Fame allo stato puro
Il problema non è Soru. Soru ha già perso. È circondato da fanatici idolatranti che cominciano a parlare come lui e a vestirsi come lui. Il problema è la fame. Nel Nuorese è un’emergenza incontenibile. Non c’è casa senza malati, disoccupati, vecchi e debiti. Le campagne stanno producendo redditi troppo bassi. Le fabbriche non ci sono più. Il problema non è, evidentemente, la campagna elettorale, ma come intervenire subito. Questo diavolo di Giunta regionale in carica, che sembra fatta di fantasmi (non ne vedi più uno in giro), cosa pensa di fare? Stiamo pagando dodici impiegati che stanno aspettando di capire chi comanda? Bisogna intervenire subito. Stiamo pagando la scelta egoistica delle elezioni anticipate, ma almeno cerchiamo di attenuarne le conseguenze. Se si va in Baronia, Orosei e dintorni, si passa in un paesaggio lunare: danni, danni, danni. Le cave sono bloccate da una delibera di Giunta. Il ponte crollato è ancora lì. La circonvallazione non è stata ritenuta urgente dalla Provincia. Capoterra impallidisce al confronto. Eppure, solo lunedì prossimo verranno accreditate all’Argea le somme per gli indennizzi alle imprese, ma non potranno essere utilizzate interamente perché la Regione può spendere mensilmente solo i 4/12 del bilancio dell’anno scorso. C’è un clima di rabbia, di rivolta covata, di odio verso chi ha le spalle al sicuro. Un clima pericolosissimo e tragicamente ignorato dalle falsificazioni elettorali. Ci vorrebbe una libera e indipendente come Michela Murgia che, in incognito, facesse un reportage dalla Sardegna adirata, da quella Sardegna che nessuno fa mai parlare, per capire cosa cova sotto gli isterismi estremistici delle borghesie urbane sarde, che in salotto discettano dei destini del mondo ma hanno paura di mischiarsi al popolo, di scendere nella fatica di vivere, di lavorare, di scontrarsi; hanno paura del duro lavoro di un’esistenza solidale, dove conta di più starsi a fianco che dare una liberatoria elemosina.

Dal sito di Michela Murgia:
Fuoco amico
Scritto da Michela Murgia
Antipatico doverlo puntualizzare, ma purtroppo necessario. Su Liberazione di due settimane fa ho scritto, a chiusura di un pezzo su Renato Soru, questa frase:
“La prova di forza che Soru sta sostenendo a livello regionale, e che nonostante tutto io mi auguro per la Sardegna che superi bene, non sarebbe una vittoria se portasse ad un mandato in bianco concessogli in maniera acritica, magari confidando in una tirannide illuminata. Evidenziare che questioni controverse a suo riguardo esistano e vadano affrontate subito è necessario per evitare che quanti gli daranno di nuovo fiducia sperimentino l’amara delusione di aver riposto le speranze non nel loro personalissimo Obama, ma solo in un Berlusconi esteticamente sostenibile.”
Per due volte negli ultimi giorni la traduzione di questo concetto è inspiegabilmente diventata: “Michela Murgia ha detto che Soru è un Berlusconi esteticamente sostenibile”. La prima volta è finita in bocca all’onorevole Paolo Maninchedda (al minuto 8,10) durante la seduta del consiglio regionale in cui Soru ha confermato le sue dimissioni. La seconda - e mi dispiace di più perché la semplificazione avviene ad opera di Marco Damilano, un giornalista che stimo da molti anni - è sull’Espresso di questa settimana, dove in una intervista proprio a Renato Soru compare l’incredibile frase, che ho dovuto rileggere due volte per credere che me l’avessero attribuita veramente:
“la scrittrice sarda Michela Murgia la definisce un “Berlusconi esteticamente sostenibile”. Con i soldi e la stessa ambizione di sostituire i vecchi partiti dell’originale.”
Nella testa di ben due persone intelligenti è rimasta impressa solo quella frase, che staccata dal contesto vuol dire il contrario di quello che intendevo. Questo può significare solo due cose:
- che per adeguarmi alle capacità di comprensione dei nuovi comunicatori devo fare frasi più brevi, senza subordinate ed evitando i verbi al condizionale.
- che devo con urgenza rivedere i miei parametri di stima.
Versione semplificata per giornalisti e politici anti-soriani:
questo pezzo può essere riassunto nella frase “Leggete meglio”. (Naturalmente mi aspetto che domani compaia in qualche fondo pagina il titolo in grassetto: “Michela Murgia ha detto che Paolo Maninchedda non sa leggere”)
Il clima di cui parla Maninchedda “pericolosissimo e tragicamente ignorato dalle falsificazioni elettorali.”, che può avere come risposta o la violenza o la rassegnazione, si può affrontare solo se si riesce ad aver fiducia nella politica. Ecco perché occorre denunciare le falsificazioni elettorali fatte da chiunque.
Personalmente non trovo sordità alle istanze sociali più che in campagna elettorale, non ha caso i blog sono chiusi alle critiche e aperti solo agli osanna. Il presente blog invece risulta aperto e riesce a ospitare pareri vari. Ecco perché ne farei un riferimento, non il solo, per lanciare, dopo le elezioni, una Consultazione dei Sardi, anche con un’Assemblea itinerante.
Ai politici direi che i problemi vanno affrontati a partire da dati di ricerca disponibili, o procurati allo scopo, e non da contrapposizioni ideologiche strumentali, cosi che sia possibile sviluppare pragmaticamente una strategia d’intervento che preveda delle tappe e dei controlli in itinere.
Lo sforzo corale che i Sardi devono fare - non ci si preoccupi se il primo tentativo, il terzo polo, è fallito - va ben oltre gli interessi di bottega. Il Psd’az dovrebbe puntare più in alto se vuole essere credibile e far dimenticare politiche di basso profilo. Non servono 3-4 punti percentuale in più se non per un paio di poltrone.
Sarebbe bello conoscere l’opinione di Paolo Maninchedda sull’operato politico di un autorevole esponente nazionale del PD - espresso per anni dal collegio elettorale di Nuoro -, relativamente alla crisi in cui versa la Sardegna ed il nuorese in particolare.
e - sighinde s’arreionu de Beppe - sarebbe utile anche (”bello” nono) che con l’impegno di Maninchedda lo si mettesse con le spalle al muro, lo stesso esponente, per le responsabilità politiche sulla gestione clientelare della Sanità nuorese, con i suoi galoppini fatti a dirigenti ospedalieri. La parola è ai politici se intendono cambiare rotta.
Egregio Ilianu,
in senso più strettamente partitico, non disponendo il Psd’Az di risorse finanziarie (solo volontà e disponibilità del singolo militante) suggerii un congresso itinerante per poter raggiungere e coinvolgere, in modo diretto e non mediato, il maggior numero di cittadini. Scelta che mi pare opportuna soprattutto ora (nei 3o giorni che mancano all’apertura delle urne), chiamiamola pure assemblea itinerante, allo scopo di illustrare, con molta predisposizione ad ascoltare, il progetto sardista. Questo ante, e post? Sono d’accordo anche post non nascondendomi però la diversità d’animo fra 3-4 punti percentuale in più o in meno. E qui vengo allo sforzo che, secondo me, bisogna fare per scorporare il sentimento dalla realtà. Questo al fine di evitare di basare le analisi su “ragionando per assurdo”; cosa possibile solo nelle dimostrazioni di geometria.
Il programma che il Partito Sardo d’Azione sottopone agli elettori (al momento il solo) non è un volo radente, è a contrario un “bolu altu” per dare risposte concrete nell’immediato (alla fame allo stato puro), respiro strategico nel medio lungo.I Sardi sono chiamati (non a fare sforzi) a condividere o meno siffatto progetto. E se lo condividono lo fanno perchè da risposte a N botteghe che racchiuse in “unicum” sono interesse generale. E fra le singole botteghe vi è anche quella sardista. Può esser altrimenti? Chissà poi perchè al Psd’Az si associano le poltrone, alle altre forze politiche “assunzione di responsabilità”. Ilianu, non cada anche lei nel tranello!
In politica le idee senza consenso fanno poca strada, perchè la politica vive di consenso e con essa i partiti che la esprimono.
Il progetto sardista non è “basso profilo”, è, ripeto, un “bolu altu” e i 3-4 punti in più (io nel sogno vado oltre) servono per rafforzare la possibilità di una concreta realizzazione. In mancanza, caro Ilianu, bisognerà attendere altri cinque lunghi anni e noi continueremo nel frattempo a discutere di terzo polo che partirà da zero, come adesso, restando ancora una volta al palo.
Un’affermazione del PSD’AZ aprirebbe molte strade oggi inimmaginabili e per questo servono i voti ergo i numeri percentuali. Non c’è alternativa.
Ecco perchè, Signor Piroddi, dei simpatizzanti che fanno dichiarazione di voto contro il PSD’AZ o di astensione che è tutt’uno non saprei che farmene. Non servono ad un ozzac. Meglio perderli da subito.
Forza paris!
A Nino,
Ritengo sia ora di dare un sostegno ideale e non solo ideale all’area politica territoriale-identitaria, che a mio avviso non tarderà a prendere in mano le sorti dell’Isola, anche avvantaggiandosi, in contropiede, delle mosse della Lega di Bossi e dell’M.P.A. di Lombardo. Il fatto che in Sardegna siano sbarcati questi movimenti la dice lunga sulla debolezza dei nostri movimenti territoriali, come si definiscono oggi.
Questa mia previsione, forse più un augurio basato poco più che sul sentimento, che però vedo abbastanza condiviso, in casa sardista e fuori, contiene l’amaro del prendere atto quanta strada si sarebbe potuta fare in Sardegna se la politica, tutta, non fosse stata sostanzialmente accettazione supina di scelte contrarie agli interessi dell’isola, alacremente orientata alla spartizione di poltrone. Certo poche al Psd’az, che nel 1980, i giovani di allora, avevano fatto diventare grande fuoco alimentato da vento di maestrale (dopo decenni di lumicino) e che le politiche filocomuniste e spartitorie hanno pian piano svuotato e di nuovo ridotto a lumicino.
Fatto sta che stamane ho firmato per la presentazione della lista sardista a Sassari.
Considero però il Psd’az solo uno strumento per il riscatto del nostro popolo e forse non quello idoneo a cambiare lo status quo. Per ora, date le mie idee, posso scegliere solo tra psd’az e Irs.
In su caminu s’acconzat barriu. Po sa Sardigna, forza paris.
Caro Paolo,
sono d’accordo con te che Soru ha già perso.
Non so se trovare patetico o divertente l’affannarsi di tanti ad essere inseriti nel listino regionale senza considerare che dello schieramento arrivato secondo alle elezioni entra in Consiglio solo il candidato presidente (Gavino Sale: non è vero che essere nel listino con Soru vuol dire essere sicuri di diventare consigliere regionale).
Lo scollamento dalla realtà del PD e della sinistra in genere è un problema politico grave: sinora si era avvertito solo nel nord, ora anche in Sardegna.
Spero che molti, moltissimi in Sardegna si rendano conto che il nemico è la povertà e chi vuole metterci elmetto e moschetto per andare contro il suo personale avversario (con il quale lui magari va a braccetto in ristorante).
Ottima precisazione da parte di Michela. Che rimane, per me, la migliore delle scrittrici sarde in circolazione. Ha fatto bene a precisare perché mentre lei ha usato l’espressione “un Berlusconi esteticamente sostenibile” come una possibilità non auspicabile, io l’ho riusata come la certificazione di una realtà evidente. “Sottilette”, direbbe Arbore, ma per chi vive di scrittura non lo sono. Chiedo scusa a Michela.
Sempre dal sito di Michela Murgia. Sbaglierò, ma il pezzo mi ricorda un articolo pubblicato da Sardegna e Libertà, dal titolo “Spin doctor for our president” (http://www.sardegnaeliberta.it/?p=695). Le fonti, tanto più dalla “migliore scrittrice sarda in circolazione” andrebbero sempre citate. O no?
Un uomo ricco può governare?
Ecco il domandone. Non importa quanto sia onesto, quanto sia specchiata la sua moralità, quanto sia animato dalle migliori intenzioni. Un uomo ricco può governare? A bruciapelo uno direbbe: perché no. Ciascuno di noi conosce probabilmente diverse persone a cui l’avere i soldi non impedisce di essere fior di galantuomini. Ma se si esula dai casi personali per entrare nella linea di principio, le cose assumono decisamente un’altra prospettiva. Se la ricchezza deriva da una attività imprenditoriale, significa non solo che deriva dal lavoro, ma che è sostenuta da una rete di relazioni (dipendenti, fornitori, creditori e debitori, clienti, soci, banche…) che a quel lavoro sono collegate, e che aumentano esponenzialmente con l’importanza dell’impresa e del patrimonio che da quell’impresa nasce. Da queste rete di legami imprenditoriali nascono spontaneamente relazioni di potere, cioè possibilità di influire sulle decisioni altrui, di orientare scelte e comportamenti, di originare o dirigere flussi di denaro verso alcune direzioni e non altre, di alterare informazioni che ti riguardano o riguardano persone che rientrano in quelle relazioni; è un labirinto di interessi, credere che uno possa uscirne solo perché è onesto è difficile anche senza pensar male. Perché qui non stiamo parlando di un macellaio, o di un piccolo imprenditore edile, o dell’editore del giornale parrocchiale, che nel loro piccolo, con i loro piccoli interessi, potrebbero fare danni, ma proporzionati alla loro dimensione. Stiamo parlando di uomini che hanno il potere di dare o non dare le notizie a una nazione. Di uomini che hanno il potere di orientare politiche energetiche, di sviluppo edilizio, di formazione, di viabilità che riguardano tutti. E che allo stesso tempo hanno imprese che operano in ambito energetico, formativo, della viabilità e dello sviluppo edilizio. Facciamo un esempio soriano, tanto per non scomodare altre figuracce. L’attuale amministratore delegato di Tiscali è Mario Rosso. Prima di diventarlo era amministratore delegato di Ansa. L’Ansa è l’agenzia che spara le notizie sul sito della Regione Sardegna da quando Renato Soru è presidente. Ma tante notizie l’Ansa non le ha sparate sul sito della Regione Sardegna. Per esempio è uscita una sola volta sul sito della Regione la notizia che la corte dei conti ha sospeso il giudizio sul bilancio del 2006 rimandando gli atti alla corte costituzionale, una bocciatura molto grave e mai verificatasi in precedenza. E’ un caso che Ansa abbia passato una sola volta e senza commenti sul sito della Regione Sardegna una notizia proprio sulla Regione Sardegna che nel sito Ansa ha avuto ben 19 lanci di agenzia? Forse, ma forse no. Forse semplicemente Mario Rosso, che quando era AD di Ansa sedeva già nel consiglio di amministrazione di Tiscali, ha pensato bene di fare un favore ad un amico evitando di esporgli i panni sporchi proprio dalla finestra di casa sua. Peccato che quella finestra sia della Regione Sardegna, quindi dei sardi, non di Soru.Non vuol dire che Soru abbia chiesto quel favore - che sembra minimo ma non lo è, stiamo parlando della maggiore agenzia italiana, quella che i giornali vanno a vedere quando devono costruire le notizie. - ma che a quel livello di intreccio i favori si generano di loro sponte anche quando non li chiedi. Su quelle relazioni il blind trust non influisce in alcun modo - e lo sapeva bene Berlusconi che lo ha inventato - perché anche se impedisce all’imprenditore di agire direttamente per favorire le sue attività, non impedisce a tutta la sua rete di relazioni di favorire lui e le sue aziende. Nel caso di Berlusconi, se è doveroso chiedersi quanto lui può favorire e ha favorito le sue reti televisive da presidente del consiglio, è altrettanto impellente chiedersi quanto le sue televisioni abbiano favorito la sua immagine e consolidato il suo potere politico attraverso l’uso mirato dell’informazione e della programmazione.Finché esiste la rete, esiste il conflitto, anche se l’imprenditore in teoria non ha più il controllo sull’impresa di cui la rete fa parte. Per questo un uomo d’affari, ricco di relazioni di potere - che gli derivino dal denaro o da altro non importa, infatti il codice etico del PD escluderebbe anche la partecipazione ad associazioni segrete con vincolo di obbedienza… massoneria? Opus Dei? Non è specificato. - in un mondo esatto non deve poter governare. Che si chiami Soru, che si chiami Berlusconi, che si chiami Zuncheddu o che si chiami Antonio LaTrippa.
Per Nino: “assemblea itinerante, allo scopo di illustrare, con molta predisposizione ad ascoltare, il progetto sardista”. Organizziamoci ed aiutiamoci.
La Murgia, a chi nel suo blog la informava sul disappunto di Max, ha risposto:
“Max mi sta accusando di non aver citato la fonte di quell’esempio, non di essermi attribuita l’informazione (quello sarebbe plagio). Ha comunque ragione, inserisco subito nell’articolo il suo nome e cognome.”
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