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Il discorso di Maninchedda all’Hotel Mediterraneo

21 giugno 2008 7 commenti

Oggi è un giorno importante. Per cui non si possono sprecare parole o arrotondare concetti. Dobbiamo essere semplici e chiari. Oggi nasce il coordinamento regionale delle forze qui presenti. Nasce per cambiare la Sardegna. Nasce con una profonda idea di cambiamento; nasce per innovare, non per conservare o ripristinare.

Iniziamo ad analizzare questioni dei nostri giorni e facciamolo con chiarezza.
Le ultime elezioni amministrative non le hanno vinte i partiti che rispetto alla competizione nazionale hanno perso consensi.
Non le hanno vinte i partiti che alle politiche hanno tentato di eliminare la diversità politica con la forza dei muscoli e non con la sintesi delle idee.
Non le hanno vinte i calcolatori che per un posto in Parlamento erano pronti a liquidare una storia o un partito.
No, tutti questi hanno perso.
Abbiamo vinto noi, che alle elezioni politiche, nel sarcasmo generale, abbiamo avuto il coraggio di combattere per le nostre idee.
Noi che da tempo diciamo che gli ideologismi di CD e di CS alla gente non dicono più niente.
Le bandiere ideologiche dei due Poli sono vuote.
Noi siamo sopportati perché dimostriamo che la Destra e la Sinistra sono finzioni, ma i fatti ci stanno dando ragione.
Noi siamo sopportati perché possiamo essere alleati, ma mai complici.
Il CS di questa legislatura, ha frainteso l’alleanza con la complicità, perché pur essendo consapevole degli errori di Soru li ha tutti coperti; non solo, ha tacciato chi li ha denunciati come traditore.
Bene, oggi noi diciamo chiaramente che con noi si stringono alleanze ma non si trovano complici.
La realtà chiede dialogo, non tifoserie. Mai come in questa legislatura il dissenso è stato perseguitato. Mai come in questa legislatura nella sanità sono state politicizzate anche le siringhe. Il passato aveva lottizzato anche i microbi e lo abbiamo combattuto e lo combatteremo, se tornerà. Ma la logica che punisce chi dissente, che arruola piuttosto che discutere, questa è tipica di questa legislatura ed è odiosa. La realtà chiede programmi seri e persone credibili, non ordini e punizioni.

Noi siamo la testa e gli artefici del modello che ha vinto le amministrative. E allora quel modello vale anche per le regionali.
Che cosa vuol dire?
Vuol dire semplicemente: programmi seri, praticabili, credibili e candidati premier capaci, democratici, onesti, capaci di vincere.
Noi, e lo dimostreremo stasera, siamo pronti con nostre proposte e nostri uomini. E siamo fortemente infastiditi delle lotte interne tra correnti come pure dalla lotta pro o contro Soru della quale non ci importa un bel niente.
Come si sono scelti i sindaci, così si sceglierà il candidato alla Presidenza. Chi pensa di sceglierlo un giorno prima delle elezioni e facendo quadrare i conti solo in casa propria, non farà il ticket con noi che siamo decisivi per vincere le elezioni. E noi, le elezioni regionali, le vogliamo vincere.

Secondo concetto chiaro. Non ci sarà un terzo polo alle prossime elezioni regionali. La gente non lo capirebbe.

E allora tutti ci chiedono ma con chi?
Iniziamo da sinistra. Il Pd, in qualche modo, manda a dire: ma se non fosse candidato Soru, che cosa fareste? A questa domanda noi rispondiamo con un’altra domanda: vi è chiaro, a voi del Pd, che per noi il problema è prima il modello Soru e poi Soru?
Il Pd ci deve dire che cosa pensa di tutte le criticità di questa legislatura. Faccio alcuni esempi: questa è stata la legislatura della paura del potere regionale, la legislatura che in nome della modernizzazione ha concentrato il potere nelle mani di uno, ha strapazzato i diritti individuali ingolfando il Tar di cause;
questa è stata la legislatura in cui il Tar ha parlato di sviamento del potere;ma soprattutto questa è stata la legislatura delle leggi delega alla Giunta, la legislatura in cui la crisi più importante era ed è la crisi dei redditi e del lavoro e a questa crisi non si è risposto.
Questa è stata la legislatura della rimozione per decreto presidenziale dei poveri e delle persone in difficoltà; questa è stata la legislatura nella quale si è risposto alla crisi di lavoro con le opere pubbliche, con le mega opere pubbliche, col Betile da 130 milioni di euro, mentre lo stesso Pigliaru aveva avvertito Soru che le opere pubbliche non generano né lavoro né sviluppo, come non lo generano gli architetti stellari. Ci vuole altro.
C’è dunque un problema di modello. C’è chi, anche nel CD, vuole ereditare il modello Soru, questo potere fuori controllo che scappa dall’emergenza principale, i redditi e il lavoro; c’è chi, anche nel CS, vuole che si parli di Soru, che lo si processi, ma che non si parli del consenso dato a quel modello. Noi siamo alternativi a quel modello.
Il Pd deve dire che cosa pensa del modello per farci capire se è un interlocutore oppure no; e deve dirci per quale ragione il Pd che non critica il modello Soru, cambia Soru. E qualora volesse cambiare il modello, dovrebbe dirci perché non si assume la responsabilità dell’averlo sostenuto anche nell’errore e invece rivendica ancora la guida del governo regionale nonostante questa responsabilità.
Noi siamo sempre stati aperti al dialogo col PD ragionevole; ma francamente ci sembra che il PD vincente non giochi a scacchi ma faccia solo body building, con esibizioni di muscoli più o meno riuscite.
Ci deve dire, il PD, che cosa vuol fare del ceto politico oppressivo con cui ha millimetricamente presidiato ogni realtà. Il simbolo di questa ragnatela è il Presidente della Camera di Commercio di Nuoro. Trent’anni di incarichi; oggi presidente e membro del Consiglio di amministrazione del Banco; geometra non praticante, ma attivissimo protagonista delle campagne elettorali locali, impegnato a spiegare a chi si è candidato con noi, quanto sarebbe stato meglio che si candidasse col PD. Se poi cercate a Nuoro trovate Presidenti nulla facenti che si svegliano al mattino e parlano contro Soru dopo averci dormito insieme per tre anni; trovate persone con la licenza media messe a capo di Spa regionali. Nuoro è l’epicentro del potere improprio del Pd. E allora una domanda: quando il PD ci toglierà questa ragnatela dal naso e questi calcagni dal collo? Abbiamo bisogno d’aria!
Se il Pd smette di esibirsi e ritrova la sua anima riformista, sa perfettamente che nessuno di noi rifiuterà mai il confronto, tanto meno io che ho molti amici al suo interno (almeno tanti quanti sono gli acerrimi nemici).

Col Centrodestra c’è in comune l’opposizione al modello Soru, e per noi non è per niente poco. Ma ci sono anche molte altre ombre. Chi pensa ad un’alleanza con noi come un’estensione della Pdl sbaglia. Chi fa un’alleanza con noi non aggiunge una stanza alla sua casa, no; se vuole fa una casa con noi, una nuova casa, che sta al Centrodestra tradizionale tanto quanto il ricamo può stare al kamasutra, cioè niente. Una nuova casa fondata solo ed esclusivamente sugli interessi nazionali dei sardi. Chi pensa di impantanarci sugli spalti aspettando che le dispute interne finiscano, si sbaglia. Chi pensa che noi non abbiamo uomini e programmi per il governo della regione, si sbaglia. Noi abbiamo gli uomini e i programmi. Ma soprattutto abbiamo il profilo del Presidente: per noi deve sapere rappresentare la voglia di cambiare che si respira in Sardegna; deve avere consenso personale, deve cioè godere di quel differenziale di credibilità che serve per vincere; deve dare garanzie di capacità; deve essere credibile se afferma, come noi vogliamo che faccia, di voler ripristinare le regole di una convivenza civile e senza paura; deve essere solidarista, perché la Sardegna non può uscire dalla crisi in cui è precipitata senza solidarietà.
Deve essere un Presidente che non ha alcuna nostalgia per il passato, per gli agguati in Consiglio, per i favori agli amici, per la lottizzazione del bilancio, per il mattone sugli scogli e sulle spiagge. Un Presidente capace di fare un programma snello incardinato solo su lavoro e sviluppo.

E allora che cosa vogliamo fare?

Noi in autunno andremo a confrontarci nel territorio, raccontando le nostre proposte e raccogliendo quelle della gente. Gireremo centri e distretti, e verificheremo prima delle elezioni se il programma che proponiamo è adeguato a tutte le latitudini sarde. Pubblicheremo prima dell’estate la bozza. Ne anticipo alcuni temi sommariamente.
Primo: ridemocratizzare la Sardegna. Restituzione al cittadino di livelli di garanzia semplici e non onerosi rispetto all’azione dei poteri locali e regionali. Fine del centralismo regionale.
Secondo: partecipazione attiva alla riforma federalista dello stato italiano. L’attuale sovranità riconosciuta alla Sardegna è assolutamente insufficiente. E soprattuto rappresentanza adeguata in Europa.
Terzo: il Piano paesaggistico. Va modificato nelle parti che non vanno bene, in quelle parti che subordinano tutto, anche il rifacimento di un terrazzino, alla Giunta regionale. Abbiamo bisogno di un Piano alberghiero. Abbiamo bisogno di un piano straordinario per il reticolo dei sentieri rurali che sono gli unici capaci di legare la costa e l’interno.
Su fisco, istruzione e cultura mi soffermo un po’.
Noi abbiamo un’idea dello sviluppo che parte dalla realtà. La realtà è che la Sardegna è fatta dalle microimprese. Questo è il sistema che bisogna far evolvere e crescere. Non i Colaninno, i Barrack, i Ligresti, i Moratti, che crescono da soli; ma i Cossu, gli Uda, i Marras. Per farlo c’è una regola di metodo: non bisogna subordinarli alla politica e alla burocrazia, ma solo a regole semplici e chiare e a controlli ferrei. Questo sistema ha bisogno di una politica fiscale e di una politica del credito calibrata sulle sue dimensioni. Noi abbiamo bisogno di ridurre drasticamente la pressione fiscale sulle imprese e faremo proposte praticabili in tal senso, perché solo liberando risorse per coloro che hanno già dimostrato di saper lavorare noi potremo costruire lavoro vero e rilanciare i redditi e la domanda interna. Questa legislatura nazionale sarà decisiva per le politiche fiscali perché sarà quella che darà attuazione all’art.119 della Costituzione. Bene, come è arrivata la Regione a questo importante appuntamento? Seguendo lo schema più svantaggioso per i sardi. Seguendo lo schema lombardo. Io sto con la proposta Macciotta: prima calcoliamo i costi delle funzioni riconosciute alle regioni, facciamo la differenza con le entrate, e perequiamo con il fondo nazionale per rendere omogenei i servizi.
Istruzione, cultura e ricerca. Abbiamo gli studenti peggiori d’Europa. Ricetta: migliorare la qualità delle ore curriculari, aumentare l’offerta formativa; aumentare l’istruzione tecnica. E invece che si fa? Si aumentano le ore curricolari col teatro, la ceramica. ecc. Io sto con la proposta Tagliagambe-Pitzalis: aumentare l’offerta formativa con soggetti statali e privati; aumentare la qualità delle ore curricolari. Perché non lo si fa? Perché la diagnosi e la cura sono maturate fuori dal governo regionale e quindi, nell’ottica centralista della Regione, non sono positive.
Esempio: la Cineteca sarda.
La Cineteca sarda svolge da decenni con finanziamenti pubblici un servizio pubblico di formazione culturale e di archiviazione e conservazione di pellicole di pregio. Che fa la Regione? Un ragionamento primitivo: siccome ti do i soldi, il tuo archivio è mio. Da altre parti avrebbero detto: “Bravi, continuate così, facciamo in modo di regolare la vostra attività in modo che sia un servizio pubblico efficiente gestito da voi che siete dei privati”. Qui, invece, la Regione non regola: compra e opprime.
Copyright. Ricerca. Farmaci e nessuna tecnologia.
Insomma sappiamo cosa fare, e dove vogliamo andare. La strada di chiunque per viale Trento passa per la nostra biglietteria e il ticket è fatto di programmi esigenti e di uomini credibili e aperti al dialogo. I prepotenti passeranno dritti dinanzi a noi, gli intelligenti e i ragionevoli si sederanno a discutere.

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7 commenti »

  • Serenella scrive:

    Salve. Devo dire che tutto ciò che scrive al 90% mi soddisfa l’intelletto. Credo però (e non lo credo solo io) che siamo veramente scottati anzi bruciati da tutto quanto è accaduto, sta accadendo e ahimè accadrà, si perchè non è ancora finita e mi riferisco al discorso Statutaria. E’ difficile tornare a sorridere e a fidarsi dopo che si è calpestato il riconoscimento sociale e come individui e come gruppi al punto da perdere in toto la speranza. (non solo persone senza titolo sono state cooptate ma anche persone che prima stavano con Pili e poi….hanno cambiato idea e non perchè ravvedute a seguito di profonda riflessione sui contenuti quanto perchè saltati sul carro del vincitore.. cmq ognuno risponderà..). Per ora, anche se non è molto, ha la mia condiscendenza però in tutta onestà il patto con l’UDC non riesco a metabolizzarlo e mi spiego: non giudico niente e nessuno ci mancherebbe, però “lor signori” in precedenza non è che abbiano guardato molto al collettivo e poco al clientelismo; perchè, vede, le “mappe cognitive strutturate” sono le più toste da cambiare e sottoscrivo anche ciò che Lei ha scritto a proposito dei “microbi”. Saluti e buon w.e..

  • Valentina scrive:

    Caro Professore,
    apprezzo gran parte dei Sui interventi e trovo il programma molto interessante.
    Per ciò che concerne il Presidente, personalmente mi accontenterei di una persona che avesse un terzo delle qualità da Lei delineate, ma che fra queste ci fosse la capacità e la competenza, sua e della sua squadra, di REALIZZARE, CONCRETIZZARE, un progetto che porti realmente la nostra regione alla crescita economica. Le belle affermazioni di principio prive di risvolti pratici, rischiano di rimanere uno slogan che persuaderà solo per breve tempo. Le parole “cambiamento”, “innovazione” etc. sono suggestive ma potrebbero ridursi a delle scatole vuote e forse non tutto il passato è da buttare via nella scelta degli strumenti migliori per risolvere la crisi della nostra regione. “Nuovo” non coincide con “efficace, valido, risolutivo”, se lo è lo deve dimostrare con i fatti. Credo che sia importante valorizzare e tutelare ogni risorsa disponibile a livello territoriale per creare STABILMENTE attività produttive e sviluppo, ma anche ciò che arriva dall’esterno può contribuire a questo fine se, accolto avendo di mira l’incremento dell’occupazione e l’interesse della Sardegna e dei Sardi e non l’interesse particolare e il tornaconto personale del governatore di turno. Che dire poi del problema del costo dei servizi, che ci penalizza tanto rispetto al resto d’Italia? È fonte di povertà quanto la disoccupazione, in molti casi. Sono sicura che la Sardegna ha molti pezzi vincenti nella sua scacchiera… avremmo trovato il giocatore giusto? Buon lavoro.

  • B. Adriano scrive:

    Caro Maninchedda, si guarda con apprensione a quelle che saranno le alleanze strategiche in vista delle prossime elezioni, ma, soprattutto si auspica che il “pacchetto di offerta politica” che scaturirà dalla presenza del PSD’AZ preservi alcuni punti fondamentali che anche ogni indipendentista - e ce ne sono che ci stanno leggendo - oggi DOVREBBE guardare con favore
    Mi riferisco ad alcuni punti basici del tutto condivisibili che sono la partecipazione ad una riforma in senso federale dello stato italiano, l’osservazione di un federalismo fiscale che contempli la proposta Macciotta, una presenza a Bruxelles, l’incremento dell’offerta formativa presso la nostra pubblica istruzione e la ridefinizione delle politiche che oggi stanno alla base del mercato del lavoro e dell’impresa.
    Su queste basi un moderno e pragmatico indipendentismo può muoversi parallelamente a chi ritiene la sola autonomia la destinazione finale per la nostra isola. Ma su questo punto è prematuro parlarne. Oggi dobbiamo unicamente collaborare alla realizzazione di un nuovo progetto politico che, forte dei suoi contenuti, sappia esibire nella propria offerta politica al cittadino le chiavi delle risposte al territorio che il centralismo politico italiano fin’ora non ha saputo, nè voluto offrire ad esso. In questo progetto è necessaria la partecipazione di un’area fortemente identitaria quale ovviamente l’indipendentismo è, invitandolo a mettere da parte improbabili quanto inapplicabili teoremi, ma, al contempo è necessaria da parte sua - per quanto simbolica - la presa di coscienza che la Nazione Sarda non è solo un concetto culturale elitario ma una definizione della realtà che bisogna esprimere e ricordare ogni qualvolta ci si rapporterà col pubblico e l’elettorato: Pena la perdita di credibilità nel fine ultimo che il Partito Sardo d’Azione persegue, ovvero la liberazione del territorio Sardo. Concetto certamente superato da una realtà che vede la maggiorparte dei Sardi perfettamente integrati nella cultura italiana, ma finalità che deve stare (e rilanciarsi) alla base dell’azione di chi ancora ha il coraggio di fregiarsi della conduzione di un Partito identitario con oltre 80 anni di storia e significato. Lei sarà all’altezza di questa sfida? Dipenderà anche dal capire l’aspetto che nel “modello Soru” ha trovato svariati consensi: La necessità di svincolarsi dal potere centrale ed affermare le ragioni della propria identità. Il problema non è Soru, il problema è rilanciare lo spirito identitario del Partito Sardo d’Azione e l’antagonismo al sistema di potere che ruota attorno al Presidente della Regione, a prescindere dalle alleanze. In Sardegna abbiamo bisogno di questo, meno di basare la nostra azione politica sull’opposizione a qualsivoglia “modello” politico. I temi ci sono, basta chiacchiere su Soru, si vada avanti. Se ad esempio la potenziale alleanza al PD è inficiata dalla difficile richiesta di un sacrificio chiamato Soru, allora siamo già partiti con il piede sbagliato. Servono aperture da parte di tutti. Se questo profilo sarà rispettato, sorgeranno anche nuove realtà politiche in Sardegna che le garantisco, saranno disposte a collaborare.
    Grazie ed auguri. - U.R.N. Sardinnya -

  • Michele Loche scrive:

    Ho letto con molta attenzione l’intervento dell’on.le Maninchedda e ne condivido, in linea di massima, i presupposti e la delineata strategia per ‘cambiare la Sardegna’. Non vi è dubbio che è del tutto superata la distinzione tra ‘destra’ e ’sinistra’come schema entro il quale e con il quale interpretare la politica. Anche le recenti esperienze governative, a livello nazionale e regionale , danno prova di quanto appena detto; molti dei provvedimenti di naura economica appena varati dal governo Berlusconi sarebbero ascrivibili a politiche di centro-sinistra più di tanti altri messi in campo dal precedente governo Prodi; in Sardegna trovo oggettivamente difficile inquadrare Soru e la sua azione di governo come politica di centro-sinistra.
    E’quindi uno schema superato.
    Di comune e trasversale agli schieramenti vi è la perdita del senso etico della politica; dell’agire nell’interesse comune piuttosto che nell’interesse privato (spesso quasi esclusivamente).
    Ed è necessario recuperare, in primo luogo, questa dimensione della politica che costituisce (dovrebbe costituire) il presupposto essenziale di qualunque agire ed impegno nella cosa pubblica. Le distinzioni ideologiche vengono dopo.
    Da questo si può e si deve partire per essere credibili.
    L’esperienza Soru in Sardegna costituisce, in qualche modo, il paradigma della crisi che investe la società sarda e la sua classe politica e dirigente in primo luogo. Soru è l’espressione ed il frutto dell’assenza della politica e della sua sostituzione con la gestione. Soru è colui che con i suoi metodi - discutibili nella forma e nella sostanza - dimostra la debolezza tanto del suo schieramento (che pur criticandolo deve sostenerlo per non perderne i benefici) quanto di quello avverso (responsabile, ad esempio, di molte delle situazioni che hanno portato allo sfascio le casse regionali; emblematica la polemica sulle c.d. entrate future messe in bilancio).
    In Sardegna abbiamo, ad esempio, una sinistra ed un centro-sinistra che, da lustri, governa un territorio, il nuorese, portandolo ad una situazione economica e sociale insostenibile (denunciata - quasi che fossero osservatori giunti da Marte - dagli stessi soggetti che ne hanno la responsabilità del governo). Un territorio dove la politica è economia e viceversa; non nel senso nobile di politica intesa come guida e ed elaborazione e programmazione dello sviluppo ma come (sola) gestione diretta delle risorse in un processo autoreferenziale dove si intrecciano, sostenendosi ed alimentandosi a vicenda, forze pseudo-sindacali, pseudo-imprenditoriali etc.
    La vera sfida per ‘cambiare la Sardegna’ è avere la forza, morale innanzitutto, per combattere questa ‘politica’ e non per mettersi alla sua guida.
    Il sistema bipolare è sicuramente uno schema che semplifica e, quindi, si presenta di immediata comprensione per i cittadini in quanto tali ed in quanto elettori.
    Ritengo che ci siano i presupposti per lavorare in tal senso; ma questo richiede scelte di campo ed ampia condivisione del progetto.
    Da nazionalitario guardo con molto interesse agli spunti ed agli sviluppi che possono venire dall’affermarsi, in modo così dirompente,della Lega Nord; di una forza politica che interpreta e porta avanti, senza tanti compromessi, le esigenze di un territorio. E’ dalle esigenze concrete del territorio che occorre partire recuperando, dal basso, un corretto rapporto tra cittadino e suoi rappresentanti che deve basarsi sulla volontà e capacità di dare risposta a quelle esigenze, sulla responsabilità e sull’etica pubblica. Molti esiti delle recentissime elezioni amministrative - penso, principalmente, a Macomer (risultato emblematico sotto diversi profili) - stanno a rappresentare questo.
    È certo di fondamentale importanza partecipare attivamente ai percorsi che stanno delineando la nuova struttura istituzionale e costituzionale dell’Italia. La Sardegna deve essere protagonista - ne ha tutti i requisiti - in questo processo; ad iniziare dalla elaborazione di una nuova Carta de Logu; deve assumere il ruolo che merita all’interno delle istituzioni politiche ed economiche in Europa e nel Mediterraneo, alla pari di altre grandi autonomie.
    Se vi è la condivisione nel merito (e questa, a grandi linee, sembra esserci; almeno da quanto manifestano le varie forze in campo) è necessario fare uno sforzo per superare gli individualismi, i protagonismi e le chiusure di parte. Solo in questo modo, penso, la strategia bipolare può avere successo; a confrontarsi dovranno essere coloro che credono fermamente ed incondizionatamente in questa possibilità per la Sardegna e coloro che in essa non credono.
    Grazie e sinceri auguri di buon lavoro.
    Michele Loche

  • Barbagia scrive:

    Caro on. Manichedda, pur condividendo alcuni suoi spunti le vorrei esprimere alcune perplessità:

    Ma! siamo sicuri che il metodo che lei auspica possa portare un buon governo per la Sardegna e non un’accozzaglia di partiti (gruppi di pochi) che troveranno la loro nuova verginità.

    Quanti dei suoi colleghi vedono interesse altrui e non l’interesse proprio.
    Quanti dei suoi colleghi tolti dal potere sanno proporre idee di sviluppo serio.
    Quanti dei suoi colleghi fanno una politica da faro per la società sarda.

    Mi chiedo che differenza cè tra un Soru despota che vuole cancellare i consorzi industriali e un centro destra che vuole mantenerli, oppure di un centrodestra che fa passare un emendamento di assunzione di altri 140 forestali (tanto non li pagano loro) per poi metterli ad oziare.

  • Micheli scrive:

    A Paule Maninchedda

    Deris a s’assemblea so andadu
    po intender de sa “Costituente”
    chi UDiCi e PiSdAz an sestadu
    in chirca de sortire meda zente,
    a pessare programma e candidadu
    e a fagher de lis ponner in mente
    sos sardos, po nche ogare sos males
    su benidore, a sas regionales.

    Cheria fagher un’umile crìtica
    chi pertocat su fatu e sa manera, ¹
    su primu po sa idea polìtica
    chi su partidu a destra l’ischierat,
    s’àtera ca in “seduta spirìtica”
    as intesu su restu ‘e sa bandera, ²
    diat esser sas federatziones,
    sos aministradores, sas setziones.

    Po parrer meu como lassa istare
    su seberare nen destra nen manca
    su programma sighis a cumpretare
    cun ater cunfrontande a boghe franca
    partidos, sindacaos, pone in pare,
    CieSseeSse foras no lu tanca
    faghe tando su brindu a chie cheret
    a intrare, po ch’ ogare su Mere.

    Est de balia, craru, su chi naras
    isetu onu paret chi bidimus;
    a totus, chene timer, fronte para
    ma ùmile e onestu ti cherimus;
    intèndelos sos sardos e impara
    chi paris cun sa zente la binchimus;
    tando frimesa, coro, abilidade,
    sa manu aperta porri e s’amistade.

    ¹ merito e metodo
    ² il partito

  • Enea scrive:

    La disgregazione delle forze del centrosinistra è un fatto compiuto. Anche quelle del centrodestra non navigano in buone acque e non dimenticano la figuraccia ereditata dai cinque anni del governo Pili, Floris e Masala. Credo che il ticket a cui fa riferimento Paolo Maninchedda sia in qualche modo il meno che ci si possa attendere. È ora che gli uni e gli altri dicano chi intendono candidare alla presidenza della regione. Se non lo fanno siano le forze che per mille ragioni non si riconoscono in quelle esperienze a dire chi e con quali presupposti si candidano al cambiamento e alla nuova leadership regionale.