parole, occorre muoversi, svegliare il sonno, il partito sardo (lo dice il nome stesso) è d’Azione. Una fuga sulla destra… chi se lo sarebbe mai aspettato, veloce fulminea, repentina, … arrivare sul fondo (considero che lo stiamo tastando, Cristian cocco ne manifesta la scadenza laconicamente!) crossare al centro e … è solo una questione di testa, basta un colpo e … cos’è l’indipendenza e chi deve partecipare alla sua conquista?
    Grande EvelinAngela Pinna: Ogni lassismo decisionale fa si che i bravi amministratori sardi – che pure esistono - subiscano la beffa di essere penalizzati da amministratori irresponsabili, demagogici o semplicemente inerti. Decidiamo, decidete, decidetevi … o si decideranno!

  • Bomboi Adriano - U.R.N. Sardinnya scrive:

    Per Oliviero: Essere coscienti di quella che ho definito “Sindrome di Stoccolma” a carico dei nostri rappresentanti non deve essere assolutamente inquadrata (nella sua soluzione) come la necessità di rispondere ad essa attraverso strumenti contrari alla democrazia. Anzi, dobbiamo domandarci che cosa stanno facendo i nostri partiti territoriali per colmare il ritardo di un progetto politico più efficace che possa bilanciare le note mancanze dei partiti centralisti (e dei loro esponenti). E’ chiaro che partitelli Sardi da 2 o 4%, per lo più divisi tra loro, non sono di alcuna utilità pratica nel pesare e nell’influenzare l’operato di un consiglio regionale (le cui scelte potrebbero inoltre condizionare quelle Romane).

  • Oliviero scrive:

    Qualcuno mi speighi come si fa a raggiungere democraticamente l’indipendenza combattendo contro coloro i quali non vogliono l’indipendenza e detengono saldamente il potere economico e politico. Contro costoro che hanno interesse a mantenere lo status quo ed è quindi son contrari all’indipendenza della Sardegna. Spiegatemi come fanno “partitelli” del 2-4% a pensare a imporre agli altri, con queste percentuali, l’idea dell’indipendenza. Probabilmente c’è qualcosa che no va che riguarda anche questi “partitelli” del 2-4%, qualcuno dei quali ha ragginto consenzi del 13,7%. Perchè gli elettori hanno poi tolto questo consenso? Qualcuno dever pur porsi queste domande, cercare di dare una risposta e comportarsi di conseguenza.
    Informazione: il XXXI Congresso del Partito Sardo d’Azione non si svolgerà più nel Sulcis ma ad Arborea (Ala Birdi).
    Io non aspetto certo il Congresso del Partito per ribadire ciò che scrivo. Sono anni che vado ripetendo le stesse cose (al vento, mi sembra!).
    Chi governa usufruisce anche una quota nella spartizione del sottogoverno sia che vada a governare la destra sia che vada la sinistra (anche su questo non cè grande differenza tra loro). La mia speranza è che questo non sia il fine di tutto il lavoro politico ed elettorale ma un semplice mezzo: se così non fosse sarebbe la fine.

  • Oliviero scrive:

    P.S. Ma veramente c’è ancora qualcuno che pensa che in Italia ci sia un sistema democratico? C’è ancora qualcuno che pensa che gli elettori siano i padroni assoluti del proprio voto? Se così fosse è veramente neccessario che ci togliamo la benda dagli occhi.

  • Conchitostu scrive:

    Condivido pienamente con Bomboi, si gira e si rigira Ma quello auspica il popolo della strada senza referenti politici e la costituzione DE SA MESA SARDA INDIPENDENTISTA. Il resto è solo perdita di tempo. O vogliamo affidare le nostre speranze sulla Lega Nord che ha bisogno necessariamente del Mare Padano e di camerieri?
    QUale futuro avremmo se dovessimo aspettare ciascuno dentro il proprio ovile il raggiungimento del 51% di consensi? Il popolo non è più disponibile ad assecondare fantomatici dirigenti di movimento che si nascondono dietro ideologie PRO LEGA e PRO CENTRALISMO. NON SEUSU BREBESE, DUNCASA A FORAS DE CUILE.
    UNIDADE E BOOOH!

  • Sardus filius scrive:

    Oliviero parrebbe perdere la pazienza e, abbandonando il cammino segnato dal percorso democratico, sventola il vaglio. E’ questa la politica del sardismo che va a Congresso? Fattemelo dire, sembra essere poca cosa (oltre che aprire scenari inquietanti), si pensa solo in termini di governo e di percentuali minime, trascurando i successi degli uomini liberi delle due tornate elettorali. In S&L se n’è parlato di quale sia il sentiero da seguire ma, indottrinati dal potere e sedotti dal fascino del governo ….. puntiamo al 51% per approvare il nuovo “Statuto dell’indipendenza speciale” Occorre rompere la sconsacrazione del sistema istituzionale italiano (e, di conseguenza, regionale), uscire dal quadro e ricostruire la le trame dei rapporti politici, economici e sociali, rifondare la scuola, riformare la nostra mentalità e noi stessi, sempre più rinchiusi entro gli schemi ideologici dell’egoismo imperante. Il Congresso parrebbe traslocare (non più Portoscuso ma Arborea) e, ad una settimana dall’incontro storico ….. si emigra, denotando la serietà e la responsabilità dell’attuale dirigenza e rispondendo di riflesso a qualcuno degli interrogativi posti. Si no b’hat zente chi giughet chelbeddos e razionalidade politica a inue si cheret andare? Sa zente no est istupida e cumprendet paritza cosa de sa chi bi est in segus!
    La scorsa settimana abbiamo saputo dai giornali la notizia sulle spatizioni e le lottizzazioni in Regione e, cari sardisti, che bisogno di sarebbe di un congresso se i giochi sono fatti? Mi dispiace dirlo, perchè animato da onestà e buona fede, ma c’è scadenza nell’aria e c’è puzza, la solita puzza che ha portato il Psd’Az. dal 15% al 4, 2, per arrivare poi … al mare.
    Personalmente ritengo che la linea seguita fino ad ora sia l’unica (una firma anzichè una croce sulla scheda elettorale) per perseguire i termini di un indipendentismo sano ed efficace. I Risultati finora ottenuti sono confortanti (consiglierei di rivedere le percentuali delle ultime due tornate e valutare), quando i lor signori si sveglieranno dal torpore in cui “le poltrone di governo” li hanno costretti, sarà ancora tardi, la gente (lo vediamo dalla reazione di Oliviero) non ce la fa più e, se non foste capaci di guidare il riscatto dei diritti civili della nostra gente sareste pregati di passare la mano e …, no, no, non allontanatevi che ci sono troppi conti in sospeso, da questa parte chiediamo solo “Giustizia & Libertà” ma c’è pure dell’altro in quanto a responsabilità!

  • Mmc scrive:

    Ma guarda un po’, si riparla di mafia, di camorra e di collusioni eccellenti con il potere politico italiano.
    Sicuramente vi è una ingressione di malavita bene organizzata negli affari politici ed ambientali della Sardegna.
    È sotto gli occhi di tutti noi, che percepiamo nitidamente le sensazioni di quanto in accadimento. Ciò non ostante continuiamo ad appoggiare piani porcheria quali quello per l’edilizia (solo per citarne uno).
    Forse il problema consta nel fatto che se il PSd’Az abbandona l’attuale maggioranza non trova una vera casa dove fare l’uovo e perde quel minimo di potere interlocutorio che ha.
    In ogni caso l’agnello ha un bel fegato a giacere con il lupo.

  • Bomboi Adriano - SANATZIONE.EU scrive:

    Il PSD’AZ ha approvato le modifiche al nuovo Statuto ma non c’è traccia di storia Sarda nei valori nazionali dell’articolo 3 di questo Partito: Si capisce subito quando ci sono le idee chiare su ciò che si è e su ciò che si vuole fare…Dobbiamo fare come si faceva con i bambini..prendere il pallottoliere che si usava un tempo all’asilo e spiegare le cose una alla volta. Altrimenti parlare subito di “riduzione della frammentazione politica” è un concetto Hegeliano…Siamo di fronte ad un Partito che non valorizza neppure la sua storia (eccetto nella propaganda di singoli membri di buona volontà). In queste condizioni non faccio che convicermi sempre più dell’utilità di un Partito Nazionale Sardo. Nessuno si offenda.