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SARAS: compensazioni mai computate ma… mai richieste

24 ottobre 2008 2 commenti

di Antonello Gregorini*
Biossido di carbonio (CO2, 6,22 milioni di tonnellate anno). Monossido di carbonio. Ossidi di zolfo. Dal cromo con i suoi composti agli ossidi di azoto, PM10. La raffineria Saras occupa il secondo posto (su 80 stabilimenti censiti in Italia) per emissione nell’atmosfera di cromo e composti di cromo (2 tonnellate all’anno). Per quanto riguarda il PM10, su 31 stabilimenti censiti, è al terzo posto per quantità di emissioni annue con 275 tonnellate. Il sesto posto (su 305 in Italia) per emissioni di ossidi di azoto con 4.430 tonnellate. Il settimo per i composti organici volatili non metanici (1.890 tonnellate); l’ottavo per il benzene (20,40 tonnellate); l’11º per gli ossidi di zolfo (8.180 tonnellate); il 24º per emissione di monossidodi carbonio con 1.330 tonnellate; il 36º (su 37 in Italia) per cloro e composti inorganici di cloro con 10,60 tonnellate emesse ogni anno. A questi vanno aggiunti gli scarichi diretti nelle acque: cadmio, cromo, nickel, rame, arsenico, benzene, cianuri, eccetera.
Le criticità di processo della raffineria non sono solo , le emissioni di SO 2 ma anche per l’ ozono i dati al 2005 mostrano 26 superamenti del valore bersaglio per la protezione della salute umana, contro i 25 gg/anno previsti per il 2010. Per la L.431/85, “Ambiti di particolare interesse ambientale” (Legge Galasso), l’area del complesso ricade nella fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia.
A Sarroch, con l’IGCC (Impianto di produzione di energia elettrica), attraverso l’utilizzo del TAR (oli pesanti, residui di lavorazione), non si produce energia pulita. Questo non ha impedito al gruppo Saras di beneficiare del Cip 6, un sistema nato nel 1992 con il benestare del Governo per scaricare sulla bolletta dell’Enel (il 6-7% a famiglia) energia prodotta da fonti rinnovabili o assimilate.
Ma a Sarroch è tutto sotto controllo. Tutto ciò é catalogabile come “effetti collaterali” di un processo indispensabile per produrre la benzina e l’energia elettrica.
Dal 1962 in questa porzione di Sardegna non si é potuto esprimere alcuno sviluppo alternativo, come di converso per la contigua Pula, che vive bene con il turismo e si sforza di tenere in piedi un’agricoltura di qualità.
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L’impianto non ha ancora ottenuto l’Autorizzazione Integrata Ambientale. Questo strumento dalle potenzialità altissime è stato boicottato per almeno 12 anni dal complesso industriale - politico. Ancora oggi le resistenze sono grandi! Gli impianti esistenti dovevano avere le AIA entro il 31 dicembre 2004. Attraverso l’aia si dovrebbe prevenire e ridurre in maniera integrata l’inquinamento nelle matrici , aria, acqua e suolo. Ridurre inoltre i rifiuti prodotti, uso efficiente dell’energia e analisi del rischio industriale. In quale modo? Utilizzando le BAT, o migliori tecnologie disponibili, estratte dai documenti comunitari con l’ausilio delle linee guida.
Se la Regione ha un piano di risanamento e tutela della qualità dell’aria e dell’acqua , può in relazione agli obiettivi di riduzione abbassare ulteriormente i limiti. La forza degli enti territoriali (regione, provincia e comune ) sta tutta nel confronto/proposta/voto che si manifesta nel confronto con la commissione e nella approvazione della relazione finale, che sarà la base di confronto nella conferenza dei servizi, infine, decisoria.
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Il 25 ottobre in un seminario presso Villa Siotto, in Sarroch, la SARAS presenterà il proprio EMAS.
Si tratta di una certificazione del Sistema di Gestione Ambientale, emanato dalla comunità europea, per cui un’organizzazione fa un esame della posizione attuale in relazione all’ambiente. Esso ha il duplice obiettivo di valutare la conformità rispetto alla normativa ambientale applicabile e di identificare gli aspetti ambientali significativi.
La stranezza della EMAS alla Saras è che l’istruttoria di verifica della dichiarazione ambientale e l’accertamento del possesso dei requisiti EMAS è svolta dell”APAT (oggi ISPRA). APAT si è servito della ARPAS (Agenzia Regionale Protezione Ambiente Sardegna), che è a conoscenza della situazione della Saras!
Nell’allegato VII del Regolamento EMAS non è prevista l’analisi delle esternalità, i cosiddetti costi esterni, storicamente mai computati nelle contabilità economiche.”dottrina economica estimativa”:
1) La distruzione totale o parziale di un bene ambientale si traduce, da un lato, in decumalazione di capitale produttivo e, quindi, in una perdita di benessere delle generazioni future e, dall’altro, in una riduzione dell’utilità e quindi del benessere delle generazioni presenti. … La componente più controversa del valore economico totale, invece, è costituita dal valore intrinseco o valore di esistenza del bene ambientale. Tale valore si basa sul fatto che esista una disponibilità a pagare per la semplice protezione del bene ambientale, indipendentemente dalla reale possibilità di usufruirne attualmente o nel futuro. (Beniamino Moro - Capitale Naturale e Ambiente - 1998 De Angeli Editore)
2) Abbiamo una diseconomia quando un’attività influisce sull’utilità di un’altra configurandone un danno … Il soggetto inquinante deve pagare un’imposta al fine di compensare il costo come prezzo d’uso dei beni naturali. (Trattato di Estimo - M. Polelli - Maggioli editore).
3) Tra gli strumenti conoscitivi del danno vi è anche la valutazione d’impatto ambientale … Può essere utopistico ritenere che la VIA possa eliminare le diseconomie esterne ma si può ritenere che se la sua applicazione è corretta si può minimizzare tali esternalità … La VIA considera il mercato l’arma per combattere le diseconomie esterne e eliminare le differenze fra costo privato e costo sociale … L’estimatore dovrà estendere l’indagine in rapporto a una funzione di benessere sociale della collettività, avente portata ben più ampia da quella espressa dagli indicatori economici … (Trattato di Estimo - M. Polelli - Maggioli editore).
4) L’economia tradizionale ha interpretato i processi di utilizzo delle risorse naturali senza dare una sufficiente proiezione temporale e soprattutto ha tralasciato totalmente il problema della irreversibilità delle trasformazioni. E’ anche nell’ambito dialettico economico-estimativo che va affrontata e risolta la questione ambientale.
5) La sostenibilità, cioè la salvaguardia delle risorse naturali da offrire alle generazioni future è, insieme all’efficienza e all’equità, l’elemento da porre a fondamento delle decisioni pubbliche.
6) Cio nonostante s’incontrano problemi in ordine alla definizione dell’equità intergenerazionale.
(Trattato di Estimo - M. Polelli - Maggioli editore).

Riassumendo:
Ci troviamo di fronte ad un processo d’impoverimento e distruzione ambientale irreversibile. La distruzione dell’ambiente, l’utilizzo delle risorse e i danni alle attività esistenti sino ad oggi sono stati stimati secondo criteri obsoleti, superati dall’evoluzione dei concetti etici politici e ambientali e dalla dottrina dell’estimo ambientale. Gli indennizzi pagati al territorio in rapporto all’effettivo danno stimato in un’ottica di sostenibilità o meglio dell’utilizzo futuro equivalgono a zero. Sarebbe corretto che chi avesse interesse, cioè la Regione Sardegna, ordinasse uno studio d’impatto ambientale mirante alla successiva valutazione degli oneri ambientali, nel senso più ampio, comprendenti entrambe le componenti di valore reale, di opzione e di esistenza. Lo studio dovrebbe contenere delle proposte di possibili compensi non solo d’ordine finanziario ma anche in termini ambientali, cioè: a fronte di un’industria che non si può dismettere per ragioni economiche, si dovrebbe prevedere, oltre al piano di bonifica costante dei territori compromessi, anche la realizzazione di importanti azioni di recupero o di forestazione di altrettanto vaste porzioni di territorio, a compenso dell’esistenza della raffineria… a carico del bilancio SARAS.

*Federazione Verdi Cagliari

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2 commenti »

  • Gunnarius Satta scrive:

    Sbaglio o la moglie dell’amministratore delegato della Saras milita nel partito dei Verdi?

  • Roberto Copparoni scrive:

    Ecco le informazioni richieste da Gunnarius Satta…

    Bossi in Moratti Emilia detta Milly Moratti - Capogruppo
    Gruppo consiliare Lista Ferrante
    Presidente gruppo consiliare MILANO

    Mi chiamo Milly Moratti. Sono nata a Milano nel 1947.
    Dopo la laurea in Fisica Teorica presso l’Università statale di Milano, ho collaborato con il Professor Giovanni degli Antoni al Dipartimento di Scienze dell’Informazione, coordinando tra l’altro il progetto di recupero degli archivi del Teatro alla Scala.

    Sono tra i pionieri della diffusione di internet e del suo utilizzo come strumento di partecipazione civica.
    Con Giuliano Preparata, uno dei massimi fisici teorici del XX secolo, ho fondato il LEDA (Laboratorio di ricerca sulla fusione fredda).
    Nel corso della XIII Legislatura sono stata membro della Commissione ministeriale di controllo sugli OGM (Organismi geneticamente modificati).
    Dal 1999 sono Presidente della Fondazione Emergency. Dal giugno 2001 al maggio 2006 sono stata capogruppo dei Verdi - Lista Civica dell’Arancia al Consiglio Comunale di Milano.
    Nel 2002 ho fondato l’Associazione di partecipazione civica “Chiamamilano” di cui sono Presidente.
    Dal 2001 sono stata capogrupopo dei Verdi-Lista civica dell’Arancia nel Consiglio comunale di Milano.
    Nel maggio del 2006 mi sono candidata al Consiglio Comunale nella Lista Ferrante di cui adesso sono Capogruppo.

    Va bene?