Il discorso di Maninchedda sul Piano casa
Discussione dell’articolo 2 e dei relativi emendamenti
PRESIDENTE: È iscritto a parlare il consigliere Maninchedda.
Ne ha facoltà.
MANINCHEDDA (P.S.d’Az.): Grazie, signor Presidente.
Onorevoli colleghi,
la prima volta che abbiamo sentito parlare di questa norma essa ci venne presentata come orientata a riattivare un settore, quello edilizio, e a consentire l’utilizzo di volumi disponibili ma non, come dire, praticati; come pure a rianimare il settore, consentendo l’utilizzo di beni con delle premialità di volume che sarebbero state compensate da un vantaggio generale dovuto al miglioramento del patrimonio edilizio. Questo fu il primo approccio alla discussione politica su questa legge. E su questo primo punto non ci sono grandi obiezioni, anzi c’è consenso da parte nostra.
A questo primo obiettivo se ne sovrappose in itinere un altro: l’intervento sulle norme e su quanto disposto dal Piano paesaggistico regionale. Ora, qui bisogna dircela tutta fino in fondo: il Piano paesaggistico regionale, anche nelle parole della Giunta regionale e dell’assessore Asunis, non viene considerato una norma da demolire; viene considerato una risorsa
di tutela del nostro territorio, mentre si ritiene che sia necessario correggerne tutti gli aspetti deformati da una rigidità ideologica che già nel corso della scorsa legislatura è stata oggetto di durissimo scontro politico; ma stiamo parlando di alcuni aspetti, non è mai stata una proposta quella di dire: “Giù il Piano paesaggistico”; è invece sempre stata una proposta: “Correggiamone gli aspetti più irrazionali, più irragionevoli”. Ora,
questo percorso di correzione deve avere un requisito e deve essere quello
dell’organicità e dell’equilibrio; io sto notando nelle norme inserite nel
provvedimento che abbiamo in esame, un’attività emendativa che rischia, al termine del percorso, di produrre tanti spezzoni di iniziativa amministrativa e di regolazione non adeguatamente coordinati che poi può produrre quell’impasse amministrativa che è la malattia di questa Regione. È la malattia! Noi discutiamo, molte volte, ed emendiamo, emendiamo per parti, per pezzi, alla fine vengono fuori leggi che non possono essere applicate, e questa è la più grande delusione che un’Assemblea legislativa può produrre. Badate che - può darsi che io mi sbagli, non ho l’esperienza ventennale di alcuni consiglieri qui presenti - da ciò che sto vedendo, per il susseguirsi degli emendamenti, alla fine si renderà necessaria una fase di lettura attenta del quadro che ne verrà fuori, perché ho la sensazione che l’iniziativa
emendativa stia producendo meccanismi che poi non si coordineranno tra loro. La stessa scansione delle premialità di volume - che parte da un 20 per cento, giunge a un 30 per cento per alcune tipologie, scende al 10 per altre e per altre ancora sale al 25 - non sarà semplicissima da gestire, per niente! E allora, quando si fanno processi di riforma, su cui noi siamo disponibili a discutere - lo siamo sempre stati - siamo per la ragionevolezza delle discussioni, anzi sul tema del territorio siamo per gli accordi istituzionali e non vorremmo che nel Consiglio regionale della Sardegna sull’urbanistica e le politiche paesaggistiche accadesse quel che accade nel Parlamento italiano dove, sulla scuola per esempio, ogni maggioranza butta giù ciò che ha fatto la precedente e la scuola è nel disastro che conosciamo: non si può fare questo sul territorio e sul paesaggio: si può emendare, si può correggere ma ci vuole un’organicità.
Il terzo e più sconcertante degli obiettivi che si sono sovrapposti - perché i
primi due li comprendiamo e li condividiamo, pur chiedendo ordine nel fare le cose - il terzo è stato l’impulso ad andare oltre la tutela della fascia dei 300 metri che in Sardegna esiste, potremmo dire, da sempre. Quando si assiste a questo attacco, il tema non è più quello all’ordine del giorno, perché lo si modifica in modo talmente irragionevole che esso stesso impone all’intelligenza di rifiutarne l’esistenza; il tema vero, e lo propongo io perché io nella passata legislatura l’ho vissuto sulla mia pelle, è il tema del rapporto tra coscienza individuale e militanza politica. È questo il tema; perché, badate, nella scorsa legislatura, molti miei colleghi che io rispetto molto, hanno rinunciato a ciò che pensavano rispetto alle cose, rispetto alla verità delle cose, e lo hanno fatto per spirito di militanza: se oggi voi chiedete a questi colleghi se sono soddisfatti di quella scelta, non ottenete una risposta positiva. Io ho pagato duramente in quella legislatura, non perché avessi sempre ragione ma perché ho deciso, è farò sempre così, che dinanzi a questioni di coscienza, non vale la militanza politica: la militanza può produrre l’eroe, il santo, colui che si sacrifica per tutti, ma può produrre anche un tradimento interiore della persona che è costretta dalle ragioni della militanza a girarsi rispetto all’evidenza delle cose. E allora non c’entrano i partiti. Non centrano. Noi sardisti vorremmo fare un appello alla coscienza dei singoli e dire: “Ma si ritiene veramente che sia indispensabile e strategico, che si vìoli la fascia dei 300 metri? Ma voi siete consapevoli che si possono fare le cose migliori di questo mondo in questa legge, ma quello della violazione rimarrà l’unico messaggio di comunicazione che verrà veicolato? E per che cosa? Qual è il vantaggio politico, qual è il vantaggio sociale di un’operazione di questo tipo? Cosa comporta per voi togliere l’intervento sul “residenziale” nei 300 metri, cosa cambia? Mentre la sua eliminazione confermerebbe un atteggiamento protettivo dei sardi verso la loro terra, dall’altra il suo mantenimento che cosa produce? Che vantaggio di consenso produce una cosa di questo genere? Non centrano i partiti; c’entra la coscienza di ciascuno di noi, perché, badate, voi potrete dirmi: “Ma, cos’è il 10 percento in più in una casa?”. Già, io lo so, perché ho una casa di dimensioni tali, normali, per cui non ci penso neanche a metterci mano per un 10 per cento in più (poi, lontanissimo dalle coste). Un 10 per cento in più interessa chi ha una grande casa, e sono veramente pochi, ma quello che accadrà è che vedremo incamiciate tutte le case presenti all’interno della fascia dei 300 metri, e dopo che si mettono intorno alle case le camice, quello che succede dentro non lo saprete mai, perché non disponete di un poliziotto per ogni casa in ogni comune. Ma voi, in cuor vostro - non c’entra la politica, io non sono il Presidente della Commissione Bilancio, sono una persona - chiedetevi, in cuor vostro, fra vent’anni, quando non sarete più qui - anzi c’è chi ci sarà, sicuramente -, quando non sarete più qui, potete pensare che questa sia una cosa giusta, al punto da poter dire a voi stessi: “Ho fatto una cosa giusta”? No, questa è una cosa sbagliata, è oggettivamente sbagliata! Noi non la stiamo mettendo in politica, non la stiamo mettendo in termini di ideologia, stiamo chiedendo che ci sia un sussulto di coscienza: quella fascia non va toccata! Ma non va toccata perché voi rappresentate chi difende ciò che ci è caro, e non c’entra la politica, c’entra il buon senso, c’entra la cura delle cose, c’entra la passione per la patria: noi sentiamo la Sardegna come una patria, perché non la possiamo sentire così tutti? Cosa costa, cosa costa avere un affetto per le cose, cosa costa gestire la politica senza infingimenti? Non è farina del vostro sacco violare la linea dei 300 metri; un sardo non vìolerebbe mai quella linea! Noi facciamo un appello non ai partiti, ma alle persone perché si interroghino se stanno facendo una cosa giusta.

Noi voteremo contro perchè i vincoli sui beni sottoposti a tutela vanno mantenuti. I beni sottoposti a tutela sono un patrimonio della collettività e non di proprietà del singolo cittadino. Gli interssi del singolo cittadino non devono mai prevalere sugli interessi della collettività. Se è vero che il buon giorno si vede dal mattino prevedo che nel prossimo futuro arriveranno in Consiglio Regionale infinite tempeste marcate Partito Sardo d’ Azione.
La serenità personale si mantiene solo quando l’etica individuale prevale sulle direttive e sugli interessi dei partiti ma spesso questa ha un costo. Falcone ha scritto che “chi tiene la testa alta muore una volta sola, chi invece abbassa la testa muore ogni giorno”.
Ottimo, Paolo, non demordere!
Ma quale aumento della cubatura ,per le fesserie fatte in questi ultimi anni per arrichire sempre i soliti “prenditori” e Predatori sarà molto se riusciremo a tenere la cubatura attuale!
Capoterra, Siniscola, S.Teodoro, Budoni, Oristano, Alghero, e non so quali altre sono città destinate alla scomparsa (Vedi oggi anche Messina, purtroppo) e con loro tutti i loro abitanti se non si corre ai ripari….
Se mi vuoi dare retta proponi che gli investimenti dell’edilizia del futuro si facciano sulla messa in sicurezza idro geologica di tutte le zone a rischio e non su nuove costruzioni destinate alla distruzione certa! Altro che 10% di aumento o fascia dei 300 metri od altre cazzabubbole,la terra si sta riprendendo ciò che le abbiamo tolto e fa bene perché l’intelligenza di un politico non si misura a metri cubi di cemento armato,ma esattamente al contrario rispettando la nostra Grande Madre e le sue ESIGENZE.
John Nash (e non Einstein come alcuni dicono) diceva:
“Conosco due cose infinite: l’infinito stesso e la stupidità umana… Ma ho dei seri dubbi sull’infinito!
Chissà che i tuoi colleghi di regione ti ascoltino e lascino perdere per una volta una sola volta le sirene del demoneuro. Chissà che per una volta si faccia l’interesse della Sardegna se non intesa come popolo almeno come terra solo terra.
Chissà!
Comunque sappi che molti sono con te!
Un caro saluto
Bravo Paolo, sarei curiosa di conoscere le reazioni a un cosi’ accorato appello.
Ho apprezzato le coerenti stilettate di Giacomo Sanna alle fila del centro sinistra, dimentico di essersi tappato gli occhi, le orecchie e la bocca quando erano loro al governo e attraverso lo strumento delle intese-truffa venivano concessi interventi in modo ben più spregevole a quella che Michele Pinna definì la nuova classe compradora.
Ho apprezzato il tuo intervento da buon padre di famiglia e il richiamo alla coscienza collettiva dei Sardi..
Però non va bene che il centro destra faccia carta straccia delle vostre/nostre richieste; le alternative possono esserci all’aumento di cubatura ed è giusto che la commissione urbanistica le vagli. Non va neanche bene che si parli del PSd’Az come di chi difende le nostre tradizioni, non si cada nell’errore comunicativo di intendere l’ambiente come una tradizione da rispettare mentre noi tutti la intendiamo come un lascito che abbiamo in prestito e che dobbiamo saper valorizzare ed orientare verso scenari innovativi di sostenibilità. Ultimo appunto, la pelle la dobbiao vendere cara e se necessario richiamare il consiglio nazionale e mobilitare il partito coerentemente quanto fatto per gli impegni sulla scuola. Ultimissimo appunto. se ci fossero stati i dipartimenti di ricerca attivi nel partito alle idee scopiazzate del centro destra avremmo risposto con zicchirri manni e contenuti.
Marcello lascia perdere: faccio il biologo e mi occupo di ambiente, in particolare trattamento dell’acqua e dei rifiuti.
Tante volte ho dato la mia disponibilità per costituire gruppi di lavoro finalizzati alla programmazione propositiva in campo ambientale; morale: sempre ignorato.
Mi sono fatto l’idea che la politica ambientale messa in pratica nel partito sia puramente ideologica e manchi un reale e serio approccio al problema dell’assetto del territorio e suo usufrutto compatibile con la crescita socio economica.
Il partito proviamo a cambiarlo infatti, almeno nei punti che lo ingrippano e lo rallentano (per autodifesa o per volontà) come un elefante, ma essendo un’organizzazione complessa che funziona attraverso regole e persone non c’è nessuno che possa farlo da solo. L’unico mezzo è la trasparenza e la condivisione, usando quell’approccio induttivo che Paolo ha pagato sulla sua pelle la scorsa legislatura e che ti assicuro c’è in diverse persone nelle federazioni. La commissione statuto ha letto il mio commento e mi ha fornito la copia della nuova bozza e proprio sulle modalità con le quali legare le decisioni strategiche e politiche del consiglio nazionale alle analisi scientifiche e metodologiche per avere un quadro interpretativo condiviso sono tra i punti che sarebbe il caso di analzzare bene, sopratutto nel capire come il consiglio e le federazioni (che sono il tramite con il territotio e le sue specificità/intelligenze) devono interagire.. nella bozza infatti si rimanda alla direzione nazionale la costruzione delle commissioni di lavoro mentre io penso che debba esserci un approccio meno verticistico e di maggior continuità, ma questo è appunto oggetto di possibile discussione. Possono essere inoltrati degli emendamenti alla bozza fino al 15 Ottobre poi ci dovrà pensare il congresso.
Poi Marco, io conosco bene il tuo pensiero e le tue potenzialità, non a caso quando ancora Paolo non era nel PSD’Az qui hai riportato importanti scenari di sviluppo nel settore primario e del bene acqua. Ne abbiamo parlato e aspetto solo che il partito le traduca in possibili percorsi progettuali.
Difendere la fascia costiera, difendere i 300 metri. Qualcuno diceva che era semplicemnete una questione di buona educazione. Maninchedda nel suo intervento parla di “buon senso”. Oggi i disastri ambientali di Messina ci dicono invece che è una questione di vita o di morte.
Comunque, pur apprezzando le preoccupazioni di Maninchedda (sempre meglio di nulla..) vorrei sfatare il mito dei 300 metri.
Non esiste la cosidetta fascia dei 300 metri a salvaguardia della costa. Non è la tutela di una fascia di territorio di 300 mt., uguale su tutti i 1800 Km di costa della Sardegna, che salvaguarderà il nostro delicato e preziosissimo ambito costiero.
I 300 metri, introdotti dalla L. 431/85, (una legge nazionale) sono stati ampiamente superati, concettualmente parlando, dal PPR della Sardegna che, tenendo giustamente conto della specificità del nostro territorio e della nostra costa, ha introdotto il concetto di Fascia costiera che varia lungo la costa a seconda della geomorfologia della stessa. Ed è questa che va salvaguardata, nella sua interezza. altro che 300 metri. Per favore, evitiamo passi all’indietro e evitiamo confusioni concettuali. È come confondere la seta con il cotone, lo Stato con la Nazione. …..
Inutile ormai lamentarsi di quello che hanno fatto: lo hanno sbandierato ai 4 venti in campagna elettorale, ne hanno fatto l’emblema prioritario della loro vittoria, dare vigore all’edilizia che era ferma…di cosa ci si lamenta? di non essere stati in grado di imporre le nostre idee? e come è possibile farlo, numericamente parlando?
Ci dobbiamo rassegnare a vedere la cementificazione, l’economia degli immobiliaristi che gira, gli affari che vanno avanti…e amenità varie.
Poi non ci possiamo lamentare e dire che ciò che accadde a rio san girolamo non deve più succedere…..balle!
leggevo una bella definizione nel programma di un candidato corso: LA VAMPIRIZZAZIONE DELL’AMBIENTE.
Siamo realisti, abbiamo fallito, inutile menarcela tanto, non contiamo nulla nella maggioranza: noi votiamo contro? e sai che gli frega a loro, nemmeno il prurito, questa è la triste realtà, e lo dico con rabbia e delusione immensa, ma con realismo. E penso sia solo l’inizio, in attesa di vedere altro: ad esempio la riforma sanitaria.
Se non si fa tutto il possibile, allora si che si potrà dire di aver fallito.
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