Simonetta Sanna ci scrive. Leggete e imparate come ragiona una donna libera e colta
Caro Paolo, grazie per il tuo commento. Certo, le affermazioni dell’intervista risultano criptiche o fin troppo ‘tonde’, anche perché si tratta di una lunga chiacchierata, abbreviata per questioni di spazio, e che non ho potuto leggere prima di andare in stampa. Ti dirò che al momento di rilasciarla ero pure convinta che parlassi con la redazione del Giornale, ossia con e-polis nazionale, con cui collaboro da qualche mese (Il Giornale, il Sud e il Nord Sardegna). Peccato di ingenuità? Senz’ombra di dubbio. E, sia chiaro, non giustifica nulla (per non rischiare, basta non rilasciare interviste). Ma, a posteriori, non sono pentita.
Da una parte, perché le affermazioni – ad esempio quella sul conflitto d’interessi (che ovviamente non si riduce ai soli mezzi economici, e mediatici, a disposizione per la campagna elettorale), sulla commistione fra sfera economica e politica – valgono per tutti e dovrebbero risultare critiche anche per un lettore (che non è di per sé la personificazione del Male, e anzi sono profondamente contraria a tasformare l’altro in nemico) del foglio di Paolo Berlusconi. In altri termini, come ho scritto in un trafiletto sul Giornale (di Sardegna): questi comportamenti non sono meno dannosi se a realizzarli è la propria parte, ma deteriorano nel complesso la scena sociale. Dall’altra, la polemica innescata dall’intervista fa capire quanto sia arretrato il dibattito politico: il muro di Berlino è crollato venti anni fa, eppure sembra che non ce ne siamo accorti. Qualche esempio. In Sinistra senza sinistra Rossana Rossanda sostiene che il senso della sinistra sta ancora nel riconoscimento dell’asimmetria nei rapporti fra proprietari e non proprietari, capitale e lavoro dipendente. Ammesso che questa sia l’ultima frontiera: ci si è resi conto cosa significhi oggi che un giornale come l’Unità appartenga anch’esso al “capitale” (per quante virgolette si vogliano usare…)? Un esempio più incisivo: Anthony Giddens parla della “doppia ermeneutica” che sconvolge i processi politici, in cui la ‘realtà’ è sostituita dalla visibilità, manipolabile dagli esperti di comunicazione tanto da incidere profondamente sulla comprensione dei fatti (un fatto che ricorderemo: il possesso, poi smentito, di armi chimiche come movente per la guerra in Iraq, notizia ritenuta veritiera dalla grande maggioranza dei cittadini statunitensi).
Ecco, proprio perché il “muro” (ideologico) di Berlino è caduto da tempo e la frontiera si è spostata, e di parecchio, la sinistra dovrà ripensare a fondo le proprie posizioni, a partire da categorie di pensiero più sostanziali e aggiornate. Ma queste sono questioni lunghe, sulle quali io stessa tornerò (e non tramite un’intervista …) alla fine di questi quattro anni e mezzo molto intensi, occupati dall’esperienza della Legge quadro sullo spettacolo e la sua discussione con gli operatori, l’elaborazione di altri disegni di legge, il lavoro in commissione, l’attività politica con i dibattiti, le conferenze, i seminari di formazione della classe dirigente, ma anche il contributo di approfondimento sui temi legati alla letteratura, la cultura e la storia sarda, di cui testimoniano fra l’altro i mie due libri sardi. Anni preziosi e talora amari, di cui sono grata. Grazie per avermi ospitato, cordiali saluti,
Simonetta Sanna

Beh, meglio tardi che mai. Anche nell’indipendentismo stiamo dicendo da anni che il Muro di Berlino è caduto e l’abbiamo ripetuto anche a Macomer. Finalmente (con tutti i dubbi del caso) il PSD’AZ ha comunque superato uno schematismo IL-logico suicida verso la sinistra “a prescindere”. Un passo in avanti grazie alle posizioni di Maninchedda è stato raggiunto spianando la strada verso accordi programmatici e non di bandiera, ma adesso bisogna fare dei moderni indipendentisti. Il PSD’AZ saprà tenere fede al compito che si è dato anche di fronte al vortice di attacchi? Lo dimostrerà non archiviando la battaglia sulla sovranità che è il fine che muove qualsiasi partito territoriale e nazionalitario. Nel dopo-elezioni sarà inoltre importante tenere la porta del dialogo aperta con IRS e l’Unidade Indipendentista.
Ma avete letto l’articolo di Repubblica di oggi?? Devo dire che fa riflettere, è emblematico della situazione attuale. La guerra interna al PD nazionale ha come teatro principe la Sardegna. Lo spin doctor soriano Alberto Statera confeziona, sul giornale di De Benedetti, un articolo in cui il candidato governatore figura come un eroe, senza macchia e senza paura, che combatte contro i corrotti “castosauri” cementificatori. Il vero sardo, che rappresenta gli antichi valori dell’antichissima civiltà barbaricina, qualora non dovesse salvare la Sardegna, salverà sicuramente il PD nazionale. Buona lettura. http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/politica/partito-democratico-25/soru-statera/soru-statera.html?ref=search
Scandalizzata ho scritto a Repubblica questa lettera.
Statera su Soru. Un esempio di cattivo giornalismo.
Ho sempre considerato Repubblica uno dei pochi giornali italiani “seri”.
Ho sempre votato a sinistra e non amo Berlusconi e i suoi. Sono sarda e nel 2004 ho votato per Soru convinta, entusiasta, desiderosa di vedere un cambiamento vero. Ho seguito i comizi e gli incontri, ho partecipato ai dibattiti e nel mio piccolo ho fatto la mia campagna per Soru e per Progetto Sardegna.
Seguo la politica regionale informandomi attraverso tutti i canali.
Sono convinta, e molti sardi come me, che questi anni di governo Soru siano stati un imbroglio, una sorta di iattura per una regione che aveva bisogno di risollevarsi e di trovare entusiasmo anche attraverso la politica, e che ancor di più sia stato un imbroglio la sua candidatura.
Soru è un uomo che non ama il confronto, con nessuno, che vuole solo yesmen intorno a se e che ha una scarsa considerazione delle leggi che non assecondano i suoi desideri.
Ha molto in comune con Berlusconi. E’ un uomo che divide e che non accetta di imparare dagli errori.
E’ coinvolto nell’affare Saatchi & Saatchi in maniera scandalosa. Probabilmente gli uomini del “vecchio” PD non vanno bene. Sicuramente Forza italia non va bene. Ma di sicuro ciò di cui ha bisogno oggi la Sardegna non è Soru. Io credo che se davvero avesse voluto il bene della noostra isola si sarebbe messo da parte per cercare un candidato “condiviso”. D’altra parte aveva promesso che avrebbe fatto una sola legislatura, ma anche in questo ha imparato dal peggior Berlusca. Alle prossime elezioni non voterò Cappellacci, ma certamente non potrò votare Soru. Il CentroSinistra in Sardegna non ha un candidato. Soru non può rappresentare il nuovo, perché porta con se il peggio del vecchio e, quel che è peggio, mascherato sull’esempio del Berlusca). L’articolo di Statera non informa, né sul caso Saatchi, né sui ricorsi di cui sono stati oggetto i suoi atti, né del suo modo di gestire il potere, né sulle teste migliori del Consiglio e della Giunta che ha fatto fuori perché hanno osato porre dei dubbi sul suo operato, ne degli atti fatti per favorire i suoi amici, né dei problemi della sua Tiscali.
Certo, ha fatto fuori i vecchi (ma l’analisi di Statera sembra scritta da Soru o dal velenosissimo Giorgio Melis, l’Emilio Fede della situazione, perché non ci facciamo mancare niente). Ma chi sono i nuovi? Delle persone scelte per fare dispetto ai suoi avversari, il suo portaborse (che tristezza, proprio come il Berlusca) due cantanti (!) e chi in questi anni gli ha detto si abbassando la testa anche di fronte alle più palesi ingiustizie.
Male il Centrodestra, da non votare. Ma il Centrosinistra non ha un candidato, in Sardegna, alle prossime elezioni. Peggio, molto peggio Soru. Voterò IRS e non vi leggerò più
Simona Murru
Ops, forse l’articolo di Statera era troppo Melissiano (alla Melis o alla Fede, che tanto non c’è differenza) e troppo poco PD. Eh si, sembra propio di si. Guardate cosa si scrive nei siti Sorumantici a propostito dell’articolo in questione:
Il Pd sardo è un partito coeso e presenta unito un programma di governo agli elettori
Dichiarazione di Renato Soru: “Diversamente da quanto pubblicato oggi dal quotidiano La Repubblica, il Pd sardo è un partito coeso che, grazie al lavoro del Senatore Passoni e di tutti i dirigenti e militanti locali, oggi si ritrova di nuovo unito attorno ai valori condivisi e al senso etico dell’impegno politico. Così come unito, oggi, presenta un programma di governo agli elettori. È grazie alla generosità dei dirigenti, in particolar modo, che è stato possibile il rinnovamento che sta favorendo la maggiore partecipazione dei cittadini sardi. Il tempo dei contrasti è superato e ormai lontano, e non occupa più la discussione interna, che da ogni parte è diretta verso il far bene per la Sardegna”.
Secondo voi qualcuno si è lamentato? Ma perché? Non bastava parlar bene del Governatore. Forse no, non bastava.
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